Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

Revedian – Note di Ambientazione

Terminus est. Revedian qui descendit.

"I hereby commit my life to the deep,
to eternity to the ocean

looking for the resurrection of the body,
when the sea shall give up her dead
in the life of the world to come
through Our Lord, amen."

White Pearl, Black Oceans. – Sonata artica

Questo è il mio lamento funebre alla fine della mia forse più ispirata creazione.

In fondo sapevo, da quando ho cominciato a scrivere le prime annotazioni per "Mondo Morto", quella che è partita come una storia narrata a braccio e forse fino ad ora, è stata la mia migliore campagna, che un giorno Urbros e sua moglie Abbia avrebbero vinto, l’oceano avrebbe coperto tutti i viventi e solo i giganti sarebbero rimasti a camminare nel modo senza più aria di Revedian.

Solo mi piacerebbe aver giocato quella storia. Adesso ho altri progetti e anche se Revedian avrà sempre un posticino nel mio cuore, devo dire che in effetti a parte alcune buone idee, l’ambientazione copia da vari giochi, film e cartoni animati e presentava troppe incoerenze di fondo che non sono mai stato in grado di risolvere.

Il gioco doveva ispirarsi come amministrazione alla Spagna medioevale divisa infeudi, ma alla fine è diventato troppo simile all’impero di "Warhammer 40000" e ai desolati vuoti di "Wolf’s Rain".

Voglio cogliere l’occasione anche per ingraziare Gabriel99, avrei dovuto farlo molto prima.
Mi ha aiutato nella stesura di alcune parti della storia, mi dispiace che i primi mesi di lavoro assieme si siano dovuti interrompere, a causa dei miei impegni personali e di studio.

Magari un giorno, se avrò ancora tempo dopo laurea e il lavoro, riprenderò la storia di un mondo sul baratro che fa da tappo ad una discontinuità spazio-temporale, dove non si sa se temere di più gli dei che camminano sulla terra o quelli che si nascondono tra le stelle, dove la pazzia è la porta attraverso la quale la volontà dei demoni si rende manifesta. Un mondo di nobili geneticamente modificati, stregoni, inquisitori e giganti, magari privo di tutte le altre assurdità, elfi, goblin, orchi, meccha, ecc… Un mondo che aspetta la vittoria dei signori degli oceani per essere soffocato nell’oblio per sempre.

Non oggi.

Non ora.

Questo è solo un’addio ad una cosa che mi era cara, ma ora comincio altri progetti, che spero daranno risultati anche migliori quando troverò il tempo per giocarli.


Un demone per l’inquisitore. Parte 7 – Risveglio

Damiel si svegliò dolorante, sembrava che ogni singola giuntura ed articolazione del suo corpo protestasse per essere tornata nel mondo dei vivi, mentre la testa rombava come un tamburo percosso da un mazzuolo.

In effetti forse sarebbe stato meglio morire sommersi dalla follia e abbandonare per sempre il maledetto mondo di Revedian. Ma per cosa? Perché la propria anima si ritrovasse intrappolata nel baratro per essere preda dei demoni? Per scoprire magari che nell’universo post-cataclisma non c’era nessuna aldilà e l’anima doveva vagare sola nel vuoto dell’universo per l’eternità?

La testa di Damiel si oppose ai troppi pensieri che le erano stati imposti e il martellare divenne più insistente. Con l’aumento del mal di testa tornarono anche i ricordi.

Lui e Coryl, soli e coperti di sangue… e poi… poi ricordava che si erano curati e fasciati a vicenda, sembravano gli unici due a potersi prendere cura l’uno dell’altra, ironico visto che si erano giurati morte reciproca.

C’era dell’altro, ma la mente in subbuglio non permetteva di ricordare, anche se Damiel sapeva che era importante tremendamente importante ricordare. Doveva essersi ubriacato la sera prima, doveva aver bevuto molto, ma c’era molto da dimenticare.

Si sentiva inquieto e frustrato, li corpo gli sembrava una prigione contro al quale continuava a battere i pugni, in qualche modo era rabbioso, ma non sapeva neppure contro chi o contro cosa doveva rivolgere la sua ostilità, forse contro il mondo intero. Cercò di rilassarsi.

I soldati lo avevano chiamato eroe, salvatore. Avevano chiesto che li benedicesse che li toccasse. Se solo avessero saputo che lui era stato il primo ad avere paura, il primo a cedere alla follia… ma che importava, loro erano vivi e se lo erano, era solo perché, perso nel suo furore, Damiel li aveva scossi e obbligati a reagire.

Lui era il demone della guerra così come Sofia era stata l’angelo che li aveva confortati mentre erano feriti, piangenti o morenti. Angeli per i morti, demoni per i vivi!

Mentre riusciva nuovamente a mettere a fuoco il modo attorno a lui Damiel si rese conto che le coperte erano sporche di sangue una parte delle ferite si erano riaperte e qualche fasciatura aveva ceduto.

Una candela ormai totalmente consumata rischiarava debolmente la tenda in cui si trovava. Dall’ingresso filtrava la debole luce dell’alba e che si rifletteva sulle bottiglie abbandonate sul pavimento, Damiel ne contò una decina prima che il senso di vertigine lo costringesse a richiudere gli occhi

Poi si rese conto della cosa morbida al suo fianco tra le coperte. Voltarsi per osservarla gli causò una tremenda fitta lungo tutta la schiena e dolori a braccia e gambe.

Si ritrovò a fissare una donna esile e minuta, un’elfa oscura co la testa rasata salvo per una lunga coda di capelli bianchi decorata con anelli dorati, i suoi occhi viola si aprirono proprio in quel momento per osservare Damiel stupiti al pari di lui. Di fianco a lui giaceva raggomitolata Lady Coryl.

E allora Damiel ricordò: tutto l’orrore del giorno prima, la follia, il modo in cui lui era sopravvissuto, lui e lady Coryl che si baciavano e poi si rotolavano nel fango e nel sangue, le bottiglie scolate da entrambi, nel vano tentativo di dimenticare che erano sopravvissuti a qualcosa che avrebbe dovuto inghiottirli per sempre. Ciò sembrava aver cancellato la distanza fra loro, avevano parlato della loro infanzia delle loro famiglie, di come entrambi avessero desiderato essere qualcosa di diverso da ciò che la consuetudine voleva imporre loro, avevano scoperto di essere molto simili e di non avere ormai più nessun motivo di rancore.

Avevano superato al follia e la morte assieme, da soli non sarebbero sopravvissuti, da soli sarebbero ripiombati nuovamente nell’oblio.

Damiel carezzò la guancia della donna, poi si preparò ad alzarsi cercando di soffocare il dolore che ancora lo pervadeva, fuori della tenda lo avrebbe aspettato una giornata impegnativa.


Un demone per l’inquisitore. Parte 6 – Follia

Lacrime di sangue rigavano il viso di Damiel, la bocca aperta in una risata che ormai sembrava eterna.
La follia lo stava ghermendo.
La porta attraverso cui gli emissari degli dei giungevano nel mondo dei mortali, per portare il loro dono di dannazione e devastazione. Eppure c’ era chi li adorava, chi per sfuggire alla condanna di una vita di soprusi e di terrore chiedeva di essere follemente invasato e diventare uno strumento incosciente della morte eterna.
Vedere la divinità che combatteva contro il demone era stato troppo per la mente di Damiel, era stato troppo per la mente di ogni essere vivente presente in quel passo tra le montagne della Sierra. In preda alla follia omicida i due eserciti si erano scagliati l’uno contro l’atro mentre i due titani si fronteggiavano. Chi non aveva trovato nemici da aggredire aveva attaccato i propri amici.
Ben presto gli eserciti avevano abbandonato le armi lorde e scivolose per il troppo sangue e si erano affrontati a mani nude.
In qualche modo Damiel aveva però resistito all’impulso di rifugiarsi nel suo istinto ferale, una piccola parte di lui era rimasta cosciente e senziente. Aveva alzato la sua spada e cercato di raccogliere a se gli uomini. Damiel aveva urlato, gridato per il furore e spinto a vanti a calci e pungi i suoi compagni, quelli che non erano ritornati in se erano stati uccisi. Poi aveva cominciato a sterminare chiunque incontrasse davanti a se e si opponesse alla sua piccola falange di uomini armati.
Le bestie erano bestie e tutte meritavano egualmente la morte, questo era stato il suo grido di battaglia.
Avrebbe combattuto, sarebbe sopravvissuto e avrebbe riso in faccia agli dei, finché la sua spada mulinava sui nemici e non la gettava per azzannarli allora c’era ancora possibilità di conservare la lucidità si diceva, anche se sterminava quelli che prima erano amici e compagni e non solo gli avversari di quel giorno.
La sua volontà non sarebbe stata soffocata dall’orrore che stava vivendo, non sarebbe diventato l’ennesimo folle scartato da un mondo già morto, incapace di porre pietosamente fine alla propria agonia.
La spada continuò ad alzarsi e abbassarsi, tranciando arti, recidendo teste, sfondando armature, poi davanti a lui non ci furono più nemici.
Il campo era ingombro di cadaveri, il nemico fuggiva per ritornare nel deserto da cui era uscito, i pochi che avevano recuperato la ragione zoppicavano per il campo in cerca di qualche compagno sopravvissuto, forse trecento uomini si aggiravano vivi per il campo di battaglia.
Il dio era sparito e il drago era solo una carcassa sanguinolenta e ormai priva di fattezze.
Allora comparve la donna, pareva il ritratto di una divinità guerriera, completamente nuda e coperta di sangue, se non fosse stato per la paura dipinta nei grandi occhi viola.
-Tu ci hai salvato, ci siamo aggrappati a te e abbiamo continuato a lottare, per respingere la follia che ci invadeva, sembravi un’angelo della vendetta mentre lottavi per non affondare e sopprimevi chiunque non riusciva a mantenere un minimo di presa sul mondo,  se non fosse stato per Sofia che mi ha scosso anch’io sarei stata condannata…
-Sofia è…
-Viva, starà vangando tra i feriti per vedere cosa può fare per loro… la follia non sembra averla nemmeno sfiorata… tre volte oggi avrei potuto eliminarti mentre mi davi le spalle, ma sarebbe stato come distruggere l’unica cosa perfetta di questo mondo… avrebbe condannato definitivamente sia me che gli altri…
-Forse sarebbe meglio se tu lo avessi fatto, non credo di aver salvato me stesso… non so nemmeno se sono vivo o solo un guscio animato dalla disperazione… ho ucciso troppi che avrebbero meritato di vivere molto più di me… eppure… noi due ci odiamo e siamo vivi…-
-Damiel, non abbiamo scelto noi di odiarci , è questo mondo che vuole distruggere tutto ciò che c’è di buono, sono altri che ci hanno messo uno contro l’altra, non siamo costretti…
Prima che Coryl potesse terminare la frase Damiel le prese la testa fra le mani e la baciò, e per un breve istante la guerra, il sangue e la devastazione smisero di esistere attorno a loro.


Le Cabale

Il Magos sollevò il tribolo dell’incenso e compì tre giri in senso antiorario attorno a al marchingegno, poi altri tre in senso orario mentre gli accoliti pregavano gli spiriti delle macchine per dare il benvenuto nel mondo alla loro nuova creazione. Il Magister si avvicinò alla macchina, tracciò nell’aria i simboli arcani che i maestri si erano tramandati per secoli, che avrebbero permesso allo spirito vitale di entrare nella macchina e consentirle di funzionare, quindi premette le leve che l’avrebbero avviata. La macchina emise uno scoppiettio, un paio di sbuffi di fumo, quindi il suo borbottio sordo si unì a quello degli altri dieci modelli presenti nella stanza.

