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Cronache – Forgotten Realms

Un nuovo alleato

Dopo la resurrezione di Borgros, il gruppo è tornato alla carica nei tunnel dei drow.

Devono affrontare un nuovo gruppo di sentinelle guidate da una Blackgurad ma quando lo scontro sembra volgere al peggio compare un inaspettato gruppo di salvatori un drow mezzo ragno e Mepo, i quali invitano con argomenti inequivocabili il gruppo a seguirli per parlare con l’arcimago di Sizith Morcaine.

L’arcimago offre loro il modo per entrare nel castello dove si trovano i seguaci della Banshee Bianca, la dea dei morti drow, che attualmente controllano la città, in cambio lui dovrà avere il controlo della cittadina drow, e si è impegnato a sospedere i raid nella superficie.

Il gruppo accetta e si cal nuvamente lugno al ragnatela equipaggiato con una buoan dose di pozioni dei movimenti del ragno. Qui viene attaccato dal Web Team che si occupa di difendere l’accesso alla città.

Fine per ora, ma lo scontro continua ad infuriare.


Guardie e ragni

I nostri eroi decidono di avviarsi verso il covo dei maghi, ma prima di poter muovere pochi passi vengono attaccati da delle guardie che camminano sulla parete del chasm. Come non bastasse, un ragno mastodontico chiude loro la via d’uscita, calandosi dal soffitto. Dalamar viene gravemente avvelenato dal ragno, così non può più usare la sua mitica spada Jato ed è costretto ad usare uno dei pugnali di Alora. I nostri sono attaccati da arcieri (che però non beccano un colpo), spadaccini, ragno e stregone munito di lighting bolt e l’evocazione di un lupo immondo da parte di Borgros non è di grande aiuto. Un po’ alla volta, però, i nostri riescono a far fuori gli spadaccini e il ragno, ma il povero Borgros ci rimette la pelle. Il generale drow e lo stregone fuggono, lasciandosi dietro una ragnatela che intrappola Alora. La decisione di tornare a Daggerdale per far resuscitare il nano è immediata e unanime.

To be continued…


Sizith Morkain

Al ritorno alle cripte, Eragon inizia a interrogare i cadaveri dei drow: dicono che gli altri sono a Sizith Morcaine, che si trova sotto le cripte. Loro sono stati uccisi dai seguaci della Banshee Bianca (dea drow dei morti) e che questa sta uccidendo tutti i seguaci di Lolth.
Proseguendo, una luce proveniente da una delle caverne attira il gruppo e Rei e Alora decidono di nasconderesi nellombra per vedere cosa cè. Una donna vede Rei e la chiama verso di se, ma in realtà è un Maurezhi e la paralizza finchè Alora chiama gli altri. Dopo aver ucciso il demone, gli avventurieri esplorano la caverna e trovano cinque vittime. Poco più avanti, vengono attaccati da due drow nascosti nellombra, ma questi, dopo aver visto la forza dei nostri, decidono di arrendersi e li portano a Sizith Morkain, dove cè loro capo Dorinat Saram. I drow, legati e disarmati, li portano fino a un buco nel terreno, da dove possono arrivare alla città. Barattano la loro libertà con una mappa, e i nostri li lasciano andare disarmati. prima dellingresso alla città, però, unimboscata attende i nostri: tre sentinelle, una spellguard e un Quth-Maren, che costringe Rei a restare bloccata per la paura. Nonostante le magie della spellguard, i nostri riescono a far fuori i drow, ma chissà cosa li attenderà…

To Be Continued…


Nella tana dei Bebilith

La seconda delle cripte esterne era già stata saccheggiata in passato, così il gruppo decide di entrare nella grotta. Dalamar riesce ad aprire a spallate la porta di pietra e davanti ai nostri eroi si trovano cinque drow morti, con il simbolo di una ragnatela argentea sui tabarri.
La porta della cripta seguente non è mai stata aperta, e appena Rei riesce a forzarla, appaiono nella stanza due leoni selvaggi celestiali, che i nostri riescono a sconfiggere abbastanza facilmente. Dopo aver ripulito la cripta, i nostri continuano l’esplorazione e trovano il fantasma di Lady Quallem, che con i suoi incantesimi da parecchio filo da torcere al gruppo. Da una delle tombe una voce minaccia una maledizione, ma a Borgros non interessa e prende ciò che trova dentro.
Scese le scale, il gruppo si trova in una grotta le cui pareti sono ricoperte di strani funghi gialli e tutti optano per andarsene alla svelta (non si sa mai…), verso un’altra grotta con una statua al centro. Nel frattempo, un Maurezhi in agguato nell’ombra attacca i nostri, ma Dalamar lo squarcia con un solo colpo ben assestato (72 danni su critico!).
I nostri proseguono seguendo la mappa, ma dove dovrebbe esserci l’entrata a una grotta c’è invece una parete di roccia. Rei, cercando un passaggio, si accorge che è un muro illusorio e il gruppo decide di attraversarlo. Ma una brutta sorpresa li attende dall’altra parte della parete illusoria: la grotta è il covo di due Bebilith, che senza pensarci due volte distruggono l’armatura di Dalamar e lo riducono in fin di vita. Eragon, nel tentativo di aiutarlo, perde il suo nuovo scudo di mithril, mentre Alora non può fare altro che restare a guardare. I Missili di Mordekainen lanciati da Borgros e il bastone di Rei, benedetto da Eragon, sembrano funzionare contro le Bebilith, che vengono uccise con grande difficoltà. Il gruppo, stremato, decide di tornare a Daggerdale.

To be continued…


L'arrivo alle cripte

La battaglia è stata dura, ma grazie a una palla di fuoco di Borgros e agli attacchi devastanti di Dalamar, tre dei cinque drow vengono uccisi e i due rimanenti decidono di arrendersi.

Il mattino dopo, il gruppo arriva alle cripte di Dordrien: sulla porta della cripta più piccola (sigillata) cè una iscrizione in Toras antico, che Borgros decifra così: "Chair e (il secondo nome non è leggibile) insieme per leternità".

Dopo aver abbattuto la porta di pietra a spallate, i nostri capitombolano nella cripta, dove quattro vampiri li attendono, ma grazie al cerchio di protezione dal male di Eragon non possono attaccare. Dopo poco Chair, un vampiro stregone, si rende visibile e lancia una palla di fuoco (beffandosi del cerchio) e Eragon, prima che i quattro vampiri possano dare man forte a Chair, li scaccia. Ma Chair è troppo forte per Eragon, così sono costretti a batterlo facendo ricorso alle magie di Borgros, la forza di Dalamar e il bastone di Rei (nb: i vampiri assorbono 10 danni da ogni attacco, a meno che non venga loro inflitto con armi dargento e magiche; casualità, il bastone di Rei e dargento e magico…).

To be continued…


Camminado nel buio

Sono passati tre mesi da quando è terminato il viaggio dei nostri eroi attraverso Faerun per cosegnare una lettera di un nobile al signore di Shadowdale.

Di quattro anime nere partite da Zenthil keep, due sono morte, una è svanita nel nulla e lultima oscilla sempre pericolosamente tra la redenzione e il baratro del male.

