Antico Terrore – Visioni spettrali
Salimmo ancora nella torre del castello e trovammo la biblioteca della Famiglia Stregazza. Ci parve il luogo migliore per iniziare la ricerca del libro che desiderava Chardath. La ricerca ebbe successo, ma venne bruscamente interrotta dall’arrivo di Kaladrath mezzo pazzo. L’uomo urlò strani vaneggiamenti su di una donna di nome Marilissa e fece per attaccarci, salvo poi urlare e scappare via.
Provammo a inseguirlo ma ci perdemmo e finimmo invece nella camera di una donna dove assistemmo all’ennesima apparizione spettrale. Una donna in camicia da notte venne svegliata da Kaladrath, che la chiamò Marilissa. I due scesero assieme in un sotterraneo e lui la sgozzò al di sopra di una bara su cui giacevano i resti scomposti di una creatura, quando i resti si ricomposero dalla bara uscì la donna che conoscevo come Chardath.
La scena sparì e Marilissa ricomparve davanti a noi. La ragazza ci spiegò che suo fratello l’aveva uccisa con un pugnale stregato per risvegliare l’antenata della famiglia da cui sperava di avere in dono dei poteri magici, mentre si ritrovò ad essere beffato dalla bisavola che lo derise e lo scacciò.
Non contento, il fratello aveva poi stretto un patto con un djinn malvagio per rubare parte dei poteri della donna ed era poi tornato al castello per prenderne possesso.
Marilissa era destinata a rimanere intrappolata nel castello come uno spirito fino a quando il fratello non fosse morto.
Ora scenderemo nelle cripte per trovare l’arma con cui venne uccisa Marilissa e poi in qualche modo tenteremo di fermare Kaladrath e la sua bisnonna, non so nemmeno io se sperare che il Signore Senza Tempo ci possa essere d’aiuto. Mi domando se questi eventi siano un segno della Sua volontà che io continui a combattere il male e la stregoneria, o solo una tragica beffa del destino.
Una parte di me mi dice sono stufa di questa vita di inutili scontri volti a disfare maledizioni, mentre un’altra agognerebbe solo di legare Chardath ad un palo e darle fuoco salmodiando preghiere in onore del Signore Senza Tempo.
Questo è il mio ultimo piccione, spero di darvi notizie a breve quando tornerò in un luogo civilizzato.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
post precedente – post successivo.
Antico Terrore – Visioni spettrali
Bruno aveva un debito con Gasparre e di conseguenza si era visto costretto ad accettare. Non pensava che il signore degli Stregazza sarebbe stato così ostile verso una sua visita, ma a quanto pareva il castello era infestato dai fantasmi e questo stava seriamente minando la salute mentale di Kaladrath.
Decidemmo di continuare ad esplorare il castello, ma nelle stanze del piano terra incontrammo una orrenda creatura composta di parti di esseri viventi ricucite assieme che ricordava vagamente un’arpia, solo che più grossa e più cattiva. L’orrenda creatura teneva al dito l’anello che Chardath ci aveva chiesto di trovare.
Lo scontro con tale orrenda bestia ricucita da carni umane e animali fu molto duro, ma alla fine Thorax riuscì a farla a pezzi a martellate.
Salimmo al secondo piano del castello e li fummo testimoni di un’orribile apparizione, un gruppo di bruti squartò e mangiò degli elfi sotto i nostri occhi prima di dissolversi come nebbia al sole. Quando gli orchi svanirono apparve nuovamente la ragazza in camicia da notte che prima di scomparire nuovamente esclamò: – queste sono le creature che servono quell’assassino di mio fratello-
Principessa Argenta ora ho finalmente trovato una finestra con vicino uno scrittoio e ne ho approfittato per scrivervi queste poche righe prima di continuare la salita della torre.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico Terrore – Re Fredduk
Fredduk, l’auto-nominato Re dei Bruti, stava pattugliando la zona attorno al castello degli Stregazza per conto di Kaladrath Stregazza.
Purtroppo non fummo abbastanza attenti, così Fredduk e altri tre energumeni ci colsero di sorpresa e ci costrinsero a seguirli al castello dove a sentire i loro discorsi in un pessimo Laitiano ci avrebbe aspettato l’interrogatorio, la tortura e forse divertimenti ancora peggiori…
Arrivammo al castello Stregazza scortati da Fredduk e dai suoi bruti. Qui incontrammo anche Bruno Visconti che stava venendo interrogato dal padrone di casa… Volevo capire cosa lui ci facesse qui quando venimmo tutti interrotti dall’apparizione del fantasma di una ragazza.
Kaladrath Stregazza a quella visione si mise ad urlare come un folle e corse su per le scale. Approfittando del momento di disorientamento generale attaccai i bruti seguita a ruota da Berus e Ofelia, anche Bruno si unì allo scontro. Presi alla sprovvista Fredduk e i suoi scagnozzi vennero uccisi in fretta.
Dopo lo scontro, Bruno ci disse di essere stato mandato qui al castello da Gasparre de Luca per controllare che effettivamente recuperassimo il pugnale maledetto che si trovava in quel castello, poiché l’uomo non mi aveva ritenuto molto degna di fiducia.
Continua…
Antico Terrore – Attenti alla sfinge
Neanche Abdiel lo avesse detto apposta incontrammo una sfinge fra le montagne. Ultimamente su Laitia appaiono un sacco di creature strane che non appartenevano un tempo a questi luoghi, ma una sfinge… avrei voluto sapere da quale porta di livello fosse uscita, ma con una sfinge è sempre meglio trattenere la curiosità e le domande.
La sfinge per fortuna non era affamata e quindi le andava di giocare con il cibo (ovvero noi), mi disse che se le avessi regalato la pietra magica che avevo nel borsello allora mi avrebbe lasciato andare, anzi mi avrebbe dato un suggerimento che forse mi sarebbe stato utile.
Stavo per risponderle che non avevo nulla nel borsello, quando la mano che istintivamente era andato a controllarlo trovò in effetti una gemma.
Ora dovevo solo prestare attenzione a questo fantomatico Fredduk, anche la sua comparsa però non si fece attendere.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico terrore – Abdiel
stavo vagando affranta meditando sulle sventure che si erano abbattute si di me e Ofelia quando incontrai Abdiel vicino a un ponte, accucciato in riva ad un torrente.
