Mundus patet! La Terra si apre.
Appresi da mia Nonna della Processione delle Anime, il “Cursus”, quando ancora ero bambina e da lei imparai ad “andar per Anime” e a placarle facendogli “via col fuoco” e nutrendole di fave e fagioli. Le prime per placare la fame di vita, i secondi per favorire la rinascita.
Semirade è un momento di scambio di sapienza e di usanze fra vivi e morti, un momento di doni. È anche il momento delle viole del pensiero, infatti seminarne costituisce il dono dei vivi ai morti, è la loro materializzazione nel giardino consacrato agli Invisibili.
Ora che ci avviciniamo a Calenda e la mia terra, la Calbatisia, ancora una volta è scossa dai terremoti, trema sussulta e vibra, conscia della tensione per l’attesa della notte di Semirade in cui il velo è sollevato. Questo è il periodo in cui il suolo si apre e gli avi sono liberi di vagare per Rarte a loro piacimento.
Interpreto il segno come infausto, avverto l’irrequietezza degli spiriti dei miei antenati, mentre il freddo mi attanaglia fin nel midollo, dentro le ossa.
Si avvicina un periodo di purificazione e preparazione, mentre il Nuovo Culto e i Falsi Dei insidiano le verità su cui noi del Popolo Antico abbiamo eretto la nostra civiltà. La purificazione degli antichi dei passa sempre per il sangue e il fuoco e solo i numi sanno quanto sangue ancora dovrà scorrere e quanti incendi divampare prima che la loro furia si sia quietata.
È un periodo di domande e risposte, di Profezia con, dalle e sulle ossa, e mai come oggi temo risposte che potrei ricevere dagli oracoli.
- Amarantina Notti, celebrando Semirade
(Liberamente ispirato ad un testo di Tatiana Martino)
Schiere notturne vaganti per Laìtia
Molti sono i racconti di spiriti che circolano nelle terre di Laìtia, che riguardano gli stuoli che seguono Ecate attraverso la Calbatisia, o la Dea dagli Occhi di Cielo (Diana), nella valle del lago Nemis, vicino alle contrade della Zolia.
Alle schiere notturne vaganti guidate da una figura femminile si accenna anche in un passo di Juòlem della Lialga nel 849. Secondo il volgo, una misteriosa divinità femminile (ma si tratta in realtà, spiega Juòem, di un demonio), chiamata Abundia o Satia, gira di notte per case e cantine, seguita nelle sue peregrinazioni notturne da una schiera di morti che non trovano pace: i morti anzitempo, i bambini rapiti troppo presto alla vita, le vittime di una fine violenta.
Questa donna spettrale vaga nelle abitazioni, mangiando e bevendo ciò che trova: se s’imbatte in cibi e bevande lasciate come offerte, procura prosperità alla casa e ai suoi abitanti, altrimenti si allontana rifiutando la sua “protezione”. Il che si traduce in genere in una serie di sventure per gli sprovveduti abitanti di quella casa, vista l’indole malevola di tale spirito, come hanno ben imparato i contadini Laìtiani.
A «dame Abonde» e ai suoi seguaci allude anche un passo dell’oscuro tomo meglio noto come il “Roman de la Rose”: in cui si chiarisce di come sia accaduto nella Bramoldia che in un villaggio i terzogeniti di alcuni fattori siano stati costretti ad andare, tre volte alla settimana, in compagnia di dame Abonde nelle case dei vicini. Nulla li poteva fermare, né muri né porte sbarrate, giacché era soltanto la loro anima che viaggiava, mentre il corpo rimaneva immobile. Se qualcuno però volta il corpo di chi viaggia in compagnia della dama allora l’anima non può più ritornarvi, e la donna avrà lo sventurato incatenato alla sua macabra corte per sempre.
Vi sono altri tomi ermetici e sapienziali che parlano di tale donna, come le opere dello sventurato Von Juz o del conte D’Erlette e si dice persino che sia una delle figure femminili ritratte nel Voynic, apparsa in visione allo sciagurato illustratore di tale tomo indecifrabile.
Da uno scritto originale di Tain, da me liberamente adattato alle terre di Laìtia.
Caterina de’ Demici, la dama nera del Sacanto
Post di halloween in puro stile orrorifico. Buona notte delle streghe e dei fantasmi.
Caterina de’ Demici nacque a Fiorenzuola da Relonzo de’ Demici, Duca di Irbuno “a cui il Chiamavelli dedicò il suo trattato “De Actis viri dictatori”. Sposò Onrice della Sabina che successe al padre. Alla morte del marito ha prese in mano il potere come reggente e da allora si è dimostrata sempre molto abile nelle questioni di confine e nelle intricata diplomazia delle regioni Laìtiane persino nella difficile situazione successiva alle invasioni di Giscardo lo Smazzolatore. Di recente dopo una delle tante contese di confine che avvengono fra i ducati del Sacanto, ha assunto in nome del il figlio anche la reggenza di Fiorenzuola. L’intero consiglio della città è stato impalato e poi decapitato alle porte della città e le teste trasportate ad Irbuno, come monito per eventuali dissidenti in patria.
In nome della ragione di stato ha fatto sterminare senza nessun indugio centinaia di nemici al solo minimo sospetto; tuttavia questa eccessiva freddezza cela una figura piena di ambiguità e spietatezza con un temperamento inquieto e angosciato, che l’ha portata a circondarsi di astrologi alchimisti, negromanti, fattucchieri e a ricorrere a talismani magici. Si dimostrò.
Le operazioni di Caterina sono spesso descritte dai predicatori del nuovo culto come opere della peggior strega… ed è un fatto risaputo che essa pratichi la bassa magia.
In uno dei racconti più macabri che circola nel Sacanto si afferma che:
“In una notte di luna piena allo scoccare delle tre, teschi di neonati uccisi per strangolamento venivano posti sulle foglie di un albero di fico, cresciuto nel lato settentrionale di un convento abbandonato; attorno ai teschi venivano sparsi acini d’uva da una mistica cacciata dall’ordine. Caterina, indossando una lunga cappa nera, conficcava nei crani dei lunghi aghi d’argento, invocando la morte dei nemici di cui proferiva il nome durante la cerimonia.”
In questo modo avrebbe procurato la morte del contestabile di Fiorenzula, che le contestava la reggenza della città.
Molto spesso Caterina durante le sue operazioni di magia nera usava anche delle particolari statuine di cera e di creta create dai fa6ttucchieri, alte poco più di due palmi con sopra incisi i nomi delle persone da colpire; essa procedeva conficcando degli spilloni d’argento, sue armi magiche preferite, conficcandoli profondamente e con immenso odio nelle statuine. A volte questi riti venivano assistiti dal suo astrologo confidente e amante, Ruggeri. A volte accendeva delle candele nere che circondavano la statuina dal libro dei rituali leggeva le particolari preghiere, poi colpiva con forza le statuine con un pugnale dalla sottilissima lama d’argento, che portava sempre con sè, oppure con spilloni a seconda se voleva uccidere subito oppure far soffrire a lungo la sua vittima. Mentre Caterina colpiva la statuina recitava una delle tante preghiere a seconda del rituale…
Prefiche Laìtiane
La prefica (in lingua antica praefica) era una donna pagata per piangere ai funerali nell’era delle divinità pristine. Le prefiche venivano nel corteo funebre precedevano il feretro dietro i portatori di fiaccola, con i capelli sciolti in segno di lutto e cantavano lamenti funebri e le lodi del morto, accompagnate da strumenti musicali, a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli.
L’uso delle prefiche è citato dal poeta antico Oremo e venne proibito, nei suoi eccessi, a Maro dalla legge delle XII tavole. Il viaggiatore che fosse passato nell’Urbe avrebbe comunque visto anche dopo le proibizioni cortei di donne velate di nero, avvolte dal fumo delle torce, dell’incenso e probabilmente anche di droghe allucinogene, che incidevano con passo tremante battendosi il petto, strappandosi i capelli ed emettendo gemiti inumani.
Si mantenne tuttavia anche in epoca successiva alla dittatura dei capi delle tre stirpi, sebbene combattuto dalle gerarchie del Nuovo Culto (l’uso viene ancora condannato nelle omelie dei predicatori della nuova fede).