È in queste circostanze che Rei e Eragon conoscono Dalamar, un paladino mezzo drow che ha perso la memoria, ma sembra essere loriginale possessore di Jato, la spada serpente. Questi ha intrapreso un viaggio attraverso faerun alla ricerca di se stesso ispirato dalle sagge parole del bardo Arlan il Magnifico. Con lui cè la fida seguace Alora (si la stessa di baldurs gate), che unisce a  un cuore e unanima spesierati e generosi, una estrema rapidità di mano nel borseggiare. Il sup rimo bersaglio è il pugnale magico di Rei che il giorno dopo sparisce misteriosamente, ma Rei piuttosto che ammettere di essere stata truffata preferisce far finta di nulla.

Essi vengono arruolati da Borgros un nano dell scudo mago-difesore e maestro delle rune. Un tracagnotto dai modi rudi e bruschi che è stato incaricato da Lord Randal Morn di fermare alcuni scorridori drow che stanno terrorizzando daggerdale.

Borgros presenta la cosa come uno scherzo, basterà, si fa per dire, trovae li loro covo nella zona delle cripte di Dorien, uccidere alcuni drow e gli altri torneranno da dove sono venuti, cioè nei loro covi nel Cormathor.

Unimboscata la notte successiva sulla strada tra shadowdale e daggerdale sembra confermare le previsioni di Borgros, anche se spalleggiati da due orribili non morti senza pelle, i drow e la sacerdotessa che li guida vengono sterminati.

Il gruppo scopre però che i dorw non venerano ne la dea ragno Loth, ne il dio dei ladri Vaerun: la sacerodtessa porta uno strando sibolo sacro a forma di mano con cinque anelli in argento.

Tre giorni dopo il gruppo si accampa a circa un miglio dalle cripte di Dorien e nel profondo della notte viene colto di sorpresa da un altro gruppo di drow.

Sarà anche questa volta così semplice uccidere i razziatori?

To be cotinued…


Conclusione

I nostri eroi stremati si rendono conto che Gultias non aveva nessuno scettro con se.

A questo punto, prima di congedare gli avventurieri, l’Ulgurstata da loro come ricompensa un cristallo proveniente dal piano dell’energia positiva (che Rei utilizza per rinfrancare il suo spirito recentemente martoriato dalla prematura morte e successiva rinascita) e suggerisce loro di recarsi in un villaggio di gnomi nelle vicinanze dove avrebbero potuto trovare cure. Poi prima di andarsene si trasforma rivelando loro i suo vero orribile aspetto.

Quattro giorni dopo, dopo un viaggio durato un mese mezzo, finalmente i nostri eroi giungono a Shadowdale dove possono consegnare il messaggio dello Zio di Marco.

I piani di Iho di aiutare Gultias a riportare in vita il drago demone sono stati sventati, ma dove sono finiti l’occhio e la mano di Vecna e il misterioso scettro di Gultias?

To be continued…


Interludio: il racconto dell’Ulgurstata

Il portale dimensionale dell’Ulgurstata si apre sulla radura davanti alla torre.

Dunque avventurieri, la mia storia comincia molto tempo fa ed è legata a quella dello stregone Iho.

Un tempo Iho era solo un debole stregone goblin, che partecipò alla battaglia delle ossa: l’energia negativa scaturita da quella carneficina, unita a spaventose forze più grandi di lui, che tentò di incanalare, lo trasformarono in una creatura semidemoniaca.
Da allora ha avuto cinquecento anni per alimentare il suo odio e risentimento e crescere in potere e sapienza. Interrogando una fonti di sapere oscuro innominabili Iho è riuscito a venire a sapere dell’esistenza di Vecna, una divinità dei segreti imprigionata in una dimensione di terrore.
Prima di diventare dio a Vecna vennero amputati una mano ed un occhio, che dopo la sua ascesa si caricarono di poteri spaventosi. Ora nell’ultimo inverno Iho ha espresso un desiderio per riportare qui questi due oggetti che sono atterrati sul nostro mondo come stelle cadenti. Il desiderio però fu formulato male ed indebolì Iho, inoltre ha creato delle alterazioni nello spazio e nel tempo portando alcuni pezzi del modo di Vecna a collassate sul nostro, la cittadella dove era custodito l’albero di Gulthias e questa torre sono un esempio.

Anch’io sono stato trasportato qui nello stesso modo.
Solo che io sono arrivato su questo mondo più di diecimila anni fa.
Noi Ulgurstasta siamo stati creati dal demone Kyus e viviamo nutrendoci dello spirito delle persone che uccidiamo, acquisiamo le loro memorie e i loro ricordi, e in questo modo cresciamo in forza e sapienza. Io sono vissuto così fino a circa sei secoli fa.

Poi un giorno venne a sfidarmi uno stregone orco, la creatura bipede di cui ora porto l’aspetto. Aveva sofferto per la perdita di sua figlia morta in un terribile incedo, perso la voglia di vivere e, forte solo della sua spada e della magia di battaglia insegnatagli dai Raumathiri, venne a combattermi, consapevole che ciò equivaleva al suicidio.

Quando giungemmo all’inevitabile e io lo divorai mi imbattei in un sentimento profondissimo di amore verso la figlia ormai deceduta, un perdita che aveva annientato ogni altra ragione per vivere, che mai prima avevo conosciuto. Decisi che dovevo trovare il modo di provare anch’io pensieri di tale profondità e portata.

Passai due secoli in profonda meditazione e quando i miei pensieri arrivarono alla fine del loro corso compresi che io ero passato attraverso i millenni senza sperimentare mai ciò che voi esseri viventi chiamate crescita, per me il tempo scorreva come l’acqua scorre sopra un sasso liscio.
Non potevo provare simili emozioni perché per me erano aliene esperienze come la morte o la nascita di una nuova vita. Se volevo provare simili emozioni dovevo diventare vivo.

Ho dedicato tutto il mio tempo fino ad adesso a questo progetto, poi quando questo inverno Iho ha lanciato il suo desiderio riuscendo a deviare la mia concentrazione dal modo in cui diventare umano a cosa volesse significare un incantesimo di tale portata. L’intelligenza sommata di milioni di persone impiegò poco a comprendere che era questo evento ad avermi strappato dal mio mondo diecimila anni fa. Sento che Iho è in qualche modo un ostacolo ai miei desideri anche se ancora non comprendo come ne lo scopo dell’incantesimo che ha lanciato.

In ogni caso lo tenni d’occhio, a debita distanza, per non farmi scoprire. Così venni a sapere della cittadella senza sole e del cuore di Ashardlon. E mi imbattei in voi, capii subito che non era un caso, ma un evento profetico. Decisi che valeva la pena di tentare di imbrogliare le carte del destino e feci in modo di avervi in una posizione dove potevate essere utili pedine nel mio scontro con Iho.
Anche Marco Volo è un pezzo importante del puzzle. Ho scoperto che lo scettro di cui Gultias si impossessò prima di essere intrappolato sotto l’albero da Marco Volo è un potente artefatto demoniaco in cui è intrappolata una creatura dai poteri quasi divini, e solo i membri della famiglia di Marco sono immuni alla sua aura corruttrice, quindi è indispensabile che sia lui a custodirlo.

A proposito dov’è l’artefatto?

