Racconti di Mirn il Fattucchiere.
Al momento con il materiale per gli almanacchi di Kata Kumbas sono un po’ fermo perchè mi sto dedicando prevalentemente al modellismo, ma ho comunque cominciato a revisionare una serie di racconti di ambientazione che avevo scritto alcuni anni fa,gli unci racconti di Kata Kumbas che ho scritto che avessero ancora un spirito goliardico, prima di cominciare ad interessarmi al Dark Fantasy.
“-Voi non siete un semplice fattucchiere, si raccontano molte storie su cosa voi portiate in quel sacco che avete sempre con voi. Ci sono veramente 14 spiriti malevoli pronti ad essere scaraventati contro i vostri nemici?- disse la sacerdotessa.
-Le storie corrono, in questo sacco si trovano solamente terra, ossa e foglie.- disse l’uomo.
-Nei tempi antichi ciò sarebbe stato sufficiente per intrappolare l’anima di un defunto per servire uno stregone.-
-Non siamo più nei vecchi tempi, gli dei si sono allontanati per sempre e il nuovo culto ha sempre più fedeli. La magia è un’arte che sta decadendo. Se Attilius non fosse stato in procinto di convertirsi al nuovo culto, forse la sua dea lo avrebbe protetto.- Mirn sospirò mentre cercava di valutare la situazione: -I miei servigi constano cari, siete sicura di potervelo permettere?-
-Voi volete prendere ciò che più vi aggrada una volta terminato, beh, non c’è nulla da cui non posso separarmi in questa valle sacra, pur di scongiurare che qualcuno riapra la Porta del Diavolo.-
-Disse così anche il conte Leuconio di Treviri, ma poi quando chiesi la verginità di sua figlia si pentì delle sue parole. Come ho detto io costo caro. Combattendo demoni e spettri rischio di perdere la mia anima, un rischio simile non si può prendere alla leggera e merita la più alta delle ricompense.-”
Potere seguire gli sviluppi sul forum di LGL
http://www.librogame.net/index.php/forum/topic?id=1219
Personaggi dell’avventura – Thorax il Mezzo Bruto
“Una montagna di uomo, una calamità della natura, un ubriacone impenitente”
Thorax è un mercenario rozzo e prezzolato pronto ad ogni incarico per il giusto compenso, che poi spreca in donne di malaffare. Tendenzialmente non riesce e prendere nulla sul serio ed è dotato di un temperamento instabile proprio come i suoi parenti bruti.
Originariamente era devoto a dei non meglio specificati demoni delle rocce, ma ora Camelia Farnese lo ha convertito al nuovo culto. Certo i demoni prima o poi vorranno vendicarsi per il tradimento.
La sua opinione di Farnese non è estremamente elevata e comprende generalmente svariati e innumerevoli insulti per averlo truffato a lavorare per lei.
Mezzo bruto – avventuriero
EV 35+10 (perché è un seguace)
Forza 13
Abilità 10
Coraggio 11
Fascino 8
Intelligenza 8
Fato 10 – Ora Provvidenza 9
Devozione “Sacro Starnazza combatte sempre con la mazza” – alla fine di ogni scontro in cui utilizza mazze e martelli +1 EV, se non utilizza tali armi -1 EV.
Essere in parte bruto gli conferisce +1 pimp bonus e -3 alla resistenza alla magia.
Arma: ascia a due mani di dimensioni spaventose. martello a due mani
Equipaggiamento: corpetto di cuoio, oltre di vino, sacco
L’idea mi è venuta pensando alla miniatura dell’ogre di Mordheim.
Giocare a Kata Kumbas utilizzando Uno sguardo nel Buio – le caste dei guerrieri
Cacciatore
Requisiti fondamentali: Abilità e Coraggio almeno 12 punti.
Pregi: +1 P.imp e +1 P.att utilizzando gli archi, empatia animale
Difetti: stesse limitazioni dell’avventuriero
Energia Vitale: 30 punti di energia vitale (PV) oppure assume il punteggio di Energia Vitale (PV) già a disposizione
Empatia animale: può utilizzare le prove di fascino per parlare con gli animali e cercare di farsi ascoltare o comprendere i loro versi.
Guardiano
Requisiti fondamentali: Abilità e Coraggio almeno 12 punti.
Pregi: +1 P.imp con le armi da corpo a corpo, può utilizzare tutte le armi e armature.
Difetti: -1 alla resistenza/sensibilità alla magia.
Energia Vitale: 35 punti di energia vitale (PV) oppure assume il punteggio di Energia Vitale (PV) già a disposizione
Paladino
Requisiti fondamentali: Abilità e Coraggio almeno 12 punti.
Pregi: +2 alla resistenza/sensibilità alla magia e +1 al fato, il bonus non viene aggiunto alla provvidenza se il paladino si converte al nuovo culto, può utilizzare tutte le armi e armature.
Difetti: -
Energia Vitale: 35 punti di energia vitale (PV) oppure assume il punteggio di Energia Vitale (PV) già a disposizione
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Giocare a Kata Kumbas utilizzando Uno sguardo nel Buio – fato e provvidenza
In varie occasioni durante l’avventuraci si trova, in battaglia o durante l’esplorazione, in situazioni dove si potrebbe essere essere fortunati o sfortunati. In questi casi gli adoratori del vecchio culto credono nel fato e nella casualità, mentre tu che una devota del nuovo culto ti affidi alla Provvidenza o al Fato per ottenere un esito favorevole. Ma attenzione! Ricorrere all’intervento dei propri numi tutelari non ottiene sempre una risposta alle proprie invocazioni, e se si resta inascoltati le conseguenze potrebbero essere disastrose. Fra le altre cose il fato e la provvidenza possono essere utilizzate quando uno stregone o un demone tenterà di utilizzare contro il personaggio incantesimi, per evitare trabocchetti particolarmente insidiosi o per ignorare (far quindi ritirare) i tiri di dado propri o degli avversari che sono estremamente sfavorevoli.