Storia e tradizioni
Le Cabale sono nate nel secolo successivo al cataclisma, dopo che elfi e goblin avevano rubato all’uomo le navi spaziali e la capacità di volare. In quel periodo i pochi uomini che ancora sapevano come funzionasse la tecnologia del periodo pre-cataclisma decisero di unirsi, per sopravvivere al modo tormentato in cui si trovavano, e salvare ogni frammento di sapienza possibile, per consentire un giorno la rinascita della civiltà umana. Così costruirono delle enormi torri nelle città ancora sicure e vi si insediarono portandovi dentro tutte le fonti del loro sapere, ripromettendosi di non farlo cadere nelle mani sbagliate. Essendo nate di comune accordo, tutte le Cabale, sebbene si occupino di materie, diverse hanno la stessa struttura. Chi vi entra giura di non divulgare mai i misteri e gli arcani della propria Cabala, di troncare ogni ponte con il passato e di non abbandonare mai la propria posizione nelle Cabala e di non avere famiglia. A questo punto il nuovo membro viene introdotto con il rango di apprendista, quindi e viene sottoposto a condizionamento psionico per accertarsi che il giuramento sarà mantenuto. Qualora anche il condizionamento dovesse venir meno e il membro tradisse il giuramento, per un meccanismo riflesso il suo cuore smetterebbe immediatamente di battere. Coloro che sono ritenuti idonei possono poi diventare accoliti ed essere introdotti ai misteri superiori. I migliori accoliti diventano Magos e possono dirigere i mestieri degli accoliti e i migliori tra i Magos divengono Magisetr e sono incaricati di insegnare le loro arti ai nuovi membri della Cabala. Molte delle Cabale non comprendono neppure gli arcani misteri della tecnologia che praticano e in molti casi hanno infarcito le loro pratiche di riti esoterici che nulla hanno a che fare con la tecnica. Inizialmente questi rituali erano stati inseriti per impedire agli estranei di carpire i segreti delle corporazioni, ma dopo quasi otto secoli essi sono diventati patrimonio integrante delle conoscenze della Cabala, totalmente inseparabili dalla coscienza scientifica che fa realmente funzionare gli arcani congegni che esse producono. Le Cabale non danno alcun contributo alla generazione di nuove conoscenze si limitano solo a conservare l’esistente ad andare continuamente in cerca di frammenti di sapere sopravvissuti all’orrore che ha investito Revedian nel secolo successivo al cataclisma. Secondo le Cabale prima del cataclisma si è vissuta l’età dell’oro dove è stato scoperto tutto ciò che serviva all’uomo. Il cataclisma si è originato dalla superbia degli uomini di voler andare oltre l’età dell’oro. Le Cabale devono riportare l’umanità all’età dell’oro impedendo che le coscienze cadano nelle mani di chi non ne è degno creando così il rischio di scatenare un nuovo cataclisma nell’arroganza di voler scoprire qualcosa di nuovo.
La cerca.
Ogni singolo apprendista che voglia ottenere il rango di accolito deve intraprendere una cerca, una santa ricerca per trovare frammenti di sapere perduto o manufatti venerabili, o alla caccia di chi possieda uno di questi frammenti e abbia rifiutato di cederlo alla Cabala o sia ritenuto indegno del suo possesso. Ogni Cabala ha un piccolo esercito privato destinato alla protezione dei propri accoliti impegnati in una cerca con un livello di addestramento pari a quello dell’armada.
Le Cabale in Revedian
Per l’abitante comune di Revedian le Cabale sono delle corporazioni misteriosa piene di arcano potere le cui possibilità sarebbero illimitate. Nessuno sano di mente si metterebbe contro le Cabale o tenterebbe di trafugare il loro sapere, troppa è la paura di essere annientati da queste terribili potenze. Per i nobili le Cabale sono solo delle utili pedine nella loro guerra per il potere, da cui comprare attrezzature, uomini e armi. Per i tetrarchi le Cabale sono degli strumenti indispensabili per sopravvivenza del regno e per condurre la guerra contro le forze demoniache e i loro alleati in carne ed ossa. A seconda dei casi le Cabale vengono viste come una forza da controllare, da lusingare o da minacciare.

Un demone per l'inquisitore – Parte 5 – Koan il faslo dio.

Damiel si voltò verso lady Coryl: -Questa battaglia è persa, dobbiamo scappare, ne i miei poteri psionici, ne tutta la forza dell’armada possono competere con il demone che possiede questo drago.-
Coryl osservò la bestia con gli occhi sbarrati, poi fissò Damiel: -Damiel so che questo non è il momento migliore per i discorsi, ma devo dirti una cosa importante. Cinque anni fa, prima che tu uccidessi Lazarus, ho consultato il mazzo dei grandi arcani. Dopo quella predizione non ho più toccato un mazzo da chiromanzia, tale è l’inquietudine che ha suscitato in me. Le carte mi mostrarono la Sconfitta mia e di Lazarus, e la predizione si avverò, ma c’erano altre carte di cui allora non capii il significato. Una di queste era il Drago. Pensavo che si riferisse allo scontro tra te e Lazarus, ma invece adesso mi è chiaro che lo scontro di oggi è nel tuo destino, non puoi scappare.-
-Non posso neppure affrontarlo.-
-Sei stato tu a dirmi che è la mano di una divinità a muovere i tuoi passi, sii il suo strumento e uccidi il drago, io rimarrò fino alla fine.-

Koan osservò i patetici mortali, che si preparavano ad affrontare il demone-drago, inginocchiato su una rupe dalla cima del passo, con un sogghigno sulla sua bocca velata. Avrebbe voluto lasciare che il drago li uccidesse, per poi bere il loro sangue ancora caldo, ma aveva promesso che li avrebbe salvati.
La Dama gli aveva promesso in cambio un avversario degno e la dama, Koan aveva imparato, manteneva sempre le promesse.
Dalla caduta del generale Ulgosh, Koan non aveva più trovato un avversario alla sua altezza. Aveva attraversato miriadi di campi di battaglia uccidendo e sterminando tutti coloro che incontrava, indipendentemente dalla fazione, culto o credo.
Se non poteva trovare gioia nel combattere, almeno poteva falciare le vite di coloro che erano indegni di affrontarlo.
Il falso dio lo chiamavano, ma come tutte le definizioni dei mortali essa era profondamente errata, non c’era nulla di faso in Koan. Koan aveva ricordi ben vividi della sua nascita, era solo un pensiero di ferocia e vendetta nei giorni dell’età dell’oro, così come la dama non era più del respiro del vento tra le foglie, ma quando miriadi di esseri viventi erano morti nel collasso tra due universi allora la sofferenza sprigionata aveva dato forma ai pensieri della terra e alla ferocia degli uomini creando lui e la Dama.
Difronte all’arrivo degli dei, la Dama era fuggita, ma Koan aveva combattuto e quando non ci furono più demoni da mietere, inizò con le altre creature. A differenza degli dei, Koan non odiava le piccole forme che si agitavano operose sugli svariati mondi ancora abitati, semplicemente la  lotta e la violenza erano una necessità, lui doveva combattere, e quindi era necessario che i deboli morissero.
Gli dei erano stati intrappolati in quell’universo imperfetto per le colpe degli uomini, invece lui e la Dama proprio da quelle colpe erano stati generati, non poteva esserci dicotomia più grande in tutto ciò.
Koan saggiò il filo delle sue armi, due spade gemelle prive di punta e montate su due aste di lancia, mosse dalle sue mani esperte risultavano strumenti di morte micidiali. Recidevano le fragili vite dei mortali in meno di un battito di ciglia.
Koan sospirò, avrebbe voluto aspettare per godersi l’esplosione di violenza del drago,ma non voleva rischiare, la Dama era stata chiara: tre di quegli esseri radunati la sotto avrebbero potuto ritardare ancora per un po’ la fine dell’universo, era imperativo salvarli. Tutto ciò che Koan chiedva era tempo, tempo per combattere, tempo per uccidere, tempo per trovare un avversario migliore. Se compiacere la dama avesse dato tempo a Koan, allora Koan avrebbe compiaciuto la Dama.
Bevve l’ultimo sorso della sua borraccia, aver deciso di continuare a camminare sulla superficie del mondo di Revedian  lo aveva costretto a assoggettarsi a molte delle leggi del mondo materiale, ma per il privilegio di uccidere e non dover contare sull’aiuto di creature più deboli, per veder realizzata la propria volontà, Koan era stato disposto a sopportare il il morso della fame, della sete e della stanchezza, che non affiggeva le altre divinità.  Spiccò un balzo e si gettò verso il drago, aveva osservato abbastanza, era ora che dopo molti anni Koan tornasse sulla scacchiera del gioco tra gli dei, quello che però pochi capivano era che Koan non era una pedina, ma un giocatore.

Il drago aprì le proprie fauci e da esse proruppe un getto di fuco. Damiel ebbe appena il tempo di gettarsi a terra e coprire Coryl, mentre un turbine fiamme lo lambiva.
Poi Sofia si pose davanti a Damiel e Coryl, e spalancò le braccia, l’alito infuocato del drago la investì in pieno, ma non passò oltre, bloccato dalle preghiere di Sofia. Quando la fiamma si spense Sofia era ancora illesa.
Poi arrivò lo straniero, una figura avvolta in vesti lacere, che scagliò contro gli occhi del drago una borraccia vuota e poi gli fu addosso in un turbine di lame, reggendo in mano due armi improbabili, lunghe lame di spada fissate su delle aste di lancia.
Prima che la bestia si riprendesse dalla sorpresa due linee gocciolanti sangue scuro erano apparse sul suo dorso.
Poi li drago, con un ruggito irato, aggredì la figura armata. I suoi artigli affondarono nel braccio sinistro, costringendo l’uomo a mollare l’arma, mentre con il braccio destro, sfruttando l’allungo offerto dalla sua arma, lanciava un fendente contro l’occhio del drago, provocando un ruggito di dolore.
Koan rise e la sua risata fu come un rombo di tuono, fece tremare le pietre del passo e franate una miriade di piccoli sassi. Questo era ciò per cui lui era nato, non il semplice massacro di migliaia di incapaci nel giro di pochi secondi, ma il duello contro un’incarnazione stessa della distruzione!
Dopo più di mille anni Koan stava nuovamente provando gioia e il modo tremava.


Un demone per l'inquisitore – Parte 4 – Guerra!

L’ufficiale osservò Damiel e il suo seguito avanzare tra gli scribi e i dignitari: con il suoi due metri e mezzo, fasciati di acciaio, il soldato era una presenza impotente, anche per un nobile. Le branchie sul suo collo continuavano ad aprirsi e chiudersi nervosamente, mentre con le dita tamburellava sul visore dell’elmetto.
- La benedizione di Erda deve essere con noi in questo scontro se abbiamo l’onore di avere con noi uno dei rappresentanti della sua giustizia. Lord… -
L’araldo si schiarì la gola: -Damiel, lord Damiel, cadetto illegittimo della casa di Mondragone, omonimo del defunto primo della casa di Mondragone. -
- Ebbene lord Damiel siete qui espressamente per assistere allo scontro? -
- No ero in viaggio con la carovana che ora sta sostando sotto la protezione del vostro esercito milord, ho un’importante missione da svolgere per conto dell’alcalde di Utica. Queste signore sono Dominicella Sofia, mia confortatrice spirituale e Ecatombe, il mio sicario personale e guardia del corpo. – Damiel porse all’ufficiale le carte consegnategli da suo superiore.
- Per quanto riguarda la mia presenza qui, non sono venuto ad assistere allo scontro, ma per parteciparvi in prima linea, cosa che consiglio di fare anche a lei, invece di starsene rintanato nelle retrovie con gli scribi, se non desidera un rapporto all’attenzione del tribunale per la ricerca della verità e della fede. Un comandante dovrebbe guidare con l’esempio, non con le parole e gli ordini. -

La carica degli orchi fu come una tempesta, il suono dei tamburi per tuono, il brillare dell’acciaio come lampi, le scariche di proiettili come fulmini e l’oscura massa coperta di acciaio brunito, cuoio e pelli come nubi nere mosse da un vento demoniaco.
Poi ci fu l’impatto, l’oscura massa andò ad infrangersi contro la sottile linea dei peltasti che formavano un muro di scudi, e miracolosamente la linea resse.
L’uomo a destra e quello sinistra di Damiel vennero impalati da due bruti alti quasi tre metri, con gli occhi inettati di sangue e il cranio rasato, cose che un tempo erano state umane ma il troppo tempo a contatto con la desolazione radioattiva delle terre perdute aveva trasformato in mostri.
Damiel proiettò la sua mente contro gli avversari che si preparavano a prenderlo da due lati e, mentre questi crollavano in preda alle convulsioni, li decapitò. Damiel si guardò intorno, per quanto il visore dell’armatura che glie era stata fornita limitasse il suo campo visivo. Sofia stava prestando soccorso a uno dei due soldati che sembrava ancora vivo, Coryl aveva coperto il varco alla sua destra e stava già cominciando a seminare morte tra gli avversari che si avvicinavano troppo a lei. Completamente nuda nel mezzo della battaglia, reggendo due sciabole per mano e con il corpo tatuato coperto dagli spruzzi del sangue dei suoi nemici Coryl sembrava una divinità guerriera, danzava in mezzo alla battaglia, come se fosse una festa, e ogni movimento aggraziato delle sue spade falciava una vita.
Poi un orco si avventò contro Damiel e non ci fu tempo per pensare, Damiel perse presto il conto dei nemici che uccideva, erano semplicemente troppi.
La battaglia era una serie infinita di parate e affondi, mentre i compagni sparavano da dietro le tue spalle o ti spingevano per tenerti al tuo posto contro la pressione del nemico che incalzava, in qualsiasi momento potevi essere abbattuto dal colpo di un’arma da fuoco di chi stava dietro il muro di scudi, o spazzato via da un bruto che si gettava contro il muro brandendo una mazza più grande di lui e apriva un varco momentaneo, solo per poi essere ucciso dai guerrieri in seconda fila.
Poi improvvisamente la battaglia ebbe un momento di quiete. Damiel si trovò ad essere sulla cima di un mucchio di cadaveri, schiena contro schiena con lady Coryl. In qualche modo da soli avevano tenuto il nemico lontano da un varco che si era aperto tra le fila dei peltasti. Damiel aveva la sensazione di percepire di corpo morbido eppure tenace di Coryl nonostante il pesante strato di acciaio e Ceramite dell’armatura che lo avvolgeva. Il sangue gli aveva dato alla testa e dopo l’eccitazione della battaglia si sentiva quasi preso dal folle impulso di prendere Corly e inchiodarla contro il terreno. Poi i soldati si avvicinarono a loro e iniziarono a battere colpi di mano sulle loro spalle. L’euforia però si spense immediatamente quando iniziarono i ruggiti, la massa degli orchi si divise per lasciare passare la bestia.
Enorme e possente doveva essere il nonno di tutti i draghi, probabilmente era arrivato su Revedian quando il cataclisma era iniziato e a differenza dei suoi simili era sopravvissuto le devastazioni portate dal cataclisma. Chissà quante cose avrebbero postutto raccontare quegli occhi colmi di sapienza, se il loro profondo brillare rossastro non rivelasse il sommo orrore:
il drago millenario era posseduto da un demone!