To be continued…


Gultias

GultiasGultias era il capo del culto dedicato al drago Ashardlon, nel modo di Otreth (ambientazione Greyhawk) quando il drago Ashardlon morì tutti i suoi adoratori decisero di raggiungerlo nella morte e trasformarono il loro più grande tempio, la spira di Nightfang in un sepolcro.
Il suicidio di tanta gente creò una tale concentrazione di energia negativa da riportare Gulthias in vita come vampiro. Gultias scopre che il cuore di Ashardlon conservato come reliquia al centro della spira ha ripreso a battere animato dall’energia negativa e gli ha conferito il potere di rianimare una quantità smisurata di non morti.
Per Gultias questo è un segno che la volontà del suo dio è quella di rianimare tutti i cultisti e continuare a servirlo nella non morte.
quello che gultias non può sapere è che Ashardlon non è mai morto, per continuare a vivere ha sostituito il suo cuore trafitto con quello di un demone.

A questo punto la storia nel modo di Greyhawk prosegue per la sua strada, ma a causa di un potente incantesimo lanciato dallo stregone Iho la spira di Nightfang e la cittadella senza sole (un’altro luogo dedicato all’adorazione di Ashardlon) compaiono su Abeil Toril cinquecento anni prima della nostra storia.

Gultias inizia il suo progetto di resurrezione del drago e viene frustrato dai continui fallimenti fino ad impazzire. Poi nel 1370 CV Marco Volo e l’illusionista Heino sconfiggono gultias e lo impalano nella profondità della cittadella senza sole. Il paletto usato per uccidere Gultias è di legno giovane e germoglia creando un’aberrazione l’albero di Gultias.

Iho trova l’albero alcuni mesi dopo aver lanciato il desiderio che ha innescato tutti gli eventi, desiderio che era volto a portare su questo mondo la mano e l’occhio di Vecna, e comincia a cercare un modo per liberare il vampiro dall’albero, poco dopo è costretto ad abbandonare il progetto mentre aspetta che le acque si calmino dopo aver inscenato la sua morte.
Iho lascia alcuni cavalieri della leggenda a guardia del luogo.
Dei mercenari Zentharim venuti a indagare sulle attività del goblin prima della sua apparente morte lo liberano da compito distruggendo l’albero e liberando Gultias

Gultias di nuovo libero e più fole ancora dopo essere stato un vegetale per due anni, si nasconde temporaneamente in un villaggio mentre recupera le forze e poi torna alla spira dove Iho lo raggiunge e gli propone di aiutarlo a resuscitare Ashardlon, Iho non ha modo di sapere che il drago non è morto.

È proprio qui che Gultias viene decapitato.

Gultias è finalmente morto?

(Se sapete un po’ di inglese e volete conoscere la risposta andate a guardare il template del vampiro lord sul sito della Wizards)


L'ingresso al Cuore della Spira

I nostri eroi si ritirano dalla stanza e sprangano la porta, solo per trovarsi di fronte ad una grater shadow, che senza lasciare tempo agli avventurieri, polverizza Unico trasformando in un’ombra anche lui.
Grazie all’incantesimo non morto a morto, l’incantatrice riesce a distruggere la greather shadow, mentre Eragon scaccia Unico.
Nel frattempo i babau tentano di forzare la porta, ma Argas la tiene chiusa a forza, mentre l’incantatrice lancia blocca porta per tenerli a distanza per sempre.

Risolto il problema con i babau l’incantatrice dice di chiamarsi Gothyl Morwena e di essere alla ricerca del libro di Dis che Gultias tiene nascosto nella torre.

Il gruppo, pianta la scomparsa del povero unico (con l’eccezione di Rei che sembra felice), riprende l’esplorazione della torre
Nella stanza successiva vengono trovati due Mhorg, e vista la mala parta Eragon decide di lanciare cerchi di protezione dal male per tenerli a distanza.
L’ostacolo successivo è il golem di pietre tombali, che può uccidere con il solo contatto, ma Jato impugnata da Argas e le spada in Adamantite di Eragon e di Morwena riescono presto ad avere ragione di lui.
Gothyl decide di farsi un bagno nella vasca di imbalsamazione, mentre il resto del gruppo porsegue la ricerca delle chiavi per entrare nella spira.
Gli eroi trovano un elementare del fuoco in una stanza piena di cenere, a guardia della porta di ferro che da accesso al cuore, che per ora sembra saldamente fusa con nucleo di ferro che compone il cuore stesso.
Rei grazie alla sua abilità di compiere attacchi mortali riesce a distruggere l’elementale con un colpo solo.
Nel mentre arriva il Chuckoo con Hewen, ma sfruttando il suggerimento del demone imprigionato da Gultias, Argas e Orak concentrano i loro attacchi su Hewen riducendola in fin di vita e il Chuckoo decide di arrendersi e consegnare il suo pezzo di chiave pur di averla viva e conferma che l’ultimo pezzo è in mano ad ogunnon.

Ora rimane solo da recuperare il pezzo di chiave di Ogunnon Shatar.

Grazie al circolo di protezione dal male gli eroi riescono a tornare alla stanza di ogunnon senza essere aggrediti dai vari non morti che continuano ad aggirasi nella spira.
Qui scoprono che Ogunnon non è un normale vampiro ma una specie di mostruosità con centinaia di occhi e bocche, per ora tenuta a bada dal cerchio di protezione.
Morwena spende l’ultima carica della bacchetta di non morto a morto per uccidere Ogunnon e tra le ceneri del suo corpo il gruppo riesce a recuperare l’utlmo p/ezzo della chiave.

Il gruppo torna in fretta alla stanza della porta e qui inserisce la figurina a forma di drago che costituisce la chiave e la porta ruota magicamente all’interno del cuore lasciano libero il passaggio verso l’interno della spira.

Proprio in quel momento termina l’effetto del circolo di protezione dal male…

To be contined…


I segreti della spira

Al quarto piano della spira, i nostri eroi trovano una porta con su incisa la frase in draconico "Runad è sepolto qui. Non entrate.". Dallinterno della stanza si sente una voce disperata: dice di essere Runad e di essere stato imprigionato da Gultias tre anni prima. Il gruppo decide di aiutarlo, ma la porta è elettrificata e chiusa a chiave, e nel tentativo di aprirla richiamano lattenzione di tre golem di carne, dei quali uno si chiama Stitchies e ha ali e testa da drago. I golem sono ossi duri, ma grazie alla spada Alissandra e ad una spada di adamantite, riescono a farli fuori. Al collo di Stitchies viene trovata una figurina in ferro rappresentante una zampa di drago, che abbia a che fare con la testa trovata poco prima?
Dopo aver aperto la porta, davanti a loro si presenta una stanza con un vrock imprigionato in un pentacolo. Il dubbio che quel vrock sia in realtà il Chuckoo assale la compagnia, ma Runad spiega loro che Il Chuckoo è un suo nemico poichè lavorano per principi dei demoni diversi, al che decidono di liberarlo. Runad è un pozzo di informazioni e spiega diverse cose:
La spira è in realtà un luogo sacro al drago Ashardlon ed è stato compiuto un suicidio rituale per seguire il drago nella non-morte;
Ashardlon ha scambiato il suo cuore con quello di un demone per evitare la morte;
Gultias era il sommo sacerdote ed è diventato vampiro a causa dellenergia negativa scatenata dal suicidio;
Al centro della spira è conservato il cuore di Ashardlon, ancora pulsante a causa dellenergia negativa;
Il centro della spira è costituito da un cilindro di ferro che si può aprire solo con la chiave che rappresenta il drago;
La chiave è formata da quattro pezzi in mano ai luogotenenti di Gultias: Aoket, Ogunnon Shatar, Stitchies e Il Chuckoo (o forse il golem di pietre tombali);
Insieme a Gultias cè, oltre a Iho, Il Chuckoo e Hewen, un wight chiamato Redbone.
In più svela loro che i vrock possono emettere una nube di spore che si attaccano ai nemici.
Secondo Runad però siamo in un modo chiamto Othret e non nel continente di Faerun…