La preoccupazione delle autorità e dei sacerdoti nasce dalla possibilità, concreta per quanto remota, che gli spiriti di tali donne, che in vita simulavano esageratamente un dolore fasullo, possano tornare dagli inferi per “vegliare”, secondo i loro distorti valori, i familiari dei defunti che hanno pianto da vive.
Liberamente ispirato a http://it.wikipedia.org/wiki/Prefiche
Il nuovo volto di San Rospo
Iho’s chronilces è lieto di festeggiare il primo giorno del suo nuovo anno di attività, presentando un’immagine rivista e corretta di san Rospo. Colgo l’occasione per un sentito ringraziamento a Tain, per essere stata la prima a presentarmi il Santo dal Nome di Rospo.
L’icona qui menzionata fu ritrovata dall’Alchimista e strega, l’eretica Aramantina Notti, durante un suo viaggio a Cenziva, nella Landa delle Furenti Viole, in una data imprecisata nel corso del nono secolo dalla fondazione di Maro.
Lei stessa scrisse: “Avevo deciso di visitare la cattedrale maledetta di Cenziava in segno di devozione al mio maestro Tsathoggua, su consiglio della malefica Obein. Sebbene con la benedizione del signore di Yeb, non fu facile trovare la strada nel groviglio delle paludi. Il sentiero sembrava essere mutevole e cangiante, come dotato di vita propria e più volte dovetti tornare sui miei passi
Le pareti della cattedrale, sebbene perfettamente a piombo, opera di sapienti mastri artigiani, sembravano pendere da angoli strani e presentavano inquietanti rotondità dove uno si sarebbe aspettato di incontrare degli spigoli, la visione aveva un che di distorto che impediva all’occhio di abbracciare l’oscura struttura in tutta la sua orribile completezza. Statue oscene, sagomate in pose disgustose pendevano dai capitelli, monito all’incauto visitatore dell’empietà di quel luogo.
Su una delle alcove laterali trovai una vecchia tavola di legno, parzialmente coperta dalla muffa, a causa dell’umidità del luogo. Già su quell’altare spoglio, ben prima di iniziarne il restauro, potevo intravvedere l’oscena magnificenza del santo che vi era raffigurato, il vero servitore di Tsathoggua, un demone un tempo esiliato dalle divinità pristine e ora accolto fra le braccia misericordiose del Padre dei Rospi. Un segno che, per tutti noi che camminiamo sul sentiero più oscuro, c’è benevolenza da parte dei Grandi Antichi.”
Immagine copyright Tatiana Martino aka Tain, l’adepta nell’arte del paiolo e della catena.
http://tatianamartino.carbonmade.com
Per chi non conoscesse San Rospo qui ci sono alcuni articoli su di lui.
Verbo di San Rospo da egli stesso raccontato
De Sancti Bufonis fragmenta
Racconti oscuri di Laìtia – Luna Nera in Combusta
Il presente articolo è un supplemento per un gioco di ruolo, non un trattato di esoterismo e/o astrologia, siete vivamente pregati di non prenderlo sul serio.
I principali grimori vergati nella lingua antica di Laitia riguardo alla via combusta affermano:
“Arco dello zodiaco considerato sfavorevole al transito dei pianeti, secondo una tradizione antichissima”. Lexicum Minutus Alberto Sicurii da Maro
“Si chiama “Via Combusta” (Voie brulée) un certo spazio del cerchio zodiacale nel quale le influenze favorevoli dei segni planetari sono molto contrariate e le influenze malefiche dei cattivi aspetti molto aumentate.” “De Actis Astri Esoterci” di Berot Embelian
“Quando un pianeta si trova in questa zona la sua azione si trova diminuita o viziata, secondo alcuni autori”. “Libris Astrologi” Tomo I di Ynerreh du Guoch’on
“Un pianeta è combusto (bruciato) quando possiede energia Marziana. La via combusta è quel tratto dello Zodiaco, dove i pianeti benefici sono indeboliti, e quelli malefici esaltati. Questa collocazione della Luna la rende afflitta, quindi il pianeta non è in grado di agire.” “Irae Strigarum” di Amarantina Notti
All’inizio del secolo nono dalla fondazione di Maro alcuni scolastici si interrogarono sul significato di Combusta e riprendendo le osservazioni del presunto pianeta inframercuriale Vulcano, avrebbero identificato la natura di questo pianeta con l’ultimo decano del Lupo di Fuoco. Ciò conforterebbe secondo loro la tradizione, che vuole questo sia luogo di natura ignea, da cui il nome.
A tale proposito Abû Ma’sar, discepolo dell’arabo pazzo Abdul Alhazred nel Libri Mysteriorum (traduzione dell’alchimista Seppegiù Zebba da Anebtissa, eretico arso nel VII secolo) afferma che “Venere poi e la Luna, quando si fan combuste, sono simili all’argento vivo che, nel fuoco scagliato, il fuoco fugge come dissimile dalla sua natura, né può tollerarlo.” (II, 179).
La “via bruciata” potrebbe avere come origine una fonte puramente esoterica, la cui simbologia non troverebbe quindi ragione sul giudizio di un oroscopo. D’altra parte un’alta percentuale di nati nelle zone attribuite ai settori combusti, oltre che nel Lupo di Fuoco possono trovarsi sotto l’influsso del Fauno Albino. Non risulta, pero’, che questi soggetti siano accomunati in un destino di maggiori prove.
Secondo altri scolastici e astrologi invece la “via bruciata” ha origini in rapporto alla distanza dei gradi di”caduta” dei Luminari. Il termine di “caduta” come opposizione alla “esaltazione” è argomento di discussione tramandato da Toelmaro, perché se e’ vero per il Sole come costante dispensatore di maggior luce dall’inizio della primavera … non vale per la luna ben incostante nel suo percorso intorno alla fascia dei cerchi celesti durante le stagioni.
L’astrologo lialgo Antonio della Villa, vissuto alla corte di Ozie del Martello cita gli “aforismi” di Tolemaro il quale, a proposito della “debilita’” dei Pianeti, rileva che “tutti i pianeti che sono nella via combusta risultano indeboliti”.
Negli ultimi due secoli molti astrologi si sono occupati di questa “via bruciata” ; solo per citarne qualcuno: il predicatore italiano Luca Gaurico, astrologo preferito di Taricena de’ Demici, la Dama Nera del sacanto, Francesco Giuntino di Refinze, l’eretico arso sul rogo e il lialgo Gibert de Blois
Quando si aggiunge a tale fenomeno pure che la Luna Nera (Tililh) che indica separazione, sparizione, morte, rottura… è un buon momento per i venefici, le masche e le jannare per compiere oscuri ed orribili sortilegi.
E’ un periodo in cui le stelle sorridono ai villici che invidiosi desiderano ardere le messi dei vicini e in cui le fattucchiere possono aver maggior successo nei malefici per far disperare le vergini in cerca di un marito. Innumerevoli sono le invocazioni compiute ai falsi dei con tale luna e i sacrifici di infanti e fanciulle che vengono scoperte con raccapriccio sul far del mattino dai boscaioli che vanno per legna fin dalla buonora.
I contadini laitiani nella loro saggezza rammentano sempre ai giovani non addentrarsi negli antichi cerchi di pietre tracciati al limitare dei boschi in tali periodi, pena il rischio di restarvi intrappolati e perdere la propria anima che sarà divorata dall’antico a cui è destinato quel luogo, mentre il suo corpo sarà posseduto da uno spirito impuro come se fosse un burattino.
Liberamente ispirato ad un testo di Tatiana Martino
Il Terrore nei giochi di ruolo.
Questo articoletto parte dall’aver verificato che in un gioco horror il 90% delle volte la gente non ha paura di nulla, anzi più di una volta l’azione si trasforma in una serie infinita di smargiassate o una brutta copia di Full Metal Alchemist o Wild Wild West.
Terrore come dinamica di gioco
E’ pacifico che il giocatore che sta stravaccato sulla sedia sgranocchiando patatine e bevendo gassosa non ha paura di nulla. Ciò non significa che il suo personaggio non debba averla se esistono delle regole per stabilire il suo stato di terrore difronte al pericolo. Prima o poi il giocatore resterà spaventato non dalla storia ma dagli effetti perversi delle dinamiche di gioco.
Uno dei pochi esempi di giochi di questo genere riusciti e il famosissimo Call of Cthulhu (se giocato correttamente) però la sfida contro il mythos è normalmente impossibile da vincere, il che me lo ha di fatto andare in disgrazia.
