Attraverso il Darkvald – In viaggio con timore
Utengard, 19 messembre, sera
Viaggio, giorno 1
Il primo giorno di viaggio è stato inspiegabilmente tranquillo, nonostante la tensione
palpabile nell’aria. Abbiamo proseguito guardinghi, timososi di ogni singolo passo do cosa poteva nascondersi in queste foreste maledette. L’idea di abbandonare il villaggio e lasciare che gli uomini bestia razzino e saccheggino tutto ciò che non si è riusciti a salvare rende l’atmosfera tesa.
Da quello che sono riuscito a comprendere chiacchierando con nonna Moescher e gli altri abitanti del villaggio la foresta e la campagna sono veramente un luogo pericoloso, infestato di bestie, mutanti, banditi, sbandati e disertori di entrambe le forze che si sono combattute. Pare che più avanti dovremmo anche attraversare il territorio dei goblin. La nostra speranza è che i malintenzionati desistano dall’attaccarci visto il nostro numero, senza rendersi conto dell’esiguità degli uomini armati.
La sera siamo arrivati a Gimminhagen, la cittadella fortificata del Graf Sternhauer. Gli abitanti di Utengard girano alla larga da tale luogo, ma noi decidiamo di andare fare una visita. Quale colpa che abbia il Graf pensavamo che gli abitanti meritassero di sapere della possibile minaccia degli uomini bestia.
Capisco che non vi sia amore fra gli abitanti di Utengard e Grimminhagen dopo la scissione fra le due cittadine, ma dopo aver parlato con un balivo arrogante e borioso ci siamo ricreduti sull’idea di avvisare la cittadina. L’ingratitudine della città per il nostro gentile avviso e il rischio da noi corso abbandonando temporaneamente la sicurezza della carovana per infilaci in quel covo di masclalzion arroganti giustifica in pieno l’ostilità degli abitanti di Utengard. La città meriterebbe di essere sradicata pietra su pietra e gli abitanti di diventare cibo e sollazzo per gli uomini bestia.
Sono le divisioni che alimentano l’impero a renderlo facile preda dell’orrore che solo da pochi giorni sto realmente cominciando a comprendere. Con tutti i difetti dei nostri conti almeno essi comprendono l’importanza che la Sylvania si mostri al resto dell’impero come una forza unita e coesa.
Speriamo solo che domani sia un giorno migliore.
Scritto di suo pugno,
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Attraverso il Darkvald – Mutanti e imboscate
Utengard, 18 messembre, mattino
Mentre la gente si agitava spaventata da rumore noi scoprimmo di avere la sfortuna di trovarci proprio nella traiettoria di quattro mutanti infuriati.
Onestamente peggio per quelle canaglie infernali. Caricare un mago del fuoco non si è rivelata per loro esattamente una brillante idea, un incantesimo particolarmente efficace di Gildril ha letteralmente bruciato le carni di uno dei mutanti lasciandone solo lo scheletro carbonizzato.
Io e Tabatha abbiamo coperto di frecce il secondo e il soldato Pieter ha ucciso gli ultimi due. Più guardo quel soldato e meno riesco a comprendere dove finisca l’alabarda e dove inizi l’uomo. Mi viene il dubbio che usi l’arma anche per pensare.
Dopo aver sconfitto i mutanti venimmo a sapere che quelle canaglie erano solo una diversione per coprire un’incursione all’attracco fluviale, volta a rubare le scorte di cibo della città. La cosa che mi preoccupa è che per colpire la piazza da un punto non visibile sarebbe necessario un moschetto Ochland.
Il capitano Gerrard Schiller ha liquidato la mia preoccupazione dicendo che probabilmente il moschetto era stato rubato da un campo di battaglia, ma mi domando chi potrebbe avere la capacità di utilizzare un’arma da ingegneri. Dovrò tenere gli occhi aperti.
A peggiorare le cose, poco dopo l’attacco subito a causa dei mutanti e derelitti, Hans Baumer, il boscaiolo, è venuto ad avvisare la popolazione che un gruppo di uomini bestia si sta avvicinando e quindi bisognerà abbandonare il luogo. Visto che la direzione dei paesani e la nostra è la stessa ci siamo aggregati al gruppo in marcia che si recherà a Middenheim. Infondo la foresta di Darkwald è un luogo troppo ostile per percorrerlo da soli.