Cronologia dell Modo di Revedian

-2200? Con la colonizzazione dei pianeti del sistema esterno inizia l’età dell’oro
? guerra dei nove pianeti?
? scoperta della bomba a fissione temporale
0 collaudo della bomba e generazione del cataclisma, il modo do’rmbra si sovrappone a quello reale appaiono creature fino ad allora mai viste: drow, gobelin, orchi, elfi ecc…
? l’uomo cerca di sopravvivere in un mondo diventato ormai inospitale. La maggior parte della popolazione muore, solo le fasce sociali più povere erano già abituate alla sopravvivenza: coltivando la terra ancora con sistemi dell’età della pietra o vivendo nelle discariche riescono a trovare il modo di andare avanti. In un modo senza più elettricità, banche, telefono o altro nelle aree devastate la gente comune muore di fame, malattie e stenti, mente le aree non toccate dal cataclisma vengono prese d’assalto da chi non ha più nulla per vivere; saccheggiate e distrutte nella disperazione più assoluta.
Veleni, inquinamento e radiazioni cambiano per sempre parte della popolazione creando i mutanti.
? gli elfi e i goblin fuggono nello spazio rubando le navi spaziali
50(?) fondazione delle gilde da parte dei pochi che ancora conoscono la tecnologia
100 fortificazione delle città
120 fondazione degli storici, inizio della ricostruzione del calendario
? gli antenati dei principi dei mercanti tornano su Revedian.
? varie guerre tra le città fortezza
260 inizia la predicazione della chiesa di Erda …
1111 Sancho Arriba ferma l’invasione degli orchi, nasce la libera città di Hail Afax
1185 elfi e goblin sbarcano su revedian, inizia la guerra dei dodici anni
1197 spostamento di 0.01° dell’asse terreste di revedian a causa del bombardamento orbitale
1197 cataclisma minore ed invasione demonica
1198 fine della guerra dei docici anni, inizio della guerra demonica: guerra degli dei
1199 una commissione di esperti formata da umani elfi e goblin dichiara Revedian “mondo tappo”
1202 nell’oceano di Revedian viene avvistato Erebos per la prima volta
1213 Larala Dumain uccide in battaglia la dea madre dei drow. Da questo momento i drow sono affrancati dalla schiavitù ai demoni e si votano agli dei ragno minori (neutrali). Il nome della dea viene cancellato da tutti gli annali.
1222 fine della guerra demonica.
1222 pace tra umani e drow, i drow si trasferiscono nelle città.
1223 le città fortificate sopravvissute si alleano e nasce l’impero del crepuscolo.
1224 l’imperatore ha 4 figli gemelli.
1264 l’impero viene diviso tra i quattro figli che si dichiarano tetrarchi.
1280 la pratica dei poteri magici diventa fuorilegge
1280 l’inquisizione ha il potere di punire gli eretici e sterminare le cabale di stregoni e adoratori demoniaci.
1285 grande espulsione da cui poi nascerà l’impero di Erebos
1377 lo stregone Iho scatena la seconda guerra demonica: guerra del mago.
1377 rivelazione dei tre volti di erda: pietà, giustizia e forza.
1378 nascono le sorelle del silenzio per incarnare il volto della forza, i preti di erda incarnao il volto della pietà e gli inquisitori quello della giustizia.
1380 battaglia di Nueva Crodoba. Al comando di Celestina de Castilla le sorelle del silenzio difendono la città fortezza di Nueva Crodoba dai demoni evocati da una cabala di maghi traditori. Alla battaglia sopravvivono solo dieci sorelle.
1390 finisce la seconda guerra demonica, Iho scappa nelle terre infestate dai demoni
1475 attentato a Damiel di Mondragone, ufficialmente gli autori sono ignoti
1480 Damiel diventa inquisitore
1510 Damiel di Mondragone diventa sommo inquisitore, e giura di eliminare Iho lo stregone.
1515 data della campagna di Revedian

Amministrazione della giustizia nella Tetrarchia

Gli eretici possono essere ricondotti alla ragione solo minacciandoli con il fuoco. Arbeil M’Onovar Carnefice di palazzo.

In un impero che deve guardarsi continuamente dalle minacce dei demoni e dei loro servitori non può permettersi il lusso di avere anche minacce provenienti dall’interno, perciò la giustizia viene amministrata in modo sommario, veloce e definitivo.

Non esistono tribunali nella tetrarchia, le pene se sono minori vengono comminate direttamente dalle guardie della città, altrimenti la sentenza viene pronunciata dall’administrado: non si tratta di un vero e proprio processo, l’administrado sente le accuse, se ha voglia può interrogare dei testimoni, poi emette la sentenza, senza sentire le ragioni del colpevole, inutile dire che quasi nessuno viene ritenuto innocente, se non altro per aver fatto perdere del tempo al funzionario per qualche inutile bega, che poteva essere risolta da una guardia.

Poiché la Tetrarchia non ha tempo da perdere con i criminali. Coloro che commettono crimini troppo gravi per poter essere riparati con una multa o con il avori forzati o vengono uccisi immediatamente o vengono esiliati fuori dalle città, il che spesso equivale ad una condanna a morte, poiché al di fuori della protezione delle mura sono vittime delle bande di briganti, orchi, troll e cose ancora peggiori. L’unica speranza di salvezza è nel riuscire a trovare una banda di banditi che ritenga l’esiliato degno di sopravvivere o rifugiarsi in un villaggio, a condurre una vita misera, con il perenne terrore di subire una razzia.

Un’altra punizione molto diffusa. per coloro che sono stati toccati dalla follia. è quella di confinare i soggetti fuori dal mondo di Revedian, in prigioni orbitali, definite dalle autorità manicomi. In questi luoghi di inferno il condannato può stare certo che subirà morte lenta e dolorosa, estraendo minerali e gas naturale, a causa delle condizioni di vita e delle angherie dei suoi simili e delle guardie.
Solitamente a guardia di queste enormi carceri, per coloro che non sono più ritenuti degli della compagnia dei normali esseri umani e troppo pericolosi per essere lasciati liberi per Revedian, si trova la feccia dell’esercito della Tetrarchia, ammutinati, codardi, bari, imbroglioni, assassini e simili, tutti coloro di cui i commilitoni non sentiranno la mancanza e anzi spesso sono stati i primi a proporre l’allontanamento.

Reati minori
Qualsiasi tipo di reato che non comporti lo spargimento di sangue, con l’esclusione di eresia, tradimento, cospirazione e altri reati politici, stregoneria e pratiche demoniache.

Questi reati vengono punti direttamente dalle guardie, a seconda della gravità con multe, lavori forzati, ad esempio per migliorare le difese della città, la gogna o vendita come schiavi a un nobile o a una casa di piacere.
Se il criminale è recidivo allora si mozza una mano un piede o il naso a discrezione delle guardie. Se il criminale reitera ancora il reato allora viene marchiato a fuoco e scacciato dalla città o, se viene considerato contaminato dalla follia, spedito su un manicomio.

Reati medi
Reati che comportano lo spargimento di sangue, a meno che non comportino anche un reato politico, eresia, stregoneria, o pratiche demoniache.

Il colpevole viene messo in schiavitù, viene scacciato dalla città dopo essere stato adeguatamente marchiato come criminale o viene spedito in un asteroide manicomio.

Reati gravi
Qualsiasi reato politico come cospirazione, sedizione, tradimento, insulti a nobili o governati.

Il colpevole viene ucciso o eisiliato

Reati gravissimi
Stregoneria, eresia, pratiche demoniache.

Per gli stregoni, poiché hanno scelto deliberatamente la contaminazione della follia, esiste solo una condanna possibile: la morte.
Gli eretici, gli adoratori di demoni e tutti coloro che sono corrotti dalla follia degli dei malvagi vengono presi in custodia dall’inquisizione che dopo aver accertato se siano stati traviati da altri o abbiano scelto di propria volontà la strada del male, ed essersi assicurata che abbiano fatto abbastanza penitenza per i loro errori, può decidere di dare loro una morte esemplare oppure di confinarli in un asteroide manicomio.

 

Tipi di mostri

Aberration: anche se molti pensano che le aberrazioni siano molto rare in Revedian, l’inquisizione è perfettamente cosciente del contrario. Questi orrori impensabili, nati dalla mente folle degli dei del male, vivono spesso ai margini della società, nascosti nelle ombre dei vicoli e pronti ad aggredire la prima preda che passa. Normalmente si tratta di orrori che vengono dal vuoto tra le stelle o appartengono ad altre dimensioni che si sono scontrare durante il cataclisma.
 
Ooze: le gelatine amorfe e orribili esseri unicellulari alieni normalmente infestano I vicoli poveri delle grandi città di Revendian, dove chi vive e chi muore non interessa a nessuno
 
Undead: I vampiri sono sempre stati una piaga in revedian come I cadaveri che si rialzano dale tombe ma prima dell’arrivo dei Necrosavant non si coceva l’esistenza delle altre orribili creature della notte.
 
Outsider: i demoni sono i principali servitori degli dei del male, e qualunque creatura esterna è vista come un demone, che lo sia veramente o no. In ogni caso non esistono esterni con sottotipo buono in Revedian, se si escludono gli asimar
 
Elemental: gli elementari sono molto rari, non si incontrano mai a meno che non siano legati a qualche antica fonte di potere arcano.
 
Fey: si ritiene che la maggior parte delle fate si sia estinto, i pochi esemplari ancora vivi normalmente si camuffano per nascondersi nei piccoli villaggi tra gli uomini.
 
Dragon: i draghi come le fate sono quasi estinti. È possibile trovare qualche ultimo drago giovane. Qualche ultimo esemplare è al servizi delle tribù di umanoidi che scorazzano per Revedian. Secondo una leggenda alcuni draghi sarebbero migrati su un’isola o forse un altro pianeta
 
Plant: piante animate e forme di vegetazione carnivora non sono rare specialmente in zone sconvoltre da catastrofi radioattive come le terre desolate
 
Vemin: insetti giganti sono una piaga nelle terre desolate, in molte rovine e anche in alcune delle città più malfamate.
 
Gigant: I gianti sono figli di Erebos, odiano gli umani e il loro principale desiderio è quello di conquistare il mondo per il loro padre.
 
Magical beast: le bestie magiche sono rare
Monstrous humanoid: secondo molti anche gli umanoidi mostruosi sarebbero una progenie di Erebos, secondo altri sono stati creati dalla sua consorte la strega di Hell.
 
Animal: gli animali spesso possono essere molto feroci su Revedian e sono molto comuni
 
Humanoid: gli umanoidi compongono la gran parte delle forme di vita intelligenti presenti su Revedian.
 
Construct: che si tratti di golem o di robot, i costruiti sono molto comuni sia su Revedian che tra gli elfi.