Io per primo ad oggi sono riuscito a giocare una sola campagna fantasy/fantascientifica in cui avevo messo elementi di orrore e in cui la gente restasse seria e preoccupata sul destino dei propri PG.
La prima considerazione che ne ho tratto è che serve una meccanica di gioco che simuli l’orrore del personaggio, poichè in giocatore naturalmente finchè è seduto tranquillo su una poltrona e sgranocchia patatine non si spaventa di certo.
La sanità di Call of Cthulhu è sicuramente il meccanismo migliore che io abbia trovato, anche se i livelli di danno mentale introdotti dalla Green Ronnin di recente sono un altro buon esempio. Tuut sta nel non abusarne.
Se solo dopo aver iniziare scoprirete che il vostro personaggio potrebbe impazzire e diventare la porta attraverso cui dei e demoni posso entrare nel mondo, o se preferite trasformarsi in un lemure o altro guscio vuoto abitato da un’entità malvagia mentre la sua anima è persa per sempre nei meandri della sua stessa follia, allora diverrete improvvisamente cauti nei confronti di questo terribile destino contro cui non c’è nessuna cura.
La sospensione del dubbio
In un gioco di ruolo la credibilità è tutto, se il giocatore è convinto che i suoi compagni preferirebbero uccidere il suo amatissimo personaggio piantandogli una pallottola in testa piuttosto che lasciare che la sua mente divenga il varco per le forze del mito allora inizierà a sentire un forte disagio che gli impedirà di sedersi comodamente e ricordare che lui è in una stanza ben illuminata lontano mille miglia dagli orrori cosmici.
Se descrivete in maniera sufficientemente lugubre il manicomio interspaziale in cui è stato spedito per errore il personaggio e in cui si trova circondati da pazzi assatanati e cannibali, che hanno appena finito di divorare i secondini, probabilmente il giocatore non avrà molta voglie di fare battute scherzose.
Straniamento.
Normalmente i personaggi sono abituati ad avere dalla loro parte gli abitanti di città e villaggi, ma se il borgomastro amato dagli abitanti di Aberville è in realtà un adoratore del Santo della Palude, nel combatterlo i giocatori si troveranno contro sicuramente una discreta quantità di buoni cittadini armati di torce e forconi che non sono certo disposti a crederci.
Non c’è niente di peggio che custodire una verità atroce che non si può in lacun modo rivelare.
Ancora sul mito degli angeli caduti – Grigori
I Grigori (dal Greco "oi egrḗgoroi", οἱ ἑγρήγοροι, "Custodi" o "Guardiani") costituiscono, in una versione popolare, un gruppo di angeli caduti citati negli Apocrifi dell’Antico Testamento che si sarebbero accoppiati con donne mortali, dando origine a una razza di ibridi nota come Nephilim, descritti come "giganti", in Genesi 6:4 o "eroi caduti da secoli" (Ez 32:27).
Una concezione diversa relativa ai Grigori compare in alcune tradizioni di stregoneria italiana in cui i Grigori si dice provenissero da un antico popolo di provenienza stellare. I riferimenti ai Grigori angelici sono riscontrabili nei fogli che compongono il Libro di Enoch e nei Giubilei. In Ebraico essi sono chiamati Irin, "Guardiani" e si trovano menzionati nell’ Antico Testamento (Libro di Daniele, capitolo 4).
Secondo il Libro di Enoch[1], i Grigori assommano a 200 ma sono ricordati solo i nomi dei loro principali esponenti: Samyaza, che fu il loro capo, Urakabaramil, Akibeel, Tamiel, Ramuel, Dânêl, Chazaqiel (Ezekiel), Saraknyal, Asael, Armers, Batraal, Anane, Zavebe, Samsavil, Ertael, Turel, Yomyael, Azazyel (noto anche come Azazel). "Questi sono i prefetti dei duecento angeli, e i restanti erano tutti con costoro". (Enoch 7:9)
Nel Libro di Enoch, i Guardiani sono angeli inviati in apparenza sulla Terra semplicemente per sorvegliare la gente. Essi presero subito a nutrire concupiscenza per le donne che vedevano e, su incoraggiamento del loro capo Samyaza, disertarono in massa per sposarsi e vivere fra gli uomini. I figli nati da queste relazioni sono i Nefilim (nĕfîlîm ), giganti selvaggi che misero a soqquadro la Terra e angariarono l’umanità. Samyaza, Azazel e altri ancora fra loro divennero corrotti e insegnarono ai loro ospiti umani a fabbricare armi metalliche, cosmetici e altri prodotti tipici della civiltà, di cui essi s’erano segretamente impadroniti. Ma la gente cominciò a morire e a invocare aiuto dal Cielo. Dio inviò allora il Diluvio Universale per liberare la Terra dai Nefilim, inviando tuttavia Uriel ad avvertire Noè così da non far perire l’intera razza umana. I Grigori furono confinati nelle "valli della Terra" fino al giorno del Giudizio Universale. (Si veda Giuda 1:6)
La storia dei Guardiani in Enoch deriva da Gen. 6:1-4 in cui si descrive l’ "Origine dei Nephilim" e si ricordano i "figli di Dio" che li generarono:
Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». C’erano sulla terra i giganti (Nephilim) a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. (Gen. 6:1-4)[2]
Qui, i "figli del Cielo" sono ricordati senza nomi specifici, né funzioni; si può trattare di angeli caduti o semplicemente esseri celesti che si sono accoppiati con donne.
Il Libro dei Giubilei aggiunge ulteriori dettagli sui Guardiani. Mentre "Guardiani" o "Sentinelle" sono menzionati accanto ai "soli santi" nel Libro di Daniele, si disputa che essi abbiano alcuna correlazione con i Grigori. Gli angeli furono abbastanza popolari nel folklore ebraico, che sovente li descrive come giganteschi esseri umani che non dormono mai e rimangono sempre zitti. Mentre ci sono Guardiani buoni e cattivi, molte storie riguardano solo quelli malvagi che decadono dal loro stato di grazia allorché prendono "le figlie dell’uomo" come loro partners sessuali.
L'armata delle Tenebre
-Dammi un po’ di zucchero baby!-
E’ da un po’ di tempo che sono alla ricerca di un’ispirazione per l’atmosfera di Kata Cthulhu. Perchè se volevo l’angoscia opprimente del setting originale anni venti, non mi sforzavo neppure di trasporlo nell’ambientazione "poco seria" di Laita.
Poi mi sono imbattutto quasi per errore ne La Casa 2 e soprattutto La Casa 3: l’armata delle Tenebre. E’ stata una folgorazione.
La scena in cui il protagonista viene attaccato dalle sue immagini riflesse allo specchio o quella in cui deve decidere fra tre Necronomicon, potrebbero andare benissimo anche per un gioco come Kata Kumbas.
Ora sono ancora più certo di prima, la trasposizione di Cthulhu in Kata Kumbas non solo è possibile, ma promette anche di dare grandi soddisfazioni e ora ho anche trovato un termine di confronto su cui basarmi.
Gigantomachia e mito degli angeli caduti
Sto riscrivendo la storia dei giganti di Laìta in una chiave più oscura e funesta, il tutto all’interno del più ambizioso progetto di Kata Cthulhu, Ho già pubblicato i nefariti e presto darò una revisione ai titani e, se la tesi mi lascia un po’ di tempo intendo scrivere un po’ di background sulla guerra tra dei e giganti.
Prima di continuare però ho deciso che voglio tornare un attimo all’origine del mito.
Penso che una delle cose più difficili quando si tenta di scrivere o integrare un’ambientazione sia uscire con una serie di miti e credenze che dia ragione degli dei e dei mostri che lo popolano. Quello che prendendo dal grande Lovercrat potremmo definire il Mythos. Spiegare come avviene un processo creativo sarebbe impossibile ma fare un breve esempio di da dove si possono trarre spunti magari può aiutare chi vuole cimentarsi in questo arduo compito.
I giganti nella Mitologia greca.
I giganti in buona sostanza erano pari agli dei, tranne che nel nome. Erano figi di Gea e quindi originari dell’elemento terra, mentre i titani erano i figli di Crono, padre di Zeus, quindi probabilmente più vicini ad essere entità dell’aria.
