Mundus patet! La Terra si apre.
Appresi da mia Nonna della Processione delle Anime, il “Cursus”, quando ancora ero bambina e da lei imparai ad “andar per Anime” e a placarle facendogli “via col fuoco” e nutrendole di fave e fagioli. Le prime per placare la fame di vita, i secondi per favorire la rinascita.
Semirade è un momento di scambio di sapienza e di usanze fra vivi e morti, un momento di doni. È anche il momento delle viole del pensiero, infatti seminarne costituisce il dono dei vivi ai morti, è la loro materializzazione nel giardino consacrato agli Invisibili.
Ora che ci avviciniamo a Calenda e la mia terra, la Calbatisia, ancora una volta è scossa dai terremoti, trema sussulta e vibra, conscia della tensione per l’attesa della notte di Semirade in cui il velo è sollevato. Questo è il periodo in cui il suolo si apre e gli avi sono liberi di vagare per Rarte a loro piacimento.
Interpreto il segno come infausto, avverto l’irrequietezza degli spiriti dei miei antenati, mentre il freddo mi attanaglia fin nel midollo, dentro le ossa.
Si avvicina un periodo di purificazione e preparazione, mentre il Nuovo Culto e i Falsi Dei insidiano le verità su cui noi del Popolo Antico abbiamo eretto la nostra civiltà. La purificazione degli antichi dei passa sempre per il sangue e il fuoco e solo i numi sanno quanto sangue ancora dovrà scorrere e quanti incendi divampare prima che la loro furia si sia quietata.
È un periodo di domande e risposte, di Profezia con, dalle e sulle ossa, e mai come oggi temo risposte che potrei ricevere dagli oracoli.
- Amarantina Notti, celebrando Semirade
(Liberamente ispirato ad un testo di Tatiana Martino)
Schiere notturne vaganti per Laìtia
Molti sono i racconti di spiriti che circolano nelle terre di Laìtia, che riguardano gli stuoli che seguono Ecate attraverso la Calbatisia, o la Dea dagli Occhi di Cielo (Diana), nella valle del lago Nemis, vicino alle contrade della Zolia.
Alle schiere notturne vaganti guidate da una figura femminile si accenna anche in un passo di Juòlem della Lialga nel 849. Secondo il volgo, una misteriosa divinità femminile (ma si tratta in realtà, spiega Juòem, di un demonio), chiamata Abundia o Satia, gira di notte per case e cantine, seguita nelle sue peregrinazioni notturne da una schiera di morti che non trovano pace: i morti anzitempo, i bambini rapiti troppo presto alla vita, le vittime di una fine violenta.
Questa donna spettrale vaga nelle abitazioni, mangiando e bevendo ciò che trova: se s’imbatte in cibi e bevande lasciate come offerte, procura prosperità alla casa e ai suoi abitanti, altrimenti si allontana rifiutando la sua “protezione”. Il che si traduce in genere in una serie di sventure per gli sprovveduti abitanti di quella casa, vista l’indole malevola di tale spirito, come hanno ben imparato i contadini Laìtiani.
A «dame Abonde» e ai suoi seguaci allude anche un passo dell’oscuro tomo meglio noto come il “Roman de la Rose”: in cui si chiarisce di come sia accaduto nella Bramoldia che in un villaggio i terzogeniti di alcuni fattori siano stati costretti ad andare, tre volte alla settimana, in compagnia di dame Abonde nelle case dei vicini. Nulla li poteva fermare, né muri né porte sbarrate, giacché era soltanto la loro anima che viaggiava, mentre il corpo rimaneva immobile. Se qualcuno però volta il corpo di chi viaggia in compagnia della dama allora l’anima non può più ritornarvi, e la donna avrà lo sventurato incatenato alla sua macabra corte per sempre.
Vi sono altri tomi ermetici e sapienziali che parlano di tale donna, come le opere dello sventurato Von Juz o del conte D’Erlette e si dice persino che sia una delle figure femminili ritratte nel Voynic, apparsa in visione allo sciagurato illustratore di tale tomo indecifrabile.
Da uno scritto originale di Tain, da me liberamente adattato alle terre di Laìtia.
Caterina de’ Demici, la dama nera del Sacanto
Post di halloween in puro stile orrorifico. Buona notte delle streghe e dei fantasmi.
Caterina de’ Demici nacque a Fiorenzuola da Relonzo de’ Demici, Duca di Irbuno “a cui il Chiamavelli dedicò il suo trattato “De Actis viri dictatori”. Sposò Onrice della Sabina che successe al padre. Alla morte del marito ha prese in mano il potere come reggente e da allora si è dimostrata sempre molto abile nelle questioni di confine e nelle intricata diplomazia delle regioni Laìtiane persino nella difficile situazione successiva alle invasioni di Giscardo lo Smazzolatore. Di recente dopo una delle tante contese di confine che avvengono fra i ducati del Sacanto, ha assunto in nome del il figlio anche la reggenza di Fiorenzuola. L’intero consiglio della città è stato impalato e poi decapitato alle porte della città e le teste trasportate ad Irbuno, come monito per eventuali dissidenti in patria.
In nome della ragione di stato ha fatto sterminare senza nessun indugio centinaia di nemici al solo minimo sospetto; tuttavia questa eccessiva freddezza cela una figura piena di ambiguità e spietatezza con un temperamento inquieto e angosciato, che l’ha portata a circondarsi di astrologi alchimisti, negromanti, fattucchieri e a ricorrere a talismani magici. Si dimostrò.
Le operazioni di Caterina sono spesso descritte dai predicatori del nuovo culto come opere della peggior strega… ed è un fatto risaputo che essa pratichi la bassa magia.