Principi dei Mercanti

“il funzionario doganale socchiuse gli occhi e guardò il suo blocco di appunti pensieroso. L’uomo grasso davanti a lui sfoggiava un vestito bizzarro, proveniente da un qualche paineta, che lui non avrebbe mai visitato. E sfoggiava una quantità impressionate di gioielli ancora più esotici
-Torno a dire che secondo me quella cassa ha emesso un suono! E qui come lei può leggere chiaramente è scritto: 15 casse di carne di pecora. Le pecore quindi dovrebbero essere morte! Non posso lasciare salpare un carico anomalo.-
-Forse lei si sbaglia.-
-Forse io mi sbaglio, ma non sono l’unico ad aver sentito quel suono, ci sono testimoni. In caso contraio, principe, non vi avrei mai disturbato.-
-Forse è un errore di stampa, non si tratta di carne di pecora ma di pecore vive.-
-Forse quello che ho sentito non era un belare, pareva troppo umano, il commercio di schiavi è vietato dalla tetrarchia.-
-Forse è vero, forse  si trattava di giovani fanciulle Drow con un’educazione speciale per compiacere in ogni cosa i loro nuovi padroni, da vendere all’asta in un mondo lontano, e se quest’asta non ci fosse la corporazione andrebbe sicuramente in cerca di un certo funzionario troppo zelante.  Mi pare assurdo!-
-Lo credo anch’io, penso che fosse un errore di stampa, sicuramente si trattava di pecore vive, provvederò immediatamente a correggere, magari per riconoscenza potrebbe lasciarmi una cassa.-
-Certamente, così potrà vedere che si tratta di pecore di primissima qualità degne di un nobile, però dovrebbe farmi un favore…  i nomi degli altri uomini che hanno sentito quel suono, sa com’è a volte succedono tragici incidenti e la corporazione vorrebbe in quei casi poter contattare la famiglie per un adeguato risarcimento.-
-Ma certo, un sentimento così pietoso merita un encomio. Dunque…”

Una forza non trascurabile è quella dei grossi cartelli che riescono a permettersi di armare e mantenere una flotta di cargo spaziali e commerciare con gli altri pianeti qualsiasi merce, anche illegale, come droghe e schiavi.

Prima del cataclisma l’uomo sapeva viaggiare nello spazio, e tutti gli studiosi delle gilde concordano sul fatto che vi siano ancora molti mondi abitati dall’uomo oltre a Revedian, anche se nessuno sa in che condizioni siano i loro abitanti.
Con il cataclisma arrivarono le creature delle dimensioni d’ombra e la civiltà e la tecnologia scomparvero travolte dai terribili eventi naturali rilasciati da un simile squarcio nella continuità dello spazio e del tempo, lasciando dietro di loro solo distruzione e barbarie.
Secondo gli storici, per scappare da un simile inferno una parte degli elfi e goblin rubarono tutte le navi spaziali che riuscirono a trovare e scapparono su di esse, anche se non è esattamente chiaro come tutto questo sia stato possibile. Gli elfi e i goblin di Revedian sarebbero i discendenti di coloro che sono stati lasciati indietro durante la diaspora.
Con la fuga degli elfi e dei goblin l’uomo perse la capacità di volare, non aveva più navi spaziali ne la capacità di costruirne di nuove.
In realtà ciò non è propriamente vero. Alcune navi spaziali si trovavano in volo quando avvenne il cataclisma, molte di queste vennero distrutte da tempeste magnetiche, improvvise esplosioni stellari, collassi planetari o aperture di buchi neri, provocati dal cataclisma, ma pochi fortunati uscirono da questi eventi indenni o comunque riportando alla struttura delle loro navi danni riparabili.
Dopo la catastrofe i superstiti scoprirono di non poter più contattare i modi di origine e quindi decisero di tornare indietro.
Quando arrivarono sui loro mondi natale scoprirono che non esistevano quasi più punti di atterraggio e parecchie navi si schiantarono perché notarono la mancanza degli spazioporti solo dopo essere entrate nell’atmosfera.
Quelli che sopravvissero e tornarono a casa scoprirono di essere arrivati in un mondo completamente diverso da quello che avevano lasciato.

I principi dei mercanti sono gli eredi di coloro che ai tempi del cataclisma si trovavano nello spazio e sono riusciti a ritornare dai loro viaggi sani e salvi, dopo odissee durate decenni. Questi uomini sono gli ultimi ad conoscere i segreti del volo nello spazio e curano il trasporto di merci tra i vari pianeti, traendone enormi profitti.
Poiché le navi spaziali devono essere comprate in altri pianeti dagli elfi o dai goblin è necessario un capitale e un credito illimitato per poter avere una flotta di cargo armata per resistere agli attacchi dei pirati, perciò i mercanti hanno potenti eserciti personali, a volte più addestrati di quelli dei nobili. Ogni volta che è possibile sia la tetrarchia che l’inquisizione preferiscono evitare di intromettersi negli affari dei principi mercanti.
Molti principi, vivono in asteroidi o nei piani più alti delle poche città ancora provviste di punti di attracco per navi spaziali.
I principi non sono una caratteristica solo della tetrarchia, ma che degli altri domini esistenti su Revedian, come le città libere e l’impero di Erebos, e quasi di tutti gli altri mondi.


Mutanti

“Anche se è raro ci sono storie di mutanti che sono riusciti a scalare la scala sociale della terarchia e hanno compiuto imprese eroiche come il generale Sancio Arriba che bloccò l’invasione degli orchi nel 1111 sacrificando la sua vita. Si dice che i suoi uomini erano così impressionati dal suo spirito di sacrificio e dedizione che nessuno disertò nella battaglia nonostante la certezza della sconfitta.”

Lo sconvolgimento del mondo post cataclisma ha creato notevoli zone a forte radioattività perciò è molto facile imbattersi in creature mutate, soprattutto tra gli umani. Normalmente i mutanti sono visti come dei paria degni solo dei lavori più umili. Le persone dei ceti inferiori arrivano addirittura a temere i mutanti e a volte a scambiarli per stregoni. Comunque alla maggior parte dei mutanti non è permesso di entrare nelle città difese da mura, devono "accontentarsi" di vivere tra i pericoli del mondo esterno.
Alcuni studiosi, bollati di eresia, nel passato hanno sostenuto che i nobili discendessero dai mutanti.

 


Culto di Erda.

“Il patriarca avanzò con passo pesante nella navata, seguiti dai suoi confessori. Con i suoi due metri e mezzo di altezza e i magnifici paramenti in or e argento era una figura imponente e tutti i nobili e i funzionari presenti si inginocchiarono al suo cospetto.
Un’unica figura rimase in piedi al suo passaggio, Damiel di Mondragone. Nella sua armatura completa torreggiava di almeno un palmo sul patriarca. Guardò il patriarca attraverso le fessure della sua maschera e con uno sbuffo di vapore acqueo disse: -Siete convocato, mio signore, dal tribunale per la ricerca della verità e della luce.-
Il patriarca rabbrividì.”

Il culto di Erda è la religione ufficiale della tetrarchia. Secondo il catechismo ufficiale Erda ha tre volti: pietoso, severo e combattivo.

Sacerdoti
“Guariamo per Erda nella fede”

I sacerdoti venerano il volto pietoso di Erda, si fanno responsabili di diffondere la parola di Erda predicando al mondo che la guerra contro le forze del male non è ancora persa, guarendo e confortando chi soffre e ammonendo chi sbaglia.
I sacerdoti variano in rango dagli umili curati di campagna responsabili della cura delle anime di un villaggio o di un borgo, ai sacerdoti incaricati di consigliare e suggerire ai funzionari e ai nobili minori, ai confessori dei nobili maggiori o dei principi dei mercanti, fino ai potentissimi arcivescovi e cardinali delle grandi città, spesso scelti tra i nobili stessi.

Tribunale per la ricerca della verità e della luce.
“Giudichiamo per Erda nella luce”

L’inquisizione venera il volto severo di Erda. Gli inquisitori vengono tutti scelti tra i sacerdoti perché chi non ha conosciuto la pietà della dea non potrà portarne la giustizia. Tanto i sacerdoti sono misericordiosi nell’annunciare una speranza per un mondo sopraffatto dai demoni quanto gli inquisitori sono intransigenti nel sopprimere senza pietà ogni traccia di deviazione dal corretto pensiero.
Gli inquisitori fungono da giudici nella società della tetrarchia e sono inoltre responsabili di sradicare l’adorazione di culti blasfemi e l’uso della magia. Alcuni di loro sono inoltre terribili guerrieri sempre in prima linea nei combattimenti contro i demoni.
 
Sorelle del silenzio.
“Uccidiamo per Erda nel silenzio”

Le sorelle del silenzio venerano Erda nel suo aspetto più marziale, si preparano per la guerra ai demoni in ogni modo possibile rafforzando la loro mente e la loro potenza fisica.
Le sorelle del silenzio da quando cominciano l’addestramento fanno voto di non parlare più fino al termine del loro periodo di noviziato, e poi in ogni battaglia che affronteranno, poiché la vera guerra non è fuori da se stessi, ma dentro la propria anima ed è questa l’unica battaglia che si deve vincere.


Drow

"Daemonel alzò la daga cerimoniale e la fece scorrere sulla sua pelle nera e luci da per gli olii sacri, il tocco gelido del metallo le dava sempre i brividi e la riempiva di anticipazione per il rito che avrebbe compiuto. Alzò la daga e la affondò più volte nel corpo della vittima persa in un’estasi mistica tra le grida di dolore e gli schizzi di sangue: perché loro erano i drow, nati nel sangue, e dal sangue fortificati, i favoriti degli dei ragno."
I drow non hanno esattamente una collocazione nella scala sociale della terarchia. A differenza degli elfi che hanno deciso di lasciare Revedian sulle navi spaziali, i drow sono rimasi su Revedian e, dopo un primo periodo di guerre con gli umani, si sono integrati con la civiltà della Tetrarchia, vivono nelle garandi città al disotto dei livelli sotterranei dedicati alla coltivazione, anche se alcuni non disdegnano di vivere nella parte alta assieme ai nobili.
I drow accettano che tutti i loro governanti siano ratificati dal governo della tetrarchia, rinunciano ad avere mire espansionistiche sul modo di superficie e si impegnano a fornire soldati per difendere le città e combattere contro gli eserciti demoniaci che spesso attaccano Revedian, in cambio la tetrarchia finge di non vedere il loro culto blasfemo degli dei ragno, la sparizione “misteriosa” di persone delle classi più povere e il loro continuo uso della magia, cosa per cui l’inquisizione è estremamente indignata.
I drow sono naturalmente promiscui e sanguinari. Larala Dumain uccise la loro divinità e si bagnò nel suo sangue in un impeto di pura follia, e gli echi di questa follia rinascono ancora oggi nei membri della stirpe degli adoratori dei ragni.

I drow sono più propensi a cadere in preda alla follia di chiunque altro, inoltre i drow sono più vulnerabili agli incantesimi che colpiscono la mente rispetto ai normali elfi.


Un demone per l'inquisitore – Parte 3 – Demoni

 

Damiel di trovava su un balcone del carro meccanico, che stava viaggiando verso le terre desolate ,infastidito dalla calca attorno a lui, il carro era così affollato che alcuni dei passeggeri erano stati messi a sedere addirittura sul tetto. Per la maggior parte si trattava di mercanti ansiosi di attraversare le terre desolate per raggiungere la libera città di Hail Afax, covo di tagliagole e patria del commercio. Non c’erano molti altri posti in cui recarsi in quel deserto popolato solo da reietti e criminali.

Fuori dalle città fortificate il mondo non era sicuro, bande di banditi, spesso guidati da uomini consumati dalla follia tiranneggiavano i villaggi di contadini, spesso anch’essi criminali, che erano stati resi schiavi da qualcuno più forte di loro.

Ogni tanto c’era qualche città più rilevante, ma l’unico modo che queste cittadine avevano per resistere era di essere porto franco per i signori del crimine.

Le terre desolate erano se possibile ancora più pericolose. Li i folli e i criminali si combattevano senza posa per il possesso dei pochi pozzi e delle oasi, presenti in quel deserto, con i goblin e gli orchi. Erano quelle però anche le terre più ricche di minerali e petrolio per cui la tetrarchia cercava di mantenere li un presidio, anche a costo di scendere a patti con la delinquenza locale.

L’usanza di esiliare dalla città i criminali comuni rendeva ancora più pericoloso viaggiare, ma era meglio che i tagliatole si scannassero tra di loro che doverli mantenere nelle prigioni con le già scarse risorse a disposizione delle città stesse. Per fortuna i più morivano in fretta.

Erano passati secoli da quando il cataclisma aveva quasi distrutto l’universo, Revedian era stato l’epicentro del disastro provocato dall’uso di un’arma che non avrebbe mai dovuto essere inventata e che aveva cerato un foro nel tempo e nello spazio facendo collassare sulla realtà quello che certi servi della cabala chiamavano altri piani di esistenza.

Revedian aveva finito per tappare il foro, ma in questa maniera era più contaminato di ogni altro pianeta abitato dall’uomo, perché c’era chi sosteneva che l’uomo popolava anche altri pianeti.

Durante la guerra elfo-goblin l’asse del pianeta si era spostata, con conseguenze devastanti, i demoni avevano invaso in massa il mondo fuggendo dagli inferi e il prezzo pagato per ricacciarli era stato enorme.

