Attraverso il Darkvald – In viaggio con timore
Utengard, 19 messembre, sera
Viaggio, giorno 1
Il primo giorno di viaggio è stato inspiegabilmente tranquillo, nonostante la tensione
palpabile nell’aria. Abbiamo proseguito guardinghi, timososi di ogni singolo passo do cosa poteva nascondersi in queste foreste maledette. L’idea di abbandonare il villaggio e lasciare che gli uomini bestia razzino e saccheggino tutto ciò che non si è riusciti a salvare rende l’atmosfera tesa.
Da quello che sono riuscito a comprendere chiacchierando con nonna Moescher e gli altri abitanti del villaggio la foresta e la campagna sono veramente un luogo pericoloso, infestato di bestie, mutanti, banditi, sbandati e disertori di entrambe le forze che si sono combattute. Pare che più avanti dovremmo anche attraversare il territorio dei goblin. La nostra speranza è che i malintenzionati desistano dall’attaccarci visto il nostro numero, senza rendersi conto dell’esiguità degli uomini armati.
La sera siamo arrivati a Gimminhagen, la cittadella fortificata del Graf Sternhauer. Gli abitanti di Utengard girano alla larga da tale luogo, ma noi decidiamo di andare fare una visita. Quale colpa che abbia il Graf pensavamo che gli abitanti meritassero di sapere della possibile minaccia degli uomini bestia.
Capisco che non vi sia amore fra gli abitanti di Utengard e Grimminhagen dopo la scissione fra le due cittadine, ma dopo aver parlato con un balivo arrogante e borioso ci siamo ricreduti sull’idea di avvisare la cittadina. L’ingratitudine della città per il nostro gentile avviso e il rischio da noi corso abbandonando temporaneamente la sicurezza della carovana per infilaci in quel covo di masclalzion arroganti giustifica in pieno l’ostilità degli abitanti di Utengard. La città meriterebbe di essere sradicata pietra su pietra e gli abitanti di diventare cibo e sollazzo per gli uomini bestia.
Sono le divisioni che alimentano l’impero a renderlo facile preda dell’orrore che solo da pochi giorni sto realmente cominciando a comprendere. Con tutti i difetti dei nostri conti almeno essi comprendono l’importanza che la Sylvania si mostri al resto dell’impero come una forza unita e coesa.
Speriamo solo che domani sia un giorno migliore.
Scritto di suo pugno,
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Attraverso il Darkvald – Mutanti e imboscate
Utengard, 18 messembre, mattino
Mentre la gente si agitava spaventata da rumore noi scoprimmo di avere la sfortuna di trovarci proprio nella traiettoria di quattro mutanti infuriati.
Onestamente peggio per quelle canaglie infernali. Caricare un mago del fuoco non si è rivelata per loro esattamente una brillante idea, un incantesimo particolarmente efficace di Gildril ha letteralmente bruciato le carni di uno dei mutanti lasciandone solo lo scheletro carbonizzato.
Io e Tabatha abbiamo coperto di frecce il secondo e il soldato Pieter ha ucciso gli ultimi due. Più guardo quel soldato e meno riesco a comprendere dove finisca l’alabarda e dove inizi l’uomo. Mi viene il dubbio che usi l’arma anche per pensare.
Dopo aver sconfitto i mutanti venimmo a sapere che quelle canaglie erano solo una diversione per coprire un’incursione all’attracco fluviale, volta a rubare le scorte di cibo della città. La cosa che mi preoccupa è che per colpire la piazza da un punto non visibile sarebbe necessario un moschetto Ochland.
Il capitano Gerrard Schiller ha liquidato la mia preoccupazione dicendo che probabilmente il moschetto era stato rubato da un campo di battaglia, ma mi domando chi potrebbe avere la capacità di utilizzare un’arma da ingegneri. Dovrò tenere gli occhi aperti.
A peggiorare le cose, poco dopo l’attacco subito a causa dei mutanti e derelitti, Hans Baumer, il boscaiolo, è venuto ad avvisare la popolazione che un gruppo di uomini bestia si sta avvicinando e quindi bisognerà abbandonare il luogo. Visto che la direzione dei paesani e la nostra è la stessa ci siamo aggregati al gruppo in marcia che si recherà a Middenheim. Infondo la foresta di Darkwald è un luogo troppo ostile per percorrerlo da soli.
È stato allora che ho conosciuto nonna Moescher. La donna si occupa dei bambini e dei feriti del villaggio e gentilmente ha provveduto a bendare anche le nostre ferite. Odia i nobili che devono aver fatto qualche torto alla sua famiglia e sospetto anche che traffichi con qualche fattucchieria. Nell’odio represso e nel senso di sdegno che prova verso coloro che l’hanno privata delle persone che le erano care ho riconosciuto molto del tormento che provo per la perdita dei miei cugini ad opera della bianca signora.
A quanto sembra l’attuale Graf Sternhauer, nipote del Graf all’epoca della fondazione di Utengard si è messo in salvo dalle scorrerie degli uomini bestia e ha lasciato morire i suoi sudditi. Non so se sia peggio lasciar morire nell’idifferenza i propri servi o farli morire di lavoro come fanno i nostri signori.
Ora stiamo facendo i bagagli e ammassando nella carovana qualsiasi cosa trasportabile, presto lasceremo Utengard.
Scritto di suo pugno,
The Thousand Thrones – Marieburg la dannata
Il viaggio è stato inaspettatamente tranquillo viste le condizioni della campagna e dopo una settimana di viaggio passata a cercare di insegnare al nano qualcosa sulle minacce che Slaneesh comporta per la sua anima e la purezza del suo corpo siamo arrivati a Marieburg. La mia fede mi impone di essere gentile con i nani, ma con questo in particolare diventa sempre piu’ difficile.
La coda per entrare dalla porta principale comincia ben fuori dalle mura della città di Marieburg e lungo i lati della strada carovaniera sono aperti decine di chioschetti per spennare i viaggiatori in arrivo. Il mio desiderio di recarmi il prima possibile al tempio di Sigmar era destinato a scontrarsi con la lentezza dei mercanti e bottegai in marcia per combinare affari.
Poiché l’attesa sembrava lunga e cominciavamo a sentire i morsi della fame ci siamo recati da un porchettaro halfling rassegnati a cominciare a dipartirci dal nostro denaro prima ancora di arrivare in città, sperando che per una volta ci servisse della vera porchetta e non un misto di carni non meglio identificabili. Fra tutti i porchettari halfling dovevo giusto trovarne uno proveniente dalla Tilea, che si è profuso per una buona mezz’ora in chiacchiere frivole supportato dalla moglie.
Pare che in città vi sia (o vi fosse) un prescelto di Sigmar che è in grado di compiere prodigi, sa farsi ben volere da tutti ed ha infuso negli abitanti di Marieburg un’ “esuberanza gioiosa”. Un’esultanza a volte troppo gioiosa visto le lamentele di disordini.