In uno dei racconti più macabri che circola nel Sacanto si afferma che:
“In una notte di luna piena allo scoccare delle tre, teschi di neonati uccisi per strangolamento venivano posti sulle foglie di un albero di fico, cresciuto nel lato settentrionale di un convento abbandonato; attorno ai teschi venivano sparsi acini d’uva da una mistica cacciata dall’ordine. Caterina, indossando una lunga cappa nera, conficcava nei crani dei lunghi aghi d’argento, invocando la morte dei nemici di cui proferiva il nome durante la cerimonia.”
In questo modo avrebbe procurato la morte del contestabile di Fiorenzula, che le contestava la reggenza della città.
Molto spesso Caterina durante le sue operazioni di magia nera usava anche delle particolari statuine di cera e di creta create dai fa6ttucchieri, alte poco più di due palmi con sopra incisi i nomi delle persone da colpire; essa procedeva conficcando degli spilloni d’argento, sue armi magiche preferite, conficcandoli profondamente e con immenso odio nelle statuine. A volte questi riti venivano assistiti dal suo astrologo confidente e amante, Ruggeri. A volte accendeva delle candele nere che circondavano la statuina dal libro dei rituali leggeva le particolari preghiere, poi colpiva con forza le statuine con un pugnale dalla sottilissima lama d’argento, che portava sempre con sè, oppure con spilloni a seconda se voleva uccidere subito oppure far soffrire a lungo la sua vittima. Mentre Caterina colpiva la statuina recitava una delle tante preghiere a seconda del rituale…
Prefiche Laìtiane
La prefica (in lingua antica praefica) era una donna pagata per piangere ai funerali nell’era delle divinità pristine. Le prefiche venivano nel corteo funebre precedevano il feretro dietro i portatori di fiaccola, con i capelli sciolti in segno di lutto e cantavano lamenti funebri e le lodi del morto, accompagnate da strumenti musicali, a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli.
L’uso delle prefiche è citato dal poeta antico Oremo e venne proibito, nei suoi eccessi, a Maro dalla legge delle XII tavole. Il viaggiatore che fosse passato nell’Urbe avrebbe comunque visto anche dopo le proibizioni cortei di donne velate di nero, avvolte dal fumo delle torce, dell’incenso e probabilmente anche di droghe allucinogene, che incidevano con passo tremante battendosi il petto, strappandosi i capelli ed emettendo gemiti inumani.
Si mantenne tuttavia anche in epoca successiva alla dittatura dei capi delle tre stirpi, sebbene combattuto dalle gerarchie del Nuovo Culto (l’uso viene ancora condannato nelle omelie dei predicatori della nuova fede).
La preoccupazione delle autorità e dei sacerdoti nasce dalla possibilità, concreta per quanto remota, che gli spiriti di tali donne, che in vita simulavano esageratamente un dolore fasullo, possano tornare dagli inferi per “vegliare”, secondo i loro distorti valori, i familiari dei defunti che hanno pianto da vive.
Liberamente ispirato a http://it.wikipedia.org/wiki/Prefiche
Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Quarta parte, erbe che cominciano per C bis
Torna dopo una lunga assenza la saggezza della mamma Lanza che chi guida nel modo delle erbe di Kata Kumbas.
Importante! Questo testo ha esclusivamente finalità ludiche, le informazioni presentate non intendono in alcun modo essere veritiere e non sono state assolutamente verificate, si sconsiglia pertanto di farne alcun utilizzo al di fuori del gioco di ruolo.
Cicoria
La cicoria è una delle piante più diffuse di Laìtia , cresce dappertutto e si riconosce per i fiori celesti sugli esili rami quasi privi di foglie. Si usano soprattutto le radici, che quasi sempre compongono le tisane stimolatrici della funzione epatica.
Le radici torrefatte servono a fare una bevanda gradevole dall’inconfondibile gusto amaro, abbastanza gradevole.
Coda cavallina
La coda cavallina è una pianta facilmente riconoscibile perché costituita da un fusto con tanti piccoli aghi verdi. Cresce all’ombra, nei luoghi umidi.
Le sue proprietà sono conosciute dai primi secoli successivi alla dipartita delle divinità pristine ed è molto usata per le sue proprietà rimineralizzanti. Infatti è ricchissima di silicio organico che si trasforma rapidamente in calcio, quindi è utile in tutti i casi di fratture.
La tintura di coda cavallina (più nota col suo nome botanico di equiseto) si somministra quindi in casi di fratture, ma anche rachitismo e carenze nutritive in genere e dà ottimi risultati per gli stessi problemi anche negli animali.
Colchico
Il colchico fiorisce nei boschi in autunno (è molto simile allo zafferano) ed è usato poiché la colchicina che contiene agisce contro la gotta.
È comunque una pianta tossica, ma va citato un fatto molto curioso: la colchicina viene studiata da molti alchimisti per certe sue proprietà che in misteriose circostanze ambientali chreano mutazioni negli individui non ancora ben chiare.
Coriandolo
Il coriandolo è una fra le spezie più antiche, nota fin da prima della fondazione di Maro. Si usa moltissimo in Oriente, è oggetto di fitti scambi lungo il mare Missogeo ed è alla base di moltissime salse. I semi tondi, simili a granelli di pepe, sono alla base del curry e si usano per aromatizzare piatti di carni e dolci.
Crescione
Il crescion cresce nei luoghi umidi ed è facile coltivare nei davanzali o in vasce all’interno dell’abitazione. Si usa fresco per curare il diabete ed è molto ricco di elementi minerali
Il succo di crescione si usa per massaggiare il cuoio capelluto contro la caduta dei capelli, spesso mescolato a ortica e bardana che hanno proprietà simili.
Cumino
Il cumino è una spezia, nota anche come carvi, ed è molto utilizzato nella cucina della Tribannia. Si utilizza da un secolo anche nei Regni Iperborei per fare pane e dolci.