Vi furono delle furiose lotte per decidere di chi fosse il predominio dell’olimpo e i titani sconfitti vennero incatenati nel Tartaro.
I ciclopi invece erano figli di Poseidone e quindi più vicini all’elemento acqua.
Il grosso del mito dei giganti nel modo di Laìtia fino ad ora è stato ispirato al corpus della mitologia greca essendo le divinità pristine il corrispondente degli dei dell’età ellenistica.
I giganti nella tradizione Ebraico-Cristiana.
Gigantes erant super terram in diebus illis et etiam postquam ingressi sunt filii Dei ad filias hominum, illaeque eis genuerunt: isti sunt potentes a saeculo viri famosi.(genesi 6,4)
Il passaggio latino in sostanza dice che i giganti erano sulla terra e i figli di Dio e le figlie degli uomini erano i loro genitori (illaeque eis genuerunt – suona più o meno come essi li generarono) questi giganti erano gli eroi del passato. Nella traduzione italiana questo passaggio è un po’ oscuro.
L’interpretazione più diffusa è che i figli di Dio sono i discendenti di Set, terzo figlio di Adamo e devoto a Dio, mentre i figli degli uomini sono i discendenti di Caino. Però in dei testi apocrifi, ed in particolare il Libro di Enoc, si parla di come un gruppo di angeli, chiamati figli del cielo, presero per mogli delle donne umane. Essi generarono una progenie semidivina, i Giganti, che, diventata violenta ed infedele a Dio, fu da questi distrutta, come farà Dio nella Bibbia con il diluvio, che sterminerà la discendenza dei figli di Dio e delle figlie degli uomini. Infatti vi sono altri che ritengono che i figli di Dio siano gli angeli caduti cacciati dal paradiso assieme a Lucifero. Ai fini della costruzione di un Mythos horror la seconda ipostesi è certamente più suggestiva della prima, in fondo qui si sta facendo un lavoro di pura fantasia cercando di ispirarsi alle tradizoni del pasato.
Nella trazione ebraica questi giganti sono i Nephilim (da cui ho tratto i Nefariti), si noti che il testo lascia intendere che vi furono Nephilim anche dopo il Diluvio, che quindi non li distrusse tutti. Infatti nell’ Antico Testamento vengono nominati diversi giganti, come ad esempio gli Anakiti, i Refei, Og e il noto Golia, sconfitto da Davide.
Creature mostruose sotto gli oceani
"Vi sono più mostri sotto il mare di quanti ne camminano sulla terra." – Monito ai naviganti inciso sulle torri del porto di Ablio risalente al 427 dopo la fondazione di Maro.
Il mare è da sempre considerato nelle varie tradizioni e mitologie come elemento fonte di vita, ma anche portatore di distruzione. Esso da agli uomini il cibo, ma racchiude al suo interno mostruosità abominevoli e una furia distruttiva senza pari. Ecco una carrellata di alcuni mostri che non dovrebbero mancare nei mari di Rarte.
Leviatano
« Ecco là il mare grande, vasto, immenso… e il mostro che Tu hai creato per scherzar con esso. » (Salmi 104,25-26)
« In quel giorno, con la spada dura, grande e forte, Il Signore, visiterà Levithan, il serpente tortuoso, e ucciderà il mostro che è nel mare. » (Isaia 27,1)
« Dio si vanta di aver generato questo mostro marino, simbolo della potenza del Creatore. » (Giobbe 40,20-28)
Leviatano (contorto; avvolto) è il nome di una creatura biblica. Si tratta di un terribile mostro marino dalla leggendaria forza presentato nell’Antico Testamento. Tale essere viene considerato come nato dal volere di Dio.
Il libro Giobbe lo descrive con denti spaventevoli e scaglie come di una corazza (Giobbe 41:14-17), che emette fumo dalle narici (Gb 41:20) e come un animale estremamente forte e senza terrore: il "re su tutte le maestose bestie selvagge" (Gb 41:33,34).
Kraken
Il Kraken è un mostro marino leggendario dalle dimensioni abnormi; il suo mito ha origini molto antiche, ma si è sviluppato soprattutto fra il Settecento e l’Ottocento, forse anche sulla base dei resoconti di reali avvistamenti di calamari giganti. Viene generalmente rappresentato come una gigantesca piovra, con tentacoli abbastanza grandi da avvolgere un’intera nave.
In norvegese, krake indica un animale malsano o aberrante (in analogia alle forme inglesi crank e crook). In tedesco, krake significa piovra.
Lilith
E potevate pensare che avrei tralasciato questo demone per il mio bestiario? Ma certo che no. Quindi presto vedrete sorgere in Kata Kumbas la splendida e seduttrice Tilhil. Intanto vediamo di capire chi era per la tradizione ebraica.
In realtà Lilith nasce in Mesopotamia ed è originariamente un mito Sumero, purtroppo di questo periodo abbiamo scarsissime informazioni. Lilith presenza una forte assonanza con il termine ebraico per civetta.
In Gilgamesh si trova la seguente citazione
Quindi un serpente, che non può essere incantato
fece il suo nido tra le radici dell’albero huluppu
l’uccello Anzu mise i suoi piccoli tra i rami dell’albero
e la vergine nera Lilith costruì la sua casa nel tronco.
L’idea che Dio dovrebbe aver creato qualcun altro prima di Eva è suggerita dalla frase della genesi in cui viene usata l’affermazione "questa volta è carne della mia carne", che implicherebbe almeno un precedente tentativo.
Il Libro degli splendori (Zhoar) riferisce che Lilith è una creatura coperta di sangue e di saliva rendendola inevitabilmente più simile ad un Demone che a una donna, quindi incompiuta.
Quando si trattò di consumare il primo rapporto sessuale ovviamente fu un’esplosione di sensazioni estatiche per entrambi ma quando Lilith cominciò a dimostrarsi insofferente per la posizione che Dio aveva imposto (la donna sotto e l’uomo sopra) l’idillio fra i due finì, Adamo voleva imporre la sua superiorità, in quanto uomo, nei confronti della donna che doveva stendersi sotto di lui e Lilith fuggì nel Mar Rosso.
Dio, vedendo di nuovo l’uomo solo, tentò di richiamarla ma lei espresse di nuovo il suo rifiuto.
Il secondo tentativo di Dio per dissuaderla fu quello di mandare tre angeli che la trovarono fra le acque circondata dagli altri demoni (secondo la tradizione ebraica nell’acqua si annidano le creature del male) e cosciente di essere una di loro, essi la minacciarono di morte se non fosse tornata dal suo sposo, ma Lilith astutamente li dissuase rivendicando l’incarico affidatole da Dio stesso della custodia dei bambini maschi fino all’ottavo giorno di vita e delle femmine fino ai vent’anni d’età.
Gli Angeli tornano sconfitti in paradiso e Dio si vendica con Lilith uccidendole le centinaia di demoni (Lilim) che generava accoppiandosi con le creature del Mar Rosso.
A tale affronto lei risponde aggirandosi nottetempo nelle contrade, orientandosi presso i crocicchi, per cercare e strangolare i neonati (a meno che non siano protetti da talismani recanti i nomi degli angeli che le erano apparsi) e per sorprendere gli uomini durante il sonno sfinendoli fino alla morte con abominevoli amplessi.
Ad Adamo fu data una nuova donna, Eva, della quale Lilith era gelosissima e cui uccise buona parte della prole, ed alcune versioni vogliono che fosse lei il serpente che la indusse a disobbedire all’uomo cogliendo il frutto proibito.
Per gli Ebrei Lilith passerà definitivamente al rango di Demone femminile raffigurata come donna il cui corpo termina in una coda di serpente.
Nella Bibbia cristiana i riferimenti a Lilith sono veramente molto pochi, probabilmente ad opera delle successive riscritture a scopo dottrinale e sacerdotale volte ad esaltare l’obbedienza che la donna deve dimostrare nei confronti dell’uomo, la citazione più esplicita si trova in Isaia 34,14:
I gatti selvatici si incontreranno con le iene, e
I satiri si chiameranno l’un l’altro;
vi farà sosta anche Civetta e vi troverà tranquilla dimora.
Nell’originale il termine che vine tradotto con civetta è lilit, fate 2+2.