Avrei dovuto capire dal nome inusuale e dal portamento serio e indaffarato, mentre con un mestolo raccoglieva acqua solo per versarla a riva, che non si trattava di un comune matto.
Mi salutò con un sorriso ampio e franco, mentre mi guardava con degli occhi azzurri che parevano splendere come le stelle del cielo e disse, come se fosse la cosa più normale del mondo, che era indaffarato perché stava svuotando il ruscello con il mestolo.
Gli risposi seccata che la cosa mi pareva stupida. Non si svuota un torrente con un fiume. Non avevo voglia di perdere tempo con l’ennesimo scemo del villaggio in vena di chiacchere, ma a quel punto Abidiel mi sorprese mostrando di conoscere la mia storia e quello che io avevo fatto, mi domandò come pensavo che le azioni che io avevo compiuto fino ad ora fossero diverse dalle sue che tentava di togliere l’acqua nonostante l’opporsi della corrente…
Forse io con tutti gli scontri e le morti che avevo causato avevo ottenuto qualcosa?
Certo che sì risposi infuriata, un demone era morto, un altro era ancora intrappolato in un rubino, avevo evitato l’uccisione di persone innocenti!
E allora perché mi lamentavo della mia sorte e dell’incomprensione di chi mi circondava se credevo di essere nel giusto?
Certo che mi lamentavo un po’ di riconoscenza sarebbe stata dovuta, loro nemmeno capivano da cosa li avevo salvati.
Lui rispose che forse avrei dovuto cominciare a pensare ai doni che mi aveva dato il Signore Senza Tempo, invece di lamentarmi dell’incomprensione che mi circondava… mi era stata data la forza di volontà per emergere, una dote innata con la spada che mi aveva reso una campionessa del mio ordine e una fede che mi aveva permesso di superare difficoltà insanabili e più di una volta mi aveva protetta dall’effetto delle stregonerie.
E poi era solo un astio inconsulto quello che fronteggiavo o forse i miei modi bruschi e decisi a volte erano eccessivi e incitavano le persone a levarsi contro di me?
Come… una donna non ha diritto ad avere delle convinzioni?
Certo che ha diritto a delle convinzioni, rispose lui, ma il fatto di essere convinti e determinati è forse una scusa per tollerare la maleducazione? È vero, ero stata condannata a Maro, ma chi decide veramente cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Fu allora che aprii gli occhi e compresi chi veramente avessi difronte: tu sei un angelo del Signore…
“E tu avevi gli occhi così chiusi da non riuscire a riconoscermi sebbene avessi studiato chi sono nelle scritture…” (N.d.A. No’Akei aveva fallito la prova per ricordare se conosceva il nome)
Avrei voluto gettarmi in ginocchio e piangere ai suoi piedi, ma non mi ero inginocchiata di fronte a nessun uomo, e avevo trattenuto infinite lacrime e infinita rabbia dentro il mio cuore… non avrei certo cominciato a perdere il contegno con un angelo del Signore, non ero più sicura che fossero il mio angelo e il mio Signore…
Con movimenti lenti e misurati mi allontanai e feci cenno a Berus e Ofelia di seguirmi.
Abdiel mi corse incontro e mi abbracciò. Prima di lasciarmi mi disse: ricorda che l’Unico Dio e il Primo Illuminato non ti hanno voltato le spalle, riconsidera la tua idea di voltarle tu a loro e per la strada stai attenta alla sfinge e a Re Fredduk.
Devotamente serva Vostra
Camelia Farnese
Antico Terrore – la maledizione del vampiro
Dopo due giorni di agonia Ofelia sì è risvegliata per scoprire che il morso del vampiro l’ha contaminata e ora non posso certo dire che sia più completamente umana o viva. Inoltre ora Sharyll è nella sua mente e almeno in parte la controlla.
Tentai di avvisare le donne del pericolo che correvano nelle mani di Sharyll ma loro non mi cedettero, preferendo credere che la donna fosse stata benedetta dalla dea della luna.
A quel punto fuggii dal villaggio e ora tento di raggiungere il castello Stregazza che si dovrebbe trovare al Nord fra i monti.
Gli eventi del villaggio mi hanno fatto comprendere che il male non sempre è dove noi vorremmo che esso sia. Un vampiro avrebbe dovuto essere malvagio, eppure ha risparmiato me e Ofelia, sebbene a caro prezzo.
Riconsiderando l’operato di Sharyll non posso però trovarmi in completo disaccordo con le sue azioni, volte a proteggere la sua gente dalle minacce ritenute ostili. Io stessa ho privato della vita molte persone senza pormi troppe domande o senza curarmi di eventuali conseguenze politiche, perché erano un pericolo per la mia fede e le mie convinzioni.
Per quanto mi sia difficile ammetterlo forse Sharyll ha ragione nel dire che la sua nuova forma è una benedizione della sua dea per permetterle di difendere le donne che la venerano, ho solo il sospetto che la venerazione delle donne di questo villaggio per la dea della luna potrebbe presto trasformarsi in una venerazione verso la stessa vampira.
Quello che è successo con la vampira, assieme con gli avvenimenti di Maro, mi hanno fatta riflettere sul fatto che le autorità alle quali mi ero votata non rispecchiano l’operato che intendevano avere. I mie superiori predicano bene, razzolano male e ora mi hanno abbandonata a me stessa come una reietta.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico Terrore – Peccare di superbia
Ho provato a convincere la sorella di Sharyll della pericolosità della sacerdotessa senza alcun risultato. Volevo convincerla a lasciarmi entrare nel tempio un seconda volta mentre la sorella dormiva per vedere se potevo aiutarla, ma alla fine abbiamo litigato e non sono riuscita ad avvicinarmi nuovamente al tempio pagano.
Sono comunque riuscita a parlare con le donne del paese e scoprire che vi sono stati negli ultimi mesi tre omicidi, un taglialegna, un pastore e un visitatore. Venni inoltre a sapere che la sacerdotessa avrebbe officiato una cerimonia nella radura, quella sera, e mi recai anch’io alla celebrazione.
Quando quella notte Sharyll vide me e Ofelia, mi rovesciò addosso l’acqua gelida della cerimonia e poi scacciò via le donne che si erano radunate. Finalmente si mostrò con il suo vero aspetto, quello di un famelico vampiro.