Curry
Il curry è un miscuglio di spezie tipico della cucina Nidiana. Esistono moltissimi tipi di curry con le composizioni e i dosaggi più diversi, quindi il vero cerusico non dovrebbe scegliere a caso il curry per le sue preparazioni e impacchi.
Il curry tipico è una mescolanza ben dosata di pepe nero, peperoncino, chiodi di garofano, cannella, semi di coriandolo, cumino, zenzero, noce moscata, semi di senape.
Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Terza parte, erbe che cominciano per C
Importante! Questo testo ha esclusivamente finalità ludiche, le informazioni presentate non intendono in alcun modo essere veritiere e non sono state assolutamente verificate, si sconsiglia pertanto di farne alcun utilizzo al difuori del gioco di ruolo.
Calcatreppa
E’ una pianta piuttosto comune su Laìtia, facilmente riconoscibile per le sue foglie spinose.
Le sue proprietà non sono molto conosciute, tranne che dalle più sapienti fattucchiere, ma si tratta in realtà di una pianta preziosa, presente in tutte le tisane coadiuvanti per le diete dimagranti.
Per le sue eccezionali proprietà diuretiche è utilizzata nella cura dei calcoli e nelle pozioni e fatture per far perdere il vigore ai guerrieri.
Calendula
E’ una pianta comunissima, riconoscibile per i suoi fiori gialli a forma di margherita.
Nelle tisane viene impiegata nelle disfunzioni dell’apparato genitale femminile (aumenta le mestruazioni scarse e diminuisce le abbondanti) ma è utilissima soprattutto per fare impacchi nella cura una grande quantità di malattie della pelle, dall’acne ai geloni.
È inoltre utilizzata dalle donne Laitiane nella cosmesi, per ammorbidire la consistenza di maschere per il viso e ombretti per gli occhi.
Camomilla
Somministrata come tisana la camomilla ha blande proprietà tranquillanti che ne fanno un blando sedativo per problemi di nervosismo.
Essicata e concentrata da mai sapienti, queste proprietà si accentuano, e la camomilla può diventare un ingrediente essenziale per pozioni del sonno o che calmino i dolori.
Cannella
La cannella originale è piuttosto rara e viene prodotta nei reami oltre le terre ignote, in particolare a Nocely.
Esistono comunque piante che producono una corteccia molto simile alla cannella, solitamente commerciate dai mercanti che viaggiano fino alla Nidia. In genere la vera cannella si riconosce dal fatto che le sfoglie sono molto sottili e avvolte insieme.
Molto simile alla cannella è la cassia, che ha un aroma più pungente e viene usata per le preparazioni di carni piccanti, mentre in genere la cannella si usa per aromatizzare dolci o liquori. Va conservata in vasi di vetro ben chiusi e protetta dall’umidità.
E’ preziosa anche per il suo olio essenziale medicamentoso: ha un potere disinfettante superiore a quello di molte altre spezie. Il motivo per cui è stata così preziosa nei secoli dipende infatti non tanto dal valore gastronomico, ma dalla proprietà di conservare gli alimenti evitandone la putrefazione.
Capelvenere
Si trova facilmente sui muri umidi e ombrosi e viene usata per curare il catarro e la raucedine.
L’infuso di capelvenere mescolato in parti uguali con miele è molto efficace per gli abbassamenti di voce.
Si racconta che il grande Nefarilli e molti altri grandi attori e castrati facevano gargarismi di capelvenere prima di entrare in scena. Il decotto si usa, abbinato in genere all’ortica e alla bardana, per frizionare il cuoio capelluto allo scopo di fermare la caduta dei capelli.
Celidonia
E’ una pianta molto conosciuta fin dai tempi delle divinità pristine. La celidonia ha effetti affini a quelli dell’oppio, che la rendono utile contro gli spasmi.
Chiodi di garofano.
È una delle spezie più note, costituita dai germogli ancora chiusi di una pianta alta fra gli otto e i dieci metri, quindi nulla a che fare con i garofani che si producono nelle regioni Laitiane.
I chiodi di garofano, raccolti prima che si schiudano e seccati al sole per pochi giorni, sono ricchissimi di un olio essenziale molto profumato e vengono usati in mille modi: dalla frutta cotta al vin brulé, dal coq au vin alla lepre in salmì.
La notte di Palvurga
La festa di Telbane è preceduta da una terribile festività dedicata a demoni e ai Falsi Dei, la notte di Palvurga, nell’ultimo girodì di Prilae. E’ una notte magica in cui le streghe nere sono maggiormente potenti e possono lanciare i loro malefizi con maggiore forza. Esse si riuniscono sopra le montagne per compiere stregonerie, evocare diavoli e compiere terribili riti in onore del "Nero Capro dai Molti Cuccioli", simbolo di Shub-Niggurath, e dell’Uomo in Nero. Si dice che Keziah Mason stessa, la madre di tutte le streghe, e il so famiglio Jennings il Marrone presenzino, portando un calice ricolmo di sangue di infanfe. Vi è chi, fra gli scolastici, specula che questo fantomatico uomo in nero non sia altri che il temutissimo Nyarlathotep, il profeta dell’Enotria i cui orrendi vaticini fanno tremare i vescovi e i regnati al solo sentirle sussurrare.
Non essendo stata sostituita con nessuna festività del Nuovo Culto, a differenza degli altri sabbat maggiori (Semirade e Leyu), questa notte è considerata una festa diabolica. Certo è una festa terribile in cui si svolge una grande battaglia tra l’inverno(l’Oscurità) e la primavera(la Luce).
La gente delle campagne è solita accendere dei grandi falò in cui bruciare fantocci, simbolo del male che sperano di scongiurare, che rappresentano streghe oppure delle scope di saggina. Tale cerimonia è detta "scacciare le streghe" e più alte sono le fiamme, più alta sarà la protezione contro il Male. Per questo motivo nei giorni immediatamente precedenti alla Notte di Palvurga tutta la comunità si affanna a raccogliere la maggior quantità di legname possibile.