Un simile ritorno alla fede per una città miscredente che pone più fede nel dio denaro e solo in seconda battuta in quello dei commerci e in quello del mare appare strano per quanto ogni miracolo del mio dio sia ben voluto. Ma in genere i miracoli di Sigmar hanno sempre a che fare con il ferro e con il fuoco e sono portati alla massa in punta di spada. Stavo meditando su questi fatti quando ho visto un uomo a cavallo venire dalla direzione opposta.
Che sia un cacciatore di streghe? Il solo pensiero mi ha provocato brividi sulla schiena in parte di timore e in parte di piacere. Per quanto la mia andatura claudicante mi rammenti i momenti terribili passati per mano dell’inquisizione mentre venivo torturata per accertare le devianze della mia fede vi è anche il ricordo rinfrancante di aver saputo affrontare con fede il tormento a me imposto dimostrando la mia determinazione, prima di tutto a me stessa.
Ora finalmente la folla comincia a defluire e ci avviciniamo alla porta, è meglio che continui a prendere appunti sul mio viaggio più avanti. Arrivo in città assieme a una prescelta di Urich ed ora rischio di incontrare anche un eletto di Sigmar e un cacciatore di streghe. Hildebrad ha trovato il suo destino per mano mia. Che destino c’è in serbo per me?
Lacrima
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Attraverso il Darkvald – Le rovine di Utengard
Utengard, 18 messembre, mattino
Il risultato del nostro viaggio ad Altdorf fu che la maestra di Gildril spedì l’elfo a Middenheim, una città “tranquilla” dove a suo dire avrebbe avuto modo di fare pratica. Visto che non avevamo nulla di meglio da fare io e Tabatha abbiamo deciso di seguirlo, ma dopo la sparatoria nella piazza di Utengard sto già cominciando a pentirmi di averlo fatto.
Eravamo arrivati nel paesino da tre giorni, dopo il viaggio in chiatta fluviale, e ci eravamo riposati prima del viaggio che da li in poi, viste le tracce della guerra appena passata, pareva porsi come difficoltoso. Ancora mi interrogo su come in Sylvania non fossero arrivati neppure strascichi di simili grandi avvenimenti, eppure il Capostipite dei Von Carstein è un conte elettore dell’impero… Dopo quello che ho appreso ad Altdorf sto cominciando ad interrogarmi seriamente sull’assennatezza nel comportamento dei nostri signori e sulla saggezza delle loro decisioni.
Poiché quella mattina c’era una grande adunata nella piazza del villaggio, decidemmo di recarci lì anche noi per sapere cosa stava succedendo. Il Capitano Schiller stava annunciando che dopo giorni di fame il conte Boris Todbringer aveva mandato del cibo per sfamare gli abitanti. La dose misera di provviste, trenta filoni di pane e 12 fiasche di vino per una settantina di profughi, a mio parere costituiva di per se un insulto.
Almeno i nobili delle mie parti non sono così ipocriti da fare doni e ci lasciano una parte maggiore del raccolto per sfamarci rispetto alle altre parti dell’impero, se solo poi non ci ammazzassero di lavoro…
Poi si udirono gli spari…
Scritto di suo pugno,
Interludio – discorsi fra viaggiatori
Lacrima: – Poiché in base al mio credo è fondamentale che noi andiamo d’accordo, nano, ritengo opportuno spiegarti alcune cose sul caos delle quali sembri essere all’oscuro relativamente alle streghe che abbiamo incontrato l’ultima volta.
Le streghe che abbiamo ucciso servivano Slaanesh, la dea del piacere portato all’eccesso che sfocia nel sadismo.
Per la verità non è ancora chiaro se Slaanesh sia una divinità femminile o sia un ibrido fra maschio e femmina. Salanesh è servita da demonette che portano alla perdizione gli uomini per poi dilaniarli con i loro artigli, dopo averli fatti impazzire. Le demonette a volte cavalcano enormi bestie serpente.
I suoi demoni maggiori, i custodi dei segreti, sono orrende creature con quattro braccia e spesso sono l’incrocio fra una creatura antropomorfa ed un toro, sebbene in alcuni casi abbiano aspetti femminili orrendamente distorti.
I seguaci di Slaanesh prediligono la manipolazione mentale e l’intrigo e i marchi della mutazione di Slaanesh sono prevalentemente code di rettile, tentacoli e chele. Slaanesh è solo una delle quattro divinità principali che governano il caos, ma per ora è meglio che tu ignori i nomi delle altre.
Ci sarebbe molto da sapere sui poteri pernisciosi del caos, ma preferisco per il tuo bene tenerti nell’ignoranza su tali argomenti, poiché ciò che non sconosci non può contaminarti. -
Ciacco: – Posso intuire che l’intelletto di una donna di chiesa sia superiore a quello di un nano di bassa lega come me, ma non credere che io abbia paura di udire il nome di qualche altra divinita del caos, io sono un NANO e il caos non mi avrà mai! MAI!
In ogni caso dopo l’ultima avventura avuta in quel villaggio credo che mi fiderò un po’ di più di te e metterò la mia ascia pronta ad uccidere qualsiasi mostro tu mi dica, tanto per poter dormire la notte senza pensare alla mia onta.
Come i nani si sono fidati di forgiare un martello per Sigmar io mi fiderò di una sigmarita! -
Lacrima: -Non allaragarti troppo nano…-
Di zotici e pagani
Mi trovo seduta su un carro traballante guidato da uno sventratore, Ciacco, diventato mio malgrado un compagno di sventura. La mia fede mi impone di essere cortese con i nani, ma è difficile essere cortesi con uno sventratore ubriaco in generale e con questo nano in particolare. È anche difficile scrivere su un carro traballante.
Mjolnir è ancora con me e dovrei ammettere che lei e il nano forse mi hanno salvato la vita. Ho indubbiamente commesso molte colpe se sono condannata da un voto ad un morto a vegliare su di una Ulrichita. Sto cercando di dirmi che ogni sussulto e sobbalzo che il nostro guidatore brillo centra sulla strada è una punizione di Sigmar per i miei tentennamenti e per le azioni sconsiderate che hanno portato alla morte di Hildebrad, poiché ad essere onesta non sono stati gli zotici di un villaggio nella foresta ad ucciderlo, sono stata io.
Ho dovuto uccidere una persona che ho imparato a stimare come un padre e un fratello nel corso di un viaggio difficile, ma è stato inevitabile. Il veggente di Morr aveva ragione nell’affermare che assieme con la predestinata avrebbe incontrato il suo destino. Eppure dovevo essere proprio io a portarlo a compimento e qual è il mio di destino?
Ora sono sola con persone rozze e ignoranti che non hanno trovato problemi nello scuoiare un uomo bestia per ricavarne una pelliccia per l’inverno. Le streghe del villaggio lo avevano corrotto e una volta contaminati dal caos la verità è che lo si resta per sempre, qualunque cosa dicano quelle eretiche infami sul fatto che sia solo un effetto temporaneo. Ho dovuto difendermi e togliergli la vita.