Il fato è una nuova qualità che si aggiunge alle precedenti di Uno Sguardo Nel Buio e viene determinata alla creazione del personaggio tirando 1d6+6.
Un personaggio non può utilizzare il fato o la provvidenza per influenzare azioni compiute da altri giocatori o da nemici che non lo stanno attaccando.
In questi casi si effettua un tiro del fato o della provvidenza, il tiro è analogo ad una prova di qualità e la prova riesce se il risultato è uguale o inferiore al valore del fato o della provvidenza, però ogni volta che si fanno un tiro del fato o della provvidenza bisogna sottrarre un punto dal valore di tale qualità. Tanto più ci si affida alla Provvidenza o al Fato, tanto più rischioso diventerà farlo.
Giocare a Kata Kumbas utilizzando Uno sguardo nel Buio – le razze
Una cosa che manca ad uno sguardo nel buio per poter essere adattato a Kata Kumbas è un preciso concetto di razza che non sia legato direttamente e univocamente a quello di classe. utilizzando queste regole il nano e l’elfo del gioco originale non sono più disponibili. Nani e mezzi elfi possono scegliere anch’essi classi come gli avventurieri umani.
Razze originali di Kata Kumbas
Iperborei.
Si trattava originariamente delle popolazioni indoeuropee dai capelli biondi o mori provenienti dal nord o dall’est, ma nel corso dei secoli il termine si è evoluto per includere tutte le razze che denotano bellicosità e un radicato istinto guerriero, includendo anche le popolazioni di pelle nera dei territori a sud dell’Enotria.
Alla creazione lanciano due dadi e scelgono il valore più alto per la forza e il coraggio
Rom
I rom sono gruppi etnici originali delle zone ad est di Laitia, le grandi pianure abitate da pastori che si estendono fino alle terre desolate prendono il nome proprio da tali abitanti. Come per gli iperborei la definizione è molto generica ed include spesso anche i Nidiani e le popolazioni dagli occhi a mandorla che un tempo avevano costruito i grandi imperi dell’est.
Alla creazione lanciano due dadi e scelgono il valore più alto per l’abilità e il fascino
Popolo Antico
Sono una delle razze più antiche razze umane di Laìtia, profondi conoscitori per indole e per cultura della magia, dell’alchimia e dell’arte di comandare gli spiriti. Sono una razza nobile ma decadente, che presenta spiccati tratti mediterranei.
Alla creazione lanciano due dadi e scelgono il valore più alto per il fascino e l’intelligenza
Possono diventare maghi, evocatori o alchimisti anche partendo da avventurieri.
Non possono diventare paladini o guardiani.
Nuove razze
Nani
Sono una razza longeva di abili artigiani. Su Laìtia vivono sovente in caverne o dimore sotterranee costruite al livello delle cantine. Alcuni sono noti anche per essere degli abili minatori.
Alla creazione lanciano due dadi e scelgono il valore più alto per la forza e l’intelligenza.
I nani hanno un bonus di +5 punti di energia vitale
I nani non possono scegliere le classi di mago, evocatore, alchimista e fattucchiere.
Quando usano Armi della categoria 1d6+4 devono usarle a 2 mani e non possono quindi
usare lo Scudo. Non possono utilizzare armi a due mani e se scelgono una classe che non può utilizzare armi a due mani allora non possono utilizzare le armi che infliggono 1d6+5
L’Istinto dei Nani è una capacità speciale che funziona così: Quando un Nano vuole cercare un Tesoro o una Porta nascosta deve segnalare un punto ben preciso e lanciare 3d6. Ogni
Mezzi elfi
Gli elfi sono estremamente rari su Rate e in genere risiedono nelle zone più settentrionali del mondo. Hanno però l’abitudine di rapire i bambini degli uomini per crescerli come figli, solo per poi ricacciarli nel mondo una volta cresciuti.
Alla creazione lanciano due dadi e scelgono il valore più alto per l’abilità e l’intelligenza.
Vedramini
Sono i più antichi abitanti di Laìtia, gente buffa e simpatica che vive soprattutto nella Zolia.
+2 alla resistenza/sensibilità alla magia, +1 parata viste le piccole dimesioni.
Non possono scegliere le classi di mago, evocatore, alchimista o paladino
Mezzi bruti
Sono esseri nati dall’unione, in genere generata dalla violenza, fra un bruto e una donna umana. Sono creature sudice e irascibili, in genere postate alla violenza al pare dei loro progenitori bestiali.
Alla creazione lanciano due dadi e scelgono il valore più alto per la forza e il coraggio
+1 P.imp, -3 alla resistenza/sensibilità alla magia.
I bruti hanno un bonus di +5 punti di energia vitale
Qualsiasi arma, armatura o oggetto di vestiario deve essere fabbricato appositamente per loro e costa 1,5 volte il corrispondente oggetto umano.
Non possono scegliere le classi di mago, evocatore, alchimista e fattucchiere, ne prendere una classe del nuovo culto.
Giocare a Kata Kumbas utilizzando Uno sguardo nel Buio
Da molto tempo cerco un regolamento alternativo a quello di Kata Kumbas, che sia adatto per giocare qualcosa di più consistente di poche sessioni one shot. Visti i molti punti in comune (assorbimento del danno, presenza della dinamica della conversione, classi “essenziali”, elevati PF iniziali) la mia scelta è ricadua su Uno Sguardo nel Buio ora che è disponibile una guida gratuita al regolamento.
Poichè Kata Kumbas è un gioco low powered e low magic, alcune esperienze che ho fatto con USNB mi hanno consigliato di adottare alcune varianti rispetto alle regole ufficiali e di rimanere limitato alle regole base, senza introdurre le avanzate. Qui di seguito riporto le modifiche che ho applicato alle meccaniche di gioco, frutto degli esperimenti fatti nella campagna “La Dama delle Spine”.
P.S. Si ricorda inoltre che attualmente una valida alternativa alle regole ufficiali è anche Kata Kumbas Redux di Putro.