Nelle fredde terre dei regni Iperborei tali fantocci spesso contengono criminali e spergiuri, affidati alla misericordia dei terribili Dei dei ghiacci.
In tale notte i druidi accendono dei falò sulla cima dei colli e che vi conducono attraverso il bestiame del villaggio per purificarlo ed in segno di buon augurio. Anche le persone spesso attraversano i fuochi alla ricerca di buona fortuna e di auspici per grandi imprese da compiere.
Il girono successivo, Telbane, è la festa della fecondità e della terra per il Vecchio Culto, giorno in cui ci si astiene dal lavoro e si festeggia l’arrivo del prossimo raccolto . Il Nuovo Culto in tale giorno festeggia l’unione fra cielo e terra portata dal primo illuminato.
Guida alle erbe di Agelmina Lanza – seconda parte, erbe che cominciano per B
Importante! Questo testo ha esclusivamente finalità ludiche, le informazioni presentate non intendono in alcun modo essere veritiere e non sono state assolutamente verificate, si sconsiglia pertanto di farne alcun utilizzo al difuori del gioco di ruolo.
Bardana
Pianta eccezionale, comunissima e ricca di proprietà. Il decotto di radici permette di combattere gli umori interni che ristagno nel corpo.
L’infuso, preso al mattino a digiuno è un depurativo senza confronti. Queste proprietà, ne fanno un mezzo per combattere con applicazioni locali dermatosi squamose difficili da curare in altro modo.
E’ quindi utile anche per l’acne e la foruncolosi: basta provare con l’applicazione di un cataplasma di foglie. Per l’acne, in particolare, si possono fare lavaggi durante il giorno usando un decotto di radice fresca.
Basilico
Pianta comunissima, utilizzata in prevalenza allo stato fresco, data la facilità di coltivarlo in vaso. Si possono utilizzare anche le foglie essiccate, che conservano buona parte dell’aroma originario.
Data la ricchezza dell’olio essenziale contenuto, fonte del suo tipico e pungente profumo, è opportuno metterlo sulle vivande dopo la cottura.
Betulla
E’ un albero piuttosto comune, ricco di principi attivi nella corteccia, nelle foglie e nella linfa, le sue proprietà diuretiche contro l’acido urico e la calcolosi urinaria sono note da tempi antichi
Borragine
E’ una pianta molto comune, cresce sui muri assolati e si riconosce per le foglie irte di peli e i fiori celeste pallido (con i quali si fanno deliziosi canditi).
La borragine è molto usata anche in cucina, nelle insalate e più ancora nelle frittate.
L’olio di borragine ha la proprietà di ritardare in modo naturale l’invecchiamento della pelle. Si usa quindi l’olio di borragine in cosmesi.
Borsa del Pastore
E’ una pianta molto comune, cresce spontanea un po’ dovunque.
Ha varie proprietà, ma per tradizione si usa con effetti positivi nei problemi del ciclo femminile, soprattutto mestruazioni irregolari o dolorose.
Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Prima parte, erbe che cominciano per A
È da tempo che medito sulla necessità di creare una compilation contenente informazioni sulle erbe usate dai Fattucchieri di Laitia nel compiere i loro malefici.
Se uno di questi secoli decido di andare in cerca per internet anche delle immagini, poi magari pubblico anche un pdf
Importante! Questo testo ha esclusivamente finalità ludiche, le informazioni presentate non intendono in alcun modo essere veritiere e non sono state assolutamente verificate, si sconsiglia pertanto di farne alcun utilizzo al difuori del gioco di ruolo.
Aconito
Questa pianta cresce spontanea nei terreni umidi, e si riconosce per i suoi splendidi fiori blu. I princìpi attivi sono nelle radici. È un analgesico fortissimo ed è una pianta estremamente velenosa. È inoltre utile nella cura della licantropia
Le tribù della regione dei laghi usano intingere la punta delle frecce nel liquido estratto da tale erba officinale per renderle più micidiali.
Aglio
L’aglio è una pianta utile e preziosa, usata dai contadini per conservare i salami e insaporire i cibi è anche un efficace depurativo, antisettico, diuretico e soprattutto ipotensivo.
Impiastri di aglio vengono spesso consigliati dai creusici per controllare i disturi del sangue, associati soprattutto al biancospino.
Altea
E’ una pianta molto diffusa, appartiene alle malvacee e somiglia appunto a una grossa pianta di malva. Non si usa moltissimo, comunque entra nella composizione di quasi tutte le tisane contro la stitichezza (ne parlava già lo storico di maro Niopil).
Le sue proprietà emollienti rendono utile il decotto contro le irritazioni della gola e la tosse se addolcito col miele.
Angelica
Tonica e digestiva, limita la formazione di gas nello stomaco e il meteoritismo. Si prepara come infuso o decotto ma si usa soprattutto come componente di tisane. Facendone macerare le radici in un litro di vino bianco, si ottiene un ottimo sciroppo da prendere dopo i pasti.
Anice
I semi di anice vengono usati abitualmente per aromatizzare dolci e biscotti, ma sono molto importanti perché costituiscono la base di molti liquori cari agli abitanti delle isolie di Laìtia. I semi hanno notevoli proprietà digestive. Masticati dopo i pasti, aiutano la digestione e combattono l’alito cattivo.
Sacrum Verbum
Tutti i nomi sono copyright 1989 A.Carocci M Sezaqua. – Kata Kumbas 1989 edizioni EL
Pubblicato a scopo puramente illustrativo del prodotto, per continuare a diffondere la conoscenza del gioco e delle sue espansioni.