Runad si offre di fare la guardia alla compagnia finchè si riposano, e la mattina dopo riprende lesplorazione del luogo. Dopo aver passato diverse stanze simili al laboratorio di Frankestein, probabilmente usate per costrutire i golem di carne, trovano la scala per scendere al quinto piano della spira. Qui cè una stanza con molte urne piene di liquido sul pavimento, e da una porta si sentono le urla di una donna. I nostri eroi decidono di controllare, e trovano una donna incatenata alle pareti e quattro babau. Mentre Argas e Orak sono impegnati con i babau, Rei decide di liberare la donna, ma questa in realtà è una succube che inizia a baciarla, per prosciugare Rei della sua energia vitale. La pelle acida dei babau rischia di rompere la spada di Argas e ferire seriamente Orak, ma il provvidenziale intervento di una incantatrice elfica che bandisce la succube e attira lattenzione dei babau salva tutti da una brutta fine.

To be continued…


La distruzione di Vercan

Continua la discesa dei nostri eroi nelle tenebre della spira, il sesto piano della torre sembra essere una sorta di tomba, con il corridoio centrale pieno di sarcofagi. È qui che i nostri eroi cercando tra le tombe incotrano Aoket, il sommo templare del culto dedicato al drago Ashardlon, e le sue guardie spettro.

Vercan sostiene che non esiste nessun drago Ashardlon in tutto Faerun, e lui è un’autorità in materia essendo stato creato prima dell’avvento dei draghi, il che fa arrabbiare terribilmente Aoket che concentra su di Rei i suoi attacchi: grazie alla sua padronanza della tecnica dell’artiglio dell’aquila riesce con due colpi a distruggere il diadema di Rei, che resta terribilmente debilitata, con sangue che le cola dal naso e dagli occhi e la gemma del diadema che le è rimasta piantata in fronte.

Nel frattempo Eragon riesce a scacciare gli spettri, ma Aoket è un avversario troppo duro per le sue abilità di sacerdote.
Unico che consce la vulnerabilità delle mummie per il fuoco tenta di attaccare Aoket con i suoi globi infuocati, ma il monaco-mummia li evita senza problemi.
Argas esasperato inizia picchiare Aoket con una torcia, mente questi indisturbato percuote a morte Orak, che solo per un miracolo riesce ad abbandonare lo scontro senza lasciarci la pelle [leggi uso degli action points per imbrogliare la morte]
Eragon tenta di usare l’energia positiva del tomo di giada contro Aoket, ma fallisce miseramente mentre questi comincia a prendersela con Argas che è rimasto l’unico in grado di provocargli seri problemi, nel frattempo orak che si è ripreso si unisce al combattimento e finalmente Unico riesce a colpiro con una sfera infuocata uccidendolo.

A questo punto i nostri eroi riprendono a cercare tesori tra le tombe e tra le altre cose trova una figurina di metallo a forma di testa di drago, mentre Rei inizia a riprendersi dallo shock della distruzione del diadema, dimentichi degli spettri. Proprio mentre il gruppo sta per abbandonare la stanza gli spettri ritornano e la follia di Orak, che convinto di poterli distruggere facilmente convince Eragon a non scacciarli di nuovo, fa si che questi debilitino fortemente il gruppo prima di essere completamente distrutti.

Oltre il corridoio dei sarcofagi si trova la cripta di Ogunnon Shatar, ma gli eroi visti i terrbili avvertimenti in draconico incisi sulla porta, decidono di passare alla larga e scendere al quinto piano della torre.

Qui trovano un vero e proprio cimitero da cui sono state sottratte molte lapidi infestato dalle ombre. Sconfitte le ombre scatta una disputa tra Unico e Orak, il primo vuole esplorare la torre per vedere se c’è qualcosa di utile contro Gultias, mentre il secondo vuole scendere in fretta. Alla fine la spunta unico e il gruppo controlla le altre stanze trovando un altare dedicato ai draghi con inciso l’abero di Gultias e un pugnale con degli strani simboli mistici. Poi scendono verso l’ombra sempre più profonda del quarto piano.


All'interno della spira

 

Finito lo scontro con il mooncalf, si sente un urlo in lontananza: un uomo, inseguito da due sword wight, si avvicina correndo alla spira. Gli sword wight se la prendono con il gruppo, mentre l’uomo sfinito li guarda dal limite del bosco. Dopo aver distrutto i wight, il gruppo fa la conoscenza di Volo Trump Geddarm, il quale dice loro che Gultias abita nella spira e che Black Lance aveva messo una taglia sulla sua testa con il falso nome di Marco Volo. Detto questo se ne va prima che il gruppo possa fargli altre domande.

Ormai è sera ai piedi della spira e, mentre Rei cerca disperatamente un’entrata, Orak sale fino alla cima dove trova il cadavere di un drago verde, un mucchio di monete d’argento e tre wight. Finchè Orak elimina i wight con l’aiuto di Unico, gli altri si arrampicano fino alla cima e decidono di acamparsi lì per la notte. Al centro del pavimento c’è un’apertura, ma prima di scendere nella spira decidono di frugare nel mucchio di monete, racimolando monete d’oro, gemme e pozioni.

L’interno della spira è completamente in pietra, pieno di polvere e molti muri sono crollati. Appena entrati, i nostri eroi si imbattono in un’imboscata tesa loro da sei vampiri, ma grazie ai poteri di Eragon e alla forza di Argas e Orak, riescono a batterli. Nella stanza dopo ci sono sei bare, di cui una ‘abitata’; Orak impala il vampiro e Argas distrugge le bare. Proseguendo nell’esplorazione, il gruppo si trova in una stanza piena di cadaveri, dove c’è una donna incatenata alla parete. Dopo averla liberata, scoprono che si chiama Iesha Faulkin ed è la guaritrice di Restenford. Iesha ha visto Gultias nella torre, insieme a un vrock, una sacerdotessa che prega continuamente e un goblin con le corna e un foro al centro della fronte.

Improvvisamente, i nostri eroi vengono attaccati da due ombre e uno shadow mastin: Eragon riesce a scacciare le due ombre, ma l’ululato dello shadow mastin fa scappare Rei, che si trova faccia a faccia con un vampiro e lo porta dritto in bocca al resto del gruppo. Ormai mancano poche stanze da visitare a questo piano, e in una di queste c’è uno strano pozzo di liquido nero che si espande sul pavimento, e ai nostri eroi non resta altro che scappare fino a scendere le scale che portano al piano inferiore, sempre più vicino al cuore della spira.

Un’ultima cosa: molti dei manufatti trovati in questo luogo raffigurano dei draghi…

 

To be continued


Conclusione

Artemis è morto, e così la strada verso il bosco dei ragni si è aperta per gli avventurieri-

Dopo lo scontro con gli ultimi cavalieri della leggenda Eragon ha preso per se la spada Alissandra, la figlia del gelo.