Conversione delle monete.
una corona del gioco base equivale ad un pezzo d’oro alchemico.
Un pezzo d’oro alchemico equivale a 10 monete d’argento o 100 c.e.i di bronzo.
Attenzione in Kata Kumbas perché la moneta corrente sono i c.e.i. e non l’oro!
Esperienza
| Livello |
Espereinza |
| 1 |
0 |
| 2 |
200 |
| 3 |
400 |
| 4 |
800 |
| 5 |
1.600 |
| 6 |
3.200 |
| 7 |
4.800 |
| 8 |
6.400 |
| 9 |
8.000 |
| 10 |
10.000 |
Ad ogni livello un personaggio guadagna +1d6 EV, +1 in attacco o difesa, +2 ad una caratteristica a scelta.
Per ogni 2000 punti esperienza oltre i 10000 i personaggi guadagnano un ulteriore 1d6 di Energia Vitale, a cui però non si può aggiungere il bonus di coraggio.
Energia Vitale.
Kata Kumbas è un gioco in cui dovrebbero essere presenti pochi filtri, talismani e oggetti magici. Sicuramente molte meno pozioni di guarigione di quante non vi siano nelle avventure ufficiali, pertanto può essere utile dare agli avventurieri un bonus di +20 punti di EV per matenere il gioco bilanciato.
Bonus delle caratteristiche
| Punteggio | modificatore |
| 8 | -1 |
| 9-12 | 0 |
| 13-15 | +1 |
| 16-17 | +2 |
| 18 | +3 |
Forza, il bonus aumenta i punti di impatto
Abilità, il bonus aumenta i punti di parata o attacco a seconda del valore di coraggio
Coraggio, il coraggio influenza l’iniziativa, inoltre si aggiunge il bonus ai punti di energia vitale ad ogni passaggio di livello.
Fascino, se il personaggio ha 9 o più punti può avere un seguace. Per ogni punto di bonus si può avere un ulteriore seguace. Inoltre il bonus di fascino si applica al morale dei seguaci
Intelligenza, per ogni punto bonus si consce una lingua bonus, il bonus viene inoltre aggiunto alla soglia di riuscita dei miracoli degli adepti nuovo culto.
Pubblicato Kata Kumbas Redux
Kata Kumbas Redux è finalmente disponibile gratuitamente presso Librogames’ Land.
Questo è un omaggio a Kata Kumbas, il primo gioco di ruolo ambientato in Italia. Kata Kumbas Redux parte dallo spirito originale del gioco, amplia alcuni aspetti e permette di giocare nel fantastico mondo di Rarte. Come per altre pubblicazioni che abbiamo curato, non è nel nostro intento sostituirci all’opera originale o fissare delle regole rigide, ma cercare di contribuire alla diffusione del gioco e tentare di migliorarne la giocabilità. Lo scopo di quest’opera è di valorizzare gli spunti originali, come l’uso del dado percentuale, formulare le regole generali e integrare regole aggiuntive per aumentare la longevità del gioco.
Il merito di questo titanico lavoro va per il 90% a Putro che ha curato tutta la revisione delle regole e inserito all’interno anche parte dei testi che avevo originariamente scritto per il primo almanacco di Kata Kumbas per fornire elementi aggiuntivi di ambientazione.
Cliccate qui per accedere all’area Rolenostri di Librogame’s Land da dove è possibile scaricare il file
Per maggiori approfondimenti:
Ho visto cose meravigliose – parte seconda.
Ho finalmente ricevuto una copia definitiva del redux di Kata Kumbas da Putro e devo dire che a rivederlo è addirittura migliore di come lo ricordavo, anche se gli ultimi cambiamenti sono minimi.
Ora non resta che attendere il 19 Marzo, intanto vi lascio con l’immagine di uno dei nuovi personaggi.
Kata Kumbas redux – il punto della situazione
Ieri ho ricevuto la bozza semidefinitva del nuovo suppremento di Kata Kumbas a cui sta lavorando Putro, una monumentale revisione del sistema gioco che cerca di risolvere alcuni dei problemi insiti nella versione originale delle regole.
Purtroppo in questo periodo non ho ne il tempo ne la concentrazione per dedicarmi ad una rilettura approfondita dell’opera, ma ho comunque segnalato alcuni accorgimenti stilistici per adattarla maggiormente all’impaginazione dei rolegame.
Penso che in una settimana circa dovremmo essere in grado di spedire la bozza, definitiva a Librogame’s Land, poi tutto sarà nelle loro mani e spero decisamente che si sbrighino, visto che come ha detto un membro dello staff, stiamo pazientando oltre il legittimo.
Colgo ancora una volta l’occasione per ringraziare Putro, per il lavoro titanico svolto nella revisione delle regole e l’unione delle stesse con parte del materiale del precedente almanacco, e Tatiana Martino, per aver prestato l’illustrazione di copertina.
Questo è attualmente il contenuto del colophon
Omaggio a Kata Kumbas – ©1990, Agostino Carocci e Massimo Senzacqua – ©1990, Editrice E. Elle srl
Autori
Marco Baudraz “Putro” e Davide Carta “Ursha”
membri de “La società Bibliografica Laitiana” – http://ihoschronicles.wordpress.com
Illustrazione di copertina
Tatiana Martino “Tain”
Illustrazioni interne
Le illustrazioni delle pagine: 12 – 23 – 38 – 44 – 47 – 49 – 51 – 53 – 60 – 65 sono di Marco Baudraz
L’illustrazione di pagina 63 è di Daniele Cremon
Impaginazione
Marco Baudraz
Revisione
Marco Baudraz
prima edizione ©2011, Librogame’s Land – www.librogame.net
Re di oscura maestà
Nessuno conosce precisamente il nome colui che regge le sorti dell’ordine della sacra chiave, egli viene sempre citato con il solo titolo onorifico da egli stesso scelto, Rex Obscura Maiestatis (Re di Oscura Maestà).