SACRUM VERBUM
Sacro Protocleto nel magiare è assai discreto
Sacro Bonzotto nel parlare è molto dotto
Sacro Glicinio nel lottare vuol predominio
Sacra Panezia odia assai ogni facezia
Sacro Frullato mangia tutto assai gelato
Sacro Antinio, bere vino è un assassinio
Sacro Fonzo prega sempre quando è a zonzo
Sacra Purga si punisce con la verga
Sacro zelo si veste con del pelo
Sacro Dondino, bello è bere solo vino
Sacra Zanola veste sempre con il viola
Sacro Sugungo porta un simbolo sul grugno
Sacro Peitro, lui non beve dentro il vetro
Sacro Benevolo se si urta è assai malevolo
Sacra Roma nel dormir sta sempre prona
Sacro Cisso, la morale è un chiodo fisso
Sacra Lega ad ogni 6 clessidre prega
Sacra Rosòla ama molto la parola
Sacro Miriade, il suo passo è da olimpiade
Sacro Semolino benedice ogni cammino
Sacra Giuttilla, il suo dire è camomilla
Sacro Mamozio odia molto che sta in ozio
Sacro Starnazza combatteva con la mazza
Sacro Chilomba nel parlare sempre romba
Sacro Marzano mangia sol vegetariano
Ugurath
“E essi presero una testa di suino e la misero sopra un palo,
ed essa si ricoprì di mosche
ed essi la adorarono come un dio”
I pochi scolastici che non negano in tronco l’esistenza di Ugurath, ritengono che questa maligna entità della Sgradena si sia originata dalla coscienza collettiva dei Murias e dei popoli umani dell’isola intenti ad adorare i feticci di porco in spregio agli antichi dei, nel corso di orge e libagioni.
Ugurath sarebbe il risultato dei pensieri blasfemi di un’intera isola e ne farebbe ormai indissolubilmente parte. Secondo alcuni invece sarebbe stata la maledizione stessa degli dei pristini a rendere una testa di porco infilzata su un palo un dio.
Persino chi non crede in Ugurath sa che non bisogna bere dalle fonti per una clessidra dal calar del sole se non si vuole correre il rischio di essere divorati dalle tenie o attaccati da uno sciame di tafani, perché in quel lasso di tempo tutta l’acqua dell’isola è dominio indiscusso di Ugurath.
Per chi lo venera, Ugurath sarebbe signore delle tenie, dei tafani, dei parassiti e dei mamutones, terribili uomini bestia che uccidono le pecore e le mucche dei pastori Sgradeni, per poi cucire sulla pelle della propria schiena i campanacci degli animali uccisi come segno di valore.
Demonologia spicciola Laitiana
Nota: questo materiale ha finalità meramente ludiche, per aumentare la suspance del gioco, non è una documentazione di pratiche arcane ed mescola liberamente e senza lacuna remora spunti presi da varie fonti a parecchie insensatezze.
I demoni sono una delle creature più caratteristiche dell’universo di Kata Kumbas e questo articolo vuole cercare di aiutare a renderli al meglio nel gioco.
Generalità
I demoni abitano i livelli dell’esistenza più esterni, che solitamente definiti dagli scolastici come livelli inferiori, meglio conosciuti come inferi o averno.
I livelli inferiori hanno la particolarità di non essere completamente separati dagli altri livelli come invece succede per per i vari mondi abitati del cosmo (noti come livelli materiali)
Gli abitanti dei livelli inferiori hanno pertanto la possibilità di interagire parzialmente anche con gli abitanti dei livelli materiali, in particolare, rispetto ad essi, possono essere considerati come creature di puro spirito in grado di comunicare e suggestionare i viventi e manipolare il mondo reale grazie alla magia.
Oltre a ciò i demoni possono tentare di entrare nel mondo materiale grazie a quattro meccanismi: richiamo, evocazione, possessione o tramite l’uso delle porte di livello. Vi sono inoltre demoni che rimangono intrappolati a volte nel mondo di Rarte e non potranno mai più uscirne. Questi sono di gran lunga i più pericolosi.
Non è possibile uccidere completamente un demone, a meno di non conoscerne il vero nome, poiché il suo spirito è estremamente forte, ed è in grado di ricreare un corpo materiale nel quale essere ospitato.
Inoltre, in molti dei casi in cui il demone compare nel mondo di Rarte, non lo fa con il suo corpo originale.
Richiamo.
Quando vi è una grande concentrazione di male in unico luogo ciò riesce ad attirare l’attenzione del demone senza che vi sia bisogno di evocarlo e premette al demone di assumere una forma concreta nel modo materiale. Un esempio è quanto è successo durante le invasioni di Giscardo lo Smazzolatore quando Amodeus apparve a guidare legioni di masnadieri e creature dell’entità oscura al seguito delle orde di Giscardo.
Il corpo di un demone richiamato può essere distrutto, ma il suo spirito ritornerà sempre nel livello da cui proveniva.
Porte di livello.
I demoni possono attraversare una porta di livello per giungere nel modo di Rarte, per poi tentare di invaderlo se in numero sufficienti o di aprire altre porte per evocare altri loro fratelli.
Ne è l’esempio ciò che succede ne "La Porta del Diavolo" dove il demone trespolo vuole aprire un passaggio durante la sovrapposizione delle tre lune di Rarte
Possessione.
Un demone che si trovi nel suo livello di origine ha comunque sufficientemente potere per potwer ammaliare un essere vivente e impossessarsi del suo corpo controllandolo in tutto e per tutto. Ciò è successo ad esempio durante gli sfortunati eventi che si svolsero di recente nella valle di Imen dove un demone assinò l’ultimo sacerdote della dea della caccia e i servitori, dopo aver posseduto il corpo della figlia.
Spesso l’unico sistema per porre termine alla possessione è scacciare il demone con un esorcismo o uccidere la vittima.