Un brutta sorpresa aspetta però gli eroi dopo aver sbaragliato il nemico: dove Marco Volo aveva indicato ci fosse lo scettro c’è solo una buca vuota, l’unica cosa da fare è entrare nel bosco e proseguire verso la spira di Nightfang sperando di trovare risposte alle molte domande.


Interludio: La fine di Artemis

Il cielo è coperto da nubi temporalesche, il goblin sulla collina è rimasto solo, il suo esercito giace scomposto sull’erba, i suoi campioni sono sconfitti, tutti cadaveri. La figura vi guarda con astio mentre alza la sua spada verso di voi.

-Io sono Artemis, re dei cavalieri della leggenda, voi avete ucciso i miei campioni, sbaragliato i miei eserciti, sparpagliato la mia tribù, distrutto i miei sogni.

Per colpa vostra il bosco dei ragni ora è una necropoli e io sono un senza patria, ma non me ne andrò prima di aver trascinato voi nell’abisso!

Ammirate dunque il potere di Alissandra, la figlia del gelo.-

Il goblin alza la spada verso il  cielo, mentre dalle nubi scende in fulmine che va a incendiare il fusto di un albero.

-Alissandra io ti invoco usa su questi miscredenti il tuo potere e seppelliscili sotto una cortina di ghiaccio.-

Passa un attimo carico di silenzio e attesa, ma non succede nulla.

-Alissandra cosa aspetti, distruggi i miei nemici! Riesci a sentire anche tu… loro.. Scatena una tempesta e spazzali via.-

-No Allissandra! Cosa fai? Come osi ribellarti al tuo padrone?-

L’espressione di Artemis diventa sconvolta mentre con impressionate lentezza la sua mano e il suo braccio si piegano, la punta della spada si avvicina al suo petto e poi lo trafigge. A questo punto una pioggia di ghiaccio si riversa dal cielo sul re dei goblin.

Quando il ghiaccio smette di scendere la cima della collina è ricoperta da un leggero strato di neve, li corpo di Artemis giace congelato sull’erba innevata, la sua spada coperta di brina è pianta nell’erba, come se fosse una pietra tombale, mentre una macchia rossa si allarga sul bianco candido.


Il destino dei cavalieri della leggenda

Con la morte di Black Lance per Marco sono finiti i rischi di trovarsi altre taglie sulla testa. Il gruppo vorrebbe pareggiare i conti con Rei, ma Marco, nonostante il fatto che la hengeokai l’abbia quasi ucciso, si mette in mezzo e ben presto l’arrivo di Heino e Kel’Tuzad costringe il gruppo ad interessarsi di altri problemi.

Dal campo dei goblin sono arrivati Mepo il coboldo e la bambina dagli occhi di serpente: loro due erano prigionieri e Mepo ha approfittato del fatto che i goblin fossero impegnati nello scontro per addormentare i suoi carcerieri e liberare anche la ragazzina. Da un breve interrogatorio emergono alcuni fatti salienti:

- Black Lance ha qualche legame con un luogo chiamato spira di Nightfang

- Non è chiaro il motivo, ma i goblin avevano rapito la bambina per portarla nel cuore della spira di Nightfang

- La spira di Nightfang si trova nel bosco dei ragni ed era il nascondiglio di Gultias

- I mercenari e i cavalieri della leggenda stavano cercando uno scettro appartenente a Gultias e che Marco aveva preso dopo averlo sconfitto assieme ad Heino.

Con un po’ di sorrisini Rei riesce a convincere Marco a farsi raccontare dove ha nascosto lo scettro: una zona ai margini del bosco dei ragni dove si trovano tre colline vicine.

Dopo tre giorni di viaggio e con il tempo che minaccia un temporale il gruppo arriva nel luogo designato e si trova di fronte agli ultimi resti dei cavalieri della leggenda, capeggiati dall’ogre mago Azaria, la strega Morgana e Mordred il campione di Artemis, non che dal re dei cavalieri della leggenda in persona.

Lo scontro è furioso e Orak rischia la vita, ma alla fine tutti i campioni di Artemis e i suoi soldati vengono sbargliati, il re è solo.

To be continued…


Mepo

Mepo era uno stregone di infimo potere, non che il custode di un cucciolo di drago bianco, Calcryx, di una tribù che abitava la cittadella senza sole. Quando i goblin della tribù nemica, riuscirono a rapire il traghetto Mepo perse il suo status e cadde in uno stato di grave depressione e follia, che lo ha portato ad acquisire una personalità instabile e la tendenza a parlare con se stesso e in modo sconclusionato, oltre ad un odio irrefrenabile contro i goblin, unito al profondo desiderio di strangolarli.

Mepo conobbe gli avventurieri quando essi vennero nella tana che si contendevano goblin e coboldi per compiere una missione per conto degli Zenth e lo aiutarono a tornare in possesso del cucciolo di drago.

La tribù di goblin avversaria fu sconfitta, ma poi gli Zentharim vennero alla cittadella per recuperare il cadavere di una loro sacerdotessa e massacrarono i coboldi, Mepo venne fatto schiavo e venduto ad Hattori Hanzo, un armaiolo hobgoblin. Fu in questa circostanza che incontrò il gruppo per la seconda volta.

Mepo dovette rimanere con Hanzo fino a quando, nel corso di un attacco contro una carovana di artisti girovaghi, i goblin non vennero sconfitti e lui riuscì ad addormentare e strangolare i suoi carcerieri, poi fuggì con una bambina prigioniera dei goblin e si unì per un po’ alla banda di artisti girovaghi.

Da allora non si sa più nulla di lui, ma è solo questione di tempo prima che riappaia.

Ogni tanto, nelle valli, la mattina la gente si sveglia e trova nei campi i cadaveri, a volte strangolati altre bruciati, di alcuni goblin…

Frasi celebri:

-Mepo felice…-

-Mepo paura!-

-Mepo adora possenti e alti signori. (sottovoce) Mepo aspetta sonno e poi prende e fa tanto tanto male a signori crudeli…-

-Mepo con sui poteri addormenta cattivi goblin rivoltanti, poi Mepo strozza colli di piccoli goblin odiosi e prezza ossa e dilania, si Mepo uccide brutti goblin rognosi!-

-Mepo buono! Mepo cattivo! Buono! Cattivo! Buono! Cattivo! Mepo non sa.-


Il Chuckoo e Hewen

ChuckooIl Chuckoo si fa passare per un innocuo bardo, ma in realtà è un demone: un vrock. Normalmente assume le sembianze di un uomo stempiato, con il naso aquilino e con un vestito di pezze colorate.

Pare che abbia il potere di sognare le cose accadute in un remoto passato in certi luoghi.

 

Hewen è una sacerdotessa con poteri druidici. Purtroppo ha scelto di seguire lo studio della fauna demoniaca invece di concentrarsi sulle normali bestie, il che l’ha portata ad impazzire quasi totalmente. All’apparenza è solo una sacerdotessa un po’ spostata assillata dal corruccio di dover pregare tutte le divinità neutrali per non spezzare il corretto equilibrio del mondo, ma al disotto si nasconte una bestia sanguinaria.

HewenIl viso è solitamente dipinto con della pittura rituale.

Voci vorrebbero che fosse l’amante del Chuckoo.

 

In passato ha aiutato uno stregone demone, un certo Dyson, a rimpiazzare tutti gli abitanti di un paese delle valli con animali trasformati in uomini. Il provvidenziale intervento di Arlan il magnifico ha salvato la situazione, mentre il suo famiglio Lone Wolf tratteneva con scarso successo i contadini, Arlan con l’aiuto del mago Ditos ha sconfitto Dyson e Tully, la guardia del corpo dello stregone, e costretto il Chuckoo ed Hewen a fuggire.