Si dice che abbia forse più di 200 anni e si ritiene che anche nell’ordine stesso il suo nome sia andato dimenticato da oltre un secolo, con la morte di coloro che lo avevano conosciuto da giovane.
Essendosi persa da tempo la verità storica si dicono cose portentose e al tempo stesso tremende di quest’uomo che governa il più potente fra gli ordini di Cavalieri della Fede del nuovo Culto.
Il Rex si mostra sempre avvolto in vesti oscure che gli coprono anche il viso nascondendo i lineamenti, si dice che, oltre ai segni della vecchiaia chi abbia mai visto il suo viso, ha scorto anche le orribili cicatrici della possessione demoniaca combattuta sulla sua stessa carne.
Il Rex si sarebbe recato fino a Saba dove nacque la fede nel signore senza tempo e in seguito nel primo illuminato e avrebbe appreso il vero nome di Dio. Come tutti coloro che possiedono la vera sapienza il suo sguardo sarebbe quindi insostenibile e forse è per questo che egli non mostra mai il suo volto.
Inoltre il Re di Oscura Maestà sarebbe un feroce persecutore degli adoratori dei falsi dei, visti da molti solo come un problema minore, rispetto alla necessità di diffondere il Verbo fra gli adoratori delle divinità pristine. In più di un’occasione il Rex avrebbe ordinato lo sterminio di interi villaggi con la giustificazione che era necessario prevenire che la tara nel sangue degli abitanti, a suo dire ereditata da osceni accoppiamenti con gli antichi, si spargesse fra il resto degli esseri umani.
Molti ritengono che la durata abnorme della sua vita sia il primo segnale del suo prossimo passaggio allo stato di illuminazione, mentre altri presto passati a fil di spada, insinuano che sia sintomo della presenza di un demone o diavolo nella sua anima.
Kata Kumbas Redux
Oggi, tornato a casa dall’ufficio dopo una giornata passata fra la contabilità e l’ennesima perizia che sta seguendo lo studio ho trvato un messaggio nella posta che decisamente mi ha migliorato la serata.
“Oggetto: Kata Kumbas Redux
Da: Putro
Data: 14/03/2011 18:49
Ciao Davide, sono quasi al buono, mi manca un solo disegno ed è
pronto, probabilmente lo faccio questa sera.
Putro.”
Ancora poco tempo e quando le stelle saranno allineate nella posizione favorevole…
per maggiori informazioni
Kata Kumbas Redux, i contenuti
Ho visto cose meravigliose
Opinioni di Amarantina Notti sulla Ruta.
ATTENZIONE: La ruta è una pianta velenosa anche per ingestione, se assunta senza criterio. In presenza di luce solare procura dermatiti da contatto se si rompono e toccano gli steli. Questo articolo è stato scritto per sole finalità ludiche applicate al gioco di ruolo di Kata Kumbas, il contenuto è stato preso senza essere verificato e in alcune parti distorto, come si riteneva più opportuno.
L’autore sconsiglia di prendere seriamente qualunque cosa qui riportata ed evitare gli usi di tale pianta.
“Stante in zenocchioni, la prendeva un poco di ruta et diceva:
Seniore Senza Tempo ve salvi madona ruta da parte de lo Primo Illuminato;
ve saludo da parte de lo Primo Illuminato e Sacro Zulian e ve prego de
quella gratia che v’ho domandato.
Et fatto altre oration, e diceva tre pater nostri alla ruta”.
dal processo per stregoneria a Benvegnuda Pincinella, Biblioteca Ecclesiastica della Bramoldia.
A nessuna pianta più della ruta sono attribuite le virtù più disparate fin dai tempi più antichi.
Alcuni Fattucchieri Laitiani ritengono che ruta serva per vincere i veleni alterano il corpo e la mente. Essi ritengono che la pianta venga mangiata dalle donnole prima di andare a caccia di serpenti.
E’ divenuta, per tale motivo, uno dei principali ingredienti dell’«antiveleno», composto da semi di ruta e vino, molto usato dagli abitanti della Zolia quando temevano un avvelenamento da parte di chi si voleva liberare di un nemico, di un concorrente, di un marito o di una moglie.
Il nome Ruta Graveolens sottolinea il “cattivo odore” dal termine di Lingua Antica graveolens (puzzolente, nel senso di “odore grave”) a comprova Risimlo racconta che quando la maga Demea al tempo delle Divinità Pristine, navigando al largo di Belso, gettò in acqua un filtro composto da ruta contro le donne dell’isola le poverette finirono per puzzare orribilmente al punto che nessun uomo ardì più di avvicinarle. La ruta selvatica (puzza effettivamente, tanto da riuscire a tenere lontani topi e vipere.
Altri fattucchieri del tempo delle Divinità Pristine, conoscevano le virtù della ruta a cui attribuivano i meriti di calmare gli attacchi epilettici e di rinforzare la vista. Seconto questi antichi la ruta sarebbe servita anche contro gli afrodisiaci. Sora Berocchia si dichiara per altro molto scettica sulla verità di tali affermazioni.
Molte streghe oggi la indicano tra le piante abortive. Smorzerebbe i desideri sessuali, favorirebbe la continenza.
Nella Calbatisia, i contadini sono soliti infiocchettare di rosso un vaso di ruta e porlo sul davanzale della finestra contro il malocchio. La sua reputazione è quella di liberare da spiriti maligni e dal diavolo. Le neo-mamme ne appendono mazzetti al collo dei neonati per preservarli dal malocchio. Le ragazze in età da marito che desiderano avere in sogno la visione del futuro marito, sono solite mettere un rametto di ruta sul guanciale. Gli sposi novelli sono invece soliti tenerne un mazzetto in tasca per preservarsi dalle invidie o dalle fatture (specie quelle fatte sul “gradino delle basiliche” o nell’acqua santa) nel giorno del matrimonio.