Ma i demoni non entravano solo grazie ai fenomeni gravitazionali. La pazzia era contaminata di malvagità: attraverso la mente dei folli i demoni spesso agivano nel mondo e spesso possedevano gi invasati. Per questo se i folli non venivano uccisi erano spediti su qualche asteroide manicomio dove erano destinati ai lavori forzati per estrarre i minerali pregiati con cui venivano fabbricate le armature da guerra dell’armada. Era meglio tenere i folli ancora più distanti dei criminali.

Improvvisamente il carro grande come un edificio di tre piani si fermò.

Il passo attraverso cui avrebbe dovuto passare era sbarrato da una solida muraglia di uomini. I pelta, gli enormi scudi trasparenti in grado di riflettere anche un laser risplendevano come in fiamme nella luce del tramonto, le armature pesanti, antiche di millenni erano appena state lucidate dagli armaioli che avevano applicato le ultime riparazioni del momento.

Ognuna di quelle armature era gelosamente custodita dalla tetrarchia, e il suo valore, come simbolo di un tempo perduto era superiore alla sua potenza in battaglia. Nel corso del tempo gli armaioli avevano imparato nuovamente a costruire armature da combattimento e anche armature potenziate che incrementavano la forza dei combattenti, ma i reggimenti che avevano ancora pezzi originali risalenti all’era pre-cataclisma le portavano con orgoglio.

Dalla fila di scudi spuntava una selva di lance e ogni guerriero portava anche una pesante spada ad alta frequenza. Purtroppo i veterani dell’armada costituivano solo una sottile linea di appena due file, e già un tale dispiegamento di forze era per la tetrarchia un costo enorme.

Dietro ai veterani stavano i fucilieri armati con una varietà incredibili di schioppi, fucili d’assalto e mitragliatori da campo. I più fortunati avevano fucili laser o al plasma, ma accanto ad essi c’erano anche vecchi archibugi a miccia.

Ai lati del passo e a coprire i fianchi dell’esercito da un possibile aggiramento c’erano i fanti in cotta di maglia, armati con scudi, mazze, asce e motoseghe. I fanti avevano anche il compito di difendere gli arcieri.

In riserva c’era un’armata di contadini coscritti armata alla meno peggio.

I sacerdoti di Erda e i preti della cabala tecnocrate passavano tra gli uomini a dispensare benedizioni e a dare incoraggiamenti prima di schierarsi anch’essi ai propri posti: nell’esercito della tetrarchia non c’era posto per chi non fosse almeno in parte un guerriero.

Damiel guardò le sue compagne di viaggio: -Si scende qui.-

La drow lo guardò dritto negli occhi: -Sei pazzo Damiel? La mia vita ti appartiene almeno quanto la tua appartiene a me, non intendo lasciare che uno scontro di Frontiera ti uccida prima che possa farlo io.-

-Nemmeno io intendo permetterlo mia dolce lady Coryl. Ma la stessa forza che mi ha messo in questa situazione ora mi fa sentire che è il momento di scendere, quindi io scendo. Se devo essere il burattino di una  qualche divinità tanto vale farlo bene!-

Detto questo l’inquisitore balzò dal balcone e dopo un salto di più di tre metri atterrò inginocchiato, Coryl ripetè la stessa mossa ma con molta più grazia, mentre Sofia si apprestò a fendere la calca verso l’uscita passeggeri al piano di sotto.


Ceti superiori

Cabale.
“La potenza è nulla senza la conoscenza.” Credo della Cabala dei Sofisti

Cabale e corporazioni sono responsabili di mantenere in vita tutto il sapere che è stato salvato dal cataclisma e sono estremamente gelose di ogni singola stilla di conoscenza. Le Cabale non si interessano del governo della terarchia fin tanto che il governo non mette le mani nei loro affari.
Gli uomini delle Cabale custodiscono arcani e oscuri saperi sopravvissuti all’epoca pre-cataclisma. Il loro scopo è recuperare frammenti di conoscenza del passato e impedire la diffusione della tecnologia al di fuori della ristretta cerchia di eletti che compone la Setta.
Le Cabale controllano campi come: medicina, ingegneria, fisica ecc…

Case Nobili Maggiori.
“L’uomo mascherato procedeva preceduto da un gruppo di venti fanciulle munite di incensieri, tutte scelte per la loro pelle immacolata e i loro capelli ondulati e attorniato da un gruppo di guardie armate di preziosissime armi laser e al plasma. Era alto più di due metri e aveva la pelle blu, invece delle unghie le sue mani inanellate mostravano artigli e da collo e sulla pelle erano ben visibili placche chitinose.
Un accattone si buttò in ginocchio nella strada chiedendo una moneta in l’elemosina, l’uomo si ritrasse e fece un cenno a una guardia, questa estrasse la sua pistola e sparò dritto in testa al mendicante.”

I veri nobili, che non hanno nulla in comune con i nobili minori delle campagne, sono una razza a parte, pratiche continue di eugenetica il hanno perfezionati, trasformandoli in qualcosa di altro dall’essere umano, sono più alti e vari interventi di cibernetica e ingegneria genetica li differenziano dalle persone normali, in modi a volte grotteschi. I nobili normalmente appartengono alle fazioni dell’inquisizione e del governo della tetrarchia o sono principi dei mercanti, anche se a volte alcuni sono ribelli.

Collegia Psichica.
“Possa la tua mente essere lo specchio della virtù di Erda”

In un mondo dove la tecnologia è regredita e vacilla in continuazione e in cui la pratica della magia spalanca un abisso di follia innominabile, i poteri psionici sembrano essere l’unica sorgente di potere sicura per la tetrarchia.
Perciò la tetrarchia ha fondato una scuola per potenziare il più possibile i poteri latenti degli individui dotati e apprendere come sfruttarli per migliorare lo svolgimento delle normali mansioni quotidiane.
È considerato un onere ricevere l’invito ad avere un posto nel collegia psichica, in molti fanno richiesta ma pochi sono ritenuti adatti.
Gli individui che escono dal Collegia Psichicia sono tutti psicocondizionati a servire la terachia.


Ceti inferiori

La società della tetrarchia – Ceti inferiori
“Gerom stava vangando da ormai cinque ore sotto un sole impietoso quando vide la nube di polvere all’orizzonte.
Una tempesta di sabbia, pensò, così dovrò ricominciare tutto il lavoro, prese la vanga e si diresse tranquillamente verso casa, la tempesta era distante, ci avrebbe messo ancora tempo ad arrivare, altri nei campi cominciarono ad imitarlo.
Poi giunse il rumore, un rombo sordo, a volte scoppiettante, la tempesta si stava avvicinando più rapidamente del previsto.
Gerom, imprecò contro il sole, il sudore, la tempesta ed Erda stessa e Padre Cadavel che era venuto a portar loro una giara d’acqua perché si dissetassero durante il duro lavoro lo ammonì severamente
Il rumore aumentò e i contadini videro che la nuvola di povere non era causata dalla tempesta ma da varie figure simili per la distanza a punte di lancia.
Padre Cadavel si gettò in ginocchio e cominciò a recitare un’orazione funebre mentre Gerom gli altri contadini tentavano di scappare.
Poi gli orchi furono abbastanza vicini e con urla che coprivano il rumore delle loro motociclette iniziarono a sparare.”

Servi della gleba
Alla base della scala sociale si trovano i servi della gleba. La vita di un servo della gleba è dura, soprattutto nei villaggi lontani dalla città fortificate dove è continua la minaccia di scorrerie da parte di umanoidi ostili come orchi, goblin e gnoll.
Il servo della gleba si alza la mattina presto e poi zappa per tutto il giorno la terra arida, per cercare di ottenere sostentamento sufficiente per la sua famiglia e per pagare le tasse ai feudatari.
Il servo è proprietà di un feudatario e non può abbandonare il suo villaggio se non per sposarsi, e solo dopo aver ottenuto il permesso del suo signore. Alcuni tentano di scappare ma i più sono spesso catturati e poi uccisi.
Un villaggio di servi della gleba normalmente ospita dalle 200 alle 1000 persone. Nella maggior parte di questi villaggi sembra di essere tornati al medioevo, non esistono macchine ne luce elettrica. Alcuni villaggi sufficientemente fortunati da avere al loro interno qualche saggio o esiliato, che si tramanda di generazione in generazione briciole di sapere antico, ha a volte uno o due trattori, una piccola radio per contattare le città più grandi, forse un camion, e se si è veramente fortunati un edificio alimentato a corrente con dentro frigo e attrezzi utili per l’agricoltura.
Questi personaggi nei villaggi vengono ritenuti potenti maghi e hanno posizioni di prestigio all’interno della piccola comunità.

Uomini liberi
Più o meno allo stesso livello nella scala sociale ci sono gli operai, coloro abbastanza fortunati da avere un lavoro in miniera o in una fabbrica. La maggior parte degli operai vivono in sobborghi con un castello al centro, la cui popolazione può variare dalle 20000 alle 50000 anime, alcuni però si trovano a lavorare nelle grandi industrie delle città. La presenza di una guarnigione fissa del signore feudale offre un certo grado di protezione dalle scorrerie degli umanoidi.
Questi luoghi ricordano le bidonville della nostra epoca, o nei casi più fortunati dei quartieri operai dell’inizio dell’ottocento, normalmente hanno un livello tecnologico .
Gli operai sono uomini liberi e possono decidere di trasferirsi in altri borghi ma è fatto loro divieto di entrare nelle città fortificate a meno che non abbiano un contratto di lavoro all’interno della città.

Artigiani

Sopra agli operai, ma al di sotto dei feudatari, ci sono gli artigiani e i piccoli mercanti. I più poveri vivono nei borghi assieme agli operai, mentre i più fortunati vivono nelle grandi città fortificate. Nei quartieri
Le città sono protette da spesse mura in acciaio e difese dai soldati dell’armada, molte scorrerie sono state tentate da orde di umanoidi e banditi ma sempre senza esito positivo, da un millennio questi bastioni dell’umanità hanno resistito a tutti gli assalti diretti contro di loro.
Le città sono vere e proprie megalopoli che ospitano milioni di persone. Si estendono tanto in larghezza quanto in altezza e in profondità.
I livelli sotterranei delle città presentano un degrado molto simile a quello dei borghi, qui vivono gli operai e gli artigiani più poveri, non che i servi della gleba delle famiglie nobili, responsabili delle coltivazioni di fungi e animali sotterranei che rendono autosufficiente la città.
Le persone più benestanti invece vivono in superficie, normalmente nei primi due o tre livelli, dove il livello tecnologico è comparabile a quello dei giorni nostri.
Ai livelli superiori si trovano i palazzi dei nobili e dei sacerdoti, e qui il livello tecnologico accessibile è al suo massimo stadio.

Saccheggiaotri
Un altro classe importante è quella dei saccheggiatori. Questi avventurieri prezzolati viaggiano attraverso il deserto alla ricerca di antiche rovine dell’era pre-cataclisma e recuperano tutto ciò che possono per rivenderlo ai nobili e alle gilde. L’arte di recuperare materiale antico senza rovinarlo, e fondamentale per le gilde, poiché l’unico modo di fare avanzare la tecnologia è studiare i manufatti venerabili per riscoprire le conoscenze del passato.
Spesso i saccheggiatori discendono da antiche famiglie di tecnici che si sono tramandate oralmente l’antico sapere e ora sono adepti nelle misteriose tecniche per smontare e rimontare i manufatti venerabili.


Chi popola Revedian?

 

-Come sopravvivere nelle terre perdute? Se vedi qualcosa che respira sparagli, se vedi qualcosa che non respira sparagli, se hai dei dubbi spara.-
Kort, carovaniere.

Nobili
I nobili sono una razza a parte, pratiche continue di eugenetica il hanno perfezionati trasformandoli in qualcosa di altro dall’essere umano, sono più alti e vari interventi di cibernetica e ingegneria genetica li differenziano dalle persone normali in modi a volte grotteschi. I nobili normalmente appartengono alle fazioni di inquisizione, tetrarchia o principi dei mercanti anche se alcuni sono ribelli.

Umani
Sono uno dei maggiori gruppi di abitanti delle terre perdute, abitano città fortezze, villaggi ed esistino anche tribù selvagge

Umanoidi
Sono l’altro grosso gruppo che vive nelle terre perdute, comprendono soprattutto orchi, gnoll, orgre, coboldi che a seconda dei casi si combattono tra loro o si alleano per attaccare gli umani, gli elfi, i goblin.

Goblin
I goblin arrivati su Revedian hanno scoperto la loro vera via il denaro, sono fuggiti sulle navi volanti e ora vivono su Cerberos I, ma hanno colonie un po’ dappertutto. Commerciano di tutto e con tutti, tranne gli elfi. Oltre a varie loro ambasciate e fortezze, nelle terre perdute si trovano anche tribù di reietti che saccheggiano incontrollate. Si presume che in qualche modo siano finanziati dai loro simili più civilizzati.
I goblin sono in guerra con gli elfi per il controllo dello spazio; meno progrediti tecnologicamente e più piccoli e debli degli elfi possono fare affidamento sul loro elevatissimo numero e una solida base industriale in grado di mettere in campo terribili mecca.

