The Thousand Thrones – Marieburg la dannata
Il viaggio è stato inaspettatamente tranquillo viste le condizioni della campagna e dopo una settimana di viaggio passata a cercare di insegnare al nano qualcosa sulle minacce che Slaneesh comporta per la sua anima e la purezza del suo corpo siamo arrivati a Marieburg. La mia fede mi impone di essere gentile con i nani, ma con questo in particolare diventa sempre piu’ difficile.
La coda per entrare dalla porta principale comincia ben fuori dalle mura della città di Marieburg e lungo i lati della strada carovaniera sono aperti decine di chioschetti per spennare i viaggiatori in arrivo. Il mio desiderio di recarmi il prima possibile al tempio di Sigmar era destinato a scontrarsi con la lentezza dei mercanti e bottegai in marcia per combinare affari.
Poiché l’attesa sembrava lunga e cominciavamo a sentire i morsi della fame ci siamo recati da un porchettaro halfling rassegnati a cominciare a dipartirci dal nostro denaro prima ancora di arrivare in città, sperando che per una volta ci servisse della vera porchetta e non un misto di carni non meglio identificabili. Fra tutti i porchettari halfling dovevo giusto trovarne uno proveniente dalla Tilea, che si è profuso per una buona mezz’ora in chiacchiere frivole supportato dalla moglie.
Pare che in città vi sia (o vi fosse) un prescelto di Sigmar che è in grado di compiere prodigi, sa farsi ben volere da tutti ed ha infuso negli abitanti di Marieburg un’ “esuberanza gioiosa”. Un’esultanza a volte troppo gioiosa visto le lamentele di disordini.
Un simile ritorno alla fede per una città miscredente che pone più fede nel dio denaro e solo in seconda battuta in quello dei commerci e in quello del mare appare strano per quanto ogni miracolo del mio dio sia ben voluto. Ma in genere i miracoli di Sigmar hanno sempre a che fare con il ferro e con il fuoco e sono portati alla massa in punta di spada. Stavo meditando su questi fatti quando ho visto un uomo a cavallo venire dalla direzione opposta.
Che sia un cacciatore di streghe? Il solo pensiero mi ha provocato brividi sulla schiena in parte di timore e in parte di piacere. Per quanto la mia andatura claudicante mi rammenti i momenti terribili passati per mano dell’inquisizione mentre venivo torturata per accertare le devianze della mia fede vi è anche il ricordo rinfrancante di aver saputo affrontare con fede il tormento a me imposto dimostrando la mia determinazione, prima di tutto a me stessa.
Ora finalmente la folla comincia a defluire e ci avviciniamo alla porta, è meglio che continui a prendere appunti sul mio viaggio più avanti. Arrivo in città assieme a una prescelta di Urich ed ora rischio di incontrare anche un eletto di Sigmar e un cacciatore di streghe. Hildebrad ha trovato il suo destino per mano mia. Che destino c’è in serbo per me?
Lacrima
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warhammer – martelli da guerra
Ieri dopo aver risolto (si spera) qualche ultima diatriba con il master del secondo gruppo di gioco finalmente siamo riusciti a giocare una partita degna di questo nome. Dopo due epic fail consecutive era anche ora.
La cigliegina sulla torta è stata che mezza giornata prima della fine del suo lavoro abbiamo requisito il giocatore nano utilizzando documenti falsi. Non c’era alcun bisogno di farlo perchè non si partiva fino alla mattina successiva, ma la soddisfazione di rovinargli a metà un lavoro che tanto da due giorni faceva con pessimi risultati è stata troppo grande.
La prossima volta impara a lasciare Lacrima e Mjolnir a girovagare da sole per una città sconosciuta mentre lui cerca di fare soldi lavorando. Quando suggerivo di mischiarsi con la popolazione locale intendevo per finta.
Interludio – discorsi fra viaggiatori
Lacrima: – Poiché in base al mio credo è fondamentale che noi andiamo d’accordo, nano, ritengo opportuno spiegarti alcune cose sul caos delle quali sembri essere all’oscuro relativamente alle streghe che abbiamo incontrato l’ultima volta.