Non è possibile uccidere un demone che possiede un essere vivente, ma solo scacciarlo dal mondo di Rarte.
Evocazione.
Convocare volontariamente un demone alla propria presenza è il modo più efficace per introdurlo nel modo di Rarte. Il demone viene solitamente evocato come un essere dotato di un corpo nebuloso, ma se l’evocatore non riesce a controllarlo, il demone scapperà e riplasmerà il luo corpo, solitamente in un animale, per cercare un nascondiglio da cui diffondere il male.
Intrappolamento.
Alcuni demoni sono costretti a restare su Rarte, a causa di maledizioni o perchè abbandonati dalle divinità che servivano ai tempi della loro dipartita. Questi demoni esistono solo nel modo di Rarte e non possono abbandonarlo, il loro spirito è legato indissolubilmente al mondo in cui vivono e pertanto, se distrutti, si riformano. Questi demoni sono estremamente maliziosi e spesso odiano gli umani di cui hanno imparato i piaceri ma di cui odiano la caducità e l’estremo numero.
Pratiche negromantiche – La magia dello scrigno
Tra le più abbiette pratiche della magia del sangue, diffuse sul mondo di Rarte, vi è quella di asportare il proprio cuore per racchiuderlo in un forziere e ragguingere così una semi immortalità.
Tale pratica sembra che in origine fosse stata scoperta dai giganti e ampiamente utilizzata dai loro maghi e sapienti durante la guerra contro gli dei nel tentativo di fortificare il loro corpo per la lotta titanica da essi ingaggiata.
Ancora oggi alcuni degli antichi maghi di tale razza, ormai abbruttiti e completamente dimentichi della loro originaria sapienza, vagano per il mondo di Rarte come feroci bruti indistruttibili.
La magia dello scrigno venne dimenticata dopo la sconfitta dei giganti, ma venne rinvenuta da alcuni demoni che la sussurrarono alle orecchie degli incauti mortali desiderosi di arrendere conoscenze oscure.
Un corpo senza cuore è già morto e non è più indebolito dai sentimenti, che rendono fragile la carne umana, questo è il principio alla base di tale pratica stregonesca. Lo stregone rinunciando al proprio cuore muore e la sua carne ora tenuta in vita dalle energie magiche non prova più dolore e subisce danni reali solo da ferite mutilanti, inoltre il tempo smette di avere presa su ciò che è già morto. Rinunciando al proprio cuore lo stregone rinuncia però anche alla propria umanità
Lo scrigno in cui il cuore vine posizionato, che funge da catalizzatore per il rito, se non è protetto con opportuni sigilli magici, rende il corpo vulnerabile alla possessione demoniaca: l’anima mortale fugge dal cuore enucleato, mentre il demone può impadronirsi con facilità del guscio vuoto.
Rispetto ad altri casi di possessione demoniaca non essendoci più l’anima dell’ospite, poiché morto, è impossibile scacciare il demone senza distruggere il corpo.
De actis demoni pristini.
“Ego sale conspersi supra cor meum
ab esse firmati mei vulni”
Iscrizione sulla porta dell’Ade nella città antica di Kalima
Prima della guerra tra gli dei, prima della nascita delle terre dell’apocalisse e dell’orrore che è l’Hatria, prima della caduta della maledetta razza dei gianti che nel suo orgoglio volle rivaleggiare con gli dei, prima dell’arrivo nel modo dei mortali:
prima di tutti ciò nacquero i demoni.
Nei giorni in cui gli dei erano giovani e non vi erano mortali da far ascendere già vi erano spiriti serventi e famigli per allietare gli dei. A tali entità in tempi a noi noti venne dato il nome di demoni spiriti o diavoli a seconda delle loro inclinazioni più bonarie o malvagie. E così nacqua la prima generazione delle potenze celsti intermedie di basso medio ed alto ragno, disposte in più o meno ordinata gerarchia come compiaceva ai loro propri creatori. Ed essi si beavano nel privilegio di poter condividere parte dei pensieri degli dei stessi e di avere l’onore di metterli in atto.
Costoro derivavano direttamente da sogni e pensieri di tali dei e dee e simili divinità che ancora vivevano di comune accordo.
Dopo la nascita di giganti e mortali l’interesse degli dei fu concentrato sulle loro nuove creature che popolavano la loro terra e sulla splendidezza e meraviglia che ogni loro nuova azione provocava in essi fino al punto che tra loro iniziò a nascere l’invidia.
Essi allora decisero che i mortali che avessero compiuto un cammino di così splendida virtù e sapienza divenissero illuminati perché fossero testimonianza della gloria degli dei che li avevano creati, e ogni divinità tanto più si inorgogliva dei propri illuminati quanti più questi erano rispetto a quelli degli altri.
Ed essi decisero anche che coloro i quali più li compiacevano non avessero da morire ma fossero come trasfigurati in spiriti, potenze e principati e così una nuova cerchia di potenze intermedie venne creata, e si ebbe la seconda genesi di demoni, spiriti e diavoli, non più pensiero della divinità stessa ma carne elevata al rango etereo e immortale.
Poi vi furono i fatti luttuosi e funesti delle guerre contro giganti e titani e tra dei e dei, in cui spiriti, potenze, principati, demoni e diavoli tale e tanta parte ebbero nella devastazione di Rarte che, quando gli dei fuggirono per proteggere la loro stessa creazione, essi rimasero, ormai attratti più dalle cose materiali che dalla pura essenza divina, chi per sanare e porre rimedio alle ferite che aveva cusato alla terra e ai mortali, chi invece spinto dalle proprie passioni, per perpetrare nuova distruzione e miseria.
Il resto è storia a tutti nota.