Elfi
Sono migrarti su Silvanus dopo vari sanguinosi conflitti con gli umani. Sono la razza con la tecnologia più avanzate della galassia e guardano con sospetto ad ogni altra forma di vita intelligente, anche se molto raramente commerciano con gli umani. Sono in guerra da secoli con i goblin. Ovviano al loro basso numero e alla scarsa natalità con la costruzione di robot e androidi e con un’elevata padronanza della magia.
Gli elfi non hanno eguali nella creazione di impianti cibernetici.

Dei
Gli dei di Revedian sono creature mostruose che abitano gli abissi del cosmo, nel migliore dei casi ignorano le forme di vita inferiori, ma più spesso cercano di distruggerle o schiavizzarle ai loro voleri. Di conseguenza coloro che usano incantesimi divini quasi tutti malvagi, e se è per questoanche coloro che usano magia di tipo arcano sono soggetti ad una follia che li porta ad essere malvagi, oltre ogni comprensione umana.
L’unica divinità di Revedian che sembra essere buona, Erda, elargisce incantesimi solo a pochissimi tra i suoi seguaci.

Demoni
Il vuoto tra le stelle, non che gli oceani di Revedian (e di altri modi) sono abitati da dei che odiano i venti. I loro servi, i demoni e l’orrenda progenie dei mezzi demoni e dei pagiati dal caos, desiderano solo mettere in sciavitù l’intero universo e portare nel modo reale la dimesione di fuoco e dolore da cui sono stati evocati.

Necrosavant
Nessuno sa cosa siano esattamente o da dove arrivino o come si muovano, ma ogni tanto appaiono e allora resta solo la morte. I metà vivi e metà morti sono una nuova piaga che rischia di mettere in secondo piano persino la millenaria guerra tra goblin ed elfi per il controllo dello spazio.
Se i demoni vogliono dominare l’universo i necrosavant vogliono solo distruggerlo.

Malattie spaziali
Ogni tanto uno strano virus infesta un intero modo e lo porta alla rovina. C’è chi sostiene che queste innaturali epidemie abbiano una loro volontà ed intelligenza.


Revedian

 

Ho chiuso il blog dedicato allo sviluppo di revedian, da molto tempo non lo aggiornavo e ho poco tempo libero, inoltre ho perso interesse per il D20 system, adesso uso warhammer quest, che richiede meno preparazione per la sessione di gioco e offre lo stesso molte soddisfazioni.

Poichè però sono affezionato a questa mia creatura, ho deciso di postare su Iho’s Chronicles, le note di ambientazione che avevo realizzato.

Revedian è stato giocato mixando elementi di D20 Future, D&D e Call of Cthulhu in un’ambientazione apocalittica, post guerra interplanetaria e collisione di dimesioni.


Introduzione

 -Dietro le stelle il vuoto e dietro il vuoto cose che con il solo pensiero possono rubarti l’anima.-
Damiel della casa Mondragon, maestro inquisitore.

In un’epoca dimenticata su Revedian si è combattuta una guerra e una delle fazioni sviluppò un’arma micidiale. Il suo uso provocò una frattura nello spazio-tempo tale da far collassate una dimensione d’ombra con l’universo, e questo portò all’arrivo delle creature d’ombra e all’inizio del declino della razza umana.
Fu così che elfi, orchi e goblin arrivarono su revedian e su mille altri pianeti e l’uomo perse la capacità di volare nello spazio.
Oggi Revedian è un deserto post atomico, enormi città fortificate sono l’ultimo bastione di civiltà in mano allo spietato governo dei tetrarchi e dei loro inquisitori, secondo alcuni l’unica barriera rimasta tra il genere umano, i demoni e la barbarie che stanno fagocitando l’universo, secondo altri solo degli spietati burocrati corrotti e assetati di sangue responsabili della stagnazione in cui vive l’umanità. A parte questo esistono piccoli villaggi nelle terre perdute spadroneggiati sa signorotti della guerra e bellicose tribù di orchi e goblin.
Lo stesso Mondo di Revedian è abitato da due delle divintà più terribili che popolino l’universo: Erebos, il grande serpente marino padre dei giganti, e la sua consorte la strega Hel.

Principali fazioni politiche (alleanze ammissibili per Revedian):

Cabale (vario tipo)
La società e divisa in caste molto rigide, le cabale e le corporazioni sono responsabili di mantenere in vita tutto il sapere che è stato salvato dal cataclisma e sono estremamente gelose di ogni singola stilla di conoscenza. Le cabae non si interessano del governo delle terre perdute fin tanto che il governo non mette le mani nei loro affari.

Tetrarchia
E’ lo spietato e assoluto governo della regione che va sotto il nome delle terre perdute, o ameno di quel 10% che riconosce qualsiasi forma di governo. Un possente sistema burocratico e un esercito dotato di armi all’avanguardia sono ciò che ha fatto sopravvivere questa tirannia fino ad ora. Lo scopo dichiarato della tetrarchia è difendere l’umanità non solo dalle tribù di umanoidi, ma anche dagli dei che abitano le profondità degli oceani e il vuoto tra le stelle.

Ribelli.
Sono contrari alla tetrarchia, perché sostiene le gilde e quindi frena al distribuzione del sapere, opprime il popolo con tasse esose e lascia carta binaca alla violenza dell’inquisizione. Sostengono che se l’umanità fosse libera riuscirebbe a difendersi da sola dalla minacce che la opprimono. I ribelli spesso mettono le mani nel contrabbando di armi o droghe per finanziarsi.
Se la tetrarchia è un male, purtroppo i ribelli sarebbero disposti a prostrarsi ad Erebos o alla strega Hel pur di raggiungere il loro fine.

Inquisizione
"Il Tribunale per la Fede e la Ricerca della Luce" è il principale sostenitore della tetrarchia, promuove la diffusione del culto di Erda e soffoca nel sangue ogni forma di eresia e culto di demoni e non morti. La bontà di questa dea della misericordia e della giustizia sembra stridere con l’assenza di pietà di chi fa proseliti.

Principi Mercanti
Una forza non trascurabile è quella dei grossi cartelli che riescono a permettersi di armare e mantenere una flotta di cargo spaziali e commerciare con gli altri pianeti qualsiasi merce, anche illegale, come droghe e schiavi. Poiché le navi spaziali devono essere comprate in altri pianeti dagli elfi o dai golbin, gli unici rimasti in grado di usare la tecnologia del volo spaziale, è necessario un capitale e un credito illimitato per poter avere una flotta di cargo armata per resistere agli attacchi dei pirati. I mercanti hanno eserciti personali, più potenti di quelli dei nobili. Ogni volta che è possibile sia la tetrarchia che gli inquisitori preferiscono evitare i intromettersi negli affari dei principi mercanti.


Un demone per l'inquisitore – Parte 2 – Mosso da una volontà più grande

-Noi sappiamo come trattare con le teste calde indisciplinate come te, Damiel. Trovi divertente aver cambiato il rituale del giuramento? Questo scandalo rimarrà per anni una macchia nel nostro tribunale. Già mi immagino in tutti i salotti dei nobili si chiacchiererà della cosa. Per il nostro tribunale la forma è importante quanto la sostanza. Come si può pensare di essere irreprensibili se non si appare autorevoli e compiti in ogni momento! E proprio tu che sei il nostro studente più promettenti, mai una nota di demerito fino ad oggi-
-Veramente signore…-
-Non hai avuto il permesso di parlare inquisitore, impara a rispettare l’autorità. Se non sei stato espulso e gettato nella cella più profonda del tribunale a morire di fame è solo perché anche se illegittimo se parte della famiglia Mondragone e loro sembrano dare molta importanza a te. Quindi mi limiterò ad assegnati un incarico nelle terre desolate, forse stare a contatto con l’inferno ti farà meditare sulla tua sconsideratezza. Cerca di tornare più adulto o di non tornare affatto.-
L’ufficiale generale tese a Damiel un plico.
-Qui ci sono i tuoi ordini, un salvacondotto per il confine , una bolla che ti conferisce il diritto di istituire processi ed eseguire condanne, e una lettera di presentazione per l’alcalde locale. Nella cittadina di Utica, che formalmente riconosce la nostra autorità si sono manifestate presenze sospette, e poiché il luogo invia decime con regolarità si è deciso di mandare qualcuno ad investigare.
Tieni presente che la tua autorità di inquisitore probabilmente non verrà rispettata nelle terre desolate, nepure dall’alcalde di Utica che ha chiesto il nostro aiuto.-
-Se permettete ufficiale generale, nessuna autorità viene rispettata nelle terre desolate.-
-Inesatto inquisitore l’autorità delle armi regna incontrastata.-
-Penso che tu e Dominicella Sofia  non sarete sufficienti per portare a termine il compito, quindi ti assegno un agente operativo, perché ti guardi le spalle.-
-Se è rischioso perché portare Sofia con me?-
Il volto dell’ufficiale generale si mutò in un ghigno diabolico: -La prossima volta prima di agire impulsivamente peserai alle conseguenze delle tue azioni mi auguro.-
Damiel decise che un giorno avrebbe ucciso quell’uomo, per ora però gli premeva sapere chi gli avrebbe guardato le spalle: -Chi sarà questo agente che mi accompagnerà?-
-Una donna drow che si è offerta volontaria per questa missione, anzi…-
-Una donna che porta sono una coda di capelli e il resto del capo rasato e abiti non consoni al sui incarico di agente dell’inquisizione?-
-Siete perspicace inquisitore, chi sono i vostri informatori?-
-Nessuno, erano solo congetture, dopo tutti gli eventi della giornata, avevo un sospetto, ho già avuto a che fare in passato con questa donna.-
-Il che spiega il suo desiderio di essere assegnata permanentemente al vostro staff-
-Chiedo di essere esonerato dalla mia scorta, io e la sacerdotessa saremo in grado di affrontare qualsiasi malvagità che si pari davanti a noi.-
-Deduco che i vostri rapporti non siano buoni?-
-Deducete bene.-
-In ogni caso non ci sono altri volontari per una missione a così altro rischio quindi prederete con voi a donna. Sei cogedato inquisitore.-
Damiel uscì dall’ufficio generale del tribunale e si incamminò verso al sua stanza, per fare i bagagli.
Una voce femminile provenne dalle sue spalle: -Devi imparare a non discutere gli ordini inquisitore.-
-Lady coryl?-
-Ecatombe adesso, ti avevo detto Damiel che ci saremmo incontrati ancora, era destino. Vedo che hai ritrovato un paio d occhi affascinanti, quelli vecchi non ti donavano. Toglimi una curiosità, perché hai cambiato la frase del giuramento?-
Damiel non aveva nessun bisogno di giustificarsi con quella donna, perciò si stupì quando si trovò a pronunciare: -Ero mosso da una volontà più grande.-
-Chissà che questa volontà vegli su di noi come ha fatto con te cinque anni fa, ho letto i tarocchi prima di venire qui e nel futuro ci aspettano solo tenebre.-
-Sai che avrò bisogno di sangue durante il viaggio?-
-Si-
-E sai che non berrò quello di Sofia?-
-Si, ma non mi fai paura inquisitore.-
-Però qualcosa ti fa paura se hai cambiato nome e sei venuta a nasconderti nelle fila dell’inquisizione.-
-I miei padroni non tollerano il fallimento, dopo quello che è successo hanno preferito seppellire il mio fallimento e quello di Lazarus, e con esso di seppellire anche me, infondo non si vuole mai che un cliente venga a sapere che ha pagato per nulla. Io ho preferito sparire prima che si occupasse di provvedere qualcun altro, in maniera più definitiva.-


Un demone per l'inquisitore – Parte 1 – L’investitura.

