Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

* Personaggi e luoghi famosi di Rarte e Laitia

La zona dei castelli della Zolia

Una zona decisamente cupa della Zolia è quella che si estende dal Castel Foldagno fino alla Contrada di Imen. Questa zona paludosa è abitata dagli ultimi discendenti degli antichi uomini coccodrillo, infestata da stregoni e fattucchieri, covo di molti adoratori degli antichi dei, dei loro sacerdoti e dei loro templi, non sempre abbandonati.


Carta geografica di Rarte – Aggiornata

[editi 20/9/2010] la carta geografica di Rarte realizzata da Putro è stata leggermente aggiornata spostando più a sud la città di Lhute e aggiungendo a nord l’indicazione del Mare Suebicum, per essere coerente con le descrizioni riportate nell’almanacco di Kata Kumbas.

Le descrizioni delle nazioni di Rarte non sono più presenti fra gli articoli di questo blog, ora potete trovare le versioni revisionate riunite per praticità di consultazione nel Primo Almanacco di Kata Kumbas scaricabile presso il Chimerae Hobby Group.

Potete scaricare la versione in pdf della carta geografica qui


Mappa delle paludi ad ovest di Cenziva

Questa è una mappa delle paludi a nord ovest di Cenziva, dove si è giocata una parte della vecchia campagna di K.K. dove da qualche parte è nascosta la cattedrale maledetta.

Trovate maggiori informazioni sulla cattedrale maledetta nei seguenti articoli

La cattedrale maledetta della città di Cenziva. – La storia

La cattedrale maledetta della città di Cenziva. – Note di ambientazione

La cattedrale maledetta di Cenziva

La cattedrale maledetta di Cenziva – Prologo – La notte di Semirade.

La cattedrale maledetta di Cenziva – Capitolo 1 – lo stregone

La cattedrale maledetta di Cenziva – Capitolo 2 – nelle paudi

La cattedrale maledetta di Cenziva – Capitolo 3 – La vecchia masseria

La cattedrale maledetta di Cenziva – Capitolo 4 – Anselmo da Atosa

La cattedrale maledetta di Cenziva – Capitolo 5 – Nella cattedrale del Rospo

La cattedrale maledetta di Cenziva – Epilogo – L’ancella

Il template della mappa è di Nedo della Community Italiana di Heroquest, recuperabile da sito di dark requiem (ultimo link in fondo)

http://darkrequiem.jimdo.com/download/altro/


Borghi ad est di Cenziva

Salve onorati membri della società, ho sentito molto parlare di voi e del vostro operato, per cui desidero darvi una mano date le mie conoscenze, se pure povere di dati scentifici, della zona est di Cenziva. Mi chiamo Shilvan Lodriona e ho esplorato a fondo i vari luoghi della via verso Dapova, ora ve li elenchero e descriverò. Spero che il mio aiuto sia di vostro gradimento, e spero inoltre che ricorriate ancora al mio aiuto in caso di necessità.”

Il borgho di Lorama

Procedendo da Cenziva in direzione est/sudest all’altezza del fiume Sinate sorge il borgo di Lorama, paese di mugnaii e di locande atte ad ospitare i viaggiatori. La piccola chiesetta di Lorama ospita le reliquie di una beata, tale Mamma Sora, che si dice avrebbe fatto in passato del bene per gli orfanelli. A Lorama vi sono ancora molte fattorie e campi, e si coltiva il grano che viene poi macinato dai 3 mulini ad acqua presenti in riva al Sinate. I contadini del luogo sono dei poveri bifolchi, per carità molto esperti sul grano, ma per il resto ostentano una cultura ed un limguaggio a dir poco puerile. Nella regione si parla infatti uno strano dialetto che io fortunatamente conosco grazie alla mia povera nonnina. “Parlare con un contadino senza conoscre il dialetto locale è come seminare il grano su una pietra” Mi disse l’0ste Toni, proprietario di una delle due osterie presenti in paese. Questo tale Toni afferma inoltre che tale Mario, proprietario anchegli di un’osteria, gli ruba continuamente i clienti, sfruttando la avvenente bellezza della figlia. Ho parlato anche con Mario il quale dice che in realtà è Toni a rubargli i clienti tramite strane pozioni fornitegli da una fattucchiera che ammalierebbero la mente. Cose da pazzi. Di interessante vi è inoltre l’antico convento, ormai abbandonato, nel quale si dice sia sepolto l’antico tesoro di Santa Purga. I bifolchi non osano entrare nel convento, e nemmeno io ho voluto entrarvi, non perchè spaventato dalla maledizione di Santa Purga sui profanatori, ma per aver scorto una creatura aggirarsi nei dintorni delle rovine, oserei dire che si trattava di un biro-biro, ma non ne sono sicuro.

Mappa di Lorama

Il borgo di Norile e le torri di guardia

Procedendo da Lorama per la via verso Dapova dopo un paio di miglia si giunge a Norile, borgo assai più piccolo del precedente. Vi sono un paio di fattorie, un allevamento di cavalli, una fucina (atta per lo più alla produzione di ferri di cavallo e zappe che ad armi) e la dogana. Infatti Norile si trova al limite della contea di Cenziva, e i doganieri controllano chiunque passi, facendo pagare ovviamente un dazio. Ho parlato con il vecchio oste, Timoteo, il quale mi ha riferito di una faida tra due famiglie per il possesso di un campo, a dire dell’oste ormai infruttuoso, che va oramai avanti da 30 anni. Io ho visto questo campo, chiamato “la terra incolta”, e devo ammettere che ha un aspetto tetro e sinistro, è interamente coperto dai rovi e strani luccichii si scorgono all’interno delle spine. Non sono rimasto li un minuto di più. Passando dal fabbro ho chiesto se era in grado di aggiustare un pezzo di ferro della mia vecchia balestra, ma dopo avermi domandato cosa fosse una balestra ho desistito. Ma l’aspetto più inquietante di Norile sono le due imponenti torri di guardia. Sebbene siano in disuso da tempo il loro aspetto è ancora solido e oscuro. Nessuno vi entra da anni e numerosi corvi si aggirano intorno ad esse. Molti parlano di spiriti intravisti all’interno delle torri, ma nei miei due giorni di permanenza non ne ho notati. Sono però riuscito ad intrufolarmi in una delle due torri scoprendo la presenza di un sotterraneo. Non ho osato andare oltre per via del forte tanfo che usciva da quel buco oscuro.