 

Abbiamo già visto il Chuckoo nella cittadella senza sole ma possiamo aspettare di rincontrare presto o tardi quei due.


La fine dell'arcivescovo

…Quando Eragon mostra a Gultias il suo simbolo sacro, questo decide di andarsene in una nube di fumo, non prima di aver detto ai nostri eroi che i guerrieri in realtà erano innocenti e li attaccavano perchè charmati. Il gruppo decide di entrare nella stanza dietro di loro, dove cè una bara e un tavolo sul quale è stato lanciato un Glifo di Interdizione. Rei tenta di disattivare il Glifo, ma lo fa scattare; in ogni caso il gruppo è libero di prendere ciò che è sul tavolo, cioè un medaglione in argento e due libri magici, uno con disegnato sopra lAlbero di Gultias e laltro con una testa di drago. Eragon benedice la bara di Gultias, Argas la prende con sé e escono tutti dalla casa, nel frattempo il posto è diventato un villaggio fantasma e il gruppo decide di andarsene.

Dopo qualche giorno di viaggio i nostri eroi arrivano al tempio di Chauntea, dove trovano Marco Volo, che sta parlando con labate del tempio, Nial. Unico chiede di identificare i libri trovati e scopre che sono uno il seguito dellaltro e che probabilmente erano un unico libro, insieme a una terza parte; il medaglione è chiamato Robustezza del Drago e fa diventare più resistenti, quindi Rei se ne impossessa. Viene affidata al monastero la bara di Gultias, e Marco sentendo quel nome sobbalza; Rei riesce a fargli rivelare che due anni prima aveva fatto un viaggio fino al Mare della Luna e aveva impalato un vampiro che portava quel nome. Così decide di riunirsi al gruppo, con grande felicità di Rei. Quella sera al tempio ci sarebbe stata la festa del vino e il gruppo se la spassa, ad eccezione di Unico che passa la serata in biblioteca a leggere i due libri. Il resto del gruppo, intontito dal vino drogato, viene attaccato da alcuni monaci di Baal, fra i quali cè anche il falso abate Nial. Nel frattempo Marco avvisa Unico di ciò che stava accadendo e vanno ad aiutare gli altri. Dopo poco dal loro arrivo, compare una donna alata dalla pelle blu e i capelli rossi con in mano un libro dorato. Dopo unestenuante lotta i nostri eroi riescono ad avere la meglio e Orak con un colpo da maestro finisce Melfer (questo il nome della donna). Il libro che ha in mano è il Testamento di Giada, un libro scritto da un chierico di Serine Moonbow più di 600 anni prima; Eragon se ne impossessa subito.

Mentre gli altri riposano, Unico continua a leggere i suoi libri in biblioteca, finendo per addormentarsi. Viene svegliato da un gruppo di chierici con una secchiata dacqua fredda e ha una brutta sorpresa: i libri avevano una maledizione e ora lui si è trasformato in un coboldo stregone, con sangue di drago nelle vene. Decide che dovrà trovare al più presto il modo di liberarsi di questo corpo e tornare alla sua forma originaria.

Dopo altri giorni di viaggio a cavallo il gruppo arriva alla stazione di confine, dove viene fermato dalle guardie che riconoscono Marco Volo; fortunatamente arrivano alla stazione alcuni carrozzoni guidati da uno gnomo, che salva Marco e il resto del gruppo dalla cattura. Lo gnomo è un illusionista di nome Eino, un vecchio amico di Marco, e gestisce un circo con il quale viaggiano anche la danzatrice Sharia e un addestratore di polli molto somigliante a KelThuzad. In effetti questo è il negromante in incognito (ma Argas non ci arriva), e appena vede Unico inizia a grattargli il mento, seguito a ruota da Rei. Unico spiega al negromante la sua situazione e gli chiede di togliere la maledizione. KelThuzad preleva del sangue a Unico e inizia a sghignazzare, ma il prezzo da lui chiesto per togliere la maledizione è troppo alto e Unico decide di rimanere coboldo ancora per un po.

Sembra che Eino fosse uno degli avventurieri che hanno attaccato gultias insieme a Marco.

Dopo alcuni giorni Eino arriva con un manifesto su cui un certo Lancia Nera offre una taglia di 20000 monete doro per la cuattura di Marco. La carovana decide allora di lasciare il Cormyr. Dopo aver percorso un tratto di strada con il circo di Eino il gruppo arriva in vista di un posto di blocco organizzato da goblin in groppa a lupi che sbarrano completamente la strada. Un mago vestito di nero, si tratta del mago lancia nera, luomo che da un pezzo sembrava inseguire il gruppo, si fa avanti e dichiara che è stata messa una taglia di 20000 mo sulle teste di Marco Volo e delle persone che lo accompagnano, aggiungendo che questa è lunica possibilità che hanno di arrendersi. Unico per tutta risposta lancia una fireball contro il gruppo di goblin, dando inizio alla battaglia.

I nostri eroi devono vedersela con larcivescovo Turplino, il mago Lancia Nera e la sorella delle sacerdotesse drow. Questa con una capriola prodigiosa risce a prendere di sorpresa Aragas e mentre è ancora in aria sfodera la sua sciabola e lo colpisce rovinosamente. Rei si schiera subito con Turplino, mentre non si capisce da che parte stia Unico, nonostante larcivescovo gli abbia promesso di rimuovere la maledizione. Dopo una lunga lotta a base di fireball, lacinate da Unico in tutte le direzioni e indifferentemente su amci e nemici, e forza bruta, il gruppo riesce ad uccidere Turplino e Lancia Nera.

Rei si ritira gravemente ferita, mentre Orak e Argas si liberano finalmente della sacerdotessa drow esausta.

To be continued…


Il regalo dell'arcivescovo

Arrivati alle mura del villaggio di Daggerford gli avventurieri scoprono che i goblin penetrati nella breccia hanno rapito alcuni abitanti del villaggio tra cui la bambina dagli occhi di serpente. Appare subito chiaro che al momento nessuno nel villaggio può inseguire i Goblin con la guarnigione decimata e appena una ventina di uomini abili ancora disponibili. Non è rimasto neppure molto da depredare perché mentre loro indagavano gli abitanti del villaggio avevano già iniziato a razziare i cadaveri mentre alcune guardie avevano portato al sicuro il forziere con la paga per i mercenari ingaggiati dai drow.

Il giorno successivo gli avventurieri (con l’eccezione di unico che non è benvenuto dentro le mura del villaggio) vengono ricompensati dal capo del villaggio con una parte del tesoro che le guardie hanno recuperato, il resto verrà utilizzato per la ricostruzione e mantenere gli orfani e le vedove. Inoltre ricevono una lettera da Turplino che sarcasticamente li ringrazia per avergli lasciato il tesoro nella sua roccaforte e che li avvisa che per questa cortesia li ucciderà nel sonno invece che lentamente e con dolore. Rei ne approfitta per usare tutti i soldi della cassa comune per comparsi un bastone ferrato con rinforzi in argento: Vercan ha avuto veramente una brutta influenza su di lei.