È stato allora che ho conosciuto nonna Moescher. La donna si occupa dei bambini e dei feriti del villaggio e gentilmente ha provveduto a bendare anche le nostre ferite. Odia i nobili che devono aver fatto qualche torto alla sua famiglia e sospetto anche che traffichi con qualche fattucchieria. Nell’odio represso e nel senso di sdegno che prova verso coloro che l’hanno privata delle persone che le erano care ho riconosciuto molto del tormento che provo per la perdita dei miei cugini ad opera della bianca signora.
A quanto sembra l’attuale Graf Sternhauer, nipote del Graf all’epoca della fondazione di Utengard si è messo in salvo dalle scorrerie degli uomini bestia e ha lasciato morire i suoi sudditi. Non so se sia peggio lasciar morire nell’idifferenza i propri servi o farli morire di lavoro come fanno i nostri signori.
Ora stiamo facendo i bagagli e ammassando nella carovana qualsiasi cosa trasportabile, presto lasceremo Utengard.
Scritto di suo pugno,
Attraverso il Darkvald – Le rovine di Utengard
Utengard, 18 messembre, mattino
Il risultato del nostro viaggio ad Altdorf fu che la maestra di Gildril spedì l’elfo a Middenheim, una città “tranquilla” dove a suo dire avrebbe avuto modo di fare pratica. Visto che non avevamo nulla di meglio da fare io e Tabatha abbiamo deciso di seguirlo, ma dopo la sparatoria nella piazza di Utengard sto già cominciando a pentirmi di averlo fatto.
Eravamo arrivati nel paesino da tre giorni, dopo il viaggio in chiatta fluviale, e ci eravamo riposati prima del viaggio che da li in poi, viste le tracce della guerra appena passata, pareva porsi come difficoltoso. Ancora mi interrogo su come in Sylvania non fossero arrivati neppure strascichi di simili grandi avvenimenti, eppure il Capostipite dei Von Carstein è un conte elettore dell’impero… Dopo quello che ho appreso ad Altdorf sto cominciando ad interrogarmi seriamente sull’assennatezza nel comportamento dei nostri signori e sulla saggezza delle loro decisioni.
Poiché quella mattina c’era una grande adunata nella piazza del villaggio, decidemmo di recarci lì anche noi per sapere cosa stava succedendo. Il Capitano Schiller stava annunciando che dopo giorni di fame il conte Boris Todbringer aveva mandato del cibo per sfamare gli abitanti. La dose misera di provviste, trenta filoni di pane e 12 fiasche di vino per una settantina di profughi, a mio parere costituiva di per se un insulto.
Almeno i nobili delle mie parti non sono così ipocriti da fare doni e ci lasciano una parte maggiore del raccolto per sfamarci rispetto alle altre parti dell’impero, se solo poi non ci ammazzassero di lavoro…
Poi si udirono gli spari…
Scritto di suo pugno,
L’angolo di Arlan sbarca nel vecchio mondo
Boscaiolo: scuoiamo l’uomo bestia
Lacrima: (grugniti e suoni poco umani)
Boscaiolo: è freddo e presto arriverà l’inverno
Lacrima: ma è una creatura del caos
Mjolnir: allora lo scuoio io – ecco visto che posso avere una seconda abilità sceglierei conciatore di pelli/scuoiatore di animali
Lacrima: (si mette a piangere)
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Miolnir: cosa pensi che mettano in pentola?
Lacrima: cervo?
Boscaiolo: (scuote la testa)
Mjolnir: carne di uomo bestia
Boscaiolo: (fa cenno di assenso)
Lacrima: (vomita)
Boscaiolo: almeno fuori dal carro
Lacrima: (vomita nell’altra direzione)
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Lacrima: se al vostro villaggio qualcuno volesse farsi lavare i vestiti?
Boscaiolo: mia moglie è un’ottima lavandaia
Lacrima: e se io volessi degli abiti nuovi al vostro villaggio c’è qualcuno che li confeziona?
Boscaiolo: mia moglie è un’ottima sarta
Lacrima: penso che me li laverò da sola e che per i vesti nuovi aspetterò di avere risparmiato un po’ più di denaro.
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Dopo il termine della partita lontano daglo occhi e dagli orecchi del master.
Lacrima: buoni propositi per il 2012, stresserò il master fino a quando non mi darà l’anello di sant’Horst.
In fondo ognuno dovrebbe aver diritto ad un unico anello.