Avevo sempre creduto che i vampiri fossero una leggenda dell’antica Bacadia, ma a quanto sembrava ora me ne trovavo una di fronte agli occhi. Lei disse di essere stata trasformata da uno straniero che aveva chiesto asilo nel suo tempio contro la propria volontà, ma di essere ancora fedele alla dea della luna e di aver ucciso il taglialegna perché adorava l’entità contraria, il pastore perché abusava della figlia e il viaggiatore perché era un ladro colto in flagrante. Aveva bisogno di poco sangue e l’amministrare la giustizia della Dea glielo forniva, io che appartenevo al nuovo culto a suo dire dovevo restare fuori da quella faccenda.
Non le credetti e attaccai. Questo costò quasi la vita ad Ofelia. La vampira la ridusse in fin di vita e mi lasciò la curare la donna morente, mentre si allontanava nella notte ridendo della mia arroganza.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico Terrore – la sacerdotessa della Luna
Quando arrivai al villaggio di Cuore di Luna ebbi modo di parlare con Defna, la proprietaria di un emporio, da cui scoprii che Sharill, la sorella di Berus, stava male, da qualche tempo è pallida e ha frequenti sbalzi di umore.
Secondo Defna la malattia era legata alla carica di sacerdotessa di Selene, che ricopriva la sorella di Berus, poichè quasi ogni altra sera officiava qualche rituale nel profondo del bosco. Chiaramente il villaggio era intriso di paganesimo fino al midollo.
Poiché la donna era indisposta e non pareva buona cosa parlarle a tarda ora, visto anche il freddo invernale, mi sono recata alla taverna per pernottare.
Il mattino dopo scoprii che Sharill aveva anche una sorella, di nome Arayea. Così raccontai alla sorella della tragica fine di Berus, offrendo tutto il mio cordoglio per la sua dipartita e rassicurandola che le assassine di suo fratello avevano pagato con la vita.
Arayea acconsentì ad accompagnarmi al tempio per parlare con Sharyll, mi disse che stava male da tre mesi ed era diventata pallida e fotofobica, quindi mi avrebbe accompagnato alla sua camera, nei locali inferiori del tempio dove la trovammo distesa esangue sopra le coperte del letto.
Stranamente quella che doveva essere la semplice comunicazione di un messaggio di cordoglio si trasformò in un vero e proprio litigio con quella donna che si dimostrò insensibile alla tragica sorte del fratello, con mia grade stizza. Berus Bianciforte si era dimostrato un gigante dalla forza sovrumana e con un grande cuore e mi dispiacque l’indifferenza della sorella per la sua dipartita.
Sharyll, infastidita dalla presenza di una devota del nuovo culto, mi intimò di allontanarmi e la sorella preferì dividerci e scortarmi all’uscita.
Chiaramente Sharyll si comporta in modo strano e Ofelia teme addirittura che possa essere diventata un morto vivente, il che spiegherebbe l’innaturale pallore della donna, la sua fotofobia, l’intolleranza dimostrata verso di noi (o era verso i nostri crocefissi?) e il totale disinteresse verso la sorte dei suoi cari.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico Terrore – Il giudizio
Principessa, riprendo da dove ho interrotto la missiva precedente,
il reggente del nostro ordine è un uomo inquietante che parla sibilando e pare spesso assente, perennemente avvolto in una nube di incenso sacro. Egli mi comunicò l’identità dei tre giudici che avrebbero vagliato nei giorni seguenti il mio caso, ciascuno appartenente come tradizione ad una delle tre stirpi di Laitia. Chardath, una maga del popolo antico da poco ascesa nelle grazie del signore del sapere; Oslvaldo Paniccia, un guerriero iperboreo sicuramente fedele ad Educ (l’uomo di cui avevo ucciso il figlio) e Gasparre de Luca, un ricco commerciante rom amico del signore dell’oro e noto lenone, proveniente dalla Basnia.
Il mio signore mi consigliò molto prosaicamente di tentare di corrompere tutti e tre i giudici in ogni modo che ritenessi confacente per mitigare la mia sentenza di esilio e poi di impegnarmi ad espiare il mio chiaro peccato di superbia, responsabile di avermi portato a questo punto a suo dire, andando a caccia di una fantomatica vampira nella città di Nevezia.
Contattare Chardath fu molto semplice, la donna sapeva già del mio arrivo e mi attendeva seduta su uno scranno elaborato, rivestita di veli trasparenti color carminio. Mi disse che se recuperavo per lei dal decaduto castello Stregazza una corona, un anello e un libro di misteri sui fantasmi avrebbe perorato la mia causa per mitigare la mia pena e convinto il conte Basianto a ritirare le sue accuse contro di me. Quando le chiesi come intendeva fare mi disse sorridendo che il suo corpo sarebbe stato una profferta irresistibile per il conte di Imen… in effetti il conte aveva una vulnerabilità per le belle donne, aveva tentato di approcciarsi persino con me.
Se per caso lo avessi trovato, le interessava anche un vecchio pugnale con una gemma incastonata. Acconsentii dubbiosa ad aiutare quella maga lasciva e me ne andai.
Gasparre del Luca si rivelò esattamente la serpe viscida e disgustosa che immaginavo. Cercava un pugnale maledetto da aggiungere alla sua enorme collezione di siffatte armi. A suo dire lo avrebbe utilizzato l’ultimo discendente degli Stregazza, Kaladrath, per uccidere la sorella Marilissa. Se gli avessi portato il pugnale era disposto a convincere Bruno Visconti a ritirare le sue accuse contro di me e intercedere perché la mia pena fosse mitigata. Acconsentii al patto con quell’uomo. Probabilmente si trattava dello stesso pugnale che poteva interessare a Chardath, ma personalmente preferivo darlo piuttosto alla donna che a un essere viscido come Gasparre.
Osvaldo Paniccia era un vecchio odioso e mi disse semplicemente di andarmi a fare benedire, per aver ucciso il figlio del suo signore avrei meritato ben più dell’esilio. Ed in effetti quella sera i suoi scagnozzi tentarono di portare a termine la minaccia, ma li spedii a rotolare in un fossato con la gola tagliata.