Ho dovuto torturare e veder uccidere troppe persone in una notte sola. Il peggio è che quel lassista del prete del villaggio aveva lasciato correre per anni conoscendo la verità e voleva aspettare un’intera giornata ad esorcizzare l’ultimo malcapitato, una povera vittima delle circostanze. Temo che questo tentennamento porterà terribili conseguenze.
Chiaramente sono eretica, per provare sdegno per i preti pusillanimi che continuo ad incontrare. Se non riuscirò ad ottenere giustizia a Marieburg purtroppo dovrò scrivere al Priore Von Honkelstaff, anche se speravo di sfuggire definitivamente dalle sue grinfie.
La vicenda è stata orribile e non ho dormito per parte della notte e neppure Mjolnir a preso sonno, l’unico incosciente che ha dormito beato sotto gli effetti di una sbornia colossale è stato Ciacco.
Lacrima.
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(breve sintesi di una pessima partita di cui per la verità nessuno di dei due autori del blog aveva voglia di parlare, ma the show must go on)
Warhammer – Altdorf
Altdorf, 15 messembre, mattino
Una volta sul ponte della chiatta fluviale ho giurato sullo spirito immortale di Sigmar che un giorno tornerò a Nuln per regolare i conti con gli Oldenhaller, Maryanne e la gilda dei negromanti. Non so ancora come, ma devo assolutamente tornare per spargere il loro sangue sulla banchina del molo e dare i loro corpi in pasto ai pesci.
Il viaggio fino ad Altdorf è stato relativamente tranquillo, solo uno scontro marginale con uno sparuto uomo bestia (effettivamente non sono solo storie che la nonna mi raccontava per spaventarmi) e siamo arrivati nella capitale dell’impero dove ho potuto raccogliere un po’ di informazioni e pettegolezzi mentre attendevamo che Gildril completasse la sua visita al collegio della magia.
Parlando con la gente del luogo ho così scoperto che effettivamente c’era stata una lunga e feroce guerra fra le orde del caos giunte dal nord e l’impero. I campioni di entrambi gli schieramenti parevano aver avuto la peggio e gli eserciti si erano ritirati lasciano una enorme devastazione alle spalle. Non era chiaro chi avesse vinto, ma pareva difficile poter sostenere che l’impero avesse avuto la meglio come gridavano a gran voce strilloni e sacerdoti.
Parlando di strilloni, ho ritrovato Scezio qui ad Altdorf. A quanto sembra si era addormentato su una chiatta e risvegliato alcuni giorni dopo nella città imperiale.
Quanto al mago, si recò alla torre del collegio della magia splendente. Posso solo dedurre che i maghi avessero dei dubbi sulla gemma che avevamo raccolto e Gildril fosse in realtà stato inviato a raccogliere informazioni. Con il suo solito atteggiamento spocchioso da elfo, si è rifiutato di fornirci dettagli sul suo colloquio con la sua maestra, salvo il fatto evidente che ora possedeva le vesti e la chiave dell’ordine della magia del fuoco. Per una volta io e il mago eravamo d’accordo su qualcosa: la sua maestra e signora era una grandissima baldracca.
Scritto di suo pugno,
Mjolnir – La furia del Lupo Bianco
Mio padre racconta ancora la terribile battaglia di vent’anni fa contro le forze del caos. Centinaia di predoni guidati da uno stregone, alcuni dicono che ci fosse di mezzo anche un demone ma probabilmente sono solo spacconate da berserker, un po’ come fanno i pescatori vantandosi della preda. Fatto sta che le loro forze erano superiori alle nostre e molti guerrieri non tornarono alle loro famiglie. Mio padre giurò a Ulric che se fosse tornato vivo avrebbe votato a lui il suo primogenito perchè diventasse il suo campione.
Ulric deve avere un acuto senso dell’umorismo, perchè mia madre un anno dopo diede alla luce una bambina, ma del resto un voto è un voto e mio padre decise di onorarlo: fui chiamata Mjolnir, che nella mia lingua significa ‘colei che polverizza’.
Fin da piccola mi addestrò nell’arte della guerra, prima con legni e rami secchi, poi con piccole armi giocattolo. Io imparavo in fretta qualsiasi cosa, ma ciò che prediligevo e a cui ero più portata era l’uso del martello, per mio padre la cosa era naturale, del resto mia nonna diceva sempre che il destino di una persona è segnato dal suo nome.
Dopo anni passati a imparare l’uso delle armi arrivò per me l’età adulta, o almeno quella che era designata come età adulta per i maschi, il momento in cui mio padre avrebbe realmente onorato il suo voto ad Ulric: il rito di iniziazione come berserker, per diventare a tutti gli effetti una guerriera votata al Lupo Bianco.
Quando arrivammo al circolo di pietra era già presente tutta la comunità. Vedendomi vestita con l’abito cerimoniale, i fratelli d’armi di mio padre iniziarono a schernirlo, così come i loro figli schernivano me. Entrambi tenevamo la testa alta, sicuri delle nostre intenzioni, ma il consiglio dei saggi diede retta alla folla e decise che non ero degna di servire Ulric in battaglia, che una femmina avrebbe portato disonore nelle file dei berserker in quanto non si era mai vista una donna in preda alla furia del Lupo Bianco.
Per mio padre fu un colpo al cuore. Non sarebbe stato in grado di onorare la promessa fatta in cambio della vita quattordici anni prima. Mi prese per mano e tornammo a casa, entrambi delusi e afflitti.
Pochi giorni dopo Ulric venne a reclamare il suo campione.
Era notte quando sentii ululare e raspare alla porta. Svegliai in fretta mio padre e mi precipitai fuori. Un grande lupo bianco mi fissava con i suoi occhi rossi, ringhiava ma non mi attaccava, anzi retrocedeva verso il circolo di pietra dove si erano radunati i paesani, prima svegliati dagli ululati, poi increduli alla vista della bestia. Non aveva attaccato nessuno, e nessuno si sarebbe sognato di attaccarlo: il lupo bianco è un animale sacro ad Ulric. Senza rendermene conto seguii il lupo fino al circolo di pietra, e quando fummo esattamente al centro mi balzò addosso.
Di ciò che accadde dopo non ho ricordi, ma la gente che era lì racconta che lottai a mani nude con il lupo, occhi dilatati e bava alla bocca, ringhiando e graffiando e azzannando come fossi lupo anch’io: “non si era mai vista una donna in preda alla furia del Lupo Bianco”… Fino a quel momento. Quando ripresi coscienza di me il lupo giaceva morto al mio fianco, sentivo il sapore del suo sangue in bocca e mi misi a piangere per lui. Mio padre corse da me, prese fra le braccia me e il lupo e ci portò a casa.