Mappa di Norile

“Questo è tutto signori, spero che le mie informazioni vi siano state utili, arrivederci a presto”

Shilvan Lodriona


Contea di cenziva seconda versione

Siamo ancora a livello di prove, il mio grande limite è la creazione di laghi e fiumi, visto che non ho mano e qualunque programma si usi alla fine vanno creati a mano. Nella versione finale i testi li inserirò usando open office perchè gimp offre funzionalità troppo limitate.


Contea di Cenziva – Landa delle Furenti Viole

Mappa della contea di Cenziva, versione di prova.


La riviera del Tremba – Prima parte

La riviera del Tremba si estende dal feudo dei Gonzavi, famiglia nobile dal dubbio passato e dall’incerto futuro, fino alla triste città di Oldo, nella Splendidissima Repubblica di Zevenia.

La zona è conosciuta per la lavorazione dei filati e delle calzature. In questa regione emigrarono maestri Casolari, espulsi per invidia dalla città di Zevenia

Inquietanti sono le storie che riguardano gli spiriti inquieti che la sera vagano nella zona importunando i viventi.

Venendo da Dapova , la prima città che si incontra è rocca dei Gonzavi, presidio della famiglia Gonzavi sulle pianure della Riviera. Assieme ad essa fanno parte del feudo anche, Busa dei Gonzavi, Peraro deli Gonzavi.e Capriccio dei Gonzavi che confina con le terre della Splendidissima.

Vi sono su voci e leggende di una strana contaminazione che affliggerebbe il sangue della famiglia Gonzavi da diciassette generazioni, retaggi di scriteriati incroci fra consanguinei, storie di incesto e forse accoppiamenti ancora più aberranti. Secondo queste voci il motivo per cui tutti sono vestiti di scuro e le donne totalmente perennemente velate è per non var vedere al volgo i segni della maledizione che affligge la loro carne.

Altri invece fanno notare come l’abbigliamento dimesso e riservato, sia solo un simbolo di modestia e rispetto da parte di una delle famiglie più pie e devote al Nuovo Culto.

Proseguendo oltre il feudo dei Gonzavi e inoltrandosi nella Repubblica Splendidissima si arriva Al margine del feudo dei Gonzavi si trova la maledetta villa Sanipi. La casa di campagna dell’omonimo doge di Zevenia, in cui si dice si sinao compiute stregonerie, orge e altri peccati innominabili, troppo oscuri persino per entrare nella leggenda.

Più oltre si trova Sofesi d’Arcoti, un paesino di agricoltori con molti campi e case sparse, che si dice casa della maga Zappina, un’incantatrice e fattucchiera, specializzata in filtri che si dice provochino l’impotenza maschile. Nessuno conosce il vero aspetto della maga, si sa solo che per incontrala è necessario parlare con l’uomo in nero, che attende le persone dotate di una volontà sufficientemente oscura nelle notti in cui almeno una delle lune di Rate è piena.


La leggenda dello Scheletro Pescatore [2]

Eccoci giunti nella seconda parte della fiaba (se non hai letto la prima clicca qui) che spesso corrisponde anche alla seconda sera dei bambini che l’ascoltano.


Il vecchio Alfonso Greggio dopo essere stato all’osteria raggiunse il molo dove incontrò il suo amico Bepi Boaria, un suo vecchio compagno di pesca che gli disse: "Ehilà, vecchia spugna–br– come va con la pesca?","Ultimamente non molto bene; si vede che sto diventando vecchio per queste cose","Beh, comunque non penso che oggi andrai tanto meglio. Guarda! Stanno arrivando dei nuvoloni dall’orizzonte a tutta velocità!","Già; pare che Gianni per la prima volta su queste cose si sia sbagliato!","Era facile non vederle: sono veloci! Io mi sono girato un attimo per allacciarmi la scarpa e appena finito me le sono trovate davanti; tu andrai lo stesso a pescare?","Sì: ho come la strana sensazione che quelle nuvole non saranno così cattive con me" e salpò.

Per i primi tre quarti d’ora fu tutto tranquillo ma poi una tempesta si scatenò su di lui. Non fece in tempo ad ammainare le vele che subito si scuarciarono; l’albero si piegò, poi si spezzò e la parte superiore venne portata via dal vento. Dopo aver gridato:"Così imparo a fidarmi delle mie sensazioni!" la chiglia si ruppe nella parte centrale a causa di uno scoglio e la nave si divise in due parti tirando giù con se anche Alfonso che era rimasto impigliato a un gancio di ferro.

Tutto ormai sembrava perduto per Alfonso quando a un tratto un bagliore molto intenso bucò le nuvole tempestose del cielo e l’acqua mossa del mare fino a prendere Astolfo e riportarlo in superfice. Il pescatore che era sospeso a mezz’aria si mise le mani davanti a gli occhi per proteggersi dalla luce intensa. Era stupito perchè si chiedeva come fosse possibile che volasse ma fu ancora più stupito quando si sentì chiamare per nome da uno sconosciuto: "Alfonso! Tu sei il prediletto! Tu sei il prescielto!" ed egli gli rispose: "Ma tu chi sei?","Sono il Signore Senza Tempo e io ti ho scielto!","Scielto per cosa?","Tu prima eri pescatore di pesci; ora sei Pescatore di Anime, anime che grazie a me troveranno la luce, la pace e la felicità","Ma come posso io, un vecchio pescatore, fare ciò per te?","Io ti farò diventare giovane e indomabile come i tuoi occhi color mare e in più ti darò buona parte dei miei poteri!","Bene, qual è la prima mossa?","Prima di tutto Rinasci!". Dopo queste parole Alfonso sprofondò negli abissi.