(Verso Mjolnir con aria minacciosa) Tu non vuoi un unico anello! Vero? Deve essere mio… tutto mio!
Mjolnir: certo che non voglio l’unico anello, con un anello non spacchi teste!
Lacrima: e adesso mi verrai anche a dire che per fare gli anelli servono i martelli!
Mjolnir: grazie per il suggerimento. E poi sai per fare gli anelli servono i martelli!
Lacrima: Se mai diventassi la tua amante come regalo ti darò il talismano di Ulrich che indossa Boris Todbringer, conte elettore del Middenland. Vuoi che come assassino con 4 punti fortuna non riesca a derubare Boris?
Mjolnir: Sai visti i precedenti è anche possibile che tu mi faccia il regalo.
Di zotici e pagani
Mi trovo seduta su un carro traballante guidato da uno sventratore, Ciacco, diventato mio malgrado un compagno di sventura. La mia fede mi impone di essere cortese con i nani, ma è difficile essere cortesi con uno sventratore ubriaco in generale e con questo nano in particolare. È anche difficile scrivere su un carro traballante.
Mjolnir è ancora con me e dovrei ammettere che lei e il nano forse mi hanno salvato la vita. Ho indubbiamente commesso molte colpe se sono condannata da un voto ad un morto a vegliare su di una Ulrichita. Sto cercando di dirmi che ogni sussulto e sobbalzo che il nostro guidatore brillo centra sulla strada è una punizione di Sigmar per i miei tentennamenti e per le azioni sconsiderate che hanno portato alla morte di Hildebrad, poiché ad essere onesta non sono stati gli zotici di un villaggio nella foresta ad ucciderlo, sono stata io.
Ho dovuto uccidere una persona che ho imparato a stimare come un padre e un fratello nel corso di un viaggio difficile, ma è stato inevitabile. Il veggente di Morr aveva ragione nell’affermare che assieme con la predestinata avrebbe incontrato il suo destino. Eppure dovevo essere proprio io a portarlo a compimento e qual è il mio di destino?
Ora sono sola con persone rozze e ignoranti che non hanno trovato problemi nello scuoiare un uomo bestia per ricavarne una pelliccia per l’inverno. Le streghe del villaggio lo avevano corrotto e una volta contaminati dal caos la verità è che lo si resta per sempre, qualunque cosa dicano quelle eretiche infami sul fatto che sia solo un effetto temporaneo. Ho dovuto difendermi e togliergli la vita.
Ho dovuto torturare e veder uccidere troppe persone in una notte sola. Il peggio è che quel lassista del prete del villaggio aveva lasciato correre per anni conoscendo la verità e voleva aspettare un’intera giornata ad esorcizzare l’ultimo malcapitato, una povera vittima delle circostanze. Temo che questo tentennamento porterà terribili conseguenze.
Chiaramente sono eretica, per provare sdegno per i preti pusillanimi che continuo ad incontrare. Se non riuscirò ad ottenere giustizia a Marieburg purtroppo dovrò scrivere al Priore Von Honkelstaff, anche se speravo di sfuggire definitivamente dalle sue grinfie.
La vicenda è stata orribile e non ho dormito per parte della notte e neppure Mjolnir a preso sonno, l’unico incosciente che ha dormito beato sotto gli effetti di una sbornia colossale è stato Ciacco.
Lacrima.
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(breve sintesi di una pessima partita di cui per la verità nessuno di dei due autori del blog aveva voglia di parlare, ma the show must go on)
Warhammer – Altdorf
Altdorf, 15 messembre, mattino
Una volta sul ponte della chiatta fluviale ho giurato sullo spirito immortale di Sigmar che un giorno tornerò a Nuln per regolare i conti con gli Oldenhaller, Maryanne e la gilda dei negromanti. Non so ancora come, ma devo assolutamente tornare per spargere il loro sangue sulla banchina del molo e dare i loro corpi in pasto ai pesci.
Il viaggio fino ad Altdorf è stato relativamente tranquillo, solo uno scontro marginale con uno sparuto uomo bestia (effettivamente non sono solo storie che la nonna mi raccontava per spaventarmi) e siamo arrivati nella capitale dell’impero dove ho potuto raccogliere un po’ di informazioni e pettegolezzi mentre attendevamo che Gildril completasse la sua visita al collegio della magia.