Frammento del trattato di Adelmo da Vallescura – De acta demoni antichi, 450 dopo la fondazione di Maro circa…
Le Masche
Storie contadine di fantasmi e di terrore, formule di magia bianca e nera, strani personaggi a metà strada tra streghe malefiche e innocue vecchiette, vengono sempre sussurrate per far paura ai bambini nelle fredde notti dell’inverno Laitiano dagli anziani dei villaggi.
Un po’ tutti, nelle campagne del Tempione, nominano con un certo timore il nome delle Masche. Non c’e paese, castello o campanile che non ricordasse strani fatti accaduti senza spiegazione, racconti di sortilegi e di fantasmi, di raccolti perduti e di vitelli ammalati, uomini o donne con occulti poteri e uno straordinario strumento: il libro del comando. Per entrare in possesso del quale bisognava recarsi ad un crocicchio di tre vie, ripetere precisi rituali per tre volte e scendere a patti con il demonio.
I contadini e gli abitanti del Tempione sanno bene che ogni volta che accade qualcosa di strano, si si tratta dell’opera delle masche.
Si racconta che le streghe, prima di morire, lasciavano il gomitolo con cui compievano i loro incantesimi a qualcuno che volesse continuare la loro attività e che lo sapesse dominare e comandare. Se la nuova padrona non sapeva comandarlo, le forze misteriose contenute nel gomitolo, la picchiavano. Nella contea di Lebbia si crede che la masca non possa morire se qualcuno non collabora con lei.
Secondo gli scolastici il termine MASCA è una parola della lingua antica che significa "anima di morto". Alcuni credono che la masca, sia simile alla BORDA, strega del sacanto che uccide i bambini con una corda e che è conosciuta anche nel Regno di Ammalia e in Bramoldia. Inoltre ritengono che la masca, prima di morire, trovata la persona adatta a cui affidare la sua eredità di stregoneria, pronunciasse queste parole: "…ti lascio il mestolo".
Dal diario di Azondrio Benedicenti, cacciatore di streghe del Nuovo Culto:
"La Masca era una persona dalla doppia vita, in genere una donna in grado di compiere una metamorfosi. Durante il giorno vestiva i panni dell’innocua contadina o casalinga e di notte si trasformava in una creatura diabolica, che usciva di casa per compiere la vita agli altri. Si presentava sotto forma di gatto nero, pipistrello, capra o biscia e aveva il compito di seminare zizzania, di riscattarsi da un destino umile con infinite rivincite nel confronti di parenti, vicini e viandanti
Spesso la masca oltre a essere cattiva era anche dispettosa e con qualità sovrumane. In molte località del tempione si crede che i predicatori riescano ad individuare le masche e chiunque toccasse il sacerdote nel momento in cui lui avesse intravisto la masca, avrebbe acquistato i suoi stessi poteri. Un altro modo per trovare una strega in una cappella, era quello di mettere una croce tau nella pila dell’acqua santa e così la masca non poteva fuggire.
Le masche sul punto di morire lasciavano un loro oggetto: chi il gomitolo, chi il mestolo, chi la scopa, chi il libro del comando; ogni oggetto aveva la propietà di trasformare in strega chi ne entrava in possesso. In alcune zone si credeva che nella stanza dove moriva la masca, svolazzasse per ore un moscone."
I riti e le conseguenze dell'evocazione demoniaca.
Sono molti i mortali, su Laìtia, persuasi dalla follia che sia possibile controllare, diavoli, demoni e altri spiriti inferiori, provenienti dall’averno e da livelli di esistenza ancora più profondi…
I loro strumenti sono amuleti in ottone e bronzo, pentacoli di rame, pugnali ingemmati (noti come althame o bulino a seconda degli scopi), coppe scavare nei crani umani, catene d’argento, scudisci, serpi di metallo e altri simili oggetti… come se i demoni che sfuggono al comando dei più potenti maghi ed evocatori potessero essere vincolati dalla plebe tramite l’uso di oggetti materiali.
Succede così che la volontà degli esseri umani crei effettivamente un contatto tra il mondo materiale e i livelli inferiori dell’esistenza, consentendo all’essenza spirituale del demone di penetrare in questo mondo.
Non essendo passato per una porta di livello, il demone non possiede un corpo fisico in grado di interagire con la realtà, ma la sua volontà e la sua magia sono comunque sufficienti a prendere possesso del corpo dello sfortunato evocatore, che scopre i suoi amuleti del potere assolutamente inutili a proteggerlo dalla malvagità dello spirito richiamato.
A questo punto il demone solitamente cercherà di aumentare il suo potere sul piano materiale cercando di corrompere le masse alla venerazione del proprio patrono dell’entità oscura oppure di plagiare le menti dei governati o ancora, sebbene più di rado, cercherà di aprire una porta di livello per far entrare nel mondo materiale altri suoi fratelli demoni.
Un essere posseduto è particolarmente pericoloso, poiché il corpo non è del demone, nessuna ferita inflitta al corpo mortale può danneggiare lo spirito maligno. Al massimo, se il corpo venisse distrutto, il demone deve solo riuscire a trovare un nuovo ospite, magari proprio l’uccisore del suo corpo precedente.
Solo potenti rituali della magia bianca o del nuovo culto possono respingere il demone nel livello di esistenza originario abbandonando il corpo ospite.
Inoltre è estremamente difficile distinguere un posseduto da un normale essere umano, alcuni animali come cani o cavalli non sopporteranno di stargli vicino, mentre altri come i gatti lo prederanno subito in amicizia, ma in una grande città è facile evitare tutte queste situazioni… e non è possibile tacciare di connivenza con il demonio tutte le persone a cui un cane abbaia contro.
Corvi
I corvi sono annunciatori di segreti e portatori dei messaggi degli dei. Non po’ che cominciare da loro il nostro breve tour su come portare nel gioco di ruolo alcuni elementi di mistery medioevale.
Oggi i corvi sono condannati ad essere considerati becchini, mangiatori di carogne, portatori di sventura e piaga dei campi.