FINE SECONDA PARTE


La leggenda dello Scheletro Pescatore [1]

Questa è una fiaba che molte madri raccontano ai prorpi figli per farli addormentare anche se molti ci hanno messo un sacco di sere per sentirla tutta.


C’era una volta, tanto tanto tempo fa, un anziano pescatore chiamato "Alfonso Greggio" che cercava pescando di guadagnarsi qualcosa da mangiare.–br–

Costui era un vecchio, magro e scarno, con profonde rughe alla nuca. Sulle guance aveva le chiazze del cancro della pelle che scendevano lungo i due lati del viso. Le mani erano piene di cicatrici che gli erano venute trattenendo con le lenze i pesci più pesanti. Tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti.

Tutti i giorni, mentre aspettava che qualche bel pesce abboccasse, guardava il cielo con le sue nuvole e pensava al paradiso facendosi molte domande:"Mah; chissà se esiste oppure no. Mi dicono che esiste, ma non saprei se crederci…. E poi: è vero che si trova sopra le nuvole?  Beh, se così fosse, sarebbe veramente fantastico: un mondo fatto di soffici cuscini bianchi dove rilassarsi tutto il giorno e dove guardare gli altri lavorare come dei muli ripensando ai vecchi tempi terreni!". Ma questa era solo un’occupazione che gli faceva volare una mezzoretta di un intero dì passato fra sonnellini e lotte con i pesci.

Quello che racconterò comunque in un primo momento sembrava una giornata come tante….. ma non lo era!

Come sempre si alzò presto nella sua baracca fatta di legno e mattoni presi qua e là al fine di andare all’osteria del suo amico Gianni per prendersi un boccale di birra. Una volta bevuto, Alfonso gli chiese: "Dato che sei sempre ottimista mi dirai che sarà una bella giornata, giusto?","Ogni giornata è una buona giornata basta cogliere i lati positivi!" gli rispose; "Sì, sì, tutte cavolate; almeno tu che sei esperto che tempo farà oggi?","Soleggiato penso","Mmmmm, va bene, grazie." e uscì dirigendosi alla barca.


FINE PRIMA PARTE


Le grotte di Orelio

Questo è forse uno dei luoghi più inquietati della contrada di Cenziva, dopo i sotterranei della sede patriarcale e la cattedrale maledetta, semi affondata tra le paludi. Le grotte di Orelio sono situate a circa metà del corso del fiume Tremba, a 80 miglia da Cenziva, vicino al paesino di Stagna Valle.

Vicino alla grotte è situata la "vecchia cartiera", un convento dove un tempo i monaci sfruttavano le acque del fiume Tremba per pulire i velli delle pecore e gli steli del giunco per fare papiri e pergamene. Poi misteriosamente, tre lustri fa, i monaci iniziarono a morire e ben presto il conventi si spopolò. C’è chi dice che ancora oggi le anime inquiete di tali eremiti vaghino per i corridoi incapaci di trovare pace.

Con l’infausta chiusura della vecchia cartiera il paesino di Stagna Valle ha conosciuto una progressiva decadenza per la cessazione dei commerci e oggi è abitato solo da agricoltori e da nobili minori stanchi degli intrighi della città.

Proseguendo oltre lungo un difficile sentiero ci si arrampica sul fianco delle motmagne per giungere alle tre grotte. Il bosco sulle pendici del monte e infestato da munacelli, colagoghi e fauni e altri esseri fatati, solitamente benevoli, ma estremamente dispettosi. Inoltre è stata riportata la presenza di grasse zoccole e di soponi.

Le grotte di Orelio sono situate relativamente vicino al letto del torrente e sono parzialmente allagate, sono dei luoghi freddi, umidi e bui intrisi dell’odore della povere e del calcare. Sono luoghi estremamente pericolosi, infestati dai terribili petroliti e forse da mostri ancora più orrendi e spaventosi che abitano le gelide acque delle grotte e che sono mutati orribilmente in quell’ambiente privo di luce.

Queste grotte sono:

  1. Covol dei Vecci", che si dice sia abitato dalla terribile Sibilla Albina, i cui vaticini sembrano più spesso delle vere e proprie maledizioni. C’è chi dice che la sibilla in realtà non sia umana, ma si tratti di un demone o addirittura di un falso dio. Questa malevola entità da più di tre secoli possiederebbe il bellissimo corpo di una donna: il suo pallore sarebbe dovuto alla totale assenza di circolazione sanguigna da un così lungo periodo. L’origine soprannaturale della sibilla secondo alcuni scolastici potrebbe spiegare la presenza di
  2. "Covol dei Siori" dove si dice che alcuni maghi nascosero un tesoro durante le persecuzioni del nuovo culto dell’anno 711. Naturalmente essi lo protessero con terribili maledizioni e tremende trappole magiche. Sebbene molti sventurati siano incappati nelle trappole e negli anatemi dei maghi nessuno ha mai trovato il tesoro. Questo secondo i soliti scolastici potrebbe essere un altro motivo che spiega al presenza di creature aberranti nella zona, si tratterebbe di semplici animali rimasti vittime di alcune delle trappole più sfiguranti.
  3. "Covol dei Asasini" dove sembra si rifugino dei banditi al soldo del Duca Zilenoe di Dapova. Le scorrerie di questi masnadieri sono terribilmente note nei villaggi della contea ma nessuno ha mai avuto il coraggio di andare a stanare i briganti nel loro covo, vista al terribile reputazione del luogo.

*un lustro = 5 anni.


Contrada di Cenziva

Cenziva, contea della Landa delle Furenti Viole, 100 miglia a est di Neorva.

Zacravale.

Distanza: una clessidra e mezza a nord di Cenziva, lungo la Via della Sabbia

Abitanti: umani.

Piccolo villaggio di agricoltori, nel quale si avverte sempre un certo sentore di letame, dovuto alle grosse pile accumulate per concimare i campi. L’unico luogo degno di noto è la locanda “Al Lupo ingordo e l’Agnellino timido” dove è iniziata l’infausta storia di Varikas e Altea.