In altre contrade se ne faceva annusare un ramoscello con un respiro profondo per combattere i vermi, oppure allo stesso scopo se ne usano le parti verdi cotte nell’olio e ingerite.
Breve estratto dal discorso di Amarantina Notti sulla Ruta
Tratto da un testo originale di Tatiana Martino
Schiere notturne vaganti per Laìtia
Molti sono i racconti di spiriti che circolano nelle terre di Laìtia, che riguardano gli stuoli che seguono Ecate attraverso la Calbatisia, o la Dea dagli Occhi di Cielo (Diana), nella valle del lago Nemis, vicino alle contrade della Zolia.
Alle schiere notturne vaganti guidate da una figura femminile si accenna anche in un passo di Juòlem della Lialga nel 849. Secondo il volgo, una misteriosa divinità femminile (ma si tratta in realtà, spiega Juòem, di un demonio), chiamata Abundia o Satia, gira di notte per case e cantine, seguita nelle sue peregrinazioni notturne da una schiera di morti che non trovano pace: i morti anzitempo, i bambini rapiti troppo presto alla vita, le vittime di una fine violenta.
Questa donna spettrale vaga nelle abitazioni, mangiando e bevendo ciò che trova: se s’imbatte in cibi e bevande lasciate come offerte, procura prosperità alla casa e ai suoi abitanti, altrimenti si allontana rifiutando la sua “protezione”. Il che si traduce in genere in una serie di sventure per gli sprovveduti abitanti di quella casa, vista l’indole malevola di tale spirito, come hanno ben imparato i contadini Laìtiani.
A «dame Abonde» e ai suoi seguaci allude anche un passo dell’oscuro tomo meglio noto come il “Roman de la Rose”: in cui si chiarisce di come sia accaduto nella Bramoldia che in un villaggio i terzogeniti di alcuni fattori siano stati costretti ad andare, tre volte alla settimana, in compagnia di dame Abonde nelle case dei vicini. Nulla li poteva fermare, né muri né porte sbarrate, giacché era soltanto la loro anima che viaggiava, mentre il corpo rimaneva immobile. Se qualcuno però volta il corpo di chi viaggia in compagnia della dama allora l’anima non può più ritornarvi, e la donna avrà lo sventurato incatenato alla sua macabra corte per sempre.
Vi sono altri tomi ermetici e sapienziali che parlano di tale donna, come le opere dello sventurato Von Juz o del conte D’Erlette e si dice persino che sia una delle figure femminili ritratte nel Voynic, apparsa in visione allo sciagurato illustratore di tale tomo indecifrabile.
Da uno scritto originale di Tain, da me liberamente adattato alle terre di Laìtia.
Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Sesta parte, erbe che cominciano per f, g
Finocchio
I semi di finocchio sono conosciuti su Laìtia soprattutto per le loro proprietà aromatiche, ma non va dimenticato che essi sono anche stimolanti delle vie digestive e vengono raccomandati nell’atonia dell’intestino.
Compongono la “Tisana dei quattro semi” che i fattucchieri consigliano per eliminare la formazione di aria nell’intestino. E’ curioso ricordare che inLialga si trova ancora un liquore chiamato “Finocchino” già indicato dal settimo secolo “per scacciare le ventosità e guarire la colica”.
C’è il finocchio selvatico e quello coltivato. Il primo ha un profumo molto più pungente e marcato e si usa per condire piatti di pesce e accompagnare le salse nordiche.
Esistono molte ricette regionali, nelle quali il seme o le foglioline fresche di finocchio sono fondamentali, ad esempio nel Sacanto i semi di finocchio selvatico si usano per la “finocchiona”, ricavata da una delle parti più magre e pregiate del maiale.
Fiordaliso
Fin dalla fondazione di Maro questa pianta si usa soprattutto nella prevenzione degli stati infiammatori e irritativi degli occhi, molti prodotti oftalmici sono a base di fiordaliso.
Genziana
Cresce soprattutto in montagna ed è, da secoli, una delle piante più importanti per i fattucchieri.
Le sue numerose proprietà si esplicano soprattutto a livello dell’apparato digerente: viene prescritta con successo nei casi di inappetenza, cattiva digestione e dispepsie.
In tutti gli amari digestivi la genziana è presente. I montanari fanno da sempre grappa alla genziana, mettendo in un buon distillato qualche pezzo di radice. Si possono creare in questo modo eccelse acquaviti personali, aggiungendo alla genziana anche scorze d’arancio, bacche di ginepro e chiodi di garofano.
Giaggiolo
Il giaggiolo, più conosciuto come iris, è coltivato nel Sacanto. Se ne usa il rizoma, soprattutto per farne una rara cipria impalpabile oppure, decorticato, come “dentarolo” per i bambini, cioè per tenere in bocca e masticarlo rinforzandosi i denti, secondo una ricetta conosciuta solo da pochi fattucchieri.
Ginepro
Le bacche di ginepro sono ricchissime di principi attivi. I più noti riguardano la digestione: per chi ha lo stomaco pigro esiste una cura piuttosto semplice, consistente nel masticare dopo i pasti due bacche, aumentando ogni giorno di una bacca fino a una dozzina, poi diminuendo di nuovo fino a due. Alla fine del trattamento, è probabile che lo stomaco abbia ricominciato a fare il suo dovere.
Per queste sue proprietà si usa naturalmente anche come decotto, infuso, vino, tintura. L’olio di ginepro, usato per massaggi, ha una sensibile azione rilassante e distensiva sui muscoli, provocata da sforzi fisici ma anche da contrazioni nervose.
Il ginepro s’incontra con facilità nei boschi delle colline Nesesi, dove nasce spontaneo in abbondanza. La pianta produce in autunno le sue bacche blu, molto richieste dalle industrie farmaceutiche e liquoristiche (il distillato di ginepro si esporta molto anche verso le coste della Tribannia).
I buongustai mettono da parte il legno di ginepro e lo usano per l’ultima cottura delle carni grigliate, alle quali dà un aroma particolare.