Non avendo più altro da fare attesi il processo in preghiera. Come sperato la sentenza fu di un semplice esilio da eseguirsi in forma dimessa alle porte della città. Lì riuscii a corrompere l’ufficiale della guardia a controllare per un eventuale mio segnale qualora avessi avuto la necessità di rientrare in città non vista, in cambio mi sarei recata in un villaggio li vicino a controllare la salute della sua fidanzata, che non vedeva da qualche mese, sul cui conto aveva ricevuto lettere preoccupanti. La donna era anche la sorella di Berus, mi sembrò il minimo recarmi in quel luogo per portarle la triste notizia della dipartita di Bianciforte.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico Terrore – Ritono alla città sacra
avrei sperato di tornare a Maro come un’eroina e invece rientro nella Città Sacra come una criminale e una fuggiasca, disconosciuta tanto dal mio ordine quanto dalla mia famiglia. Una pedina sacrificabile nel più grande schema degli interessi politici. E’ questo che ci insegna la fede nel Signore Senza tempo? È vana la mia lotta e ogni speranza? Sono assalita da dubbi e timori, mentre il mio presente sembra oscuro e confuso.
Arrivata in città mi ha accolto una visione inquietante… un uomo stava litigando con una gitana, così mi sono avvicinata per separarli, al che l’uomo è scappato. Insidiava la donna per il possesso di una gemma e visto che lo avevo allontanato lei riconoscente voleva leggermi la mano. Blasfemia! Ho naturalmente rifiutato al che la donna comunque ha insistito nel volermi ricompensare in qualche modo e ci ha accompagnati nella sua casa.
La scena che abbiamo trovato una volta arrivati ci ha lasciato sconvolti, la nostra ospite più di tutti noi. Il suo laboratorio era stato completamente messo a soqquadro e al centro quattro corvi erano stati crocifissi ad altrettante aste in un macabro spettacolo. La donna a quel punto scappò lasciandomi in mano il rubino, dicendo che sarebbe chiaramente servito più a me che a lei.
Potrei giurare che l’uomo che prima aveva tentato di aggredire la donna stava sicuramente dietro anche a tutto questo, peccato che io in precedenza non abbia avuto modo di osservarlo bene.
A quel punto mi recai dal nostro priore. Mentre Ofelia scongiurò di essere punita nelle segrete del convento (contenta lei) io venni scortata a parlare con il reggente del nostro ordine.
Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese.
Antico Terrore – Accadde un giorno a Maro
La grande piazza di Maro ospita raramente delle esecuzioni, ancora più raramente le flagellazioni. Quando la vittima raggiunta dal braccio secolare è una meretrice, una donna, allora l’evento richiama sempre un grande pubblico.
Gli artigiani e i mercanti della zona si fanno l’obbligo di essere presenti all’evento, persino i mercanti di lumache del Paro Agrontino nelle loro vesti unte e infangate sgomitano per partecipare. Tutti coloro che versano anche un solo ceo ai gabellieri desiderano far sapere che sovrintendono alla giustizia della città e che senza i loro soldi la contea non potrebbe andare avanti. Sulle loro robuste spalle grava il peso della burocrazia ed è giusto che la burocrazia riconosca questo fatto e li intrattenga e la guardia cittadina li tuteli.
I fattori e i braccianti sono invece al lavoro nei campi e dietro alle mandrie. Quando vi è uno di questi assembramenti, possono arrivare solo poco prima che l’esecuzione cominci e devono accalcarsi fra le due colonne della piazza, lontani dal patibolo.
Per i nobili un’esecuzione è come un evento mondano, sfoggiano nuovi vestiti e saggiano i rapporti di forza. Si riuniscono per discutere e vecchie faide vengono appianate, mentre nuove vengono scatenate da un gesto o una smorfia inaccorta di qualche giovane rampollo. Sono quasi sempre seguiti da un codazzo di servitori carichi di bottiglie di vini pregiati e vassoi con assaggi di pietanze prelibate con cui ingannare l’attesa.
Le donne di buona famiglia sono coperte di trine e merletti come se si recassero ad un ballo, gli ampi petti coperti di gioielli e monili. Hanno a portata di mano fazzolettini profumati per fingere alla vista del sangue un decoroso malore, ma sono eccitate quanto gli uomini all’idea dell’imminente supplizio.
Poi ci siamo noi, compiti e distaccati dall’alto della balaustra del palazzo degli scolastici. Annoiati praticanti della retorica e delle arti nere, desiderosi più che di vedere l’esecuzione di studiare i moti e il ribollire di quella folla che si ammassa sotto le mura del palazzo che rappresenta Maro stessa.
Intenti a confabulare sui gesti ritmici e rituali del carnefice e su quale fosse il primo trattato in cui fossero stati codificati i modi con cui doveva trattare i prigionieri. Eravamo poco partecipi delle grida della prigioniera mentre il boia la strattonava con gesti chiaramente esagerati e studiati per farla urlare maggiormente mentre arrivava al patibolo.
La donna aveva una guancia pesta e alcuni morsi sul seno divenuti visibili mentre le veniva strappata la veste non lasciavano dubbi che qualche guardia troppo zelante l’avesse stuprata. Poco male, meditare sugli ipotetici abusi subiti dalla ragazza aggiungeva pepe alla già concitata eccitazione del volgo.
Mentre gli altri scolastici sulla balaustra discutevano sul cerimoniale con cui il carnefice mostrava gli staffili alla folla perché gli indicasse quale usare, io ero l’unico la cui attenzione a volte fosse ancora attirata dalle grida della donna.
Da allora so una cosa sola, devo avere quella donna, devo sentire quelle grida come mie… un tributo al demone a cui ho venduto la mia anima, il Santo della Palude.
Prima che la flagellazione forse terminata mi ero già infilato a rotta di collo per le ripide scale che conducevano al porticato sottostante per recarmi a scoprire quale pretore o prefetto devo corrompere per raggiungere i miei scopi.
Ululati nella notte – La maledizione
Tornando indietro dalla palude incontrammo Bruno Visconti. Lo sorprendemmo che stava bevendo l’acqua della palude. Ci disse che berne l’acqua tossica gli era necessario per non invecchiare. Lui non poteva morire per l’età, ma se non si dissetava con l’acqua melmosa il suo corpo avvizziva come un rampicante secco.Disgustata da quel comportamento io accusai il nobile di essere il responsabile vero della tragica fine di Anna. Lui negò con veemenza le mie accuse, sostenendo che Anna dopo la morte era diventata un concentrato di furia e odio. Per quanto io fossi propensa ad essere solidale con una donna che aveva cercato di sfuggire all’obbligo di un matrimonio combinato, Ofelia mi convinse che la sua esperienza di fenomeni mistici e soprannaturali le rendeva difficile credere che i soli ricordi di Bruno Visconti potessero influenzare quella la manifestazione spettrale.A malincuore dovetti accettare le argomentazioni di Ofelia e ammettere che per quanto avrei desiderato che quell’essere spregevole di Bruno fosse l’unico colpevole di questo tragico misfatto dovevo accettare che le colpe erano egualmente distribuite fra i due promessi sposi.