Il gruppo quindi riparte nel suo viaggio verso Shadowdale per portare la missiva dello zio di Marco Volo. Dopo la partenza da Daggerford però Rei e Unoco hanno limpressione che un uomo a cavallo vestito di nero ogni tanto spunti allorizzonte per sparire subito dallo sguardo e ricorda loro vagamente luomo che allinizio del viaggio ha teso loro unimboscata.

Dopo due giorni di viaggio a cavallo finalmente arrivano alla Taverna di Via, un piccolo villaggio fortificato noto appunto per la sua taverna, punto di ritrovo per viaggiatori e mercanti che si muovono tra Whaterdeep e Baldur’s Gate. Qui Unico non viene accolto molto bene ma alla fine viene lasciato passare. Una volta alla taverna i giocatori vedono una cameriera che rompe una brocca in testa a Marco Volo, mentre lo rimprovera perché non si è più fatto vivo per tre mesi e lei ha saputo che, nel frattempo, ha corteggiato altre donne. Rei si avvicina a Marco e gli fa gli occhi dolci rendendo vani i tentativi di Marco di giustificarsi e scusarsi. La cameriera se ne va dopo averlo schiaffeggiato.

Il gruppo tenta di convincere Marco a tornare nel gruppo, ma egli sostiene che è più sicuro nella bocca di un drago che vicino a Biz May Ylene (Rei) e che il suo cavallo è più veloce di quello degli avventurieri e quindi non avrà problemi a distanziarli. Alla taverna chiedono informazioni sulla strada migliore per arrivare a shadowdale e vine raccomandato loro di passare per Berdusk, un tempio dedicato a Chautena, dea della natura, solo che indagando viene fuori che tutte le informazioni sono riconducibili a un’unica fonte originaria: Marco Volo.

bonedrinkerLa notte un gruppo di quattro bevitori di ossa, orrendi goblin e hobgoblin con tentacoli che spuntano dalla loro schiena che dicono di essere stati madati dall’arcivescovo Turplino per ucciderli. Il gruppo viene sorpreso mentre dorme senza armature e disarmato. Mentre gli altri si riarmano Eragon giudicandoli correttamente dall’aspetto non morti riesce a scacciare i due goblin, ma gli hobgblin si dimostrano molto più coriacei. I pugni di Robinson per quanto imbevuti della mistica forza del ki non sembrano riuscire a passare le difese dei mostri e anche la possente spada di argas sembra ad avere difficoltà a fare seri danni alla pelle coriacea delle creature. Solo Rei con il suo bastone di argento sembra riuscire a ferirli. Ma i mostri riescono imprigionarla nei loro tentacoli prosciugando parte della sua forza e riducendola in fin di vita, quindi è costretta scappare per non rimanere uccisa, anche Argas, e Robinson vengono prosciugati di parte della loro forza. Unico viene chiuso in un angolo e dilaniato dai tentacoli e dagli artigli di uno dei due mostri e anche lui scappa.

A questo punto Eragon, sperando che i mostri siano vulnerabili alle forze divine, benedice l’arma di Argas, che finalmente riesce a mettere a segno alcuni colpi poderosi contro il suo nemico e poi si getta nella mischia evocando la mazza di Odo e la spada di luna. Alla fine i non morti vengono ridotti in polvere ma il gruppo è costretto a passare un’intera giornata a riposare per riprendesi, mentre Eragon e Robinson curano le ferite del gruppo al meglio delle loro capacità.

Il gruppo riparte, ma nel frattempo Marco Volo ha un giorno di vantaggio su di loro. Inoltre lungo il viaggio persiste la sensazione di essere osservati da un uomo vestio di nero. Dopo altri due giorni di viaggio, la sera, finalmente arrivano a un tranquillo paesino e incontrano per la strada alcuni contadini muniti di lanterna, intenti a cercare una mucca dispersa. Vercan, dotato di una buona capacità di intuire le intenzioni, arriva alla conclusione che i villici non la raccontano giusta e facendo qualche altra domanda viene fuori che il capo del villaggio, da poco cambiato, è Ghultias.

Ghultias è anche il nome del vampiro che era stato ucciso dal paletto di legno verde che poi aveva dato origine all’omonimo albero, e per gli avventurieri non è difficile capire che il vampiro in origine non era stato distrutto ma solo intrappolato e distruggendo l’albero loro lo avevano liberato. Coraggiosamente decidono di andare al villaggio e affrontare il loro nuovo nemico. Qui vengono accolti calorosamente, persino Unico che solitamente è tenuto a distanza dalle persone, e viene offerto loro un pasto alla locanda. Alla locanda il gruppo trova quattro avventurieri uno dei quali consce Robinson, o meglio conosceva la persona di cui ora Robinson possiede il corpo.

Lo chiama Orak e gli dice che credeva che nella valle del vento gelido gli avessero tagliato la lingua per aver attentato alla vitù della figlia di un barone. A Robinson il nome piace perciò da ora in poi si farà chiamare così. Prima però che i due abbiano la possibilità di rinverdire la loro amicizia li gruppo si fa accompagnare da Gultias, mentre Unico si mette a fare il gargoile sopra la casa del capo del villaggio. Questi scopre quasi subito che il gruppo consce la sua vera identità e ordina ai quattro avventurieri di liberarsi degli scocciatori. L’amico di Orak gli dice che è molto spiacente, ma Ghultias lo paga bene e quindi lui deve ucciderlo.

Le cose però non sembrano andare bene per i cattivi perché Argas uccide quasi subito un nemico mentre Orak fa fuori il “suo amico”. Finalmente Unico si accorge degli schiamazzi e vine ad aiutare i suoi amici. Anche se gli scagnozzi di Ghultias sembrano cadere facilmente, il vampiro è di tutta altra pasta, fino ad ora i eroi non gli hanno fatto ancora un graffio e lui ha già mandato a segno alcuni incantesimi contro di loro, indebolendo sia Rei che Argas con i suoi poteri di negromante.