Il giorno dopo il consiglio dei saggi fece radunare tutta la comunità. Stavo in piedi al centro del circolo di pietra, con la carcassa del lupo fra le braccia come un grosso pupazzo, esattamente dove l’avevo ucciso, in attesa che decidessero della mia sorte. Ero sicura che sarei dovuta morire lì per l’affronto fatto a Ulric nell’uccidere l’animale a lui sacro, ma non fu così: i saggi dissero che Ulric aveva mandato la creatura perchè il voto di mio padre fosse onorato, e con la sua uccisione per mano mia avevo conquistato il diritto a diventare una sua guerriera. Per quanto riguarda il lupo, avevo il diritto a vestirne le pelli avendolo ucciso con le armi datemi dalla natura, come è tradizione. Mio padre mi aiutò a scuoiarlo e farne un mantello che porto ancora oggi, poi fece forgiare dal fabbro un martello a due mani su misura per me con inciso il simbolo di Ulric e le parole ‘sarò la tua arma’.
La storia potrebbe essere finita qui, ma c’è dell’altro: il caos striscia nel cuore degli uomini e vi deposita semi di invidia e odio. Ciò che vi seguì non è cosa degna di essere raccontata. Fui obbligata ad andarmene, fuggii verso sud, vagando da un posto all’altro, finchè non mi trovai sola in una foresta con uno zelota e una donna della quale non so se potermi fidare.
Poi incontrammo degli spaccalegna ed ebbe inizio l’orrore…
Lacrima – L’inizio del viaggio
Come ho già detto molto devo aver peccato poiché molto egli mi ha punito in passato e molto devo punirmi io ora per riacquistare la sua grazia. Devo frustarmi per le colpe dei mie genitori che mi hanno ceduta alle eretiche, per le colpe delle mie consorelle che mi hanno educato erroneamente, per la mia colpa poiché ancora non riesco a vedere l’eresia che certo deve esserci negli insegnamenti di quelle donne e per le colpe che commetterò, poiché non avrò pace fino a quando il sangue del priore Von Honkelnhstalff non macchierà le mie mani, così come un tempo il mio sangue ha macchiato le sue.
Molti dicono che sono molto fortunata, ma in realtà ho solo imparato la lasciarmi guidare dalla voce del mio Dio e accettare i suoi suggerimenti.
Poi ho conosciuto Hildebrad Van Ebberrok, il cenobita, l’unico uomo fino ad ora che abbia dimostrato un totale disinteresse per le mie grazie e che abbia cercato di insegnarmi qualcosa sulla sua fede, che fosse diverso dal semplice complimentarsi per come io sappia accogliere nella mia bocca un uccello.
Hildebrad ha acconsentito a prendermi come accolita per seguirlo in una sua peregrinazione. Un santone di Morr gli ha comunicato una visione su una ragazza insistendo con forza e veemenza perché lui andasse a cercarla. Mi ha detto che è una predestinata, anche se neppure lui sa a cosa. L’uomo che ha ricevuto il sogno gli ha detto di andare in un certo luogo e che li avrebbe capito cosa cercava. Una volta arrivato non ci sarebbe stato equivoco.
Questo mi ha portata per settimane a vagare nelle foreste infestate da tafani e zanzare, al punto che quasi preferisco la lussuria e l’avarizia dell’alto clero, se questo è il prezzo della libertà. Poi Hildebrad ha trovato quello che cercava, una donna impaurita, eppure un guerriera, e anche la sua morte per mano di contadinotti rozzi e ignoranti.
Ora senza più una guida la strada sarà lunga, non ho ancora una direzione e non sono così sicura di volerla percorrere con questa ragazza.
Lacrima.
Lacrima – Giocattolo di un abate
Potete chiamarmi Lacrima, per ora sono solo una penitente, una povera ragazza sperduta nelle terre del Middenland, ma mi sono ripromessa che arriverà il giorno in cui si parlerà di me con un sussurro chiamandomi “la mano sinistra di Dio”. Un tempo avevo un nome bellissimo, ma ho deciso di scordarlo per recidere quanti più legami possibili con il mio passato, dopo che il teogono Von Honkelnhstalff ha preso la mia verginità.
Nacqui nella regione di Middenland, la mia famiglia mi donò ad un monastero in tenera età, un voto verso Sigmar l’Heldenhammer, il nostro custode, il primo imperatore a riunirci tutti e darci una legge giusta. Ero una bocca di troppo da sfamare, che gente troppo povera ha deciso di cedere per un pezzo di terra e un po’ di cibo in dono alle Sorelle Sigmarite.
Solo che le sorelle Sigmarite sono eretiche, colpevoli di essere sopravvissute alla prima distruzione di Mordheim, causata dalla caduta di Bel’Akor l’Oscuro Padrone, e alla seconda ordinata da Magnus il Pio. Colpevoli di conoscere la verità sul demone e sulla cometa, che non era in realtà un monito di Sigmar, colpevoli di aver intralciato i piani dell’inquisizione per la città dei dannati, colpevoli di aver denunciato la verità sulla malapietra, colpevoli di essere trovate nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Troppe colpe per un ordine solo.
Sopravvissute, ma poche, sparute e ancora sotto lo scrutinio dell’inquisizione, le sorelle sostengono che in realtà il clero e l’inquisizione mentano su certi avvenimenti del passato. Poiché vi è della verità in questa menzogna, il clero è ancora oggi combattuto tra l’epurare il ricordo del proprio errore e lasciare che le frasi delle sorelle rischino di vagare libere per il mondo.
Nell’impero la conoscenza, ho scoperto, è il peccato più grande che si possa commettere, e per i miei peccati Sigmar molto mi ha punita e so per certo che molto ancora dovrò pagare.
Dalle sorelle ho appreso per la prima volta la storia dell’anello di sant’Horst. Il santo è stato l’uomo che per primo portò nel Middenland la parola di Sigmar, ma la gente non lo accolse in pace, bensì lo uccise e da un suo dente fu ricavato un anello. Ora l’anello è perso, ma nel segreto del mio cuore io spero sempre che un giorno potrò ritrovarlo a dimostrazione che l’eresia fra le sorelle Sigmarite non è così dilagante come ritiene l’inquisizione.
L’inquisizione periodicamente viene a supervisionare l’operato delle poche sorelle rimaste dopo 200 anni, cercando di eradicare con le pinze e con i flagelli le insulse eresie che le matriarche si ostinano a tramandare alle figlie.
Tragedia fu che dopo il supplizio mi trovarono meritevole invece che contaminata. Almeno così sostenne il priore Von Honkelnhstalff. Mi prese con se e il monastero dove mi condusse mi tenne casta e pura fino a quando non avevo l’età giusta perché il teogono potesse prendermi e cogliermi come un fiore in bocciolo, non importava se le sue attenzioni sgradite mi avrebbero fatto appassire. Il corpo di una terzogenita era un prezzo misero da pagare nella spietata logica della politica imperiale e con la morte nel cuore la madre superiora mi aveva preservato per quegli uomini e poi ceduta a loro affinché l’inquisizione distogliesse lo sguardo. L’abate mi voleva per la mia purezza, ma non per preservarla contro le minacce dell’eresia, bensì per godere nel coglierla e privarmene più e più volte.