Lilith governa l’inferno, ha l’aspetto di una donna nuda estremamente bella, ha i capelli blu e gli occhi rossi, la pelle è di un colore grigio argenteo; comanda le schiere di succubi e gli amplessi con lei portano alla follia. per altri ha la pelle blu e i capelli rossi.
Altre caratteristiche di Lilith:
- coperta di peli, ossia priva della depilazione completa, come era uso nelle zone mediorientali
- con zoccoli anziché piedi, chiaro simbolismo al suo legame con la luna; alle volte ha la coda da sirena
- si manifesta solo di notte
- occhi di fuoco
- ali, acquisite dopo aver pronunciato il nome segreto di Dio
- è immortale, avendo abbandonato l’Eden prima che Dio privasse l’umanità dell’immortalità
Sull'aspetto della Malefica Obein
Questo mi ero completamente dimenticato di averlo in un angolo della mia cartella documenti
Ursha scrive:
per distrarti un po vuoi sapere com’è l’aspetto di Obein?
Tatì scrive:
siiii
Ursha scrive:
allora secondo me non è tanto altra, poiché comunque il popolo antico ha i tratti degli abitanti del centro Italia diciamo 1,60 m
Tatì scrive:
si ci sta
Ursha scrive:
il volto è "crudelmente" dolce e nei suoi occhi vi è la compassione di chi ha accumulato la saggezza di secoli di vita
Tatì scrive:
ok naso appuntito e leggermente camuso allora
Ursha scrive:
giusto, in effetti del viso avevo in mente solo gli occhi
Ursha scrive:
ha i capelli neri lisci e lunghi fino alle ginocchia, con l’attaccatura ad ala di corvo, questo è troppo tradizionalmente associato alle streghe per non metterlo
Ursha scrive:
ma il dettaglio migliore è che ha tatuati, sulla metà sinistra del corpo, dallo zigomo fino all’inguine, tutti e 17 i versi dell’oscuro sapere di Tsathoggua.
Non ho ancora deciso come è vestita e mi manca la bocca, forse in essa si trova tutta la cattiveria che manca ai suo occhi, troppo spesso inondati di lacrime
Tatì scrive:
bocca sottile?
Ursha scrive:
potrebbe essere…
Ursha scrive:
la sua bocca sottile conteneva tutta la malvagità che mancava ai suoi occhi, torppo spesso inondati di lacrime, come se le azioni che compiva fossero necessarie, ma la caricassero di un fardelo a chi nessuno altro essere umano avrebbe potuto resistere…
Ursha scrive:
‘cui, non chi
Tatì scrive:
mm
Ursha scrive:
il fatto fondamentale è che Obein anche dopo 4 secoli è malefica perché deve, non perché vuole…
è questo ciò che voglio riuscire a rendere
è un po’ al versione distorta del mio idolo
che compie il male nella convinzione di fare il bene
Tatì scrive:
avrai un bel daffare allora
Ursha scrive:
lo so, ma una semplice storiella non mi interessava… altrimenti manca di pathos
mentre il primo agisce consapevolmente dandosi una giustificazione, lei agisce consapevolmente mossa dalla necessità, ma non può giustificarsi
poi verrà fuori quello che verrà, ma intanto ci provo
tu cosa faresti?
Tatì scrive:
questa cosa della nemesi mi piace
la spingerei forse alle estreme conseguenze
magari al limite tra santità e dannazione
o tra misticismo e follia
Ursha scrive:
di preciso con nemesi a cosa ti riferisci?
Tatì scrive:
che sono l’uno il contrario speculare dell’altra
Ursha scrive:
cioè diresti pensa a lui e fai agire di conseguenza al contrario lei?
Tatì scrive:
si
Sull'ambietazione di Cthulhu per Kata Kumbas
[12:08] Ursha: entro qualche mese il Facco Palas sarà pronto, poi mancheranno solo le persone e il tempo per giocarlo
[12:08] Tatì: ![]()
[12:09] Ursha: Oltre che un’ambientazione adatta
[12:09] Tatì: dici nulla
[12:09] Ursha: ho letto le storie di Smith su Hyperborea, ma la sua soluzione per mescolare fantasy e miti non mi ha soddisfatto quindi ho bisogno di una soluzione mia per trasportare la cosa nel medioevo italiano
[12:10] Ursha: mm
[12:10] Tatì: be’ prendi spunto da evangelisti
[12:11] Ursha: si ci avevo pensato, però evangelisti in fondo razionalizza troppo i miti, forse perché è agnostico
[12:11] Ursha: io non lo classifico nel werdi tales, anche se ha molti punti in comune con la letteratura di Cthulhu.
[12:12] Ursha: Poi fino agli ultimi tre libri il tema della follia era marginale…
[12:13] Ursha: Il vero difetto di evangelisti è che da una spiegazione, magari forzata, opinabile e strampalata, ma spiega…
[12:14] Tatì: e va be’ magari lo spingi alle estreme conseguenze ed è fatto
[12:14] Ursha: può essere.
[12:15] Ursha: Però infondo rimane sempre il solito problema, Cthulhu nei romanzi funziona, ma quando lo giochi improvvisamente smette di essere spaventoso, oppure si trasforma in un gioco al massacro dove ogni due sessioni serve un nuovo PG…
[12:16] Ursha: la mia invece deve essere una campagna "eroica"
[12:16] Tatì: eeehhh
[12:17] Tatì: Leonida?
[12:17] Ursha: no, non mi piacciono i giochi al massacro. Inoltre se giochi le Termopili parti fatalista e il gioco non funziona più
[12:18] Tatì: ecco
[12:18] Ursha: è una delle cose che sconsigliano anche per year of the zombie, deve esserci sempre una via di successo per il gruppo, magari all’ 1% ma deve esserci
[12:18] Tatì: mm
[12:19] Tatì: si complica allora
[12:19] Ursha: Si. Ho scoperto in passato che la cosa funziona meglio se uno non sa a cosa gioca.
[12:20] Ursha: Avevo fatto un fantasy post apocalittico in cui introducevo le dinamiche di Cthulhu, ma non c’era scritto da nessuna parte che era cthulhu e quindi la cosa funzionava.
[12:20] Tatì: ![]()
[12:20] Ursha: Quando i giocatori hanno cominciato a capire che lentamente e inesorabilmente impazzivano si sono immedesimati nella storia e hanno raggiunto il gisto senso di inquietudine n CoC non è mai successo perchè tutti sapevano che tanto prima o poi arrivavano gli antichi
[12:21] Tatì: sei un mostrooo
[12:22] Ursha: No, solo ritengo che ogni gioco abbia un suo feeling, e il giocatore dovrebbe sperimentarlo se giochi e rimani ancorato alla sedia e al tavolo, dove sta l’esperienza dell’immedesimazione, che è il punto forte dell’ RPG
[12:23] Ursha: Conan è un esempio di fantasy che funziona perché non si sa mai se dietro a tutti i misteri c’è un demone o invece una semplice motivazione razionale. Penso che mi ispirerei a quello…
[12:24] Tatì: poterebbe funzionare sì
[12:24] Ursha: Non posso fare una cosa dei tipo i giocatori non sanno, perché ormai se uno vede scritto sulla scheda "sanity" sa cosa lo aspetta.
[12:25] Tatì:
te la sei bruciata st’ideaaa
[12:27] Ursha: Giocherei con un gruppo diverso, però sembra che ultimamente gli horror stiano tornado di moda, quindi uno ti domanda cos’è quel punteggio e se comici a parlare di terrore e pazzia mangia la foglia.
[12:25] Ursha: però non sapere quando avrai veramente a che fare con i falsi dei e quando invece si tratta di stupidi e normalissimi Biro Biro potrebbe aiutare.
[12:27] Tatì: biro biro?
[12:27] Tatì: ![]()
[12:28] Ursha: piccole creature, grasse a causa della geofagia, con i piedi che puzzano da formaggio, con la testa senza collo e due file di denti
[12:28] Tatì: ![]()
[12:28] Ursha: naturalmente sono antropofagi
[12:28] Ursha: siamo nell’Italia medioevale e non puoi mettere i goblin
[12:29] Tatì: bleearrggh
[12:29] Ursha: invece degli orchi hai i bruti
[12:29] Ursha: al posto dei gargoyle i petroliti (che sono anche vampiri)
[12:29] Ursha: e invece degli orchi i bruti
[12:29] Tatì: ![]()
[12:30] Ursha: kata Kubas è per sua natura poco serio a partire dai nomi di fra Burrito, sora Berocchia e san Sugugno. Questo complica ancora di più la sua ambientazione dark o forse aiuta a spiazzare i giocatori, chi lo sa.