Le bacche servono per dare alle salse, agli arrosti, agli stufati, ai ripieni un particolare aroma di selvatico. Utilissimo, quindi, per cucinare coniglio o pollo al forno o in padella.
Gramigna
Se in campagna c’è un’erba dannosa, questa è la gramigna. Sviluppa radici lunghissime in tutte le direzioni, e per i contadini e impossibile liberarsene.
Però le radici di gramigna hanno anche notissime proprietà medicinali: raccolte dalle vecchine a primavera, vengono poi tagliate a pezzettini, e usate in decotto hanno un potere diuretico miracoloso e giovano moltissimo ai disturbi intestinali, calcolosi, cistiti.
Fra coloro che possiedono capi di bestiame sono molto usate abitualmente: se un vitello ha una colica, la prima cosa che gli viene somministrata è un decotto di gramigna. La radice è fra i componenti di tutte le tisane tradizionali per questi problemi.
Granturco
E’ uno dei migliori diuretici che si conoscano. E’ un sedativo delle vie urinarie, aiuta a eliminare i calcoli e a curare le cistiti.
Si usano gli stimmi, cioè quella che viene generalmente definita barba di granturco, da soli o con altre erbe che hanno azione analoga, sotto forma di tisana.
Caterina de’ Demici, la dama nera del Sacanto
Post di halloween in puro stile orrorifico. Buona notte delle streghe e dei fantasmi.
Caterina de’ Demici nacque a Fiorenzuola da Relonzo de’ Demici, Duca di Irbuno “a cui il Chiamavelli dedicò il suo trattato “De Actis viri dictatori”. Sposò Onrice della Sabina che successe al padre. Alla morte del marito ha prese in mano il potere come reggente e da allora si è dimostrata sempre molto abile nelle questioni di confine e nelle intricata diplomazia delle regioni Laìtiane persino nella difficile situazione successiva alle invasioni di Giscardo lo Smazzolatore. Di recente dopo una delle tante contese di confine che avvengono fra i ducati del Sacanto, ha assunto in nome del il figlio anche la reggenza di Fiorenzuola. L’intero consiglio della città è stato impalato e poi decapitato alle porte della città e le teste trasportate ad Irbuno, come monito per eventuali dissidenti in patria.
In nome della ragione di stato ha fatto sterminare senza nessun indugio centinaia di nemici al solo minimo sospetto; tuttavia questa eccessiva freddezza cela una figura piena di ambiguità e spietatezza con un temperamento inquieto e angosciato, che l’ha portata a circondarsi di astrologi alchimisti, negromanti, fattucchieri e a ricorrere a talismani magici. Si dimostrò.
Le operazioni di Caterina sono spesso descritte dai predicatori del nuovo culto come opere della peggior strega… ed è un fatto risaputo che essa pratichi la bassa magia.
In uno dei racconti più macabri che circola nel Sacanto si afferma che:
“In una notte di luna piena allo scoccare delle tre, teschi di neonati uccisi per strangolamento venivano posti sulle foglie di un albero di fico, cresciuto nel lato settentrionale di un convento abbandonato; attorno ai teschi venivano sparsi acini d’uva da una mistica cacciata dall’ordine. Caterina, indossando una lunga cappa nera, conficcava nei crani dei lunghi aghi d’argento, invocando la morte dei nemici di cui proferiva il nome durante la cerimonia.”
In questo modo avrebbe procurato la morte del contestabile di Fiorenzula, che le contestava la reggenza della città.
Molto spesso Caterina durante le sue operazioni di magia nera usava anche delle particolari statuine di cera e di creta create dai fa6ttucchieri, alte poco più di due palmi con sopra incisi i nomi delle persone da colpire; essa procedeva conficcando degli spilloni d’argento, sue armi magiche preferite, conficcandoli profondamente e con immenso odio nelle statuine. A volte questi riti venivano assistiti dal suo astrologo confidente e amante, Ruggeri. A volte accendeva delle candele nere che circondavano la statuina dal libro dei rituali leggeva le particolari preghiere, poi colpiva con forza le statuine con un pugnale dalla sottilissima lama d’argento, che portava sempre con sè, oppure con spilloni a seconda se voleva uccidere subito oppure far soffrire a lungo la sua vittima. Mentre Caterina colpiva la statuina recitava una delle tante preghiere a seconda del rituale…
De probi actis Aragonesi
“La nazione Aragonese rifugge nella vita quotidiana da quanto è superfluo. Poiché le altre nazioni, al contrario, eccedono nel cibo o ne assumono in quantità troppo ridotta, ne risulta che la nazione Aragonese eccelle sulle altre.
La nazione Aragonese nei pasti ordinari e nei conviti ha vino quanto basta, e di questo beve con misura, generalmente senza eccedere. I Tribanni e gli Iperborei non bevono vino, ma birra e sidro; i Lialgi ed gli abitanti della Bramoldia eccedono nel consumo del vino; gli Aragonesi sono dunque i migliori.
Gli Aragonesi mangiano sempre seduti a tavola; gli Strigliacchi siedono in terra, e gli altri popoli in svariate ed incongrue maniere.
Gli altri quando mangiano fanno gazzarra e molto rumore, divorando cibo che non dà nutrimento; gli Aragonesi al contrario non fanno rumore, perché amano desinare in santa pace.
Gli uomini di altre nazioni quando mangiano mostrano la loro carne nuda, ad esempio gli Stigliacchi mostrano nude le anche, perché le falde delle loro giacche sono troppo corte; i Lialgi invece sembrano nascondere il viso nel cappuccio.