Alcuni servono nel clero per la loro fede e pietà, altri per l’ingegno e l’ambizione, altri per i soldi dei genitori che li spingono avanti. Scoprii che una conversa serve per necessità e diventa vittima di tutti i desideri di coloro che sono più bravi e meritevoli di lei.
Una donna non può essere umile e mite, come comanderebbero le gerarchie, se vuole fare carriera nel clero: dietro l’apparenza dimessa deve essere forte e intelligente più di una lince, dura e spietata più dell’aspide.
Per allontanarmi dall’ombra dell’abate ho cercato rifugio nella biblioteca nelle ore di studio più affollate e accettato i lavori più umili e indegni, ho fatto la conversa nelle lavanderie, aiutato i monaci nei campi. ‘Ora et labora’ è un saggio suggerimento, dedicarsi allo studio, alla contemplazione e alla meditazione tanto quanto al lavoro manuale rende la volontà pronta, lo spirito saldo e dona una grande resistenza sia morale che fisica. Ma al ritorno dal lavoro e dallo studio se non l’abate qualche altro prelato era sempre al varco ad attendermi e io dovevo cedere alle sue voglie lascive.
Poi ho scoperto la punizione corporale, nella quale ho ritrovato la saldezza nello spirito per imparare ad ascoltare la voce di Sigmar in mezzo alle distrazioni del mondo.
Continua…
Warhammer – Di negromanzia e cadaveri
Nuln, 12 Messembre, primo mattino
È orrendo essere trattati come dei volgari ladri di cadaveri quando si è dei rispettati tombaroli, ancora più orrendo quando per la seconda volta in due giorni il proprio datore di lavoro ti tradisce. Temo che non cambierò mai lavoro abbastanza in fretta.
Maryanne non si è esattamente fatta vedere, è stata più una presenza nell’ombra che mi ha richiesto una parola segreta e poi mi ha indicato una carriola coperta da trasportare in cambio di 40 corone d’oro. Anche senza guardare potevo intuire che conteneva un cadavere.
Naturalmente essendo notte non potevamo evitare di imbatterci in una ronda di mercenari Tileani, per fortuna Tabatha che conosce il Tileano è riuscita a dissuadere le guardie dal controllare il contenuto della carriola. Il sergente non era convinto ma l’ogre del manipolo aveva sonno e ha insistito perché venissimo lasciati in pace. Doveva essere la serata degli ogre, perché un secondo ogre della guardia ci raggiunse e voleva mangiare il ‘cibo’ nella carriola, tentammo di convincerlo che era avvelenato, ma poi si ripresentò una seconda volta chiedendoci il contenuto della carriola perché aveva troppa fame. Per fortuna il mago riuscì ad addormentarlo. Prendemmo le sue catene e lo legammo ad un palo.
Alla fine riuscimmo ad arrivare alla casa dove dovevamo lasciare il carico, qui avvertii una sgradevolissima presenza sulla spalla che mi suggerì a quale porta bussare. I mago disse che per pochi istanti uno spettro mi aveva posato una mano sulla spalla.
Nella casa abitava un negromante che però invece di pagarci voleva prendersi anche i nostri corpi per i suoi esperimenti. Decisamente non era un bravo fattucchiere, visto che il suo primo incantesimo fu un nulla di fatto che si concluse con lui che picchiava contro un’urna funeraria per aver agitato le braccia con un gesto troppo teatrale.
Nelle scritture è scritto che nessuna carne verrà risparmiata e così è stao. Gildril (il mago) è riuscito ad addormentare lo stregone e noi lo abbiamo infilzato di frecce e dardi, dopo che il soldato era riuscito ad aprire un varco del gruppetto di scheletri che lo proteggeva. Decisamente il mago mi sta più simpatico ogni giorno che passa. Recuperato il denaro che ci spettava, oltre ad un piccolo supplemento di indennizzo, siamo scappati a gambe levate, visto che qualcosa pareva essere in procinto di risvegliarsi nella stanza accanto.
Ora dobbiamo solo attendere che la gente del porto armi la chiatta fluviale e salpare lasciandoci questa orrenda città alle spalle.
Scritto di suo pugno,
Warhammer – il giardino delle rose grigie
Nuln, 11 Messembre, poco prima di mezzanotte.
Dopo l’atroce scoperta fattan nella taverna, rigardo al doppio gioco degli Oldenhaller, siamo andati al porto dove per una corona d’oro e alcuni scellini d’argento abbiamo convinto un capitano a ritardare di un giorno la partenza della sua chiatta fluviale.
Io sarei andato per strada in diligenza, ma il mago e il soldato hanno cominciato a cianciare di guerrieri, uomini bestia e tempeste del caos. Non ci ho capito molto ma è chiaro che qui le cose sono andate molto peggio che in Silvania, dove godiamo della saggia protezione del conte elettore Manfred Von Carstein. Se solo da noi non si morisse di troppo lavoro sarebbe stato da restare nella mia terra natale.
Ci recammo a riposare nuovamente al rifugio del predone, dove ricevemmo nuovamente alloggio a metà prezzo ventilando vagamente all’oste la minaccia di rivelare i suoi segreti alle autorità annonarie.
Nulla è meglio di una buona scopata con un’elfa di 65 anni per riaversi da una sbornia. Comincio a capire come mai i marinai si fossero tenuti Tabatha sulla nave nonostante il fatto che le donne portino sfortuna in mare. Penso che anch’io me la terrò appresso, intanto le ho dato una corona per il buon lavoro fatto.
Ora siamo di fronte al giardino delle rose grigie e stiamo attendendo che questa Maryanne si faccia viva. Ammetto che mi ero dimenticato di spiegare ai miei compagni di disavventure che un giardino delle rose grigie è un cimitero. Spero vivamente che il lavoro ci dia abbastanza soldi per lasciare Nuln.
Scritto di suo pugno,
Warhammer – doppio gioco
Nuln, 11 Messembre, decima ora del mattino
Per celebrare la fine della notte più orribile della mia vita ho offerto un giro di bevute in una taverna, anche se solo il soldato ha accettato di bere con me. Come al solito quegli spocchiosi degli elfi non bevono, non festeggiano e non vogliono partecipare della gioia del gruppo. Beh l’elfa mi deve dei soldi per le spese al mercato e un favore perché le ho salvato la vita, vorrà dire che a breve verrà resa partecipe di qualcosa.
Quel bastardo del taverniere ha sostituito però la birra con del whisky di pessima qualità e ormai ne avevo trangugiato un bel sorso tutto d’un fiato, quando me ne accorsi ero già ubriaco. Nella mia allegria mi sono ritrovato a leggere tutte le locandine e manifesti appesi al muro del locale e quando ho visto che quel bastardo di Oldenhaller aveva messo una taglia sulla nostra testa stavo per far saltare la nostra copertura dal ridere.
Quell’uomo è solo un bastardo borioso figlio di buona donna, non migliore della bianca signora che ha lasciato morire di fame e di stenti i miei cugini che hanno lavorato per lei. Nessuno dei contraenti per cui ho lavorato nella mia attività di recupero mi aveva mai trattato in modo così subdolo, laido e infido. Sono sempre più convinto che sia ora di cambiare mestiere. Chiaramente più si viaggia al nord e più osceni sono i nobili dell’impero.