Albio della Poiana.

Distanza: due clessidre e mezza a nord est di Cenziva lungo la strada Antica di Stumiapo (strada consolare del 237 circa)

Abitanti: umani, biro biro e streghe.

Una piccola chiesa e un piccolo borgo costruito attorno, si dice che nel bosco li vicino al sabato ballino le streghe. E’ un luogo estremamente lugubre e malfamato

Rione delle Piccole Taverne

Distanza: due ore da Vicenza proseguendo verso le colline di Val Ramana dei Nani

Abitanti: umani e nani

La “Fonderia dalli Cani” fornice alcuni dei più pregiati pezzi dell’ingegno dei nani. Il luogo come dice il nome è rinomato per le taverne incassate nella collina dalle cui porte a volte fluiscono letteralmente fiumi di birra.

Fimon

Distanza due clessidre e mezza a sudovest di Cenziva lungo la strada del Normeto

Abitanti: umani e vendramini

Paesino agricolo incassato in una vallata e vicino a uno stagno palustre si cui vi è ancora un villaggio di palafitte covo di selvaggi predoni e insidiosi malevoli,

Grotte di Orelio

Le grotte di Orelio sono situate a circa metà del corso del fiume Tremba, a 80 miglia da Cenziva, vicino al paesino di Stagna Valle. Esse sono:

  1. Covol dei Vecci”, che si dice sia abitato dalla terribile Sibilla Albina, i cui vaticni sembrano più spesso delle maledizioni
  2. “Covol dei Siori” dove si dice che alcuni maghi nascosero un tesoro durante le ersecuzioni del nuovo culto dell’anno 700
  3. “Covol dei Asasini” dove sembra si rifugino dei banditi al soldo del Duca di Dapova.

Le grotte vicino al fiume sono parzialmente allagate e considerate un ambiente insalubre, oltre che pericoloso, poiché infestate dai terribili petroliti.


Tutti i tempi di percorrenza sono dati a piedi, supponedo che un uomo in una clessidra riesca a fare 8 miglia. Si ricrda che un miglio romano è circa 0,5 Km


Fidenza

Luogo: Fidenza
Abitanti: mercanti, artigiani e contadini liberi.
Descrizione: Fidenza è una piccola cittadina murata dotata di mercato, locande taverne, botteghe artigiane, pozzi e tutto il resto che potete aspettarvi di trovare in un borgo di queste dimensioni.
In termini di gioc sarà possibile acquistare qualsiasi oggetto comune (provviste, armi armature ecc…) e ottenere i servizi del tempio. Non sarà invece possibile acquistare i servigi di maghi, fattucchieri o alchimisti, comprare o vendere oggetti magici, gemme e gioielli.
Personaggi principali:
Il conte di Fidenza, uomo arcigno e imponete.
Il potestà della città, autorità solo formale, sempre scavalcata dal conte.
Padre Seamus, predicatore del nuovo culto devoto della chiesa del sacro Glicinio
Sameron, capo evocatore del tempio delle deità divise.
Notizie e pettegolezzi: gli stessi della locanda al maialino, ma sussurrati a voce più bassa.
Il conte vuole chiedere la mano di Andrella, contessina di Zopia.
C’è chi dice che di recente un povero vecchietto sia stato incarcerato nelle lugubri prigioni della rocca di Fidenza.
Il marito di Rachele la Saggia, la tradirebbe con una ragazza di quindici anni più giovane di lui.
Il raccolto di tre campi coltivati è già  andato distrutto, chi è così folle da calpestare il cibo che serve alla vita della cittadina. Inoltre a breve passeranno gli esattori ducali, e cosa si potrà dire loro, se non si riuscirà a raggiungere la quota di imposta?
Idee per avventure: se i personaggi hanno già fatto la conoscenza con il Conte di Fidenza, forse vorranno indagare sulle sue attività e su presunte connivenze con l’entità oscura.
Il conte di Fidenza ha rapito Pelitar, il mago di corte del conte di Zopia (il vecchietto dei pettegolezzi). Se venisse liberato sicuramente sarebbe riconoscente al gruppo e potrebbe presentarlo al conte.
Chi o cosa distrugge i raccolti? Magari la soluzione si trova nelle vicine caverne della Notte scura o magari nel pozzo del destino, dove una fanciulla e il suo amante si sono annegati, dopo che le famiglie avevano impedito loro di sposarsi?
Rachele potrebbe pagare alcuni racchini per una smentita o una conferma dei pettegolezzi.
Viaggiare da Fidenza:
Toi un giorno, Zopia un giorno, locanda del maialino un giorno, Cirrobalblo 2 giorni.


Istituto La Rormora

L’Istituto La Rormora si trova a Lebbia di fronte alla Piazza Martiri. Questo istituto è retto da: "I Fratelli della Punizione"

Questo ordine, che è devoto alla Sacra Purga, costruisce scuole in tutta Laitia per insegniare ai poveri malcapitati che vi entrano l’arte delle punizioni corporali di Fabrizia Purga. Fu fondato da Achille Rubeo, fratello di una "Supplice Flagellante", che volle diffondere il culto. Dopo aver creato l’ordine si mise a costruire quelle che oggi sono le sue scuole principali: L’istituto La Rormora e L’istituto Alessandro Verdi (presente a Cenziva).

L’Istituto La Rormora e un luogo spaventoso; si comprende immediatamente quando si è vicini a questa struttura: le urla di bambini (spesso molto piccoli) che provengono dall’interno sono terrificanti e fanno pensare il peggio agli abitanti che le sentono infatti molti di loro si sono trasferiti.

Le testimonianze delle persone che sono uscite da lì in condizioni sufficentemente buone per parlare sono molto più che preoccupanti: non una parola o una qualsiasi altra distrazione altrimenti….. Alcuni parlano di una grande sala per le torture dipinta di nero con inciso su una lastra marmo il motto delle Supplici Flagellanti (“Sacra Purga si punisce con la verga”) e con una grata al posto del pavimento per recuperare il sangue dei torturati. Ma non è solo l’edificio a mettere paura: anche i maestri fanno la loro parte: sono tutti ricoperti di cicatrici e alcuni addirittura ustionati!