A questo punto probabilmente il modo più semplice per rompere la maledizione era far parlare Bruno con Anna e far comprendere anche alla donna che il visconte non era l’unico responsabile dei tragici fatti accaduti un secolo prima.
Ci recammo nuovamente alla palude per cercare Anna ma quando arrivammo trovammo anche il segugio infernale privo di un occhio. La malefica bestia disse di essere il custode della maledizione e di desiderare che le due anime maledette che lo avevano fatto emergere dall’inferno continuassero a soffrire a lungo. Noi però mettemmo fine all’esistenza di quella bestiaccia demoniaca, per quanto l’impresa si rivelò estremamente ardua. Con l’ultimo fiato che aveva in gola il cagnaccio mi disse che avrebbe portato i miei saluti ad Asaliah per farle sapere dove mi trovavo ora.
Così alla fine Bruno e Anna si riconciliarono e noi potemmo tornare alla magione dei Visconti. Avrebbe potuto essere una storia a lieto fine, ma invece Bruno si accorse del furto delle gemme e dovemmo fuggire.
Sicuramente frusterò Ofelia, ma non perché abbia derubato un uomo meschino, bensì perché è stata così maldestra da farsi scoprire.
Devotamente serva vostra,
Camelia Farnese.
Ululati nella notte – I segreti della palude
Principessa, dall’ultima volta che vi ho scritto gli eventi sono un po’ precipitati. Mentre vi scrivo sto scappando dalla magione dei Visconti dopo aver rubato i cavalli di Bruno.
La sera dopo “l’incidente” fra Thorax e la cameriera, Bruno era nuovamente di buon umore grazie alle particolari attenzioni di Ofelia, la quale non ha smesso di farmi smorfie ammiccanti per tutta la sera per sottintendere cosa fosse intercorso fra lei e il nobile. Fatto che trovo ancora strano in una ragazza che oltre che una ladra ho scoperto essere anche una mistica del nuovo culto. La cosa non dovrebbe interessarmi mentre invece provo un moto di stizza che se non fosse assurdo definirei di invidia o gelosia.
Ogni volta che scrivo di Ofelia finisco per divagare. Tornando a Bruno, pur non volendo ammettere di essere lo stesso Bruno che aveva ucciso Anna Colonna ci mostrò l’apparizione di Anna inseguita dai suoi cani che lo perseguita ancora oggi. Bruno si disse dispiaciuto per la morte di Anna ma sul momento era accecato dalla rabbia per la morte del fratello. In cambio della promessa del mio aiuto Bruno mi dono una spada che faceva parte dei doni di nozze dell’infausto matrimonio.
Il giorno seguente, indagando più a fondo venni a sapere dal maggiordomo di Bruno che la visione continuava e così la notte dopo seguii la muta di cani spettrali nella palude dove l’apparizione di Anna venne risucchiata dalle sabbie mobili mentre Bruno tentava inutilmente di salvarla. Finita la visione incontrammo un altro segugio, orrendamente sfigurato e privo di un occhio. La bestia orrenda ci attaccò e fu molto difficile metterla in fuga.
Nella palude dopo essere sfuggiti alla bestia incontrammo anche lo spettro di Anna che ci raccontò la sua versione dei fatti secondo la quale Bruno era un mascalzone che si approfittava di lei. Mi sento molto vicina ai sentimenti di Anna verso Bruno. L’uomo è un borioso arrogante che non dimostra alcuna sensibilità verso le opinioni degli altri, vorrei dire quasi una persona ottusa. Inoltre riconosco molte similitudini fra lei e me, entrambe siamo rimaste vittime degli schemi delle nostre famiglie.
In particolare Anna mi disse che la visione che avevo visto esisteva solo nei ricordi di Bruno, in verità lui non aveva tentato di salvarla. Mi apprestai a tornare sui miei passi per gettare in faccia a Bruno le accuse di Anna, quell’uomo somiglia a tanti altri che mi hanno sempre umiliata e derisa, anzi forse è peggiore di molti di loro avendo causato la morte di quella povera ragazza.
Continua….
Ululati nella notte – Ofelia
Mi tengo certi brividi alla schiena ..
Perchè fermarli non ne val la pena
Mi tengo pure una ferita aperta…
Mi viene da sorridere mentre stendo la mia mano su di voi e il mio tocco sana le vostre ferite, è così adorabile il vostro volto corrucciato che mi scruta e osserva.
Mi domando cosa stiate scrivendo alla principessa, Dominicella…immagino che vi starete limitando a dire che sono sempre la solita Ofelia che vi fa disperare… mi domando se le abbiate parlato della parte che io ho avuto negli eventi… immagino che abbiate taciuto delle visioni e delle premonizioni che ho sperimentato fin da quando abbiamo lasciato la foresta senza ritorno per tornare dalla principessa e che ci hanno tenute vive anche la notte scorsa. Immagino che abbiate taciuto anche delle lesioni procuratevi dai cani maledetti e di come io abbia scoperto di potervi guarire solo toccandovi mentre vi stringevo le ferite e piangevo.
Sono sempre la solita ladruncola, come ora che sono tornata dalla stanza di Bruno con in mano delle gemme, ma ora sono anche qualcosa di più. Sento la forza della mia protettrice Sacra Purga che scorre nelle mie vene, che mi fortifica e mi consente di stendere su di voi il mio tocco guaritore e compiere altri prodigi. Sto diventando una mistica, e questo solo grazie alle punizioni che voi mi infliggete e che mi avvicinano maggiormente alla via verso l’illuminazione che io ho deciso di percorrere.
Vorrei solo potervi esprimere l’amore e la gratitudine che provo per voi Dominicella e per ciò che mi avete resa.
Ululati nella notte – Bruno Visconti
la ricerca della scorsa notte è stata un disastro. Gli uomini si erano divisi in gruppi sempre più piccoli fino a quando improvvisamente i cani hanno attaccato. Due uomini che erano con me sono riusciti a scappare mentre gli altri sono stati sbranati dai cani.