Le streghe che abbiamo ucciso servivano Slaanesh, la dea del piacere portato all’eccesso che sfocia nel sadismo.
Per la verità non è ancora chiaro se Slaanesh sia una divinità femminile o sia un ibrido fra maschio e femmina. Salanesh è servita da demonette che portano alla perdizione gli uomini per poi dilaniarli con i loro artigli, dopo averli fatti impazzire. Le demonette a volte cavalcano enormi bestie serpente.
I suoi demoni maggiori, i custodi dei segreti, sono orrende creature con quattro braccia e spesso sono l’incrocio fra una creatura antropomorfa ed un toro, sebbene in alcuni casi abbiano aspetti femminili orrendamente distorti.
I seguaci di Slaanesh prediligono la manipolazione mentale e l’intrigo e i marchi della mutazione di Slaanesh sono prevalentemente code di rettile, tentacoli e chele. Slaanesh è solo una delle quattro divinità principali che governano il caos, ma per ora è meglio che tu ignori i nomi delle altre.
Ci sarebbe molto da sapere sui poteri pernisciosi del caos, ma preferisco per il tuo bene tenerti nell’ignoranza su tali argomenti, poiché ciò che non sconosci non può contaminarti. -
Ciacco: – Posso intuire che l’intelletto di una donna di chiesa sia superiore a quello di un nano di bassa lega come me, ma non credere che io abbia paura di udire il nome di qualche altra divinita del caos, io sono un NANO e il caos non mi avrà mai! MAI!
In ogni caso dopo l’ultima avventura avuta in quel villaggio credo che mi fiderò un po’ di più di te e metterò la mia ascia pronta ad uccidere qualsiasi mostro tu mi dica, tanto per poter dormire la notte senza pensare alla mia onta.
Come i nani si sono fidati di forgiare un martello per Sigmar io mi fiderò di una sigmarita! -
Lacrima: -Non allaragarti troppo nano…-
L’angolo di Arlan sbarca nel vecchio mondo
Boscaiolo: scuoiamo l’uomo bestia
Lacrima: (grugniti e suoni poco umani)
Boscaiolo: è freddo e presto arriverà l’inverno
Lacrima: ma è una creatura del caos
Mjolnir: allora lo scuoio io – ecco visto che posso avere una seconda abilità sceglierei conciatore di pelli/scuoiatore di animali
Lacrima: (si mette a piangere)
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Miolnir: cosa pensi che mettano in pentola?
Lacrima: cervo?
Boscaiolo: (scuote la testa)
Mjolnir: carne di uomo bestia
Boscaiolo: (fa cenno di assenso)
Lacrima: (vomita)
Boscaiolo: almeno fuori dal carro
Lacrima: (vomita nell’altra direzione)
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Lacrima: se al vostro villaggio qualcuno volesse farsi lavare i vestiti?
Boscaiolo: mia moglie è un’ottima lavandaia
Lacrima: e se io volessi degli abiti nuovi al vostro villaggio c’è qualcuno che li confeziona?
Boscaiolo: mia moglie è un’ottima sarta
Lacrima: penso che me li laverò da sola e che per i vesti nuovi aspetterò di avere risparmiato un po’ più di denaro.
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Dopo il termine della partita lontano daglo occhi e dagli orecchi del master.
Lacrima: buoni propositi per il 2012, stresserò il master fino a quando non mi darà l’anello di sant’Horst.
In fondo ognuno dovrebbe aver diritto ad un unico anello.
(Verso Mjolnir con aria minacciosa) Tu non vuoi un unico anello! Vero? Deve essere mio… tutto mio!
Mjolnir: certo che non voglio l’unico anello, con un anello non spacchi teste!
Lacrima: e adesso mi verrai anche a dire che per fare gli anelli servono i martelli!
Mjolnir: grazie per il suggerimento. E poi sai per fare gli anelli servono i martelli!