Gli Aragonesi sono senza ombra di dubbio gli uomini più temperati, in ogni loro comportamento, che ci siano al mondo. I Laìtiani, che pure sono frugali, bevono vini eccessivamente raffinati, e questo, come già si è detto, è cattivo comportamento. “
Serc’ Fnac Eimenxii – Mistico 862-920
Serc’ Fnac Eimesinxi, morigerato mistico del nuovo culto si dedicò alla stesura di svariati trattati volti alla diffusione della morale e delle buone maniere. Inoltre passò parte della sua vita ad aizzare le folle fomentando guerre ora contro gli Stigliacchi, ora contro i barbari al seguito di Giscardo, ora contro i Lialgi o, in mancanza di altri bersagli della sua ira, contro i vicini rumorosi
Liberamente ispirato ad una traduzione di un passo di Francesc Eiximenis lo Crestià, a cura di GAN (http://nonsosescendo.blogspot.com/)
Bozza di Nelle grotte
Nelle Grotte è un’espansione di ambientazione mediterranea per Labirinth Lord, compatibile con le informazioni contenute negli almanacchi rilasciati dalla società bibliografica laitiana.
E’ l’insieme di svariati appunti scritti negli anni per altri giochi che avevo scritto in anni passati per il D20 adattati per un approccio più old school.
Questa è una versione di prova rilasciata sotto open game license. A seconda dei miei impegni futuri più avanti potrebbe vedere la luce anche come volumetto pdf impaginato.
I nomi utilizzati lo rendono compatibile con tutte le informazioni ad oggi disponibili su Kata Kumbas.
Il file è disponibile nella pagina dei download
Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Quinta parte, erbe che cominciano per d, e
Dragoncello
Il dragoncello è un elemento base della cucina della Lialga: non è altro che il famoso estrattone che si usa un po’ dappertutto. Gli scolastici sono concordi sul fatto che fu Caterina da Siane a portarlo a Laìtia, portandolo da Avignone a Siane. Il dragoncello è essenziale per la salsa béarnaise, per moltissimi piatti della cucina della Lialga, dal poulet à l’estragon alle oeufs en gelée; fa parte delle erbette miste per le omelette raffinate, è un ingrediente prezioso per molte salse, zuppe, sughi, soufflé, va con la sogliola, le uova, le insalate.
Ha un aroma indefinibile, delicato ma fragrante, si insinua nelle vivande con la cottura e quindi va dosato con discernimento. Riesce a dare un tono importante a molti cibi piuttosto comuni.
É ideale per chi deve rispettare un regime dietetico con poco sale, perché dà ai cibi un sapore stimolante.
Dulcamara
E’ una pianta comune, produce piccole bacche rosse e s’incontra frequentemente. Ha proprietà diuretiche e depurative, ma il dosaggio è difficile ed è opportuno che il fattucchiere non ne faccia uso. Si tratta di una pianta piuttosto conosciuta e spesso citata dagli scolastici nei vecchi trattati di erboristeria.
Erba Cipollina
E’ un’erbetta che si coltiva facilmente, si trova a mazzetti sui mercati di tutta la costa settentrionale del mare Missogeo e tagliata finemente sostituisce la cipolla dando ai cibi un aroma delicato e piacevole.
Viene usata nelle salse, per esempio nella stessa maionese; viene aggiunta ai formaggi freschi, alle uova sode. Un po’ d’erba cipollina, magari essiccata, serve in cucina per arricchire piatti e preparazioni con grande facilità e ottimi risultati.
Erba di Sacro Comogia
Non è molto usata ma al contrario se ne sente spesso parlare (già Nilpio assicurava che masticarne le foglie serviva per eliminare il mal di denti). In antiche ricette viene consigliata per problemi del ciclo femminile come l’assenza di mestruazioni.
Eucalipto
Tutti conoscono il grande albero ornamentale che cresce in molte regioni di Laìtia.
Le sue foglie hanno una specie di ghiandola che contiene un’essenza profumata, il noto eucaliptolo, molto usato anche nelle preparazioni dei creusici per la sua azione contro le infiammazioni bronchiali.
Basta mettere poche gocce di eucaliptolo in una coppetta d’acqua calda nella stanza da letto, prima di coricarsi, per averne immediati benefici la mattina dopo. Con altre essenze che hanno proprietà analoghe, ad esempio il timo, viene usato per inalazioni o anche soltanto per essere spruzzato sul cuscino.
Efficacissimo anche l’infuso, da bere durante la giornata. Se ne fanno, con lo stesso scopo, dei gradevoli liquori. In casa si può fare il vino di eucalipto, mettendo in infusione foglie essiccate in buon vino bianco.
Eufrasia
Cresce spontanea nei pascoli alpini. E’ nota da epoca remota per le sue proprietà oftalmiche, e infatti ancora oggi l’estratto si usa nella preparazione di colliri vegetali, con fiordaliso, piantaggine e camomilla.
La riviera del Tremba – Prima parte
La riviera del Tremba si estende dal feudo dei Gonzavi, famiglia nobile di Dapova, dal dubbio passato e dall’incerto futuro, fino alla triste città di Oldo, nella Splendidissima Repubblica di Zevenia.
La zona è conosciuta, oltre per l’alta intensità agricola, con vari castelli feudali e ville padronali, che presiedono i latifondi, per la lavorazione dei filati e delle calzature.
Fu in questa zona che emigrarono maestri Casolari, espulsi per invidia dalla città di Zevenia.
La riviera è inoltre un noto covo di briganti al soldo dei Da Romano (come già le grotte di Orelio più al nord) che hanno oscuri interessi nel controllo dei traffici mercantili lungo tutto il fiume Tremba. Inquietanti sono le storie che riguardano gli spiriti inquieti, che la sera vagano nella zona importunando i viventi.
Venendo da Dapova , la prima città che si incontra è rocca dei Gonzavi, presidio della famiglia Gonzavi sulle pianure della Riviera. Assieme ad essa fanno parte del feudo anche, Busa de li Gonzavi, Peraro de li Gonzavi e Capriccio de li Gonzavi, che confina con le terre della Splendidissima.