Se non fosse stato per la potenza di Torax e l’aiuto di un vecchietto armato di arco forse avremmo fatto una brutta fine anche noi. Dopo averci aiutato a mettere in fuga i cani l’uomo ci disse di chiamarsi Michele e di essere servitore di Bruno Visconti, l’ultimo erede dei Visconti, omonimo del famoso Bruno che fece cadere in disgrazia la famiglia.
Ci sconsigliò di inseguire i cani perché con il tempo tornano sempre ad essere nel numero di dieci per quanti se ne uccida.
L’uomo, un giardiniere, si offrì di condurci alla residenza di Bruno dove avremo potuto rifocillarci e avere un letto.
Il luogo era cadente, con le finestre sbarrate con assi per proteggersi dagli assalti dei cani e si trovava in prossimità della palude, ai piedi del colle del Grifone, dove ancora si stagliavano le rovine del più antico e illustre maniero della famiglia Visconti.
Bruno, un uomo freddo e cortese di una quarantina d’anni, ci invitò a fare colazione e disse di avere un’offerta per noi, ma non poteva parlarne fino a notte. In cambio del mio aiuto mi avrebbe dato una spada che era appartenuta a suo nonno, il primo Bruno.
Mentre Torax andava a dormire, accompagnato da una cameriera fin troppo ansiosa di mostrargli le sue stanze, e io cercavo un angolo per mettermi in preghiera Ofelia sgattaiolò al piano superiore della stanza per compiere una ricognizione.
Tornò trafelata dicendo che aveva visto un quadro dell’attuale Bruno Visconti che era vecchio di un secolo, nell’agitazione si lasciò sfuggire di aver anche prelevato una dozzina di gemme dal forziere del conte. Un uomo così gretto e meschino da costringere una donna a sposarla e poi lasciarla morire in una palude in effetti meriterebbe ben altro che un piccolo furto di un migliaio di monete d’argento.
Il fatto che mi abbia baciato sul collo come ringraziamento per la mia comprensione verso le sue debolezze mi ha fatto riconsiderare l’idea di non punirla, ma non è il caso di istigare ulteriormente Ofelia.
Nel pomeriggio mi sonno inavvertitamente lasciata scappare con il maggiordomo che la cameriera era a letto con Torax, il che ha mandato su tutte le furie l’uomo che aveva una tresca con la donna. La cosa finì in una rissa fra lui e il mezzobruto, dalla quale il servitore di Bruno naturalmente uscì pesto.
La cosa fece molto infuriare il nostro ospite fino a quando Ofelia non lo convinse a tornare nelle sue stanze per offrirgli un massaggio rilassante. Il sorriso malizioso con cui mi ha guardato mentre si premurava che la cosa non mi dispiacesse la diceva lunga sua quali tipi di attenzioni volesse riservare al conte per rilassarlo.
Principessa Argenta, anche se ho naturalmente detto che la cosa non mi dispiaceva in realtà il fatto che Ofelia possa passare le prossime ore a giacere con un uomo mi rende enormemente gelosa e infuriata. Furia che ho sfogato su una cuoca ottusa e risaputa (N.d.A. mangiandosi un indizio della quest).
Vi sto scrivendo prima di cena, mentre attendo di conoscere quale sarebbe l’importate incarico che potrebbe affidarmi il conte.
Presumo avrete mie notizie presto.
Devotamente serva vostra
Camelia Farnese
Ululati nella notte – Cani a Fattocchie
vi scrivo questa missiva urgente perché potreste trovarvi in grave pericolo. Ho scoperto che il villaggio di Fattocchie è infestato da un branco di cani idrofobi. I problemi vanno avanti da almeno una generazione ma negli ultimi giorni le cose sono peggiorate e questa notte i cani hanno ucciso un uomo.
Ero arrivata al villaggio verso sera, dopo aver lasciato il vostro castello nel pomeriggio. Spero che mi scuserete se a differenza di Ofelia non sono riuscita ad apprezzare i versi di Rowena, la vostra poetessa proveniente dalla Tribannia e l’ho offesa con alcuni sbadigli, ma sono più portata per l’arte della spada che per quella del canto.
Vi pregherei inoltre principessa di non essere così esplicita nei suggerimenti su cosa sarebbe opportuno che facessi con Ofelia. Certi vostri consigli a volte mi mettono veramente in imbarazzo.
L’accoglienza al villaggio di Fattocchie è stata alquanto fredda e scortese. La maggior parte degli abitanti sembrava aver acquisito l’abitudine di evitare abitualmente gli stranieri, il che mi era parso alquanto inusuale per un luogo che si trova su una delle principali vie che conduce alla Sacra Città di Maro.
La diffidenza nutre radici antiche in fatti di sangue abbastanza scabrosi che hanno coinvolto le famiglie dei Colonna e dei Vescovi. Un secolo fa era stato combinato un matrimonio fra Anna Colonna e Bruno Vescovi per cercare di ricomporre i dissidi fra le due famiglie.
Bruno accettò la cosa di malgrado mentre Anna vi si oppose e la sera prima delle nozze tentò di fuggire. Michele, il fratello di Bruno la sorprese mentre scappava e Anna lo accoltellò.
Bruno pazzo di rabbia scatenò i cani contro Anna e la inseguì fino nelle paludi. Quando tornò disse che Anna era caduta nelle sabbie mobili e non vi era stato modo di aiutarla.
Da allora la faida riprese ancora più aspra e ad oggi un solo membro delle due famiglie, Bruno Colonna, è ancora vivo e risiede nella vecchia magione in rovina ai piedi della Collina del Grifone.
Tutti dicono che non si debba assolutamente avvicinarsi al castello in rovina che si trova sulla sommità della collina e che sarebbe maledetto.
Provo un po’ di compassione per la sorte di Anna, ennesima pedina nei complotti familiari a cui io stessa rischio di essere soggetta.
Al di la di questi episodi tragici, come vi dicevo il villaggio ha problemi sempre più frequenti con i cani selvaggi che infestano le colline e le paludi della zona. I cani naturalmente vengono di norma avvistati nella zona della Collina del Grifone.
Questa notte per la prima volta hanno aggredito un uomo e gli abitanti del villaggio stanno preparando una ronda.
Per quanto la cosa non mi piaccia ora sto per recarmi anch’io con i villani per cercare i cani. Ho una brutta impressione su come potrebbe finire un gruppo di contadini armato di forconi e disperso nella notte, ma ogni tentativo di mettere un po’ di senno nella crapa del balivo non sembra avere effetto.