Fra gli insegnanti più conosciuti ci sono:

  • Achille Rubeo (il fondatore) che viene chiamato "Il Rettore" dagli scolari: un essere spietato che in ogni aula tiene una sbarra di legno dentata molto lunga per arrivare anche agli alunni più lotani.
  • Chiara Vitello: forse è la peggiore maestra dell’istituto poichè non ha bisogno di sbarre o altri strumenti per punire i ragazzi: dalle testimonianze sembra che necessiti solo dei propri poteri mistici: la sua sola concentrazione manda onde di dolore ai malcapitati che la contrariano.
  • Anna Torace: proveniente dalla Laitia meridionale utilizza in modo particolare un sistema di tortura: fa dei tagli nelle dita e costringe i ragazzi a scrivere l’intera lezione col sangue!
  • Stefano del Buono: vi posso assicurare che non ha nulla di buono; è un maestro che urla molto, tanto da danneggiare l’udito ai malcapitati che lo ascoltano. Dati i problemi di vista porta sempre in classe con se il suo assistente Bob. Bob era un barbone che Stefano prese con se nella Teutonia Settentrionale; è un uomo basso, pelato e brutto che cerca di spiegare la lezione con esempi che non stanno in piedi.

Per quanto riguarda l’istituto Alessandro Verdi dovreste chiedere a Lancelot, forse lui ne sa qualcosa………


La Splendidissima Repubblica di Zevenia. – Parte 1 introduzione

La contea di Zevenia a differenza delle altre che formano il ducato delle Furenti Viole non è retta da un sistema nobiliare ereditario, ma basato sul potere del denaro.

Zevenia nasce in un terreno paludoso sulla costa, quando gli abitanti della Landa cercarono rifugio dalle invasioni prima dei Giasolli e poi dei Teutoni. Inizialmente si trattò di gruppi di palafitte dove vivevano uomini dediti alla pesca, ma poi i più avventurosi iniziarono a navigare lungo le coste di Laitia con le loro barche per trasportare le merci più richieste da una regione all’altra.
Ad un certo punto si iniziò ad armare navi per salpare addirittura verso le coste dell’Enotria e dell’Anatolia e la città  costiera di Ozinabis, ultimo avamposto della civiltà prima delle terre dell’apocalisse.
Ma fu l’insediamento nella zona di alcuni dei maggior artigiani del vetro scappati dall’ennesima invasione del nord a dare la spinta finale al decollo della città, ora Zevenia non si limitava più muovere le merci degli altri ma ne produceva di proprie.

La città crebbe e divenne un importante porto, centro di vetrai, carpentieri, mercanti e armatori.
Iniziarono a sorgere canali per deviare l’acqua, arginare le maree e bonificare il terreno, man mano che la terra veniva strappata al mare e alla palude, le palafitte venivano sostituite da case di pietra e mattoni. Mano a mano che la fortuna di mercanti e armatori fioriva sorgevano capannoni, cantieri magazzini e fabbriche.

Due cose animavano la vita Zevenia, il denaro e la fede nel Nuovo Culto, e sicuramente il primo più della seconda.

Nella crescita da agglomerato di Palafitte a città fu naturale che mercanti, armatori e vetrai diventassero coloro che governavano. Non avendo alcuna origine antica da fari risalire fino a qualche grande eroe e semidio del passato, fu il denaro la base di potere di questi nuovi nobili.
Lo stato di patrizio della Splendidissima si poteva acquistare o addiruttira perdere in base alle proprie fortune commerciali. Le cariche di governo erano elettive, o meglio i voti venivano comprati da chi poteva permettersi di spendere per corrompere il maggior numero di patrizi.


La cattedrale maledetta della città di Cenziva. – La storia

Cattedrale maledettaNessuno è sicuro dell’esistenza di tale cattedrale semi affondata, in effetti nessuno dalle mura della città l’ha mai vista, per quanto disti solo otto miglia* dalla città (distanza che sarebbe percorribilie in un’ora se non ci fosse il terreno paludoso a rallentare).
La cattedrale maledetta sarebbe stata costruita dalla cardinale pazzo Egisto Capra circa nel 750 dopo la fondazione di Maro, e nella sua costruzione sarebbero morte oltre duemila persone per gli infortuni e la malaria.
Si dice che il sangue, versato per la costruzione della chiesa, fu così tanto da finire mescolato alla malta che teneva assieme le pietre.

Non appena la cattedrale fu finita furono chiari gli evidenti problemi strutturali che la portarono fin da subito ad affondare nel terreno paludoso, ma la devozione popolare portò masse di fedeli ad adorare il nuovo luogo di culto, nonostante fosse afoso e malsano.
Poi Capra fu giustiziato come fornicatore ed eretico, e il canonici della cattedrale vennero soffocati con il piombo fuso, accusati di commerci con i demoni. Il culto della cattedrale venne abbandonato e la gente tornò ad usare il duomo e i templi dentro la città.

Vecchia masseriaNelle belle giornate è possibile vedere chiaramente dalle mura la vecchia masseria e il tempietto pagano, ma non c’è alcuna cattedrale.
Per altro, persino nelle più limpide giornate di primavera la zona delle paludi vicino alla masseria è coperta da una leggera foschia.

I pochi che hanno attraversato la zona normalmente non hanno visto nulla, ma alcuni invece hanno trovato la cattedrale davanti a loro e per quanto cercassero di allontanarsi questi continuavano a trovarsela davanti. Non è chiarissima la sorte di costoro o cosa abbiano visto di così agghiacciare, ma tutti coloro che raccontano di aver visto il luogo e sono sopravvissuti hanno perso il lume della ragione e se interrogati troppo a lungo iniziano a pronunciare farneticazioni deliranti.