Lacrima: Se mai diventassi la tua amante come regalo ti darò il talismano di Ulrich che indossa Boris Todbringer, conte elettore del Middenland. Vuoi che come assassino con 4 punti fortuna non riesca a derubare Boris?
Mjolnir: Sai visti i precedenti è anche possibile che tu mi faccia il regalo.
Di zotici e pagani
Mi trovo seduta su un carro traballante guidato da uno sventratore, Ciacco, diventato mio malgrado un compagno di sventura. La mia fede mi impone di essere cortese con i nani, ma è difficile essere cortesi con uno sventratore ubriaco in generale e con questo nano in particolare. È anche difficile scrivere su un carro traballante.
Mjolnir è ancora con me e dovrei ammettere che lei e il nano forse mi hanno salvato la vita. Ho indubbiamente commesso molte colpe se sono condannata da un voto ad un morto a vegliare su di una Ulrichita. Sto cercando di dirmi che ogni sussulto e sobbalzo che il nostro guidatore brillo centra sulla strada è una punizione di Sigmar per i miei tentennamenti e per le azioni sconsiderate che hanno portato alla morte di Hildebrad, poiché ad essere onesta non sono stati gli zotici di un villaggio nella foresta ad ucciderlo, sono stata io.
Ho dovuto uccidere una persona che ho imparato a stimare come un padre e un fratello nel corso di un viaggio difficile, ma è stato inevitabile. Il veggente di Morr aveva ragione nell’affermare che assieme con la predestinata avrebbe incontrato il suo destino. Eppure dovevo essere proprio io a portarlo a compimento e qual è il mio di destino?
Ora sono sola con persone rozze e ignoranti che non hanno trovato problemi nello scuoiare un uomo bestia per ricavarne una pelliccia per l’inverno. Le streghe del villaggio lo avevano corrotto e una volta contaminati dal caos la verità è che lo si resta per sempre, qualunque cosa dicano quelle eretiche infami sul fatto che sia solo un effetto temporaneo. Ho dovuto difendermi e togliergli la vita.
Ho dovuto torturare e veder uccidere troppe persone in una notte sola. Il peggio è che quel lassista del prete del villaggio aveva lasciato correre per anni conoscendo la verità e voleva aspettare un’intera giornata ad esorcizzare l’ultimo malcapitato, una povera vittima delle circostanze. Temo che questo tentennamento porterà terribili conseguenze.
Chiaramente sono eretica, per provare sdegno per i preti pusillanimi che continuo ad incontrare. Se non riuscirò ad ottenere giustizia a Marieburg purtroppo dovrò scrivere al Priore Von Honkelstaff, anche se speravo di sfuggire definitivamente dalle sue grinfie.
La vicenda è stata orribile e non ho dormito per parte della notte e neppure Mjolnir a preso sonno, l’unico incosciente che ha dormito beato sotto gli effetti di una sbornia colossale è stato Ciacco.
Lacrima.
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(breve sintesi di una pessima partita di cui per la verità nessuno di dei due autori del blog aveva voglia di parlare, ma the show must go on)
Mjolnir – La furia del Lupo Bianco
Mio padre racconta ancora la terribile battaglia di vent’anni fa contro le forze del caos. Centinaia di predoni guidati da uno stregone, alcuni dicono che ci fosse di mezzo anche un demone ma probabilmente sono solo spacconate da berserker, un po’ come fanno i pescatori vantandosi della preda. Fatto sta che le loro forze erano superiori alle nostre e molti guerrieri non tornarono alle loro famiglie. Mio padre giurò a Ulric che se fosse tornato vivo avrebbe votato a lui il suo primogenito perchè diventasse il suo campione.
Ulric deve avere un acuto senso dell’umorismo, perchè mia madre un anno dopo diede alla luce una bambina, ma del resto un voto è un voto e mio padre decise di onorarlo: fui chiamata Mjolnir, che nella mia lingua significa ‘colei che polverizza’.