Parlando con la gente del luogo ho così scoperto che effettivamente c’era stata una lunga e feroce guerra fra le orde del caos giunte dal nord e l’impero. I campioni di entrambi gli schieramenti parevano aver avuto la peggio e gli eserciti si erano ritirati lasciano una enorme devastazione alle spalle. Non era chiaro chi avesse vinto, ma pareva difficile poter sostenere che l’impero avesse avuto la meglio come gridavano a gran voce strilloni e sacerdoti.
Parlando di strilloni, ho ritrovato Scezio qui ad Altdorf. A quanto sembra si era addormentato su una chiatta e risvegliato alcuni giorni dopo nella città imperiale.
Quanto al mago, si recò alla torre del collegio della magia splendente. Posso solo dedurre che i maghi avessero dei dubbi sulla gemma che avevamo raccolto e Gildril fosse in realtà stato inviato a raccogliere informazioni. Con il suo solito atteggiamento spocchioso da elfo, si è rifiutato di fornirci dettagli sul suo colloquio con la sua maestra, salvo il fatto evidente che ora possedeva le vesti e la chiave dell’ordine della magia del fuoco. Per una volta io e il mago eravamo d’accordo su qualcosa: la sua maestra e signora era una grandissima baldracca.
Scritto di suo pugno,
Lacrima – L’inizio del viaggio
Come ho già detto molto devo aver peccato poiché molto egli mi ha punito in passato e molto devo punirmi io ora per riacquistare la sua grazia. Devo frustarmi per le colpe dei mie genitori che mi hanno ceduta alle eretiche, per le colpe delle mie consorelle che mi hanno educato erroneamente, per la mia colpa poiché ancora non riesco a vedere l’eresia che certo deve esserci negli insegnamenti di quelle donne e per le colpe che commetterò, poiché non avrò pace fino a quando il sangue del priore Von Honkelnhstalff non macchierà le mie mani, così come un tempo il mio sangue ha macchiato le sue.
Molti dicono che sono molto fortunata, ma in realtà ho solo imparato la lasciarmi guidare dalla voce del mio Dio e accettare i suoi suggerimenti.
Poi ho conosciuto Hildebrad Van Ebberrok, il cenobita, l’unico uomo fino ad ora che abbia dimostrato un totale disinteresse per le mie grazie e che abbia cercato di insegnarmi qualcosa sulla sua fede, che fosse diverso dal semplice complimentarsi per come io sappia accogliere nella mia bocca un uccello.
Hildebrad ha acconsentito a prendermi come accolita per seguirlo in una sua peregrinazione. Un santone di Morr gli ha comunicato una visione su una ragazza insistendo con forza e veemenza perché lui andasse a cercarla. Mi ha detto che è una predestinata, anche se neppure lui sa a cosa. L’uomo che ha ricevuto il sogno gli ha detto di andare in un certo luogo e che li avrebbe capito cosa cercava. Una volta arrivato non ci sarebbe stato equivoco.
Questo mi ha portata per settimane a vagare nelle foreste infestate da tafani e zanzare, al punto che quasi preferisco la lussuria e l’avarizia dell’alto clero, se questo è il prezzo della libertà. Poi Hildebrad ha trovato quello che cercava, una donna impaurita, eppure un guerriera, e anche la sua morte per mano di contadinotti rozzi e ignoranti.
Ora senza più una guida la strada sarà lunga, non ho ancora una direzione e non sono così sicura di volerla percorrere con questa ragazza.
Lacrima.
Lacrima – Giocattolo di un abate
Potete chiamarmi Lacrima, per ora sono solo una penitente, una povera ragazza sperduta nelle terre del Middenland, ma mi sono ripromessa che arriverà il giorno in cui si parlerà di me con un sussurro chiamandomi “la mano sinistra di Dio”. Un tempo avevo un nome bellissimo, ma ho deciso di scordarlo per recidere quanti più legami possibili con il mio passato, dopo che il teogono Von Honkelnhstalff ha preso la mia verginità.
Nacqui nella regione di Middenland, la mia famiglia mi donò ad un monastero in tenera età, un voto verso Sigmar l’Heldenhammer, il nostro custode, il primo imperatore a riunirci tutti e darci una legge giusta. Ero una bocca di troppo da sfamare, che gente troppo povera ha deciso di cedere per un pezzo di terra e un po’ di cibo in dono alle Sorelle Sigmarite.