Sofia percorreva a passi lenti i porticati della sala del memento del tribunale inquisitorio di Nueva Castilla. Il tribunale in realtà ospitava anche il convitto, l’università, l’ufficio del registro e le prigioni, e le sale del memento. Era solo una minima parte della struttura che serviva a giudicare gli eretici e gli stregoni, ma erano le sale aperte, attraverso cui passano lacune delle principali vie della città, quelle che incutevano più terrore nella popolazione della città, nessuno era innocente e chiunque poteva essere arrestato e destinato alla cabale dei torturatori perché confessasse un crimine già deciso per lui da altri. Meglio colpire mille innocenti che lasciare un solo eretico vivo.
Sofia represse un brivido, odiava passare per quelle sale dove i corpi degli eretici peggiori ricevevano un tormento che durava tutto il resto della loro vita: mangiatori di bambini, mutanti preda della possessione diabolica, diabolici assassini che seguivano folli rituali, preti simoniaci e esseri ancora più spregevoli.
Corpi contorti nell’agonia erano attaccati a dispositivi dell’era pre-cataclisma, che li tenevano in vita sottoponendoli ad un tormento continuo, esposti a monito per tutti coloro che erano costretti a passare per le vie al disotto del tribunale tra le grida di sofferenza di quelle cariatidi umane.
Non riusciva a provare pietà per criminali così abbietti, però persino per loro quella punizione era troppo crudele.
Avrebbe voluto correre per evitare quello spaccato di inferno in terra, ma la sua dignità e le ingombranti vesti talari le impedivano di correre fino a raggiungere la porta del tribunale.
Da quando aveva abbandonato il servizio di segretaria di Lady Coryl per quello di consigliere spirituale del “cadetto” Damiel della famiglia di Mondragone la sua posizione era incredibilmente migliorata, e una pelle di lupo sventrata e sanguinate inchiodata fuori della porta di casa della sua famiglia aveva fatto desistere suo padre dal prometterla in sposa ad un facoltoso nobile del sud, nobile che comunque era scappato per arruolarsi tra le prime linee dell’armada dopo che erano stati resi noti alcuni particolari scabrosi sulla sua vita privata. Nessuno si metteva contro la famiglia Mondragone.
L’unico difetto era il dover attraversare quelle sale ogni mattina per recarsi dal suo pupillo e ogni sera per tornare al tempio.
Inoltre Damiel non era il pupillo ideale per un direttore spirituale, non ascoltava mai i suoi consigli, aveva bisogno di lei solo perché un inquisitore doveva sempre essere seguito da un sacerdote di Eda per statuto. C’era chi aveva vociferato che lei fosse l’amante di Damiel, ma la solita pelle di lupo appena scuoiata aveva posto fine alle voci. La famiglia Mondragone aveva modi molto sbrigativi per risolvere i problemi, e nessun consigliere spirituale avrebbe mai potuto ridurli alla mitezza e al perdono, probabilmente non era scritto nel loro DNA modificato.
Le guardi davanti al portone fecero passare la giovane donna senza domande, apparentemente il comportamento poteva sembrare lassista, ma con gli addetti alla sorveglianza si trovava un magos della cabala dei biologi con un preziosissimo bioscanner, se la sua massa corporea e non so quali altri dati non fossero stati compatibili con quelli con cui era uscita la volta precedente dal tribunale, le guardie avrebbero sparato, sempre senza fare domande, le guardie e il magos erano muti.
Il percorso all’interno del tribunale era più tranquillo, l’ambiente era insonorizzato per favorire la concentrazione dei novizi che studiavano e dei funzionari e giudici che presiedevano i processi, tutti gli ambienti erano privi di finestre e illuminati da costosissime lampade artificiali. Se qualcuno dei prigionieri fosse sfuggito al controllo le sale sarebbero state inondate di gas velenoso e sarebbero tutti morti pur di impedire al reietto di arrivare all’uscita.
Sofia entrò nella cappella dove Damiel quella mattina avrebbe giurato per diventare inquisitore, e prese posto di fianco all’altare della dea, dove avrebbe atteso l’arrivo della processione con Damiel, che già da un’ora aveva cominciato a sfilare per le strade della città, era ancora presto e così aveva un po’ di tempo per meditare.
Pan piano arrivò anche atra gente e alla fine il suono delle campane indicò il ritorno della processione al palazzo del tribunale. Per primo entrò nella cappella il suonatore di tamburo, l’onere era sempre riservato ad un membro della cabala dei torturatoti, incappucciato per impedire il riconoscimento. Poi veniva il gran maestro che portava gli annali con le gesta degli inquisitori moti in servizio, con l’abito da cerimonia broccato e oro, poi venivano due inquisitori anziani, i precettori di Damiel, e poi il principe di Mondragone stesso. I suoi occhi dalle iridi rosse sembravano scrutare nell’anima delle persone che osservava e in pochi sarebbero stato in grado di dire che erano prodotti sintetici che avevano rimpiazzato gli originali, mentre un’attenta opera di chirurgia estetica aveva eliminato dal suo volto tutti i segni dell’acido che lo avevano deturpato in passato provocando orrore in non pochi dei suoi compagni. La mano destra di Damiel era in argento e aveva sostituito in quel giorno la mano metallica del giovane nobile.
Il cerimoniere si fece avanti per il giuramento di Damiel e Sofia gli andò vicino posando una mano sulla sua spalla.
-Damiel di Mondragone tu chiedi di essere ammesso al Tribunale per la ricerca della Verità e dalla Luce, è questo che tu chiedi?-
-Si è questo che io chiedo.-
-Chi sei tu Damiel per chiedere di essere ammesso nel nostro sacro ordine?-
-Io sono solo un umile servo.-
-E quali saranno i tuoi compiti?-
-Obbedire è il mio solo compito.-
-E quali i tuoi desideri?-
-La perfezione nella luce è il mio unico desiderio.-
-E la tua volontà?-
-La giustizia di Erda la mia unica viontà.-
-E come la otterrai?-
-Con la pietà e il rigore propri della Dea nostra madre.-
Tutti rimasero sbigottiti, Damiel aveva usato la formula arcaica del giuramento che nei tempi renceti era stata sostituita con la più diretta affermazione: con il fuoco e il ferro ovunque sia necessario. Da molto nessun inquisitore usava più la formula arcaica, in ogni caso prima del giuramento il cerimoniere chiedeva con quale formulasi volesse giurare e Damiel , nonostante il consiglio di Sofia, aveva scelto la formula nuova, ma ora stava usando la vecchia.
Il cerimoniere impiegò del temp a riprendersi guardò gli inquisitori anziani, ma questi fecero cenno di proseguire, in fondo Damiel aveva usato una formula riconosciuta e rispettosa della Dea anche se non era quella concordata.
-Bene Damiel di Mondragone questo nobile consesso ti riconosce degno di appartenere al suo illustre nome. Portare gli annali.-
Il libro fu portato a Damiel che vi pose una mano in cima.
-Inginocchiati Damiel di Mondragone
-Giuri di sradicare il male dovute sia e qualunque forma abbia senza alcuna esitazione, nel nome della dea e di consegnare la tua vita alla causa della sua giustizia e a questo tribunale, nel nome dei martiri della causa che ti hanno preceduto?-
-Si lo giuro.-
-Tu Sofia Despana di Castel Vento sei consapevole dell’impegno preso dal tuo fratello e sei pronta ad assisterlo spiritualmente nel suo compito di sconfiggere il male?-
-Si lo sono.-
-Bene, alzati ed esci da questa cappella Inquisitore di Mondragone-


Damiel – Parte 9 – Burattini di un Dio

Lady Coryl sedeva sul suo trono di onice verde nella sala delle udienze. Motivi di ragnatele e ragni decoravano tutto l’ambiente, dando al luogo una parvenza inquietante

-Volevi parlarmi Limeda?.-

-Ho delle preoccupazioni per la sicurezza della sacerdotessa dopo l’ultimo incidente.- gettò il foglietto di carta che aveva recuperato alla fonderia il piedi di lady Coryl.

-Rispetto al tuo predecessore mi sembri paranoico, limitati a fare il tuo dovere nel proteggerla e lascia le preoccupazioni a qualcun altro.- lady Coryl raccolse il foglio senza guardarlo, sapeva già cosa c’era scritto e conosceva la mano che l’aveva stilato: la sua.

-Il mio predecessore evitando di preoccuparsi è morto.-

-Anche tu Damiel sei morto.-

Damiel fece un balzo indietro e foderò la spada e si concentrò per creare una barriera psichica attorno al suo corpo.

-Puoi imbrogliare Lazarus ma non me. Ti ho riconosciuto dal giorno del tuo funerale, quando mi sei caduto addosso. È stata una mossa molto imprudente scoprirti in quel modo. Avrei dovuto porre fine alla tua vita allora, nessuno si sarebbe preoccupato della morte di uno straccione che mendicava a un funerale. Ufficialmente sei morto, abbiamo intascato il pagamento per la tua fine, una persona intelligente a questo punto sarebbe scappata e avrebbe fatto perdere le sue tracce, perché invece sei rimasto Damiel?- lady Coryl fu improvvisamente in piedi, due corte spade balenarono nelle mani della donna, come se fossero apparse dal nulla.

Damiel iniziò a sudare freddo e aggiustò la presa sull’impugnatura della sua spada: -Senza il ragno di primogenito della famiglia Mondragone, la mia vita non ha senso, ora sono solo uno dei tanti parenti cadetti da mantenere, il vero potere mi è precluso, mi eesta solo una cosa la Vendetta.-

-Vendetta? Quale cosa stupida. Rinunceresti alla vita che hai salvato nel futile tentativo di eliminarci. Tra poco arriverà qui Lazarus e porrà fine alla tua vita, sei ancora in tempo per scappare Damiel, i miei tarocchi dicono che non è il tuo giorno per morire.-

-Dimmi chi vi ha pagato per uccidermi e tornerò nel nulla in cui mi avete gettato.-

-Non è possibile, la morte sarebbe preferibile alla punizione che attende chi viola i segreti della gilda.-

Damiel non seppe mai cosa lo indusse ad abbassarsi improvvisamente, ma un raggio laser sfrecciò dove prima c’era la sua testa. Dalle sue spalle provenne l’imprecazione di Lazarus, Damiel era convinto che fosse la prima volta che il sicario sbagliava.

Coryl rinfoderò le sue spade e tornò a sedersi sul trono: -Lazarus questo sprovveduto è tutto tuo, avrebbe dovuto accettare la mia offerta.-

Lazarus rinfoderò la pistola ed estrasse un pugnale grondante di liquido verdastro: -Morirai bastardo!-

Si avventò contro Damiel, troppo rapido per essere parato, troppo letale per poterlo schivare. La barriera di energia psichica non riuscì a fermare la lama avvelenata, che penetrò tra le costole.

Damiel si accasciò con un polmone forato, cercando di usare tutta la sua forza di volontà per bloccare l’emorragia e lo scorrere del veleno, rimpiangeva di non essere mai stato molto interessato alle lezioni di psicometabolismo impartitegli dai suoi tutori, sapeva di avere solo pochi istanti per neutralizzare la tossina prima che giungesse il colpo di grazia.

Per Damiel il tempo si era fermato, aveva la strana impressione che delle mani femminili stessero guidando i suoi pensieri per rallentare il battito cardiaco, far defluire le tossine attraverso al ferita e poi ridurre il flusso del sangue e l’entità dell’emorragia. Intanto il colpo di grazia continuava a non giungere.

Finalmente Damiel riuscì nuovamente ad essere consapevole di ciò che lo circondava. Lazarus giaceva per terra imobile e Lady Coryl fissava il cadavere attonita: -Quale divinità sta giocando con te Damiel oggi? Lazarus è inciampato e si è piantato il pugnale nel cuore, e tu sei sopravvissuto al tocco delle lacrime di Lys, un veleno che uccide all’istante. Tutto questo non sarebbe mai dovuto succedere.-

Damiel si alzò lentamente, si avvicnò a Coryl prese la sua testa tra le mani e le baciò la bocca.

-Ricroda questo bacio perché con questo bacio è stata decisa la tua condanna, un giorno verrò a prendere la tua anima nera figlia dell’oscurità, fino ad allora medita su cosa tu hai fatto a me, quella sera sul terrazzo di palazzo Mondragone.-

-Cosa ti rende così sicuro che io non ti ucciderò prima.-

-Lo hai detto tu, una divinità sta gicando con me come se fossi il suo burattino, inoltre dove io sto per andare tu non riuscirai mai ad arrivare, entro nell’inquisizione.-

-Damiel tu non sai… Ci rivedremo prima di quanto tutti e due vorremmo, ma ora vai, quale che sia la forza che ti muova per ora non posso farti nulla.-

Damiel si voltò e cominciò ad uscire a passi lenti dalla stanza, non sapeva per quale motivo ma lacrime scendevano dai suoi occhi metallici.

-Aspetta, è stato uno stregone Goblin a pagare per la tua morte!-

-È un po’ tardi per pagarsi la propria vita non credi?-

-Lo so Damiel, ora vai…-
Damiel non si voltò mai, ma credette di aver sentito la voce di lady Coryl rotta dal pianto.