Per farmi star zitto Tabatha mi ha infilato la lingua in bocca. Un ottimo assaggio del pagamento in natura che intendo chiederle a breve. Ora dovremmo lasciare Nuln e dovrò farmi passare la sbornia. Gli altri dicono che i ritratti sui volantini sono poco somiglianti, prima di avere tutti i tagliagole della città alle calcagna potremmo avere tre giorni a disposizione.
Scritto di suo pugno,
Mordherim 200 anni dopo
-Che io ricordi – disse il vecchio sfogliano un tomo polveroso che era adagiato pericolosamente sopra una pila pericolante di altri libri e rotoli – e sono abbastanza sicuro, le sorelle Sigmarite avevano un solo monastero, situato dentro il gioiello dell’Ostermark: Mordheim! A differenza di tutto il resto della città tale fortezza non fu minimamente intaccata dalla caduta della stella a 2 code…
Un presagio di Simgar dicono in molti, il carro che fece solcare i cieli a be’lakor in rotta di collisione con la terra secondo pochi eretici, troppo eruditi per essere ancora sani di mente…
Ma chiunque fosse l’oscuro padrone della città questi sono eventi ormai legati al passato…si parla di… minimo 200 anni or sono…
Mi pare così strano ragazza che tu sia interessata a tali avvenimenti.
Le sorelle Sigmarite furono l’unico ordine a comprendere veramente il male legato ai frammenti di malapietra e a cercare di fermare gli incauti cacciatori di “bonapietra”
Il problema fu che a quel tempo tali pietruzze valevano una montagna corone d’oro e la stessa inquisizione le cercava, perché inizialmente si pensava che fosse la “pietra filosofale”.
Vedersi intralciare il passo da delle consacrate armate di martello per i cacciatori di streghe fu fastidioso, soprattutto visto che rinfacciavano che quella roba era corrotta et nefanda… fatto stà che il gran teogono del tempo le scomunicò dichiarandole eretiche. Non che significhi molto visto che l’uomo non passò per un modello di santità e rettitudine.
Il tempo passò e le cose cambiarono: dopo la grande invasione del caos Magnus il Pio viene incoronato imperatore ed essendo egli uomo illustre e illuminato si rese immediatamente conto che Mordheim era una piaga intollerabile nel cuore dell’impero . Il fiume Stir alla sorgente è uno dei più puri ma dopo aver attraversato Mordheim le sue acque si corrompevano al pari dei liquami delle fogne di Altdorf. Magnus riunì i più grandi maghi del tempo e ordinò loro di radere al suolo quell’orrore.
Non vi sono cronache scritte nelle biblioteche degli ordini di magia su cosa venne esattamente impiegato per radere al suolo la città, cosa alquanto strana da parte dei collegi arcani. Da da pensare su cosa possano mai aver fatto. Tutti i miei tentativi di erudito di permeare questa coltre di mistero sono stati vani, fino a quando difronte alla violenza di emeriti sconosciuti in un vicolo ho desistito.
Ciò che è certo fu che la città sprofondò in una voragine e l’imperatore Magnus, non ancora soddisfatto, ordinò ai più brillanti ingegneri imperiali di far esondare il fiume Stir in modo da cancellare per sempre la città perduta..
Quella volta la fortezza-monastero non fu risparmiata e sparì assieme all’ordine che lo abitava inghiottito dalle acque.
Di Mordheim è rimasto ben poco, solo qualche rovina diroccata che spunta dalla palude nella stagione di secca dello Stir, della sorellanza invece si ha solo qualche citazione nei più vecchi libri di storia.
Appare comunque strano che un uomo santo e pio come magnus non abbia riconosciuto la veridicità degli avvertimenti delle sorelle riguardo alla malapietra e che esse non siano state avvertite per tempo per scappare alla distruzione.
Inoltre le figlie di molti nobili avevano studiato presso il convento e in alcuni casi persino preso i voti. Di certo uccidendo quelle ragazze Magnus si sarebbe invaso le ire di ben più di un conte.
D’altronde i cacciatori di streghe non apprezzano mai che qualcuno dimostri che sono nel torto, peggio ancora se si tratta di una donna.
Dopo aver soppesato tutto io penso che alle sorelle quasi sicuramente sia stata data la possibilità di continuare la loro vita in altri luoghi, ma in maniera silenziosa e dimessa e sotto lo sguardo vigile di chi voleva che la verità non venisse divulgata, ma temeva in cuor suo i rischi di ottenebrarla completamente.
Probabilmente, conoscendo i sigmariti ora le discendenti delle sorelle si stanno flagellando per le colpe delle loro antenate, quelle reali e ancor più quelle presunte, perché le capostipiti non sono state in grado di dimostrare la veridicità delle proprie intenzioni e ora l’onta ricade su di loro.
Vi soddisfa madamigella la mia riflessione?-
La ragazza sospirò divertita: – Non sei molto distante dal vero, forse per questo dovresti morire, pare che gli avvertimenti ricevuti in quel vicolo non ti siano bastati. -
Warhammer – malviventi e cultisti
Nuln, 11 Messembre, ottava ora del mattino
La notte di ieri è stata un incubo, ho visto cose orribili e mi pento di essere stato estremamente spregevole in questi giorni con l’elfa di Marieburg, visto che se non fosse stato per lei a quest’ora forse saremmo morti. O forse no… ma certo lei ha dato una mano mentre io sono scappato a gambe levate, solo per essere rigettato indietro a calci. E sono stato così stupido da andare a raccontare della mia disperazione a un sacerdote di Shallya. Almeno non siamo contaminati… ma procediamo con ordine.
Ieri dopo il tramonto tornammo alla magione degli Oldenhaller e ci accolse quell’antipatico maggiordomo. Ci spinse sgarbatamente in carrozza e ci accompagnò fino al Labirinto. Io ammazzai il tempo con il mio passatempo preferito, insultare Tabatha. Un passatempo che ora mi appare così stupido. Una volta arrivati in prossimità del covo dei furfanti, il maggiordomo ci lasciò e ci diede la parola d’ordine di una banda rivale caso mai ci fosse stata utile per la fuga.
Entrammo con circospezione e evitammo per un pelo una trappola che non avevo scovato, solo perché insistemmo con la guardia di aprire la maniglia nella maniera inusuale tirando verso l’alto e non normalmente. Dovemmo urlargli dietro tutti quanti per convincere quel testardo che era una buona idea.
Lo spettacolo che ci si presentò nelle stanze seguenti fu allucinante. C’era stato uno scontro fra bande rivali e riconobbi il simbolo dei Tileani, ci mancava solo la mafia coinvolta nello scontro.
Comunque facemmo una buona razzia di orecchie per l’Oldenhaller, sette banditi e cinque tileani, in seguito l’orrore ci fece passare la voglia di tagliare ancora orecchie.