Torax mi accompagnerà anche se ha sbuffato imprecando sul fatto che lo interrompo ogni volta che lui riesce a rimorchiare una cameriera da portarsi a letto.
Devotamente serva vostra,
vi porgo le mie umili scuse se nella giornata di oggi
vi ho in qualsivoglia modo offeso o
messo in imbarazzo con i vostri servitori.
Camelia Farnese.
Giocare online, gestire immagini

Uno dei principali problemi di giocare a Kata Kumbas via skype (o a qualsiasi altro GdR se è per questo) è che tutta la comunicazione avviene in sostanza a voce anche avendo la webcam accesa.
Nella prima partita della serie vi è stato il grosso problema di cercare di orientarsi nel dungeon solo a voce senza aver grandi altri modi di comunicare se non tramite l’upload di immagini
Una soluzione, forse non ottimale ma certamente pratica ce l’ha offerta CoSketch. Questo permette fra le altre cose di caricare un’immagine come sfondo e poterla scarabocchiare in un ambiente condiviso.
Non sempre è agevole o veloce l’upload dei pezzi consecutivi di mappa ma per iniziare si sta rivelando uno strumento pratico che si riesce ad utilizzare anche per creare i personaggi.
Giocare a Kata Kumbas nel 2012- A volte ritornano
Chiusa la parentesi di Kata Kumbas giocata con le regole di Uno sguardo nel Buio abbiamo, ad un mese di distanza (eh sì ci ho messo tanto a finire di scrivere la storia), deciso di riprendere ancora in mano Farnese in salsa D&D 3.5, ma con un occhio di riguardo alle vecchie versioni di D&D per quanto riguarda i bonus delle caratteristiche, il combattimento e l’approccio alle abilità.
Dopo la prima partita alcune considerazioni emerse da parte della giocatrice (No’Akei) sono stateche la terza versione di D&D sarebbe molti più complessa di come la sto rendendo in questo gioco ed è difficile riuscire a semplificarlo per chi è abituato alle regole originali e non ha mai provato le prime edizioni. In effetti inizialmente la mancanza di tutta una serie di regole legate alla posizione come l’affiancamento e gli attacchi furtivi reiterabili ha spiazzato un po’ No’Akei.
Per me invece che sono partito dalla scatola rossa per saltare direttamente alla 3.5 un mezzo ritorno alle origini non è stato un grosso problema.
Imparati i limiti di Skype e con il giusto numero di saltarelli a portata di mano per tirare dadi e scambiarsi handout, il terzo tentativo di gioco è filato abbastanza liscio. Ho provato a giocare Ululati nelle tenebre, una vecchia avventura di Ravenolft acquisita da poco e devo dire che sono abbastanza soddisfatto dei risultati della prima avventura, in due orette scarse abbiamo già giocato circa un terzo dell’avventura.

Interludio – Ofelia
Siete così bella quando dormite Camelia che vorrei baciarvi, ma so che farlo romperebbe la pace fra noi e voi mi caccereste via dalla vostra camera e dal vostro letto dove ora sto accoccolata buona buona in cerca di consolazione e tepore.
Siete ancora più bella quando stendete la vostra mano adirata su di me, mentre mi trovo inginocchiata nuda sui ceci.
Siete ancora più bella quando carezzate la mia pelle escoriata dai segni della frusta. Oh Signore, neppure avete idea della squisita sofferenza che mi provoca il vostro tocco.
Mi dispiace che nonostante questa nostra grande intesa vi ostiniate a dire che vedete in me solo una sorella. Se vostra sorella fosse guardata come voi osservate me posso assicurarvi che arrossirebbe di vergogna.
Perciò attenderò con pazienza, mia cara Camelia, che voi accettiate di riconoscere la meraviglia di ciò che proviamo l’una per l’altra. Nel frattempo continuerò a stuzzicarvi per ammazzare la noia.
Dominicella, vorrei solo potervi dire quanto siete bella finché siete sveglia e non dover aspettare che siate persa nell’oblio del sonno.
La foresta senza ritorno – Ofelia
Cara principessa,
vi lascio questa missiva per ringraziarvi ancora una volta della vostra ospitalità e del vostro conforto in questo momento così difficile in cui mi sento tradita e denigrata persino dai miei fratelli nella fede. Ho come il timore che molti di coloro che professano il verbo del Signore Senza Tempo agiscano con due pesi e due misure.
Il custode del nostro ordine mi ha scritto una lettera per farmi sapere che nel segreto del suo cuore sa che ho agito nel giusto, ma non può evitarmi l’esilio dalla città di Maro.
Quando leggerete questa missiva sarò già partita per la Città Eterna, dove dovrò affrontare i miei detrattori e probabilmente anche la mia famiglia, è settimane che non scrivo più a mio padre e non nutro in verità alcun desiderio di rivederlo. Ma il motivo per cui vi ho scritto è che ho bisogno da voi di un consiglio in qualità di donna più avvezza di me delle cose del mondo.
La sera scorsa Ofelia è venuta nella mia camera mentre stavo andando a dormire e mi ha baciata… non è la prima volta che capita… ed è una cosa che mi lascia molto combattuta. Da un lato provo un grande attaccamento alla giovane mezz’elfa, un affetto che io stessa a volte preferirei negare perché incrina la mia compostezza.
Ofelia è una brava ragazza, una fedele devota che trae molto conforto dalla mortificazione corporale, ma viene da una vita dissoluta e disordinata, per usare un eufemismo. Probabilmente per lei è normale manifestare la propria devozione in maniere così spontanee… o almeno così pensavo.
Ma ieri sera si è infilata nuda sotto le mie coperte e voleva abbracciarmi… le ho detto che non è cosa buona che farebbero due persone a modo il che l’ha profondamente incupita. Ha detto di amarmi, ha detto che il suo impegno nel sopportate le punizioni che giustamente le propino non è la devozione di una sorella, ma di un’amante. Ho cercato di spiegarle che non è ciò che ci si aspetta da una fedele del Signore Senza Tempo, ma lei non si rende conto della cosa, o forse non vuole farlo. Le ho detto di tornare in camera sua, ma ha insistito per restare, asserendo che potrebbe essere una delle ultime notti passate insieme.
Alla fine mi sono arresa e le ho carezzato la testa fino a quando la ragazza non si è addormentata.
Poi sono rimasta a rigirarmi fra le coperte con una domanda… ma cosa significa veramente per me Ofelia?
Per qualche motivo ho paura che potrei rispondermi con una bugia.