To be c
ontinued…


L’assedio di Daggerford

Turplino fugge dalle rovine con il cavaliere rosso, ma non prima di aver deriso gli avventurieri: quasi tutti i goblin sono già partiti da due giorni e stanno marciando verso Daggerford, il gruppo non farà a tempo a tornare indietro per fermare i piani dell’arcivescovo.
È inoltre ormai chiaro che Rei è malvagia per colpa del diadema che ha ritrovato nel tempio di Loth. Il diadema che è un oggetto intelligente e sa parlare. Riferisce di chiamarsi Vercan e che il suo scopo è addestrare gli assassini. Per ora non è possibile togliere a Rei il diadema, perciò dopo un po’ di trambusto, che si conclude con la sparizione di Marco Volo, indignato per il fatto che rei lo abbia tradito in tale maniera, i membri del gruppo e il diadema optano per una parziale tregua.
I due successivi giorni di brutto tempo rallentano i movimenti del gruppo che riesce ad arrivare a Daggerford solo a notte fonda.
Lo spettacolo che si presenta loro è agghiacciante, Daggerford è circondata, centinaia di torce sono appese alle mura per permettere ai difensori di poter vedere l’orda urlante che sciama i piedi delle mura, le urla di dolore si confondono all’ululato dei lupi e alle grida bestiali degli umanoidi.
Improvvisa un’esplosione parte da una collina li vicina, poi una palla di fuoco squarcia le mura e si ode un crollo seguito dalle urla esultanti degli attaccanti.
Il gruppo decide che la cosa migliore è distruggere l’ordigno sulla collina, così si accinge ad avanzare tra le linee nemiche.
Viene intercettato da un gruppo di banditi unitisi agli umanoidi nella speranza di un saccheggio a cui ben presto si aggiungono goblin con i loro lupi, hobgoblin,gnoll, e ogre.
Con le armi grondanti del sangue di innumerevoli nemici il gruppo si apre la strada a forza fino alla base della collina dove viene attaccato dai drow di guardia al cannone e dal cavaliere rosso e da sua sorella il cavaliere bianco.
Il cavaliere rosso è uno stregone del fuoco e le sue magie unite alle ondate di tenebra tagliente scagliate dalla sacerdotessa dei drow riducono in fin di vita Argas e solo per miracolo non uccidono Unico, mentre il turbine di lame del cavaliere bianco impedisce loro di avanzare sul pendio.
Una feccia di unico finalmente raggiunge la sacerdotessa uccidendola e in un momento di disperazione, è proprio la palla di fuoco del cavaliere rosso che prede dentro nell’esplosione non solo i membri del gruppo ma anche sua sorella uccidendola. Alla fine anche il cavaliere rosso cade e gli eroi raggiungono il dispositivo infernale che nel frattempo ha esploso un altro colpo mostrando chiaramente la sagoma di una persona che veniva sparata fuori e poi cadeva in un’esplosione.
Vedendo gli avventurieri i goblin addetti al marchingegno scappano lasciandolo incustodito. Si tratta di un grosso tubo in bronzo montato su una piattaforma in legno con delle enormi ruote e un pannello con delle leve per controllarlo.
Li ci sono anche dei prigionieri che liberati raccontano al gruppo che i goblin riempivano di polvere nera quello che chiamavano il cannone della carne, vi mettevano dentro un prigioniero e poi sparavano.
Gli avventurieri scoprono sul cannone un pulsante rosso con una scritta: Questo pulsante è stato messo per non essere premuto H.H. Decidono che è meglio non premerlo e Argas propone di spingere il marchingegno giù dalla collina, ma Robinson preferisce caricare i barili dentro il cannone e buttare una torcia.
Purtroppo la polvere ha un innesco istantaneo ed esplode mentre tutti sono ancora vicini riversando una pioggia di fuoco e metallo fuso in un raggio di cinquecento metri e investendo in pieno il gruppo.
I goblin e i loro alleati vengono terrorizzati e falciati dalla pioggia di metallo incandescente e scappano.
I personaggi feriti e allo stremo delle forze si avvicinano alle mura di Daggerford per scoprire cosa è successo

To be continued…


L'arcivescovo goblin

Dopo aver confitto il cavaliere Nero i nostri eroi trovano una botola che da su una stanza nella quale si trova prigioniero Eragon (i giocatori hanno nomi originali), un elfo chierico di Searine Moonbow (è un dea della luna).
Con questo nuovo alleato essi ripartono per l’esplorazione del rudere, ma non fanno a tempo a fare un passo che si trovano di fronte ad Hattori Hanzo (ogni riferimento a Kill Bill non è casuale) un hobgoblin che ha viaggiato fino all’isola di Wa (abientazione Kara-Tur), con lui c’è Mepo che è diventato schiavo dei goblin e sembra riconoscere Unico, anche se il suo aspetto non è più lo stesso, e si lascia scappare qualche informazione di troppo su dove trovare Turplino.

Argas racconta ad Hanzo di aver sognato di lui e di Jato, una lama con avvolti attorno due serpenti.
Hanzo afferma di avere forgiato una simile spada e dice ad Argas che se fosse riuscito a tenerla in mano per un solo secondo allora avrebbe potuto tenerla.
Argas riesce a tenere l’arma in mano, ma si rende conto che quando impugna la spada questa lo prosciuga di parte delle sue energie e non è inoltre in grado di usarla correttamente.
Hanzo afferma di non voler combattere gli avventurieri, il suo padrone Turplino sarà in grado di farli fuori senza problemi e lui non vuole toglierli il divertimento, quindi se ne va e torna a forgiare armi. Invita inoltre Argas a venirlo a trovare qualora volesse imparare ad usare la sua nuova arma.

Il gruppo si incammina verso la stanza dove si trova il tempio di Turplino, ma prima di arrivare deve uccidere le guardie del corpo del vescovo Rinaldo e Orlando più vari goblin al loro seguito.
Due goblin scappano, Robinson riesce a fermarne uno ma l’altro scompare dietro una porta in fondo ad un corridoio, non prima di aver ghignato e tirato una leva appositamente piazzata vicino alla porta. Probabilmente è andato ad informare l’arcivescovo della presenza di intrusi.
Il corridoio che conduce fino alle stanze di Turplino è pieno zeppo di trappole e nel tempo perso dagli avventurieri a disinnescarle Turplino ne approfitta per lanciare alcuni incantesimi protettivi, inoltre Rei nel tentativo di rimuovere l’ultima trappola la fa invece scattare, riversando sul gruppo un miasma diabolico da cui lei rimane misteriosamente immune.

Quando finalmente il gruppo riesce ad aprire la porta che da alle stanze di Turplino si trova difronte ad una brutta sorpresa la stanza è affollata di tenebra magica. Eragon lancia un incantesimo per rimuoverla ma proprio mentre lui termina Turplino esce volando dalla stanza e attacca Argas perndendo il gruppo alla sprovvista.

Lo scontro con il goblin demone è tutt’altro che facile. Egli convince Rei con la promessa di 5000 monete d’oro a uccidere Marco, e poi comincia a lanciare altro miasma contro il gruppo, mentre i suoi scheletri trattengono gli avventurieri. Eragon si accorge presto che un’aura dissacrante gli impedisce di scacciare gli scheletri. Argas è costretto a stordire Rei, che ha ridotto Marco in fin di vita, e inoltre l’arcivescovo risulta essere anche un monaco, il che lo rende virtualmente inattaccabile dalle frecce del gruppo.
L’arcivescovo inizia a gioire nel suo cuore malvagio, ma Argas e Robinson riescono a infliggergli con un solo colpo una grave ferita.
Il provvidenziale arrivo del cavaliere rosso gli permette però di scappare e far perdere le sue tracce e ora il gruppo deve fare i conti con il tradimento di Rei.

To be continued…


Andrella

Giovane maga appassionata di illusioni, Andrella è la figlia del barone di Restenford. Alcune voci volevano che fosse interessata a usurpare il posto del padre ma non sono mai state verificate. Dopo la tragica esperienza fatta durante la prigionia nelle mani i Iho, di cui porta i segni indelebili su un braccio e sul volto deturpato.
Attualmente Andrella è un mezzo golem che ha sostituito il braccio menomato e parte del volto con pezzi di ambra. Nessuno può negare che la disavventura avuta con Iho abbia lasciato su di lei un’aura di profonda infelicità e inquietudine.


Qualton

Sacerdote di Helm.
In seguito ad un incidente magico Qualton ha sviluppato una forma di schizofrenia ossessiva, che lo ha portato ad assumere una seconda personalità malvagia, interessata a conquistare la baronia di Restenford e il cuore di Andrella. Nel momento in cui con il tradimento e linganno aveva ottenuto entrambe le cose Iho lo ha ucciso e trasformato in un non morto mentre ha rinchiuso Andrella nelle segrete del palazzo assieme a bestie di innominabile orrore


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