Damiel – Parte 8 – Lady Coryl


Palazzo Coryl si trovava al quindicesimo piano della città di Anverse. Abbastanza in alto da isolarsi dal comuni mortali che soffrivano ai primi piani, ma non ancora così in alto da far parte della vera nobiltà, che si trovava tra i piani sedici e venti, ma il sedicesimo era il piano dei burocrati e dei funzionari minori, persino le case minori, con i loro nobili insignificanti, si trovavano più in alto. Quei nobili le rimproveravano di essere ancora “normale”, come se un elfo oscuro non fosse superiore agli esseri umani, le permettevano di sedersi ai loro piedi, ma nulla di più. I nobili potevano rimproverarle ciò che volevano ma lei non avrebbe mai attentato alla sua purezza di figlia degli dei ragno con le scienze genetiche come facevano i veri nobili: erano loro ad essere corrotti nel fisico e nell’anima.
Palazzo Coryl, ovviava alla sua posizione troppo in basso rispetto alle possibilità economiche  della sua signora, ostentando un lusso invidiato da tutte le case minori, e anche da alcune delle grandi case della città. Recidere vite rendeva bene in una città come Anverse, per la verità rendeva bene in qualsiasi lugo, persino nelle città libere fuori dal controllo dei Tetrarchi,, e la cospicua eredità di sua madre rendevano la sua vita piacevole, se a questo si aggiungevano i dono dei molti amanti, non era affatto sorprendente lo sfarzo in cui viveva la matrona Drow.
Lady Coryl osservò i tarocchi disposti sul tavolo finemente decorato, tra i fumi dell’incenso e delle altre erbe aromatiche che inondavano la sua camera. Su dieci carte erano emersi 10 grandi arcani, non c’era ne un piccolo arcano ne un numero. La divinazione era molto potente.
Le prime tre carte non lasciavano ombre a dubbi. La vergine era uscita rivolta verso l’alto così come il nobile, mentre il cercatore di tesori era capovolto.
Sofia era rimasta viva, e questo era un bene, a Coryl sarebbe dispiaciuto perdere una segretaria così valida. Purtroppo anche Limade, anzi no Damiel, era rimasto vivo.
Non poteva ingannare lei, non dopo che aveva baciato quelle labbra. Aveva baciato molti uomini nella sua vita, ma con Damiel era stato diverso, non avrebbe potuto dimenticare. Prima di allora lady Coryl non aveva creduto  che esistessero attimi che valevano una vita, ma aveva dovuto ricredersi, sapere di aver posto un marchio sulla vita di quel giovane nobile le suscitava un sentimento strano, questo creava tra di loro un legame. Era sicura che quando il mendicante le era caduto addosso avesse riconosciuto lei come lei aveva riconosciuto lui.
Persino senza i suoi occhi così profondi e inquietanti Damiel continuava ad attirarla, avrebbe tanto voluto conoscerlo in circostanze diverse, non si poteva mischiare lavoro e piacere, non in un lavoro come il suo.
L’interpretazione del cacciatore di tesori capovolto era stata più complessa, indicava certamente che una parte della verità sull’incidente era stata scoperta, ma la ricerca di verità doveva continuare, se fosse stato tutto noto allora il cacciatore sarebbe apparso con la testa in alto. Il cacciatore di tesori però era una carta infida, poteva riferirsi anche ad un’altra verità e ad un’altra ricerca, però lei aveva ancora un po’ di tempo per prepararsi.
Ancora una volta si chiese chi avesse interesse alla morte di un erede con così tanti fratelli, sicuramente qualcuno che vedeva il futuro del giovane, ma la divinazione su Damiel era difficile, una divinità camminava nella sua ombra. Solo un veggente potentissimi avrebbe ottenuto le risposte, e che bisogno aveva un simile veggente degli assassini?
Forse era questa la verità che il cacciatore voleva trovare.
La quarta carta era stata la morte, dopo la morte si sarebbe aspettata un numero a significare il pedaggio da pagare alle divinità oscure, ma le carte non dicevano quanti morti. Dopo la morte erano usciti sial lo schiavo che il carnefice.
La morte poteva riferirsi a quella degli schiavi e degli aderenti alle gilde presenti nella fabbrica, così come alla sua o a quella di Lazarus, lo schiavo spesso era una carta che rappresentava lui, però usciva sempre in coppia con la sua carta, la dama nera, ma la dama compariva solo nona tra gli arcani sul tavolo, per ora lei non sarebbe morta, ma chi avrebbe pagato il prezzo del sangue allora? La morte del carnefice poteva anche essere un elemento figurativo, se il carnefice moriva allora Damiel era destinato a vivere. Ma quale divinità si sarebbe interessata alla vita di quell’uomo al punto da cambiare il filo del suo destino?
Rimanevano altre quattro carte. Aveva pescato il drago e la sacerdotessa, poi nell’ultima pescata per quanto lei stesse attenta a pescare le carte separate, la dama oscura e l’inquisitore erano venuti su assieme. La dama era stata pescata prima dell’inquisitore e ne era quindi nascosta.
Che lei fosse quindi destinata ad attirare le attenzioni dell’inquisizione? Improbabile, l’inquisitore l’avrebbe attirata a lei poiché nascondeva la sua carta, un altro legame oltre a quello con Damiel, troppi legami rendevano la vita pericolosa. Un altro pensiero le venne in mente, ma lo scartò come un’assurdità, se lei era legata, Damiel e l’inquisitore potevano essere la stessa persona.
L’interpretazione del drago era più semplice, simboleggiava lo scontro che sarebbe presto scoppiato, e la sacerdotessa poteva forse significare che Sofia vi avrebbe posto termine.
Coryl si chiese se era stata una buona idea quella di tenere Lazarus all’oscuro della faccenda. Ma se lazarus avesse saputo chi era Damiel, l’avrebbe ucciso immediatamente per non rischiare che la gilda chiedesse il prezzo del fallimento, lei invece amava giocare con le prede. Voleva che Damiel soffrisse prima di morire, e odiava negarsi qualche piacere. Il problema era che forse Damiel non doveva morire.
Inoltre le carte potevano voler avvisare della morte di Lazarus, ma se una divinazione così potente prevedeva la morte allora la morte sarebbe arrivata anche con tutti gli avvertimenti e le precauzioni possibili, meglio che Lazarus si godesse in tranquillità gli ultimi giorni.
Se lei e Damiel erano legati allora solo lei poteva porre fine alla sua vita.
Una cameriera bussò alla porta:
-Signora la Dominicella e la sua guardia del corpo sono tornat
i vi attendono nella sala delle udienze.-

-Bene arrivo, va a chiamare Laxzarus e digli di raggiungermi.- in fondo anche se avrebbe desiderarlo tenerlo lontano, il magos degli assassini poteva essere un valido alleato se si arrivava ad uno scontro.


Damiel – Parte 7 – La fonderia

Le macchine della fabbrica emettevano sbuffi di vapore uniti a sibili a volte vibranti e a volte stanchi. Pareva che risentissero più degli uomini incatenati del calore che sommergeva l’aria, già afosa per l’estate.

Damiel pensò che i baratro doveva essere un posto così, enormi macchinari per la lavorazione dell’acciaio, il cui funzionamento era andato perso nei tempi immemorabili, a cui gli schiavi erano incatenati senza possibilità di abbandonarle, il tutto inondato da una luce arancione e dal caldo.

Corpi disidratai e divorati dalla sete tiravano le cinghie e catene che muovevano i crogioli da una torre,che l’uomo della gilda dei costruttori aveva indicato come altoforno, fino alle misteriose macchine che dovevano dare forma al metallo fuso, poi il metallo veniva caricato su cartelli spinti anche questi da operai incatenati fino a dove gli uomini liberi avrebbero salato, avvitato, fresato e piallato.

Damiel si domandò perché tra tutti proprio a lui e Sofia toccasse fare l’inventario delle proprietà e andare in quel posto dimenticato anche dagli dei che dimoravano nel cuore malvagio delle stelle.

Gli uomini delle gilde muovevano arcane leve e fissavano intensamente misteriose luci che si accedevano e spegnevano e sirene d’allarme che suonavano, senza nemmeno capirne il significato. Un teconprete era collegato ad una di quelle macchine arcane, cavi gli uscivano dalla testa, dalla bocca e dalle mani arrivavano fino al mastodonte che vomitava in continuazione metallo fuso. Perso in un’estasi mistica di comunione con un avatar della sua divinità era completamente ignaro del calore e delle condizioni disagevoli di lavoro.

Sudava copiosamente pur nella sua veste leggera di seta bianca e si sentiva a disagio immerso tra i rifiuti della società, schiavi delle compagnie mercantili e uomini che erano liberi solo per modo di dire, oppressi da tasse e debiti, con il problema di portare sempre il pane in casa a fine giornata e il terrore di diventare schiavi domani.

Damiel era sicuro che anche bambini lavorassero nella fabbrica, ma di sicuro il supervisore avrebbe evitato di farli vedere all’emissario di lady Coryl se non voleva che la guardia cittadina lo accompagnasse non troppo gentilmente alle porte della città per abbandonarlo nel nulla barbaro delle terre perdute.

Sofia invece sembrava indifferente al calore al puzzo della fonderia nel suo abito talare. Damiel pensò che pareva un angelo che passava tra i dannati, aveva una parola buona per tutti e un sorso d’acqua per i disgraziati più vicini, Damiel pensava che fosse come tentare di svuotare un fiume con un colino mentre respingeva a calci gli esseri che si dimostravano troppo desiderosi o troppo ingrati per le attenzioni che la sacerdotessa riservava loro. Era contento di aver preso un paio di borracce in più, non avrebbe mai voluto dividere la sua con la sacerdotessa idealista che sprecava la propria per i dannati.

Improvvisamente l’ara pesante fu tagliata da un grido mentre un crogiolo cadeva inondando alcuni poveri disgraziati con tonnellate di metallo fuso. I più fortunati morirono sul colpo, gli altri agonizzarono per alcuni minuti mentre si tentava inutilmente di soccorrerli. Sofia si rimboccò le vesti e accorse anche lei a dare una mano. Damiel le corse dietro chiedendosi perché quella donna non riuscisse a vedere il rischio che per lei costituivano quegli uomini incatenati.

Fu allora che cominciarono i guai. Un uomo spinse Sofia lontano, il gesto però era più che altro dovuto alla premura perché la sacerdotessa non mettesse i piedi su una pozza di metallo liquido nella sua frenesia di aiutare.

Il costruttore non fu dello stesso avviso e sparò all’uomo con la sua pistola laser, Damiel pensò che era uno spreco usare un’arma così antica e preziosa su quella feccia, ma soprattutto che loro erano quattro e tra gli operai un centinaio sebbene incatenati , erano liberi di muoversi e parevano decisi ad usare le catene come delle mazze.

Il costruttore e il supervisore spararono un paio di colpi, ma con il solo effetto di far infuriare ancora di più gli schiavi impazziti che si riversarono addosso ai due uomini, Damiel balzò via velocemente in cerca di Sofia, che stava tentando di rialzarsi, mentre uno schiavo si preparava a spaccarle la testa con una mazzata.

Damiel lasciò che il suo corpo mutato venisse inondato dall’adrenalina e scattò mozzando le braccia dell’uomo e di tutti quelli che furono tanto sventurati da trovarsi nel suo arco di morte.

Prese per un braccio Sofia e quindi continuò a correre tranciando con la spada tutto quello che tentava di ostacolarlo.

-Ha il registro delle proprietà di lady Coryl, vero?-

-Si, Damiel, ma ti pare il momento per una domanda simile?-

-Certamente, non ho nessuna voglia di tornare a cercarlo tra gli schiavi inferociti. Per ora il mio corpo sta reagendo sotto l’effetto di una scarica di adrenalina incrementata, ma non sarò ancora per molto in grado di correre con te e mozzare tutto quello che ci circonda.-

Damiel si guardò attorno, la porta dello stabilimento era troppo lontana, ma qualcuno aveva provvidenzialmente accatastato della casse vicino alla finestra.

Prima che l’incremento muscolare finisse il suo effetto, Damiel si arrampicò sulle casse, quindi con un calcio le gettò giù a colpire la marmaglia che cercava di inseguirlo mentre saltava sul davanzale della finestra. Ruppe il vetro e saltò giù  cercando di attutire l’impatto con la sua forza psichica.

Lui e Sofia rotolarono su terreno e Damiel si ritrovò esausto e boccheggiante. Sofia era piena di graffi ma per il resto illesa.

-Damiel e ora cosa succederà agli schiavi?-

-Si sono ribellati e probabilmente hanno ucciso tutti gli uomini delle gilde, quindi quelli che mostreranno chiari segni di follia verranno uccisi o affidati all’inquisizione, mentre gli altri verranno esiliati nelle terre perdute, perché banditi ed orchi si prendano cura di loro, a meno che le gilde non vogliano la loro pelle.-

-Ma tu Damiel hai visto che l’uomo voleva solo evitare che mettessi un piede nel metallo rovente.-

-Si ho visto.-

-E tu lo dirai Damiel, mi darai una mano a salvarli?-

Damiel prese il pezzetto di carta tolto dalla tasca del costruttore e lo guardò: “Cerca di far capitare un incidente in modo che quei due non tornino vivi.” Non c’erano dubbi su chi lo aveva scritto.

-Si lo dirò.-


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