Trovammo il capo dei banditi in uno stato pietoso, la carne marcia, la pelle piena di pustole, il volto semi decomposto… e non c’era la gemma. Chiaramente quelle sugli effetti nefandi non erano dicerie. Così proseguimmo e rimanemmo coinvolti uno scontro con i Tileani. Tabatha si finse una loro sguattera e ci garantì la sorpresa.
Da li in poi cercammo di evitare altri scontri, perché il numero dei banditi vivi aumentava. Basti dire che ci fingemmo sacerdoti di Shallya, fummo quasi scambiati per degli assassini e dovemmo scappare ad un’infinità di ratti, meglio evitare troppi dettagli che poi magari qualche malvivente non legga ciò che ho scritto. Pare strano che mi preoccupi più della reazione dei malviventi a ciò che ho scritto che del nobile, ma credo che lui presto marcirà all’inferno per le sue colpe…
Dopo varie peripezie che fecero sembrare la notte interminabile riuscimmo a chiudere la gemma nello scrigno che ci era stato consegnato e ci trovammo asserragliati assieme ai Tileani ad affrontare dei cultisti che volevano la gemma. Fu una cosa orribile, si strapparono cuori e fegati dal corpo e continuarono a vivere ancora, mi domandai come avremmo potuto sconfiggere creature simili ma in qualche modo caddero, solo per rialzarsi nella forma di una bestia immonda.
A quel punto scappai assieme al soldato, mente Tabatha e il mago Gildiril tenevano duro, solo che i Tileani bloccarono la mia fuga e mi rimandarono a combattere.
Quando la cosa finalmente smise di muoversi, puntellata di frecce e dardi, i tileani fuggirono con delle barche e noi scappammo con un’altra banda criminale e facemmo saltare in aria il luogo. Non sentirò la mancanza di un pezzo di storia della città di Nuln.
Il nobile aveva già una quantità sbalorditiva di quelle gemme nascoste nella sua cassaforte, mi domando quanto saremmo al sicuro se anche una sola venisse persa.
Poi io e Tabatha abbiamo visitato il tempio, ma non siamo risultati infetti.
Ora che è mattina sento il bisogno di farmi un goccio bello forte e per la prima volta nella mia vita anche di offrirne agli altri disgraziati che sono in mia compagnia.
Scritto di suo pugno,
Warhammer – denaro sproco per una gemma
Nuln, 10 Messembre
La mattina Scezio non si ricordava chi fossimo da quanto era sbronzo e strafatto. Quanta gratitudine per un piatto caldo e un posto per dormire sul pavimento. Per altro avendo dormito sul pavimento anch’io posso dire che è stato più comodo dei letti sudici della locanda.
Accompagnammo screzio al lavoro, egli infatti era uno strillone, e in cambio lui ci spiegò come arrivare al Faggagio di Euz, dove si potevano trovare i lavori onesti per i mercenari. Io gli chiesi anche quale era un luogo da evitare perché troppo malfamato e screzio ci sconsigliò le Emorroidi della Regina. Ora sapevo dove trovare i tipi di lavori notturni che interessavano a me.
Al faggio di Euz ci imbattemmo in una scena ilare, un enorme Ogre girava attorno al faggio con uno scriba incatenato che gli leggeva gli annunci. Ora nessuno voleva fare incavolare un ogre quindi ci tenemmo a debita distanza, ma a portata di orecchio e ascoltammo mentre lo scriba leggeva gli annunci per il suo capo. La lezione del giorno è stata che avevo bisogno anch’io di uno schiavo, possibilmente una bella schiava direi. Però mi servivano più soldi e lo scriba lesse proprio il tipo di annuncio che interessava a me, e immagino anche a Tabatha: “gli Holdennaller offrivano lauta ricompensa per il recupero di una gemma.”
Si garantiva che la gemma non era nelle mani dei proprietari e quindi il lavoro non era illegale, come se a me interessasse qualcosa dell’onestà di un lavoro. Immagino che invece interessasse al mago e all’imperiale, ma ancora non riesco a ricorda il nome di quei due impiastri.
Un altro avventuriero invece non fu altrettanto furbo quanto noi e si avvicinò troppo allo scriba, perché voleva leggere anche lui il messaggio. questo fece naturalmente infuriare l’ogre e quando un ogre è infuriato ci scappa sempre la rissa.
Mentre i mercenari e gli sciancati si perdevano a botte e la guardia minacciava di avvicinarsi rapidamente, noi ci allontanammo con calma come degli innocui passanti assolutamente non interessati agli ingaggi.
Trovare gli Holdenaller una delle famiglie più influenti della città fu semplice, io venni quasi cacciato fuori perché il padrone di casa non apprezzava il mio umorismo.
In sostanza il nobile ci disse che voleva questa gemma che sarebbe stata dedicata ad un dio di cui per precauzione non scriverò il nome. La gemma era stata prelevata da un certo gruppo di ladri che poi però non l’avevano riconsegnata. Ora il nobile la voleva indietro e offriva 100 monete d’oro a testa più 5 per ogni orecchio di un ladro morto. Ci aveva dato anche un cofanetto per contenerla sebbene fossero pure illazioni le dicerie secondo cui era maledetta. Erano dicerie così inconsistenti che l’elfo magio ci assicurò che la gemma era magica per davvero.
Saremmo tornati al tramonto per essere condotti al covo dei ladri. Nel frattempo ci recammo a fare spese al mercato per trovare abiti più consoni alla città, ma Tabatha decise di agghindarsi da Tileana.
Poi ci recammo su mia insistenza alle Emorroidi della Regina dove entrai con i miei arnesi del mestiere, pala e piccone, ben in vista. Certamente se entravo li non ero uno scalpellino. Il taverniere mi disse che per il mio tipo di servigi potevo contattare Maryanne a mezzanotte al Giardino delle Rose Grige. Non valeva la pena per ora di spiegare ai miei compagni di ventura che il Giardino delle Rose grige non è un parco pubblico ma un cimitero.
Prima di tornare dal nobile e dal suo affabile maggiordomo decidemmo di restare nella topaia e riposare qualche ora, la notte prometteva poco sonno.
Scritto di suo pugno,
Vassili Radenko
Warhammer – Grosh Van Hike
Nuln, 10 di Messembre
Per la verità siamo arrivati a Nuln di notte, il nove di Messembre, il giorno della fine della festività della torta, una delle principali feste halflig, che come tutte consiste in una settimana di gozzoviglie. Il momento migliore per sbarcare visto che ora le provviste della città saranno praticamente finite.
Il capitano però fra le mie imprecazioni ci ha sostanzialmente scaricati assieme alle casse e alle balle di lana che era quasi mezzanotte, questo mi insegna a pagare per la sola classe economica.