Tempietto delle paludiNon è chiaro a quale divinità sia dedicato il tempietto delle paludi, ma ormai da tre secoli nessuno vi si reca per portare offerte e nessun sacerdote vi dimora per tenere accesso il sacro fuoco.
Secondo racconti che ormai sfiorano la leggenda il tempio sarebbe stato dedicato ad una divinità fluviale preposta a proteggere la città dalle inondazioni.

Vecchia masseriaLa vecchia masseria era stata impiantata da un facoltoso possidente, desideroso di iniziare un’attività di coltivazione del riso, ma fu presto chiaro che questa idea non era assolutamente realizzabile, e quando una notte i servi vennero trovati tutti sgozzati nei loro letti venne abbandonata.

Note di ambientazione.

*un miglio romano circa 0,5 km


Le famiglie nobili di Cenziva

Nonostante la radicata diffusione del nuovo culto, la città di cenziva è ancora retta, come un tempo era tradizione per tutti i domini di Laìtia, da un concilio dei maghi.
Dall’inizio della diatriba consigliare le famiglie nobili, a causa del ripetute faide di sangue, si sposano spesso tra membri con lo stesso cognome. È risaputo che i maghi di Cenziva indulgono in piaceri e atti troppo ignominiosi persino per parlarne, per cui non trovano alcun problema nel praticare il matrimonio tra consanguinei.

Novero delle famiglie nobili.

Venepio
Porto
Godi
Eneti
Sesso
Valramana
Leoni
Montanari
Trissino
Valramana da Porto
Porto Godi
Venepio Porto Godi
Godi Sesso
Porto Sessi
Leoni Montanari
Eneti Valramana

Nota: Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è non è assolutamente voluto, i cognomi sono quelli delle famiglie nobili storicamente più influenti o che comunque hanno dato il nome ai palazzi e le ville della provincia di Vicenza nel periodo delle Ville Venete.
In alcuni casi sono stati opportunamente anagrammanti laddove corrispondono ai nomi di toponimi laitiani


Il Cripto Portico.

Come nel caso di molte altre città durate le invasioni prima dei Giasolli e poi degli Aqutani e dei Teutoni, nel corso dei vari secoli la città di Cenziva è stata razziata varie volete dai predoni barbari e ogni volta ricostruita sopra le macerie della città precedente.
I muri delle vecchie case diventavano le fondamenta delle nuove e le cantine dimenticate venivano coperte da un nuovo strato di terra.
Il più imponete di questi ruderi sepolti un tempo era stata una villa di un nobile e quando durante degli scavi per l’edificazione di un tempio fu ritrovata si decise di usare il luogo come necropoli. Si eseguirono ulteriori scavi per ampliare la struttura ritrovata in modo da ottenere cunicoli e loculi per i defunti.
Con la distruzione da parte dei devoti del nuovo culto delle effigi delle divinità pristine, la vecchia necropoli venne abbandonata e sigillata, non prima di avervi gettato tutti i sacerdoti pagani, sospettati di appartenere all’entità contraria, e le vestali a morire di fame.
Da allora le salme dei cadaveri vennero sepolte nel nuovo camposanto creato fuori della città e sopra la vecchia necropoli fu eretto il palazzo dell’episcopo.
Poco tempo il completamento del palazzo, nelle sere di luna piena si iniziarono ad udire dei lamenti provenire dai tombini delle fogne e il sonno dell’episcopo fu disturbato da incubi fino a quando fu trovato morto impiccato con una corda intessuta con capelli di donne morte.
I monaci procedettero immediatamente alla benedizione di tutto il terreno attorno e a sprangare ogni pertugio che potesse portare alla necropoli e che fosse sfuggito ad esplorazioni precedenti.
Gli scolastici per molto tempo specularono sulla possibilità che alcuni dei sepolti vivi fossero sopravvissuti cibandosi dei cadaveri dei morti oppure ricorrendo a poteri negromantici abbiano mandato qualche potenza infernale a compiere l’omicidio per loro. La verità non sarà mai ben chiara, ma si spera che qualunque cosa fosse stata sepolta la sotto ora sia morta.

Note storiche: in realtà Vicenza non è mai stata rasa al suolo, ai tempi delle invasioni dei galli era solo un castrum romano, una città fortezza a panta quadrata, creata più per necessità logistiche dei militari che altro, infondo il terreno intorno era paludoso.
Era comunque abitudine costruire i nuovi edifici sopra i vecchi non più utilizzati, molti negozi del centro sorgono sopra le fondamenta del teatro romano ad esempio, lo stesso teatro olimpico e il conservatorio furono creati sopra ai resti del castello che dominava l’attuale piazza Matteotti.
La sede del vescovo sorse sopra quella che un tempo era una villa romana che nel frattempo, per qualche ragione, era sprofondata e poi era stata ricoperta di terra.
Ora il cortile porticato di una villa romana non è un luogo abbastanza ampio per ospitare un’intera avventura, quindi ho deciso di prendermi la licenza di piazzare in quel luogo una necropoli e poi più sotto chissà cosa si trova…


Il santuario di Ropa

Il santuario di Ropa è situato nel piccolo paese di Ropa nelle vicinanze di Lebbia ed è stato costruito in favore di Giuno. E’ molto conosciuto tanto che arrivano pellegrini da tutta Laitìa.

Il santuario di Ropa è composto da due templi: il primo è famoso dato che contiene la statua nera di Giuno. Si dice che questa fu creata in legno di cirmolo da un sacerdote di Lebbia che in seguito fece fare un tempio in onore di essa; il secondo invece è una struttura gigantesca a forma circolare sorretto da grandi colonne che fu costruito successivamente, al fine di trasferire lì la statua date le infime dimensioni del primo tempio. Ma la statua non è ancora stata trasferita perché non è possibile a toglierla dalla gigantesca pietra alla quale è fissata senza danneggiarla; ciò ha fatto credere a molti che sia stata la volontà di Giuno a fare in modo che la statua non venisse rimossa.