Solo che le sorelle Sigmarite sono eretiche, colpevoli di essere sopravvissute alla prima distruzione di Mordheim, causata dalla caduta di Bel’Akor l’Oscuro Padrone, e alla seconda ordinata da Magnus il Pio. Colpevoli di conoscere la verità sul demone e sulla cometa, che non era in realtà un monito di Sigmar, colpevoli di aver intralciato i piani dell’inquisizione per la città dei dannati, colpevoli di aver denunciato la verità sulla malapietra, colpevoli di essere trovate nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Troppe colpe per un ordine solo.
Sopravvissute, ma poche, sparute e ancora sotto lo scrutinio dell’inquisizione, le sorelle sostengono che in realtà il clero e l’inquisizione mentano su certi avvenimenti del passato. Poiché vi è della verità in questa menzogna, il clero è ancora oggi combattuto tra l’epurare il ricordo del proprio errore e lasciare che le frasi delle sorelle rischino di vagare libere per il mondo.
Nell’impero la conoscenza, ho scoperto, è il peccato più grande che si possa commettere, e per i miei peccati Sigmar molto mi ha punita e so per certo che molto ancora dovrò pagare.
Dalle sorelle ho appreso per la prima volta la storia dell’anello di sant’Horst. Il santo è stato l’uomo che per primo portò nel Middenland la parola di Sigmar, ma la gente non lo accolse in pace, bensì lo uccise e da un suo dente fu ricavato un anello. Ora l’anello è perso, ma nel segreto del mio cuore io spero sempre che un giorno potrò ritrovarlo a dimostrazione che l’eresia fra le sorelle Sigmarite non è così dilagante come ritiene l’inquisizione.
L’inquisizione periodicamente viene a supervisionare l’operato delle poche sorelle rimaste dopo 200 anni, cercando di eradicare con le pinze e con i flagelli le insulse eresie che le matriarche si ostinano a tramandare alle figlie.
Tragedia fu che dopo il supplizio mi trovarono meritevole invece che contaminata. Almeno così sostenne il priore Von Honkelnhstalff. Mi prese con se e il monastero dove mi condusse mi tenne casta e pura fino a quando non avevo l’età giusta perché il teogono potesse prendermi e cogliermi come un fiore in bocciolo, non importava se le sue attenzioni sgradite mi avrebbero fatto appassire. Il corpo di una terzogenita era un prezzo misero da pagare nella spietata logica della politica imperiale e con la morte nel cuore la madre superiora mi aveva preservato per quegli uomini e poi ceduta a loro affinché l’inquisizione distogliesse lo sguardo. L’abate mi voleva per la mia purezza, ma non per preservarla contro le minacce dell’eresia, bensì per godere nel coglierla e privarmene più e più volte.
Alcuni servono nel clero per la loro fede e pietà, altri per l’ingegno e l’ambizione, altri per i soldi dei genitori che li spingono avanti. Scoprii che una conversa serve per necessità e diventa vittima di tutti i desideri di coloro che sono più bravi e meritevoli di lei.
Una donna non può essere umile e mite, come comanderebbero le gerarchie, se vuole fare carriera nel clero: dietro l’apparenza dimessa deve essere forte e intelligente più di una lince, dura e spietata più dell’aspide.
Per allontanarmi dall’ombra dell’abate ho cercato rifugio nella biblioteca nelle ore di studio più affollate e accettato i lavori più umili e indegni, ho fatto la conversa nelle lavanderie, aiutato i monaci nei campi. ‘Ora et labora’ è un saggio suggerimento, dedicarsi allo studio, alla contemplazione e alla meditazione tanto quanto al lavoro manuale rende la volontà pronta, lo spirito saldo e dona una grande resistenza sia morale che fisica. Ma al ritorno dal lavoro e dallo studio se non l’abate qualche altro prelato era sempre al varco ad attendermi e io dovevo cedere alle sue voglie lascive.
Poi ho scoperto la punizione corporale, nella quale ho ritrovato la saldezza nello spirito per imparare ad ascoltare la voce di Sigmar in mezzo alle distrazioni del mondo.