Vi sono su voci e leggende di una strana contaminazione che affliggerebbe il sangue della famiglia Gonzavi da diciassette generazioni, retaggi di scriteriati incroci fra consanguinei, storie di incesto e forse accoppiamenti ancora più aberranti. Secondo queste voci tutti gli uomini sono vestiti di scuro e le donne totalmente velate, per non far vedere al volgo i segni della maledizione che affligge la loro carne.
Altri invece fanno notare come l’abbigliamento dimesso e riservato, sia solo un simbolo di modestia e rispetto, da parte di una delle famiglie più pie e devote al Nuovo Culto.
Proseguendo oltre il feudo dei Gonzavi e inoltrandosi nella Repubblica Splendidissima si trova la maledetta villa Sanipi. Questa fu la residenza di campagna dell’omonimo doge di Zevenia, in cui si dice si siano compiute stregonerie, orge e altri peccati innominabili, troppo oscuri persino per entrare nella leggenda.
Più oltre si trova Sofesi d’Arcoti, un paesino di agricoltori con molti campi e case sparse, che si dice casa della maga Zappina, un’incantatrice e fattucchiera, specializzata in filtri che si dice provochino l’impotenza maschile. Nessuno conosce il vero aspetto della maga, si sa solo che per incontrala è necessario parlare con l’uomo in nero, che attende le persone dotate di una volontà sufficientemente oscura nelle notti in cui almeno una delle lune di Rate e piena.
Attraversando il tremba e proseguendo verso sud si arriverà all’infame topaia di Bigo Paluello, un villaggio troppo fatiscente persino per avere una locanda.
Nonostante l’infimo profilo del borgo, a Bigo Paluello di trova Chemile Fasolaro, vecchio maestro calzolaio, che cuce scarpe molto apprezzate dalle donne dei Regni Iperborei. Almeno due volte l’anno, durante la bella stagione, carovane di nordici scendono fino alla landa delle furenti viole per acquistare calzature da andare a rivendere al nord.
Continua…
Calendario Laitiano
Intanto sto lavorando ad un’altra cosa, che manca nel gioco e mi sembra invece molto importante: un calendario.
L’ho ottenuto mischiando pezzi del calendario latino, di quello dei rivoluzionari francesi, anagrammi e nomi inventati di sana pianta.
Questa è una revisione che rispetto alla versione che ho pubblicato sul forum di Librogame’s Land e farà quasi sicuramente parte dell’almanacco che conto di pubblicare in inverno (lavoro permettendo). – Si accettano più volentieri commenti e integrazioni.
Calendario Laitiano.
Ianuario – il mese della grande oscurità, dedicato a Iano, divinità pristina della città di Maro
Fininverno – mese del disgelo sui monti, ultimo mese di grande freddo.
Brumoso – prima aratura dei campi. Uscita degli armenti dalle stalle.
Prilae – fine della prima semina e periodo delle grandi pulizie nelle case
Primievo – mese dei primi raccolti e delle sagre paesane
Iunario – maturazione degli alberi da frutto, inizio della mietitura del fieno
Gullio – inizio della conservazione sottolio dei cibi e dell’attività casearia
Finestate – ultimo mese caldo, mese dedicato al riposo nella calura estiva
Vendemmino – raccolta dell’uva e successiva vendemmia
Ultimamesse – mese dei raccolti tardivi, dedicato anche alla penitenza e alla contrizione
Grigiomese – macellazione dei capi in eccesso che non possono sopravvivere all’inverno. Mese della stagionatura di salami e insaccati
Nevoso – inizio del riposo invernale. Mese delle nevicate solitamente dedicato alla filatura, al cucito e al rammendo.
Almanacco per Kata Kumbas
Ho cominciato a raccogliere il materiale del sito da revisionare e allegare alla seconda espansione per Kata Kumbas firmata da me e Putro.
L’almanacco potrebbe anche essere l’occasione per completare il progetto della descrizione delle terre di Rarte che circondano Laitia.
Intanto qui c’è una breve anteprima.
Il materiale è un work in progress e l’indicie non è detto che sia esplicativo del contenuto finale dell’opera.
Almanacco di Kata Kumbas
Visti gli apprezzamenti positivi ottenuti a poco dalla pubblicazione del bestiario, la società Bibliografica Laitiana ha già iniziato il prossimo progetto di Pdf: l’Alamacco di Kata Kumbas.
Si tratterà di una raccolta dei miliori articoli già apparsi su questo forum, rivisti e corretti per dare un maggior senso di unità aòòa cosa.
Voci degli scolastici – lapalissiano
Si dice di cosa ovvia e scontata, che non varrebbe la pena dire. La storia non molto nota di questa parola è piuttosto curiosa.
Quejacs II de Bachannes, signore lialgo di La Palice, morì durante un’assedio alla città di Avipa nel 500. Il proposito dei suoi fidi soldati, di illustrare il coraggio del loro amato comandante in una cantica, non fu però felice.
Costoro cantarono infatti:
“Il signor de La Palisse è morto.
Morto dinanzi a Avipa;
un quarto d’ora prima di morire
era ancora in vita.”
L’aneddoto non pare sia stato, finora, contestato, anche se il primo riferimento ad esso risale a tre secoli dopo l’avvenimento.
Fu Domend de Courtgon, scolastico, emmanuese e stampatore, a inventare il termine lapalissade, termine che ebbe ben presto buona fortuna.
Nella lingua della Lialga lapalissade è sostantivo, in Laitiano aggettivo, ma l’ortografia di entrambi comunque proviene dal nome del castello di La Palice.
Follia Laitiana
"Dominus Sine Tempore nos redimit hora nostra solemni.
Dominus Sine Tempore vecordia nos circumstat.
Dominus Sine Tempore est hic qui nos meremus?
Nos possumus nos absolvere hoc patientia infinita?"
Ora che i miei studi nelle lingue morte cominciano a dare i loro frutti, nasce una nuova categoria: i fragmenta che raccoglie alcuni spezzoni in lingua antica pronti per le vostre partite di K. K.
Testo originale: Within Temptation – Our Solemn Hour











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