Con l’aumento dei pellegrini si decise di costruire strutture per ospitarli, ma non pensate che i servizi siano qualcosa di ecclatante: certo, non è una locanda ma qui il concetto di ospitalità non esiste: spesso si incontra gente scorbutica, il freddo è insopportabile e i letti sono più duri della pietra (tanto che si dice che delle fattucchiere abbiano fatto un incantesimo per rendere i letti così).

E’ stato costruito anche un cimitero sotterraneo. E’ stato fatto per i molti pellegrini che sperano di potersi curare dalla peste (cosa che ahimè non succede molto spesso).
Si entra tramite una minuscola porticina collocata vicino al primo tempio e, dopo aver attraversato molteplici corridoi, si giunge nel punto dove i cadaveri degli appestati vengono cosparsi di calce e poi sepolti. Si tratta di un posto buio, silenzioso,  cupo, umido e pieno di pipistrelli che svolazzano incessantemente al passaggio degli inservienti del tempio.

Nel santuario di Ropa è molto facile incontrare studiosi che sono diretti nella biblioteca, un posto pieno di grandi finestre e scaffali giganteschi con tavoli molto lunghi nei quali dotti maestri si consultano a bassa voce guardandosi scrupolosamente intorno, per evitare di essere sentiti. I libri sono molto antichi e provengono da tutta Rarte: il sacerdote che fece la statua nera di Giuno era uno studioso e un grande viaggiatore quindi tradusse molti manoscritti per poi raccoglierli in grandi libri, che a loro volta vennero messi in questa grande biblioteca costruita dai sacerdoti.

Il santuario è pieno di portici con all’interno locande e piccole botteghe, dove degli artigiani scolpiscono nella pietra molte imitazioni della statua nera di Giuno, per poterle poi vendere e ricavare così pochi spiccioli. Spesso sono visibili dei poveracci seduti su un angolo intenti a chiedere l’elemosina: questi non sono tollerati dai sacerdoti infatti non è difficile incontrare guardie mentre stanno cacciando via dei barboni.


Lebbia

Lebbia è una cittadina sperduta nel Tempione. E’ rinomata per la produzione e lavorazione della lana e per gli odorosi formaggi prodotti dai suoi malgari.

Ultimamente i giovani, quando possono, preferiscono recarsi in città più grandi come Orinto o Ovarna dove è facile trovare lavoro come artigiani. Una delle conseguenze di questo fatto è che la città è governata da un consiglio reazionario e conservatore, composto soprattutto da eminenti persone anziane.

Come tutte le città del Tempione anche Lebbia presenta persone chiuse e diffidenti verso i visitatori. Ad esempio nella Landa delle Furenti Viole chi entrerà in una taverna finirà presto per fare amicizia con tutti i servitori, il cuoco, il barista, la moglie del barista e forse avrà anche un’avventura galante con una cameriera; nel Tempione tutto ciò potete tranquillamente dimenticarvelo, i camerieri non conoscono aneddoti divertenti, il cuoco non esce mai dalla cucina, il barista non ha tempo da perdere con voi e sua moglie è estremamente antipatica!

I Savio sono la famiglia più importante di Lebbia, sono degli influenti mercanti che hanno ben cinque seggi nel consiglio cittadino (capofamiglia, fratello e tre figli) controllando così ben un terzo dei voti. Mettersi contro la famiglia Savio può essere estremamente pericoloso, più di un loro avversario politico ha perso la vita in "tragici" incidenti.
Ci sono voci secondo le quali i Savio sarebbero adoratori dell’Entità Oscura e praticanti della "Magia del Sangue", ma le loro ricchezze fino ad ora gli hanno protetti dallo sguardo indagatore dell’inquisizione.

Un’altra famiglia importante della città è quella dei Ronchetta, artigiani produttori di birra. Sono produttori così rinomati da esportare piccole quantità di birra anche nei ducati al di là dei confini Aquitani.


Locanda al Maialino Allegro

Locanda al MaialinoIl luogo è troppo piccolo per essere segnato sulla mappa. E’ a metà strada tra Cirrobalblo e fidenza
Abitanti: alcuni contadini e il locandiere
Descrizione: la locanda sorge su una collinetta, vicino si trovano due fattorie ed un caseificio, che hanno lo scopo di fornirla del cibo. Vi è anche una scuderia per i cavalli e una rimessa per carri e carrozze. Gli unici servizi offerti dalla locanda sono il pernottamento e i pasti.
Personaggi principali: il locandiere, la figlia che serve alla locanda, il proprietario del caseificio. Eventuali avventori saranno mercanti che percorrono la via commerciale che passando per fidenza porta a Neorva e avranno guardie armate al seguito.
Giovanni da Macre, venditore ambulante di pozioni.
Notizie e pettegolezzi: secondo alcuni la locanda sorgerebbe sopra una miniera di metalli preziosi che il Conte di Fidenza vuole nascondere. Il Conte di Fidenza odia gli stranieri. Il conte di Fidenza di recente ha fatto impiccare delle spie a degli alberi lungo il confine. Il conte di fidenza torturerebbe i prigionieri Il conte di Fidenza è iracondo e simili.
Idee per avventure
se il conte dovesse passare alla locanda, vista la sua reputazione, sicuramente troverebbe un modo per adirarsi con i personaggi e li farebbe rinchiudere nelle cantine in attesa di giudizio. Da qui un passaggio segreto, che conduce le fantomatiche miniere, sarebbe l’unica strada verso la libertà.