Vagare nel porto a mezzanotte non è il massimo inoltre Nuln non è una città ospitale con gli stranieri. Il mago l’elfo che ha studiato ad Altdorf mi ha spiegato che è la fucina dell’impero in pratica ci si trova solo fabbri e feccia e la contessa reggente ha confinato la feccia nel ghetto, il Labirinto, come se la feccia ci restasse durante il giorno…
Tengo questa cronaca io perché a parte il mago, che non è socievole sono l’unico altro che sa leggere e scrivere.
Confesso che ancora on ho imparato il nome del mago e del gonzo con l’alabarda che gli va dietro, ho imparato bene invece quello Tabata, l’odiosa elfa di Marieburg, che in teoria sarebbe un marinaio. Ne so poco di mare, ma donna in una nave dicono che porti solo sfortuna…
Vagare per una città sconosciuta senza una guida ad un’ora impossibile della notte è estremamente difficile e non abbiamo trovato neppure una taverna che non fosse piena, fino a quando non abbiamo incontrato Grosh van Hike, un uomo che mi è risultato subdolo e insidioso fin dal primo momento. Se non che era l’unica possibile guida a quell’ora impensabile della notte e diceva di conoscere una taverna aperta a quell’ora della notte nel viale delle Taverne.
Diffidenti lo seguimmo. Quando ci portò in una strada piena di verdure marce e spazzatura capii subito che ci attendeva un’imboscata e quando emersero quattro oscuri figuri dalle ombre dei vicoli io ero già con la spada in pugno pronto a menare fendenti.
Per poco non rischiammo di perdere la vita nel quartiere malfamato di Nuln. Il mago tentò di lanciare ben quattro incantesimi con esiti del tutto deludenti, io e il gonzo che accompagnava il mago venimmo pestati a dovere. L’unica che affrontò il combattimento con dignità fu l’elfa e quando uccise il campo dei banditi i due superstiti scapparono.
Nel frattempo Van Hike era scappato dietro ad una porta e noi eravamo rimasti nel vicolo con un uomo stordito. Legarlo e imbavagliarlo non fu difficile, legare un prigioniero non è molto di verso dall’assicurare un carico in sicurezza e ho nella mia carriera trasportato molti oggetti strani e voluminosi.
A quanto sembra un coltello in mano sono in grado di fare molta paura e l’interrogatorio di questa sera mi ha dato una rivelazione, è ora che comincio a cercare un lavoro nel quale si debba torturare la gente… Comunque l’uomo non sapeva nulla e perciò l’ho sgozzato, il che sembra aver disturbato vagamente Tabata.
Ora eravamo soli nel bel mezzo della notte nel quartiere più malfamato della città senza neppure esserne consapevoli, fino a quando non ne venimmo informati da un improbabile passante che si era strafatto di chissà quale sostanza allucinogena mischiata con una considerevole quantità di alcol.
Questo relitto di uomo si chiamava Scezio e si offrì di accompagnarci fino al Riposo del Predone, una buona taverna a suo dire. Si perse molte volte, ma alla fine arrivammo alla via delle Taverne ancora interi.
La porta però era incastrata e spingendola il Gonzo la ruppe. Il furfante del taverniere voleva che la ripagassimo per 10 corone d’oro. Passai la successiva mezz’ora a contrattare con quel farabutto del taverniere fino a quando spuntai pasto e pernottamento gratis per Scezio, cosa di cui sono già convinto che mi pentirò, e 2 corone per tutti gli altri, più la riparazione della porta con attrezzi forniti dal locandiere. Infondo o sfasciato tante porte nel mio lavoro e ho scoperto che per rimetterle in sesto basta fare l’esatto contrario.
Ci siamo resi conto che le vesti insanguinate non sono il massimo viaggiare in città a meno di non voler essere scambiati per assassini, quindi ci siamo ritirati in camera per pulirci e abbiamo stabilito due turni di guardia, spero di riuscire a dormire almeno un po’ ma il cibo mi ha già corroborato dopo lo scontro, devo però stare più attento a non rischiare il collo in una rissa.
Scritto di suo pugno,
Vassili Radenko
Warhammer – Vasili Radenko, Biografia
A breve comincia una nuova avventura in cui dopo tre anni faccio nuovamente il giocatore, finora le mie esperienze dall’altro lato del tavolo sono sempre state pessime. Voglio vedere se un potenziale inquisitore magari riesce ad ispirarmi e un regolamento che non conosco mi toglie un punto di vista orientato più alle meccaniche che al personaggio.
La vita in Silvania era molto semplice, aprire tombe, rubare oggetti e rivenderli. La mia piccola impresa a conduzione familiare campava bene con questo giro finché signora pallida non decise di assumere i miei cugini al castello. inutile dire che non li ho più rivisti, e mi sono reso conto che quello che dicevano i miei nonni era vero, il lavoro ti uccide! È come una maledizione! Ora senza più l’aiuto dei miei parenti più giovani il commercio minacciava di diventare gramo.
Non so ancora perché ma al castello continuavano ad assumere personale, e piuttosto che cominciare a lavorarla anch’io e fare la stessa fine dei miei cugini ho deciso che era meglio scappare dalla Silvania e tentare una nuova vita nell’impero, dove un uomo non è per forza costretto a lavorare ma può campare di quello che trova. Perciò quasi stette corone d’oro, frutto di una vita di traffici illeciti decisi di cominciare a viaggiare. Patii la fame e mangiami cosse innominabili, trovate durante il mio. Inoltre in un’imboscata persi la mia adorata balestra, Sacra Bess, un’eredità della mia famiglia ancora dai tempi del trisnonno, quando combatté come coscritto per i von Castien. Ora ero anche disarmato salvo per il mio coltello da lavoro, era ancora più importante nascondere che provenivo dalla Silvania per evitare aggressioni e prestare attenzione che nessuno allungasse la mano verso il mio borsello.
Dopo varie peripezie riuscii comunque ad imbarcarmi per iniziare una nuova vita. Nel viaggio ho conosciuto tre strani individui che mi paiono adatti come copertura, per ora li seguirò per vedere dove mi porteranno, magari farò soldi facili o potrò derubarli anche se mi pare difficile, comunque devo ancora deciderlo
Dopo aver percorso buona parte dell’impero via nave siamo sbarcati a Nuln, una città infame secondo le dicerie che ho raccolto, tutte sussurrate a mezza voce. Sbarcato mi sono subito reso conto di essere in un luogo straniero di cui non conosco assolutamente nulla salvo poche storie dell’orrore dette da ubriachi e quindi di nessuna utilità. A conferma di questo dopo poche ore ci siamo persi cercando una locanda con dei posti a dormire.
Gli altri stanno già disperando. A me va bene anche dormire per strada, tanto che mi può succedere? Ma glia altri sono chiaramente abituati ad una vita più comoda e agiata, si vede dal fatto che i loro risparmi sono molto minori. Stavamo discutendo sul da farsi, o più probabilmente litigando, quando uno strano individuo si avvicina. Considerata ora e luogo mi pare sospetto anche per uno come me che girava di notte al cimitero… ho imparato a credere alle mie intuizioni, troppo volte mi hanno salvato dalla ronda cittadina quando avevo un “carico” in mano.
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