[12:31] Tatì: ecco volevo chiederti aiuto per un nick su skype ma credo mi asterrò
[12:31] Ursha: grazie,
[12:32] Ursha: ma quei nomi non sono farina del mio sacco, sono usciti dal genio di Agostino Carocci, poi io ho rovinato tutto decidendo di metterci dentro San rospo
[12:33] Tatì: ma smettila
[12:33] Ursha: ?
[12:33] Tatì: è stata una genialata mettereci San Rospo
[12:34] Ursha: che tramite le varie evoluzioni che ha assunto da quando ne ho letto sul suo sito ci ha portato a questo
[12:35] Tatì: 
[12:38] Ursha: già
[12:39] Ursha: ora devo solo capire come la cosa può essere gestita in modo che il tutto risulti verosimile
[12:39] Tatì: sei un ingegnere chi meglio di te
[12:40] Ursha: vedremo intanto direi che da questa conversazione qualche spunto è emerso
[12:41] Tatì: meno male
[12:41] Ursha: Se voi ti riassumo ![]()
[12:41] Tatì: ecco si magari
, ogni tanto mi perdo
[12:41] Ursha: 1. Medioevo cupo alla Valerio Evangelisti
[12:42] Ursha: 2. Ai giocatori si deve sempre dare la possibilità di portare a termine con successo le loro imprese anche se giocano contro i falsi dei
[12:43] Tatì: ok, mi sembra ragionevole
[12:43] Ursha: 3. Siccome non si possono spiazzare i giocatori facendogli credere che giocano una cosa e poi scoprono che è un’altra (come succede invece in year fo the zombie), si punta a variare il tema delle avventure
[12:43] Ursha: In modo che alcuni fatti della storia abbiano un’origine soprannaturale, mentre molti abbiano invece motivi estremamente plausibili.
[12:45] Ursha: 4. La sanità viene persa con estrema lentezza ma è quasi impossibile recuperarla (se non genera inquietudine questo
)
[12:45] Tatì: mi piazeee
[12:45] Tatì: molta inquietudine sì
[12:45] Tatì: 
[12:45] Ursha: il punto 4 è perché squadra vincente non si cambia
[12:46] Tatì: 
[12:46] Tatì: ecco
I falsi dei.
Quando gli dei scesero in guerra tra di loro la terra tremò per dieci anni, i mari si tramutarono in sangue, le montagne si sgretolarono e piansero lacrime. L’orrore di quei giorni che cambiò la geografia del mondo di Laitìa è troppo raccapricciante perché esistano parole per descriverlo.
Saggi e filosofi, dimenticati ormai da molto tempo, specularono sulla possibilità che le anime delle persone decedute durante tale immane cataclisma non siano mai potute arrivare negli inferi per trovare il loro posto nell’ordine delle cose. Avrebbero invece vagato come masse di sentimenti negativi come paura, odio e rabbia, risvegliando cose assopite dai tempi della creazione perchè troppo orride e oscene per trovare uno spazio nell’ordine delle cose, fornendo loro nutrimento.
Questi saggi sono stati da tempo stati dimenticati e i loro scritti, mai copiati, sono ora solo polvere, quindi queste speculazioni sono ignote ai moderni abitanti di Rarte.
Però, quegli stessi saggi, ignorati e tacciati di follia o blasfemia, avevano ragione. Le concentrazioni di energia negativa vagarono per le terre dell’apocalisse, fino all’Hatria, il loro cuore più oscuro e malvagio, dove nutrirono delle forme orribili e allucinanti, le quali poi trovarono uomini, stanchi della lontananza delle divinità pristine, disposti ad adorarli come dei, e desiderosi di poter ottenere i loro miracoli di morte per soddisfare la loro brama di potere.
Tali divinità non possono essere incluse nelle fila dell’entità oscura, il male che incarnano è molto più primordiale e orribile. Inoltre più che di male, si dovrebbe parlare di una terribile forma di blasfemia verso tutta la creazione. Paragonare i falsi dei all’entità oscura, è come paragonare la follia di un dio alla divinità che l’ha originata. Non di meno la follia di una divinità è potente tanto quanto la divinità stessa e desiderosa di trovare adoratori e seguaci.
L’adorazione di tali divinità aliene, porta ad una pazzia, che non è semplice follia, ma un varco attraverso cui l’orrore cosmico può riversarsi nel modo di Rarte, una possessione molto peggiore di quella che i demoni riescono ad esercitare sugli uomini.
Fuori dalla Bacadia sono pochi coloro che adorano tali aberrazioni e non si consce molto dei riti con cui tali dei vengono adorati, ma è voce comunemente diffusa che questi culti debbano essere più abominevoli di quelli dedicati agli dei dell’entità contraria.
Ho creato quersta espansione del background per poter importare il werid tale nell’universo di K.K. perchè ne sono un appassionato anche se "paraddossalmente" non mi piace giocarlo nella sua abientazione Lovercraftiana, ma lo preferco ambientato in una veste pseudo medioevale (sono un appassionato di Valerio Evangelisti)… poi se ritenete che tradisca il background siete liberi di non giocarlo.
Introduzione a Kata Cthulhu.
"Ora devo parlare di quelle cose, di quei misteri che sono spaventosamente al disopra della Terra stessa e dei suoi abitanti; quelle cose che eccedono dal comune mezzo umano e terreno, che sovvertono la ragione, che alterano le dimensioni e sfidano la biologia. Raccontare è atroce e, dopo sei lustri, il ricordo di un vecchio terrore agita ancora la mia mano mentre scrivo." C. A. Smith – Il Testamento di Athammaus
L’idea non è così folle come può sembrare e l’ho provata nella mia ultima campagna: il santo della paude.
Il medioevo italiano proposto da Kata Kumbas presenta già fatti sinistri e tenebrosi, e pervaso dalla scia morbosa della peste e dalla miriade di demoni che lo affollano.
Inoltre Clark Ashton Smith stesso in alcune delle sue storie di Hyperborea affronta il mythos con toni irriverenti, come nel viaggio su Saturno dello stregone Ebion.
In Kata Kumbas vi sono molte cose che riflettono vagamente la realtà. Visto la loro immensa potenza e antichità non vi è nessun motivo per chi i grandi antichi non possano rilfettersi ed esistere contemporaneamente in più universi paralleli e infestare anche il modo di Rarte, dopo che l’abbandono da parte degli dei pristini ha lasciato un vuoto nella cosmologia.
In effetti grandi antichi esistevano già dall’inizio dei tempi, ma erano dormienti e forse sarebbero rimasti tali, se i conflitti tra gli dei e la loro successiva dipartita, non li avesse risvegliati e non avessero preso dimora e trovato una forma nelle Terre dell’Apocalisse e nell’Hatria, da cui con i loro pensieri impuri tourbano ancora oggi le vite dei mortali.
Sheela Na Gig
Non ditemi che questa non sembra uscita direttamente dai miti di Cthulhu. Adesso non ho molto tempo per lavorarci sopra, ma intendo creare un qualche falso dio per Kata Cthulhu con le sue sembianze.
Le Sheela Na Gig sono delle antiche sculture di pietra raffiguranti una donna che mette in bella mostra i proprio genitali. Le potete trovare nelle facciate di alcune chiese e castelli inglesi et irlandesi e pare abbiano più o meno la stessa funzione dei Gargoyle, ovvero di tenere lontano gli spiriti malvagi. Ci sono molte controversie riguardo agli studi su queste amabili sculture, a partire dal nome (Sheela Na Gig, in antico irlandese Sighle na gCíoch, vorrebbe dire qualcosa come "vecchia megera popputa", ma qui gli studiosi si dividono), e poi, giustamente, il loro significato più intrinseco, ossia che cosa mi rappresentano? C’è chi le indica come reminiscenze di antiche divinità pagane, chi come Dee della fertilità, e chi ancora come monito a non cedere alle lusinghe della carne, ed infine chi, gargoylescamente, le indica come creature che tengono lontani gli esseri malvagi.