Cirrobalblo

Abitanti: Contadini soggetti al conte di Fidenza.
Descrizione: piccolo villaggio di una decina di case raccolte attorno a una piazza con un pozzo. Ci sono varie stalle, con cumuli di letame fumante e una delle case ha una stia per i polli.
Poiché i mercanti passano spesso da queste parte vi è una locanda arredata poveramente con tre stanze per gli ospiti. Oltre al pernottamento alla locanda è possibile visitare il fattucchiere locale.
Personaggi principali: Battista il pollaiolo: venditore di polli disperato per la perdita della moglie
Serblino: mago guaritore impazzito
Beonio il fattucchiere
Notizie e pettegolezzi: Varie male voci su Serblino, Ghia e Battista
Discorsi sulla febbre delle vacche.
Un tema sempre presente è quello del carattere intrattabile del conte Baldur.
Il gruppo potrà venire a sapere della Locanda del Maialino Allegro, non segnata nella mappa ma presente ad un giorno di viaggio sulla strada per fidenza.
Adele la vedova ha perso il suo cane.
Idee per avventure.
La moglie di Battista è stata rapita da Serblino, un mago un tempo buono e ora impazzito. (presa come idea dalla prima avventura per Kata Kumbas, ma spostata come luogo nella zona di Verona invece che in quella di Milano)
Il gruppo potrebbe voler esplorare la foresta oscura alla ricerca del cane di Adele, che alcuni biro biro, bruti o simili personaggi poco raccomandabili vorrebbero cuocere in pentola.
Viaggiare da Cirrbalblo: a piedi da Cirroblablo si può andare al castello di Serblino 1 girodì, alla locanda del Maialino allegro 1 girodì o afidenza 1 girodì


La cattedrale maledetta della città di Cenziva. – Note di ambientazione

Nell’alto medioevo la cinta muraria di Vicenza andava dal teatro olimpico a Piazza Castello. Tutto ciò che c’era tra sata lucia e il terreno dell’ospedale era terreno paludoso a causa dell’astichello. Alle superiori avevo una mappa completa della cinta perché ho dovuto fare un rilievo di tutto il percorso, purtroppo l’ho buttata senza pensare che mi sarebbe tornata utile.

In ogni caso è questo il perimetro che intendo utilizzare per la città di Cenziva. Il restante 50% del centro viene tagliato fuori, e torna ad essere una pianura vuota prime delle zone paludose.

Il villaggio di Zacravale (Cavazzale) dista un’ora e dieci minuti a passo spedito dalla città, ma poichè all’epoca c’erano delle zone paludose il guioro è più ungo e si possono ipotizzare due ore di cammino.

Oltre la porta del castello minore (Teatro olimpico) si trova il Ponte degli Angeli (il nome mi piace così) oltre c’è una zona paludosa (adesso è il quartiere di santa lucia, via quattro novembre e borgo scrofa e parco Querini, zone bonificate solo in seguito, in particolare il parco Querini è stata l’ultima nel secolo scorso).

Nel cuore della palude (zona parco Querini ed ospedale) si trova la cattedrale maledetta (chiesa di araceli vecchia che dal le spalle al parco) e le cui 2 torri assimmetriche sporgono dalla nebbia perenne (ho visto la scena questa mattina dall’ospedale, Giuro che quando l’ho vista da quella langolazione non ho potuto fare a meno di pensare alla cattedrale di San Rospo, trovate la sua agiografia qui).

Poco è noto dei culti blasfemi che vengono celebrati in questo luogo, ma a volte le voci delle anime dannate vengono udite nel vecchio lazzaretto fuori città e Persino dai soldati di guardia sulle mura del castello.

Altre due costruzioni che si trovano nella palude sono il tempietto pagano posto su un isolotto e la vecchia masseria diroccata, indicazione che le zone erano un tempo abitate, prima di venire invase dalle forze del male.
Gazebo di parco Querini 
Ora che ho un luogo malefico devo solo pensare ad un maleficio adeguato e poi la campagna del santo della palude potrà entrare nel vivo.

Dopo acute riflessioni ho deciso di aumentare tutte le distanze che ho rilevato sul percorso centro-chiesa araceli- cavazzale, rende il tutto più plausibile.


Luoghi e province della landa delle Furenti Viole

Gorica: città maledetta abitata da derelitti, disperati e creature innominabili, da secoli quasi nessuno torna più vivo dalle rovine di Gorica.

Lu Lebno: città montana fortificata. É l’avamposto che spesso subisce il primo assalto durante le inasioni dei popoli Teutoni.

Dapova: città nota per la la sua università, è il più grande centro culturale della Landa delle Furenti Viole. È un grande centro di diffusione del sapere magico e alchemico.

Neorva: centro noto per la grande arena che vi è stata costruita, e che ogni anno ospita il torneo e la gara di poesia del Sole Basso. Alla corte ducale si trovano alcuni dei migliori evocatori di Laitìa.

Cernziva: piccola città dell’entroterra dall’economia rurale. Doveva svolgervisi un grande concilio di vescovi del nuovo culto, la questo venne spostato nella Gelatodia, e il risentimento della popolazione per la mancata occasione di prestigio è ancora forte. Vi si trova un tempio dove sarebbe custodita una spina con cui si è punto il primo illuminato.

Zevenia: città sorta al centro di un acquitrino patria di facoltosi mercanti e banchieri, è il centro pulsante del commercio marittimo di Laitìa.

Vigoro: piccola città rurale di media importanza, centro di produzione del riso.

Tieste: città fortificata sul mare, nota per il commercio del caffè

Eduni: inizialmente un centro di secondario della Landa delle Furenti Viole, è aumento di importanza, dopo la creazione del mercato, nel quale vengono scambiati i prodotti importati dalla barbara Teutonia, pietra da costruzione, legni pregiati e pelli non conciate.


Contea di Neorva

L’immagine originale della contea di neorva è copyright 1989 A.Carocci M Sezaqua. – Kata Kumbas 1989 edizioni EL
Pubblicato a scopo puramente illustrativo del prodotto, per continuare a diffondere la conoscenza del gioco e delle sue espansioni.

Ecco una mappa della contrada di neorva un po’ allargata con altri luoghi e paesini, non presenti nell’avventura originale il Libro del Comando.
[Mappa in ristrutturazione]
Contrada di Neorva
Cliccare sull’immagine per in grandire.

Ho usato questa mappa per giocare la campagna del libro del comando. Conto di mettere presto alcuni dettagli sui vari paesini, ma fino ad allora potete fare riferimento alla cronaca della campagna per le note sui luoghi.


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