Nel corso delle guerre medioevali i corvi erano sempre sui campi di battaglia spolpare i cadaveri, compagni inseparabili dei mercenari e becchini che depredavano i cadaveri stessi.
Inoltre erano una piaga per gli agricoltori già tartassati dai balzelli dei signori feudali, non fossero bastati i passeri le lumache e le cavallette.
È comprensibile tanto odio nei loro confronti.
Però prima che nel nostro immaginario si formasse tale immagine negativa del corvo, questi era un’animale portatore di saggezza.
Si dice che fu proprio un corvo a sussurrare a Odino come raggiungere l’albero del mondo.
Gli aruspici romani traevano presagi osservando il volo di tali animali nel cielo.
E come potremmo non ricordare che tali animali secondo al tradizione sono tra i compagni preferiti delle streghe assieme al gatto nero?
Quindi la prossima volta che i personaggi devono decidere che strada prendere dite:
“Vi trovate ad un bivio, quando improvvisamente vedete uno stormo di corvi innalzarsi alla vostra destra.”
Vedrete che alla prima disgrazia che capita si ricorderanno dei corvi e diranno che era un presagio…
e se no suggeritelo voi vagamente…
Sacro Dondino
Motto:
“Sacro Dondino
bello è bere solo vino”
Patrono dei beoni e dei gaudenti
Dondino divenne mistico all’età di 15 anni per volere del padre Don Alonzo Barrieri, nobile della Città di Maro.
Due anni dopo venne espulso per le troppe libagioni.
Viaggiò come predicatore itinerante, portando il verbo del nuovo culto nella Zolia e nella Sbrudolezza Chimmeria. Le sue bevute, in quel periodo, furono proverbiali.
A cinquant’anni venne reintegrato come mistico, per le notevoli virtù dimostrate nella conversione di adepti alla nuova religione.
A sessant’anni fonda l’ordine dei “Bevitori Mendicanti”
Due anni dopo la sua morte la regole viene approvata dal patriarca Alessio I Orsini.
Miracoli di Sacro Dondino.
Mutò la sorgente vicino a Clusio in vino per tre giorni.
Mutò in acqua tutto il contenuto delle cantine del tiranno del Sacanto, per punirlo della suo orgoglio
Sacra Purga
Motto:
“Sacra Purga
si punisce con la verga.”
Patrona dei penitenti, sei supplici e di tutti coloro che hanno un rapporto insano con il dolore
Vita di Sacra Purga
Donna Addolorata Fabrizia Purga mostrò la sua vocazione a diventare una monaca all’età di dodici anni, ma essendo, la figlia secondogenita, destinata ad un matrimonio importante, le fu negato il permesso di prendere il velo.
A 14 anni sposò Giangiotto Molzesi, ricco notaio, uomo rude, violento e più vecchio di lei.
Spesso la nobildonna si recava alla chiesa del nuovo culto per pregare e flagellarsi in segno di penitenza con un un ramo di mandorlo.
Purga sopportò il marito per dieci anni e gli diede tre figli, poi alla sua morte affidò i figli ai parenti ed entrò in un monastero di clausura
Tra le consorelle promosse sempre la punizione corporale come metodo di preghiera personale per partecipare alle sofferenze dei sacri.
A ventisette anni, sentendosi indegna di far parte della casta dei mistici, si fece volontariamente internare nelle famigerate carceri Catavine, perché la sua fede venisse interrogata.
Dopo una settimana di torture i giudici dell’eresia dichiararono la sua fede pura e limpida da ogni macchia. Purga dirà sempre che si trattò della più alta esperienza mistica della sua vita e che, mai come in quel momento, aveva sentito l’amore e la benevolenza del signore senza tempo.
L’anno successivo, Purga ottenne da Partriarca Luca Aurelio Gregoriani l’autorizzazione a fondare l’ordine delle “Supplici Flagellanti”. Fino ad oggi lei è stata la più giovane badessa del nuovo culto.
Miracoli di Sacra Purga
Più volte successe che, durante una sua orazione, tutti i partecipanti venissero presi dal Fuoco di sant’Antonio fino al termine delle sue preghiere.
Dopo che divenne monaca, il nerbo che usava per percuotersi, fiorì e mise foglie
Il sacro bastone ancora in fiore viene tenuto come reliquia nella basilica a lei dedicata, nella città di Maro.
Sacra Malvasia.
Motto:
con la corda e li ferri roventi.”
Protettrice dei cavalieri della fede e di tutti coloro che difendono con la forza la nuova fede.
Protettrice dei carnefici e dei boia.
Episodi salienti della sua vita
Durante la repressione dell’eresia dei perfetti accese i roghi nel giorno del sole basso, all’età di soli tredici anni.
Alla maggiore età entrò a far parte dell’ordine dei cavalieri della fede.
Presiedette alla tortura di Donna Aurelia Piovene Porto Godi, durante la repressione del culto del Capro nella contea di Cenziva, poi riconosciuta eresiarca del culto.
Mozzò personalmente la lingua al cardinale apostata Bartolomeo Farnese.
Si fece un mantello con la pelle di don Ferreo dei Bruni, noto alchimista, accusato di aver avvelenato dodici vedove della città di Morsena. La reliquie è ancora oggi conservata in una teca di vetro della cattedrale della città stessa.
Miracoli di Sacra Malvasia.
Con il solo tocco della mano ustionò la pelle del malvagio reggente di Osculo, il duca Addolorato dei Vittorini.
In risposta ad una sua preghiera, un gruppo di eretici della città di Neorva fu inghiottito dal terreno.
L’inquisitore Nicolò, detto lo spietato, ebbe una visione nella quale Malvasia lo avvisava che il suo confratello, fra Domenico, si era convertito a culto demoniaco di Amodeus.








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