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Attraverso il Darkvald – La notte nel bosco

Utengard, 20 messembre, tarda notte

Viaggio, giorno 2

Il secondo giorno di viaggio è stato molto tranquillo ma ora di sera Nonna Moescher era sparita. Me ne sono accorto perché ho sentito i bambini frignare. Ho Raccontato una fiaba della mia povera nonna (anche lei morta per il troppo lavoro presso i Von Carstein) ai bambini per farli star buoni mentre i miei compagni di disavventure convincevano il povero Hans ad accompagnarci nel bosco.

Qui ci siamo imbattuti in un gruppo di elfi che minacciavano la povera nonnina, sostenendo che fosse un’adoratrice del caos.

Ora potrei avere anche motivi per dubitare della nonna, ma le ho visto sgozzare un mutante di persona e ha curato tutti i feriti dell’attacco avvenuto prima della fuga dal villaggio e siamo ancora tutti vivi per raccontarlo. Inoltre odio gli elfi in generale e Gildril, il mago in particolare, quindi non intendo sentir dire da quei fighettini come un umano dovrebbe comportarsi. Certo d’ora in poi guarderò la nonna con molta più attenzione. Due incontri ravvicinati con la stregoneria mi sarebbero bastati, vorrei evitare di averne un terzo.

Io e il mago abbiamo parlato per una buona mezz’ora ma alla fine abbiamo trovato argomenti sufficienti per convincere gli elfi che la nonna è solo un’innocua vecchia che conosce poche semplici fatture.

Mentre riportiamo Nonna Moescher all’accampamento, su pressione delle domande di Tabatha, lei ammette di essere una fattucchiera e di essere stata fra i fondatori di Untergard. La nonna ha 200 anni, come tutti i maghi è molto longeva, e suo padre era morto per mano del Graf Sternhauner, a quanto sembra ci accomuna il fatto che le nostre famiglie sono state uccise dai nobili. Ci ha raccontato che ancora adesso il nipote dello Sternhauner della sua epoca, l’attuale Graf, è fuggito lasciando i suoi sudditi a morire di fronte alle orde del caos mentre lui si metteva in salvo al sud.

Visto il poco amore degli Sternhauer di Grimmenhagen verso Utengard, mi domando se non potessero esserci loro dietro all’attacco dei mutanti…

Forse è meglio se chiamo Tabatha, conosce alcune cose, imparate mentre serviva nelle galere, che dovrebbero distrarre la mia mente da simili pensieri funesti almeno fino a quando non prenderò sonno.

Scritto di suo pugno,

Vassili Radenko

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Attraverso il Darkvald – In viaggio con timore

Utengard, 19 messembre, sera

Viaggio, giorno 1

Il primo giorno di viaggio è stato inspiegabilmente tranquillo, nonostante la tensione
palpabile nell’aria. Abbiamo proseguito guardinghi, timososi di ogni singolo passo do cosa poteva nascondersi in queste foreste maledette. L’idea di abbandonare il villaggio e lasciare che gli uomini bestia razzino e saccheggino tutto ciò che non si è riusciti a salvare rende l’atmosfera tesa.

Da quello che sono riuscito a comprendere chiacchierando con nonna Moescher e gli altri abitanti del villaggio la foresta e la campagna sono veramente un luogo pericoloso, infestato di bestie, mutanti, banditi, sbandati e disertori di entrambe le forze che si sono combattute. Pare che più avanti dovremmo anche attraversare il territorio dei goblin. La nostra speranza è che i malintenzionati desistano dall’attaccarci visto il nostro numero, senza rendersi conto dell’esiguità degli uomini armati.

La sera siamo arrivati a Gimminhagen, la cittadella fortificata del Graf Sternhauer. Gli abitanti di Utengard girano alla larga da tale luogo, ma noi decidiamo di andare fare una visita. Quale colpa che abbia il Graf pensavamo che gli abitanti meritassero di sapere della possibile minaccia degli uomini bestia.
Capisco che non vi sia amore fra gli abitanti di Utengard e Grimminhagen dopo la scissione fra le due cittadine, ma dopo aver parlato con un balivo arrogante e borioso ci siamo ricreduti sull’idea di avvisare la cittadina. L’ingratitudine della città per il nostro gentile avviso e il rischio da noi corso abbandonando temporaneamente la sicurezza della carovana per infilaci in quel covo di masclalzion arroganti giustifica in pieno l’ostilità degli abitanti di Utengard. La città meriterebbe di essere sradicata pietra su pietra e gli abitanti di diventare cibo e sollazzo per gli uomini bestia.

Sono le divisioni che alimentano l’impero a renderlo facile preda dell’orrore che solo da pochi giorni sto realmente cominciando a comprendere. Con tutti i difetti dei nostri conti almeno essi comprendono l’importanza che la Sylvania si mostri al resto dell’impero come una forza unita e coesa.

Speriamo solo che domani sia un giorno migliore.