Continua…
Mordherim 200 anni dopo
-Che io ricordi – disse il vecchio sfogliano un tomo polveroso che era adagiato pericolosamente sopra una pila pericolante di altri libri e rotoli – e sono abbastanza sicuro, le sorelle Sigmarite avevano un solo monastero, situato dentro il gioiello dell’Ostermark: Mordheim! A differenza di tutto il resto della città tale fortezza non fu minimamente intaccata dalla caduta della stella a 2 code…
Un presagio di Simgar dicono in molti, il carro che fece solcare i cieli a be’lakor in rotta di collisione con la terra secondo pochi eretici, troppo eruditi per essere ancora sani di mente…
Ma chiunque fosse l’oscuro padrone della città questi sono eventi ormai legati al passato…si parla di… minimo 200 anni or sono…
Mi pare così strano ragazza che tu sia interessata a tali avvenimenti.
Le sorelle Sigmarite furono l’unico ordine a comprendere veramente il male legato ai frammenti di malapietra e a cercare di fermare gli incauti cacciatori di “bonapietra”
Il problema fu che a quel tempo tali pietruzze valevano una montagna corone d’oro e la stessa inquisizione le cercava, perché inizialmente si pensava che fosse la “pietra filosofale”.
Vedersi intralciare il passo da delle consacrate armate di martello per i cacciatori di streghe fu fastidioso, soprattutto visto che rinfacciavano che quella roba era corrotta et nefanda… fatto stà che il gran teogono del tempo le scomunicò dichiarandole eretiche. Non che significhi molto visto che l’uomo non passò per un modello di santità e rettitudine.
Il tempo passò e le cose cambiarono: dopo la grande invasione del caos Magnus il Pio viene incoronato imperatore ed essendo egli uomo illustre e illuminato si rese immediatamente conto che Mordheim era una piaga intollerabile nel cuore dell’impero . Il fiume Stir alla sorgente è uno dei più puri ma dopo aver attraversato Mordheim le sue acque si corrompevano al pari dei liquami delle fogne di Altdorf. Magnus riunì i più grandi maghi del tempo e ordinò loro di radere al suolo quell’orrore.
Non vi sono cronache scritte nelle biblioteche degli ordini di magia su cosa venne esattamente impiegato per radere al suolo la città, cosa alquanto strana da parte dei collegi arcani. Da da pensare su cosa possano mai aver fatto. Tutti i miei tentativi di erudito di permeare questa coltre di mistero sono stati vani, fino a quando difronte alla violenza di emeriti sconosciuti in un vicolo ho desistito.
Ciò che è certo fu che la città sprofondò in una voragine e l’imperatore Magnus, non ancora soddisfatto, ordinò ai più brillanti ingegneri imperiali di far esondare il fiume Stir in modo da cancellare per sempre la città perduta..
Quella volta la fortezza-monastero non fu risparmiata e sparì assieme all’ordine che lo abitava inghiottito dalle acque.
Di Mordheim è rimasto ben poco, solo qualche rovina diroccata che spunta dalla palude nella stagione di secca dello Stir, della sorellanza invece si ha solo qualche citazione nei più vecchi libri di storia.
Appare comunque strano che un uomo santo e pio come magnus non abbia riconosciuto la veridicità degli avvertimenti delle sorelle riguardo alla malapietra e che esse non siano state avvertite per tempo per scappare alla distruzione.
Inoltre le figlie di molti nobili avevano studiato presso il convento e in alcuni casi persino preso i voti. Di certo uccidendo quelle ragazze Magnus si sarebbe invaso le ire di ben più di un conte.
D’altronde i cacciatori di streghe non apprezzano mai che qualcuno dimostri che sono nel torto, peggio ancora se si tratta di una donna.
Dopo aver soppesato tutto io penso che alle sorelle quasi sicuramente sia stata data la possibilità di continuare la loro vita in altri luoghi, ma in maniera silenziosa e dimessa e sotto lo sguardo vigile di chi voleva che la verità non venisse divulgata, ma temeva in cuor suo i rischi di ottenebrarla completamente.
Probabilmente, conoscendo i sigmariti ora le discendenti delle sorelle si stanno flagellando per le colpe delle loro antenate, quelle reali e ancor più quelle presunte, perché le capostipiti non sono state in grado di dimostrare la veridicità delle proprie intenzioni e ora l’onta ricade su di loro.
Vi soddisfa madamigella la mia riflessione?-
La ragazza sospirò divertita: – Non sei molto distante dal vero, forse per questo dovresti morire, pare che gli avvertimenti ricevuti in quel vicolo non ti siano bastati. -








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