Per maggiori informazioni: Sheelanagig.org
De sancti bufonis fragmenta
"Intorno all’anno 537, vi fu un dio chiamato Rospo di N’Kai, vicario di colui il quale è chiamato Signore di Yeb, che fu tanto prudente da dispensare le Cose Occulte acciocchè la gente lo acclamasse degno del Regno del Signore Dormiente. Il Malefico Signore glielo ordinò. Così, dunque, Rospo camminava già sulla Terra di cui il Signore, come attestato dalle Scritture, a causa di eventi sfavorevoli era caduto in disgrazia perciò si recò alla Malefica Obien per domandare consiglio e aiuto. A quei tempi, nella città di Atlantide, Rospo aveva prudentemente e utilmente dispensato la seconda parte delle sue Rivelazioni Divine sul suo Signore, affinché Colui che Dorme fosse acclamato da ogni bocca degna. In seguito alla Transizione dei Morti, Rospo fu chiamato Toad…"
Frammento Apocrifo a cura di Tatiana, Ireofante del culto di San Rospo – originariamente in lingua antica.
Non è possibile datare il frammento con precisione anche se deve essere sicuramente risalente all’ultimo lustro. Al riguardo aggiungiamo alcune note sui nomi citati per favorire la vostra comprensione.
Obien non è un luogo,ma una strega, secondo alcuni ancora vivente dopo 400 anni, la traduzione esatta del manoscritto avrebbe dovuto essere dalla strega Obien. D’altronde le parole il lingua antica per strega e malefica sono simili e la conoscenza della lingua antica Laitiana, nel secolo attuale, non è più sufficientemente buona da assicurare traduzioni fedeli. E’ da presumere che l’ireofante abbia scritto il testo originale in maniera sgrammaticata e che poi l’inaccorto traduttore abbia pasticciato ulteriormente nella traduzione.
Yeb è una divinità che assieme la gemello Nug fa parte della progenie di Shub-Niggurath e Yog-Sothoth e non di quella di Tsathoggua. Ora è risaputo che Obien era una devota di Thsathoggua, cosa che sembra valere anche per questo fantomatico demone-rospo, perciò: o non ci è noto un qualche debito ancestrale tra Thsathoggua e Yeb o siamo difronte ad un’altra imprecisione, che confermerebbe la teoria secondo la quale gli stessi adoratori dei falsi dei non sanno molto dei loro patroni. Peraltro lo scolastico Carlo degli Astani Smitoni ritiene che sia incorretto asseritre che Yeb sia della progenie di Shub-Niggurath e in un libello detto "polvere di stelle" afferma che sia Tsathoggua il signore di Yeb
Il manoscritto porta luce su alcuni degli avvenimenti che potrebbero essere accaduti nelle città stato maledette presenti nell’Hatria, sulle quali non abbiamo quasi nessuna informazione, tanto sono infestate da demoni e derelitti, e vi è una diretta citazione del mito atlantideo, che sicuramente porterà gli scolastici a indagare nuovamente sulla possibile esistenza di questa strana civiltà che dovrebbe essere presunta ancora esistente al di fuori del mare Missogeo.
Nonostante la luce che in futuro il manoscritto potrebbe portare sugli gli importanti eventi della nostra storia passata e gli studi storiografici che esso sicuramente promuoverà tra gli scolastici, accogliamo con estremo dispiacere e rammarico la notizia della diffusione di tale manoscritto al di fuori degli ordini monastici e suggeriamo quando possibile la sua distruzione affinché non rischi di traviare le menti dei semplici.
Notiamo inoltre, con apprensione, come la disattenzione, temo volontaria, che ha portato alla diffusione di tale frammento sia solo l’ultimo dei sintomi indicanti la virulenza con cui il culto del rospo nell’ultimo mese si sta diffondendo. Vi raccomandiamo pertanto di prendere provvedimenti al riguardo identificando gli eresiarchi e consegnadoli al braccio secolare.
In fede,
Fratello Priore Giacomo degli Albertani
Tutto il testo in corsivo è copyright 2007 di Tatiana Martino e utilizzato con permesso: sono stati fatti i seguenti adattamenti per renderlo compatibile con la datazione e la cosmologia di Laitia Ebion è diventato Obien ed è stato tolto il riferimento all’anno di Yuggoth.
Obien è la straslitterazione di Eibon, che nel Mythos vero era uno stregone devoto a Tsathoggua: nel mondo di Rarte vi sono cose che in qualche modo rispecchiano gli accadimenti della Terra, ma con delle notevoli differenze.
Come al solito si rignrazia Oblivion per gli spunti e i suggerimenti.
Verbo di San Rospo da egli stesso Raccontato
Voce dell’uomo dal nome di rospo:

“All’inizio del tempo fui bestia, rospo tra i rospi, mi cibai di vili creature inferiori, fino a quando il dio bifronte non mi riplasmò.
All’inizio in me ci fu solo desiderio di sterminare e depredare i vili delle loro anime. Poi, vi fu la guerra dei giganti e io venni mandato a straziare i loro spiriti prima che le loro carni.–br–
Uccisi innumerevoli giganti prima che i fratelli Dornung mi intrappolassero in un corpo mortale. Così giurai eterna vendetta contro la maledetta stirpe di quei mostri, mentre gli dei mi disconoscevano tra i loro servitori a causa della mia debole forma.
Nel mio nuovo corpo imparai i piaceri a cui voli mortali vi dedicate e più di tutti mi presero la brama del sapere e la concupiscenza della vostra morbida e fragile carne.
Ma sebbene il mio spirito fosse forte, il mio corpo era caduco e presto invecchiai: mi colse la disperazione quando capii che mi sarei consumato in eterno per gli eoni a venire senza mai raggiungere una fine al mio decadimento.
Quando gli dei abbandonarono Rarte si erano ormai dimenticati del loro fragile servitore, così. scacciato dagli dei e dagli uomini per i miei innumerevoli crimini, vagai per le terre dell’apocalisse come un misero vagabondo.
Fu nel cuore dell’Hatria che incontrai Tsathoggua , il primo tra i falsi dei, lui era più bestia e più rospo di quanto io no fossi mai stato.
Egli mi insegnò molti spaeri oscuri e seppure non poté liberarmi dai malefici dei giganti, operati con una scienza superiore alla sua, arrestò lo scorrere del tempo sul mio corpoe fu in grado di mostrarmi il talismano che i giganti avevano usato per intrappolarmi in spoglie mortali.
Il mio corpo era ancora debole ma ora il mio spirito era colmo di odio per i giganti gli dei e gli uomini.
I mie successivi pellegrinaggi nella Bacadia, per diffondere il verbo del signore di Yeb, sono ben noti e descritti dallo Scriptorem Tenebrarum, perciò non mi dilungo su di essi.”
Verbo di San Rospo come rivelato ad Abesti il Pazzo.
Confessione ottenuta con l’uso della tortura presso le carceri Catavine.
Possa il signore senza tempo avere pietà della sua anima
4 del settimo mese, anno 847.
Notaio: Fausto Adelchini
Giudice dell’eresia: Fratello Ezechiele Beneventi
Confortatore: Fratello Nicola Maldicenti
Immagine copyright 2007 Tataina Martino.
Sanctus Bufo
"Homini probi timete iram Sancti Bufonis
Ecce in novo die acta Sancti Buonis recitateritis erunt…"
in lingua antica.
Frammento – anno 785 – Apocrifo
Ecco, nel nuovo giorno gli atti di San Rospo saranno recitati.
Traduzione a cura di Adelasto Bendicenti, cancelliere dell’ordine dalla sacra chiave.
[in risposta ad una domanda di Astuto Cugino]
L’ordine della sacra chiave è un nome che mi è venuto in mente per un ipotetico ordine militante di cavalieri della fede.
Come tutti gli ordini di suddetti cavalieri si occupa di sradicare eresie, combattere demoni, stregoni e pagani.
Per ora le mie idee al riguardo finiscono qui, magari in futuro scriverò un trafiletto su di loro.
Il cancelliere normalmente è una figura che si occupa della burocrazia e le epistole nelle corti. Non avrebbe nulla a che fare con gli ordini monastici, ma mi sono preso una licenza d’autore.
Quale responsabile della corrispondenza dell’ordine Bendicenti è la persona più adeguata ad essere incappata casualmente nel frammento di manoscritto, finito chissà come tra la le lettere del monastero, e ha deciso di operarne una traduzione da inviare, probabilmente, a qualche inquisitore.