Scritto di suo pugno,

Vassili Radenko

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Attraverso il Darkvald – Mutanti e imboscate

Utengard, 18 messembre, mattino

Mentre la gente si agitava spaventata da rumore noi scoprimmo di avere la sfortuna di trovarci proprio nella traiettoria di quattro mutanti infuriati.

Onestamente peggio per quelle canaglie infernali. Caricare un mago del fuoco non si è rivelata per loro esattamente una brillante idea, un incantesimo particolarmente efficace di Gildril ha letteralmente bruciato le carni di uno dei mutanti lasciandone solo lo scheletro carbonizzato.

Io e Tabatha abbiamo coperto di frecce il secondo e il soldato Pieter ha ucciso gli ultimi due. Più guardo quel soldato e meno riesco a comprendere dove finisca l’alabarda e dove inizi l’uomo. Mi viene il dubbio che usi l’arma anche per pensare.

Dopo aver sconfitto i mutanti venimmo a sapere che quelle canaglie erano solo una diversione per coprire un’incursione all’attracco fluviale, volta a rubare le scorte di cibo della città. La cosa che mi preoccupa è che per colpire la piazza da un punto non visibile sarebbe necessario un moschetto Ochland.

Il capitano Gerrard Schiller ha liquidato la mia preoccupazione dicendo che probabilmente il moschetto era stato rubato da un campo di battaglia, ma mi domando chi potrebbe avere la capacità di utilizzare un’arma da ingegneri. Dovrò tenere gli occhi aperti.

A peggiorare le cose, poco dopo l’attacco subito a causa dei mutanti e derelitti, Hans Baumer, il boscaiolo, è venuto ad avvisare la popolazione che un gruppo di uomini bestia si sta avvicinando e quindi bisognerà abbandonare il luogo. Visto che la direzione dei paesani e la nostra è la stessa ci siamo aggregati al gruppo in marcia che si recherà a Middenheim. Infondo la foresta di Darkwald è un luogo troppo ostile per percorrerlo da soli.

È stato allora che ho conosciuto nonna Moescher. La donna si occupa dei bambini e dei feriti del villaggio e gentilmente ha provveduto a bendare anche le nostre ferite. Odia i nobili che devono aver fatto qualche torto alla sua famiglia e sospetto anche che traffichi con qualche fattucchieria. Nell’odio represso e nel senso di sdegno che prova verso coloro che l’hanno privata delle persone che le erano care ho riconosciuto molto del tormento che provo per la perdita dei miei cugini ad opera della bianca signora.

A quanto sembra l’attuale Graf Sternhauer, nipote del Graf all’epoca della fondazione di Utengard si è messo in salvo dalle scorrerie degli uomini bestia e ha lasciato morire i suoi sudditi. Non so se sia peggio lasciar morire nell’idifferenza i propri servi o farli morire di lavoro come fanno i nostri signori.

Ora stiamo facendo i bagagli e ammassando nella carovana qualsiasi cosa trasportabile, presto lasceremo Utengard.

Scritto di suo pugno,

Vassili Radenko

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Attraverso il Darkvald – Le rovine di Utengard

Utengard, 18 messembre, mattino

Il risultato del nostro viaggio ad Altdorf fu che la maestra di Gildril spedì l’elfo a Middenheim, una città “tranquilla” dove a suo dire avrebbe avuto modo di fare pratica.  Visto che non avevamo nulla di meglio da fare io e Tabatha abbiamo deciso di seguirlo, ma dopo la sparatoria nella piazza di Utengard sto già cominciando a pentirmi di averlo fatto.

Eravamo arrivati nel paesino da tre giorni, dopo il viaggio in chiatta fluviale, e ci eravamo riposati prima del viaggio che da li in poi, viste le tracce della guerra appena passata, pareva porsi come difficoltoso.  Ancora mi interrogo su come in Sylvania non fossero arrivati neppure strascichi di simili grandi avvenimenti, eppure il Capostipite dei Von Carstein è un conte elettore dell’impero…  Dopo quello che ho appreso ad Altdorf sto cominciando ad interrogarmi seriamente sull’assennatezza nel comportamento dei nostri signori e sulla saggezza delle loro decisioni.

Poiché quella mattina c’era una grande adunata nella piazza del villaggio, decidemmo di recarci lì anche noi per sapere cosa stava succedendo. Il Capitano Schiller stava annunciando che dopo giorni di fame il conte Boris Todbringer aveva mandato del cibo per sfamare gli abitanti. La dose misera di provviste, trenta filoni di pane e 12 fiasche di vino per una settantina di profughi, a mio parere costituiva di per se un insulto.

Almeno i nobili delle mie parti non sono così ipocriti da fare doni e ci lasciano una parte maggiore del raccolto per sfamarci rispetto alle altre parti dell’impero, se solo poi non ci ammazzassero di lavoro…

Poi si udirono gli spari…

Scritto di suo pugno,

Vassili Radenko

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