Devotamente
Camelia Farnese
La foresta senza ritorno – Commiato
Principessa,
vi scrivo per dirvi che sono finalmente riuscita a recuperare la vostra pergamena dinastica.
Poco dopo avervi inviato il piccione con la mia ultima missiva abbiamo incontrato un licantropo in una delle torri in rovina. La bestia piena di boria ha affermato di essere l’attuale amante della strega che è responsabile della sciagura capitata al vostro castello e del furto della pergamena dinastica. La stessa strega responsabile della morte di Berus e del mio fedele Uguccione. Come tutte le streghe dedite alla magia della bestia la donna denota una lascivia senza limiti come dimostra nel portarsi a letto una simile bestia immonda.
Neanche a dirlo mentre affrontavamo il licantropo è apparsa anche la strega della bestia accompagnata da una mummia. Appena comparsa ha utilizzato la sua stregoneria per avvolgere Valentino Grimaldi in una nube di scarafaggi che lo ha fatto morire di terrore. Ha poi approfittato del nostro temporaneo sbigottimento per deridere il nostro accanimento nel continuare a cercarla.
Principessa, la donna aveva rubato la pergamena contenente la vostra genealogia perché credeva che dandola al Figlio di Educ (che voleva la vostra mano) sperava di ingraziarsi un protettore. Non mi spanderò mai abbastanza a dire quanto odio le nostre tradizioni che costringono noi donne a matrimoni combinati per gli intrighi di potere di padri e fratelli. Il mio stesso padre aveva mandato i miei familiari a recuperarmi solo per costringermi ad un matrimonio di convenienza.
Sto però divagando. Tornando al mio scontro con la strega, me la sono vista brutta anch’io perché a causa della stregoneria della donna mi sono ritrovata a vomitare formiche e vermi. Per fortuna non ho subito nessun danno alle mie viscere.
La troppa sicurezza nella propria magia è stata però fatale alla strega. Fiduciosa nella capacità dei suoi seguaci di trattenere Ofelia e Torax la donna ha preparato un nuovo incantesimo invece di venire a finirmi con i suoi artigli. Fortunatamente per me le urla di giubilo di Torax che maciullava il cranio del licantropo contro una roccia e lo scempio di cervella che veniva sparso tutto intorno hanno distratto la donna che non è riuscita a terminare la stregoneria che doveva porre fine alla mia vita. Prima che potesse trovare il tempo di lanciare un nuovo incantesimo sono riuscita a trovare la forza di rialzarmi e affondare la mia spada nel suo corpo.
Uccisa la strega la mummia si è dissolta nella polvere e perquisendola è stato facile trovare la pergamena. A quel punto siamo scappati dal castello. Solo il Signore Senza Tempo sa quali e quanti altri mostri sono nascosti in quel luogo di iniquità.
Avevamo portato con noi il corpo del povero Valentino, ma purtroppo durante il ritorno siamo finiti contro un gruppo di fithome, temibili piante che si abbarbicano alle gambe delle loro vittime e le dissanguano, e nella fuga il corpo di Grimaldi è caduto nelle acque della palude.
Adesso mi trovo nel rifugio dell’eremita che avevo incontrato all’inizio del mio viaggio nelle paludi e sto recuperando le forze prima di intraprendere il viaggio per tornare da voi. Qui ho incontrato anche un cavaliere della fede che era venuto in cerca di me.
Ho così scoperto che dopo tutto il bene che ho fatto in queste settimane invece di essere ringraziata per i demoni e gli stregoni che ho ucciso vengo accusata di eccesso di zelo, strage e dell’uccisione del figlio del Supremo Signore del Potere. Trovo la cosa assolutamente inconcepibile.
Giocare a Kata Kumbas nel 2012- Promesse mantenute
Durante l’ultima sessione di gdr online è uscita una delle “perle di saggezza” che solo un’ambientazione come Kata Kumbas può far proferire ad un giocatore.
Farnese spavalda dice da Ofelia (impaurita), riguardo al licantropo che stanno affrontando: “Questa bestia sarà morta prima che tu possa dire cinocefalo.”
![]()
In effetti un critico e un colpo a segno uno di seguito all’altro hanno presto ragione della bestiaccia.

La foresta senza ritorno – Il castello oltre la palude
Oltre la passerella che attraversa la palude dove siamo stati aggrediti dall’illusione ci siamo trovati di fronte alla squallida realtà di un nuovo castello in rovina. L’ingresso era sbarrato da una pesante grata metallica e siamo entrati da una porta laterale.
Ofelia si è dimostrata estremamente maldestra tanto nell’aprire questa porta che nel verificare che la zona fosse sicura e non ho potuto resistere al bisogno di assestarle alcune sapienti frustate.
All’interno del castello si trovavano alcune casupole, due fatte di mattoni, una più piccola in legno e una stalla. La zona era infestata da briganti e nella stalla una scolopendra si era nutrita dei cadaveri degli animali, a giudicare dalla ferocia era parecchio che la bestia non si nutriva a dovere.
Nuovamente la maldestria di Ofelia è stata impressionante al che ho rincarato la dose di colpi di sferza. Speravo in un qualche segnale di pentimento e contrizione da parte sua, invece mi è saltata al collo piena di gratitudine per i miei tentativi di correggerla e mi ha stampato nuovamente un bacio in bocca, seguito dagli apprezzamenti salaci di Thorax e dalle risa soffocate di Grimaldi.
Mi risulta sempre strana l’espansività di Ofelia nei miei confronti e il fatto che io vi ceda con bonarietà, ma certo un castello in rovina pieno di banditi non è il luogo adatto per abbandonarsi a smancerie o anche solo per riflettere sulle loro implicazioni. Mi domando quando mai ci sarà luogo e momento pacifico nella mia vita per fare una giusta reprimenda ad Ofelia sui suoi comportamenti licenziosi (se smettesse di sbirciare e sussurrarmi suggerimenti per la lettera in un orecchio magari scriverei più facilmente).
Dopo aver perlustrato il cortile e recuperato un paio di strane fiale siamo entrati nel mastio dove ci hanno accolti alcuni zombie. Chiaramente siamo vicini alla strega.
Questo è il mio penultimo piccione, perciò ci risentiremo quando avrò la pergamena o altrimenti non avrete più mie notizie.
Devotamente serva vostra,
Camelia Farnese












Commenti recenti