Il culto del Rospo su Laìtia.
“… Bufo quoque deus est…”
iscrizione in lingua antica trovata nella città dimenticata di Rakos
Sebbene gli scolastici abbiano ormai concluso da tempo che il Rospo non sia una divinità ne un falso dio, la sua adorazione sembra un fenomeno in costante crescita, forse aiutato dal fatto che il santo sembra camminare sempre su Rarte, come se non potesse più far ritorno al livello spirituale dell’esistenza, cosa per altro gli scolastici ritengono impossibile… A questo fatto non è ancora stata data una risposta soddisfacente, forse gli studi su nuovi manoscritti recuperati dai tombaroli nelle terre dell’apocalisse potranno in futuro fornire una risposta, ma per ora ciò è destinato a restare nel mistero più fitto.
Alcuni scolastici preferiscono distinguere tra il falso e il vero culto del signore della plaude.
Il falso culto è solo un’impostura creata per plagiare le menti dei semplici e portarle verso atti profani creato da pazzi ed esaltati. Questo si ripresenta spesso in luoghi e tempi diversi ed è caratterizzato da riti sempre più strambi e diversi.
In pratica alla base di questo culto vi è l’idea di un auto nominato profeta dell’Uomo dal nome di Rospo, il quale si inventa i riti più macabri e sconci che gli vengono in mente e poi lo propina agli abitanti delle zone rurali come un culto della fertilità, propiziatorio per la semina e il raccolto.
Ogni tanto però un falso culto attira l’attenzione del Santo, meglio sarebbe stato che avesse attirato l’attenzione dei cavalieri della fede, perché il Bufo non è misericordioso con chi usa e infanga il suo nome…
Uno dei più infami rappresentanti di questi falsi culti fu il cardinale Egisto Capra di Cenziva, egli costruì una cattedrale in un campo vicino alle paludi otre il ponte degli angeli, che in teoria doveva essere dedicata all’Altare dei Cieli. La chiesa non seguiva i normali canoni e il suo aspetto tondeggiante e bombato doveva rappresentare la forma di un rospo, mentre le guglie simboleggiavano i rigonfiamenti del dorso.
In quella chiesa avvennero riti inenarrabili, rospi inchiodati alle pareti, fanciulle costrette, per essere iniziate ai misteri, ad ingoiare rospi interi… anche il Rospo notò la cosa e gli eventi che seguirono furono così terribili che vennero depennati dall’archivio dei canonici di Cenziva, solo la sentenza che colpì Capra fu riportata negli atti del processo per eresia, il resto venne segretato.
Eppure sussurri a mezza voce sostengono che in quegli atti smarriti si nasconda una grande verità riguardante il Rospo… perché prima della fine della macabra storia qualcosa successe al Rospo… qualcosa che lo avrebbe a lungo dispiaciuto…
Il vero culto del santo della palude è qualcosa di completamente diverso, è il santo stesso a fondarlo e sceglierne gli adepti tra i migliori assassini, sapienti e stregoni, per cominciare a dispensare le sue arti e i suoi segreti agli adepti.
Il santo sembra benevolo verso i suoi adoratori, ma questa è solo un’apparenza, in quanto egli sussurra alle loro orecchie segreti così osceni e tenebrosi che sarebbe meglio rimanessero nascosti e letteralmente frantumano le menti di chi li ascolta.
Non è ancora chiaro come ma il santo è in grado di trarre nutrimento assorbendo i pensieri delle menti folli…
Coloro che riescono a mantenere un barlume di lucidità nella loro pazzia sono destinati a trasformarsi in spettri e diventare servitori del santo, mentre gli altri… dopo essersi cibato della loro mente, il santo si ciberà anche del loro corpo.
Visto che l’auctoritas in materia non ha risposto con commenti negativi, mi accingo a pubblicare questo post, in base al concetto fondamentalmente sbagliato che nessun feedback è uguale ad un feedback positivo.
Come al solito si rignraziano Tatiana M. e San Rospo per l’ispirazione, senza di loro questa follia non sarebbe mai iniziata.
Habemus sactum bufonem
“Questo simulacro dell’Uomo dal Nome di Rospo,
il Santo della Palude,
è qui arrivato per testimoniare tutta la gloria
di questo servitore delle divinità misconusciute,
tremendo sterminatore di giganti.
Inginocchiatevi riverenti e imploranti plaudite.”
Il Santo della Palude
Motto: -Croak Croak SSSSt….-![]()
Epiteti:
Protettore dei perpetratori furti di anime.
Signore dello Stango
San Rospo
Uomo dal Nome di Rospo
Benedetto dai Falsi Dei
–br–
Sebbene per molto tempo il Santo della Palude o San Rospo sia stato erroneamente ascritto nell’elenco dei falsi dei, partoriti dalla dipartita delle Divinità Pristine dal mondo di Rarte, i resoconti trovati nelle rovine della città maledetta di Rakos da Aurnzo lo Scancagnato, famoso geomante e tombarolo, lo indicano chiaramente come il servitore di una qualche divinità maggiore durante le guerre tra dei e giganti che si coclusero con lo sterminio quasi totale di tale razza.
Il fatto che sia chiamato l’Uomo dal Nome di Rospo fa presumere molti arcanisti che, in un tempo remoto, tale demone fosse un umano che abbia ottenuto l’illuminazione, servendo una divinità malvagia.
Questa affermazione è stata tacciata come eretica dal Tempio del nuovo culto, in quanto solo seguendo gli insegnamenti dei sacri sarebbe possibile raggiungere tale stato di perfezione: "sostenere che anche gli empi possano ottenerlo è come minimo blasfemo!"
Imprese degne di nota
Dai rotoli di Rakos
Gigantomachia perpetrata dall’Uomo dal Nome di Rospo, a cura del saggio Rodolfo dei Valeriani
Uccise nel sonno Mumakil figlio di Solonni Balmur
Strangolò Aguatis figlio Mumakil
Avvelenò Abapur e Naoks figli Aguatis -Estinzione della famligia Balmur
Maledisse Dorgalis ik’Arr a vagare per duecento anni trai i monti della frangia occidentale, il gigante morì di fame prima di completare il suo geas.
Evocò 19 potenze di grado inferiore per rubare l’anima a Morakl Dorung
I figli Nakir, Munkar e Natac allora…
…
[il frammento diventa illeggibilie]
Incunabolo dei veri nomi
nessuno sa quale sia in vero nome del santo della palude, (anche perché con le regole di K.K. saperlo permetterebbe di vincerlo subito un qualsiasi scontro con lui) queste sono le speculazioni dei soliti scolastici riportate più di frequente negli agrippa, si ricorda che dopo la distruzione degli idoli dell’800 dopo la fondazione di Maro, gli agrippa ritenuti più affidabili sono andati distrutti assieme ai templi che li custodivano:
Toad
Taddeus
Bufo
Bufonis
Rospo (scartata come impossibile dal circolo interno degli evocatori del Monte Fumo)
Opsor
Fonti di ispirazione
XXV St. Toad
St. Toad Hagiography
De Sancti Bufoni Acta Desiderantur
Picturae Miniate
Immagine di Tatiana M. aka Toad
Culti blasfemi di Laìtia – La stregoneria della bestia
Secondo molti la stregoneria della bestia un tempo era un’arte praticata dai fattucchieri, ma dopo il terzo concilio delle more, le streghe decisero che era un’arte troppo pericolosa ed imprevedibile per consentirne l’uso e l’insegnamento.
Secondo le leggende quest’arte consisterebbe non solo nella capacità di parlare con gli animali, diffusa tanto tra i fattucchieri, che tra molti mistici del nuovo culto, ma anche nella possibilità di tramutare tutto o parte del proprio corpo in animale.
Il problema di quest’arte è che, assimilando lo spirito dell’animale, l’animo umano tende pian piano ad impazzire, fino a quando lo stregone diventa più bestia che uomo.
Comunque o l’arte è stata insegnata da alcuni incauti maestri, che non si curavano del divieto, oppure ha una componete che si trasmette di genitore in figlio, perché ancora oggi è praticata in alcune remote zone di laitia, dove si possono trovare cerchie e congreghe di tali praticanti.
Gli stregoni della bestia non devono essere confusi con i licantropi.









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