Fin da piccola mi addestrò nell’arte della guerra, prima con legni e rami secchi, poi con piccole armi giocattolo. Io imparavo in fretta qualsiasi cosa, ma ciò che prediligevo e a cui ero più portata era l’uso del martello, per mio padre la cosa era naturale, del resto mia nonna diceva sempre che il destino di una persona è segnato dal suo nome.
Dopo anni passati a imparare l’uso delle armi arrivò per me l’età adulta, o almeno quella che era designata come età adulta per i maschi, il momento in cui mio padre avrebbe realmente onorato il suo voto ad Ulric: il rito di iniziazione come berserker, per diventare a tutti gli effetti una guerriera votata al Lupo Bianco.
Quando arrivammo al circolo di pietra era già presente tutta la comunità. Vedendomi vestita con l’abito cerimoniale, i fratelli d’armi di mio padre iniziarono a schernirlo, così come i loro figli schernivano me. Entrambi tenevamo la testa alta, sicuri delle nostre intenzioni, ma il consiglio dei saggi diede retta alla folla e decise che non ero degna di servire Ulric in battaglia, che una femmina avrebbe portato disonore nelle file dei berserker in quanto non si era mai vista una donna in preda alla furia del Lupo Bianco.
Per mio padre fu un colpo al cuore. Non sarebbe stato in grado di onorare la promessa fatta in cambio della vita quattordici anni prima. Mi prese per mano e tornammo a casa, entrambi delusi e afflitti.
Pochi giorni dopo Ulric venne a reclamare il suo campione.
Era notte quando sentii ululare e raspare alla porta. Svegliai in fretta mio padre e mi precipitai fuori. Un grande lupo bianco mi fissava con i suoi occhi rossi, ringhiava ma non mi attaccava, anzi retrocedeva verso il circolo di pietra dove si erano radunati i paesani, prima svegliati dagli ululati, poi increduli alla vista della bestia. Non aveva attaccato nessuno, e nessuno si sarebbe sognato di attaccarlo: il lupo bianco è un animale sacro ad Ulric. Senza rendermene conto seguii il lupo fino al circolo di pietra, e quando fummo esattamente al centro mi balzò addosso.
Di ciò che accadde dopo non ho ricordi, ma la gente che era lì racconta che lottai a mani nude con il lupo, occhi dilatati e bava alla bocca, ringhiando e graffiando e azzannando come fossi lupo anch’io: “non si era mai vista una donna in preda alla furia del Lupo Bianco”… Fino a quel momento. Quando ripresi coscienza di me il lupo giaceva morto al mio fianco, sentivo il sapore del suo sangue in bocca e mi misi a piangere per lui. Mio padre corse da me, prese fra le braccia me e il lupo e ci portò a casa.
Il giorno dopo il consiglio dei saggi fece radunare tutta la comunità. Stavo in piedi al centro del circolo di pietra, con la carcassa del lupo fra le braccia come un grosso pupazzo, esattamente dove l’avevo ucciso, in attesa che decidessero della mia sorte. Ero sicura che sarei dovuta morire lì per l’affronto fatto a Ulric nell’uccidere l’animale a lui sacro, ma non fu così: i saggi dissero che Ulric aveva mandato la creatura perchè il voto di mio padre fosse onorato, e con la sua uccisione per mano mia avevo conquistato il diritto a diventare una sua guerriera. Per quanto riguarda il lupo, avevo il diritto a vestirne le pelli avendolo ucciso con le armi datemi dalla natura, come è tradizione. Mio padre mi aiutò a scuoiarlo e farne un mantello che porto ancora oggi, poi fece forgiare dal fabbro un martello a due mani su misura per me con inciso il simbolo di Ulric e le parole ‘sarò la tua arma’.
La storia potrebbe essere finita qui, ma c’è dell’altro: il caos striscia nel cuore degli uomini e vi deposita semi di invidia e odio. Ciò che vi seguì non è cosa degna di essere raccontata. Fui obbligata ad andarmene, fuggii verso sud, vagando da un posto all’altro, finchè non mi trovai sola in una foresta con uno zelota e una donna della quale non so se potermi fidare.
Poi incontrammo degli spaccalegna ed ebbe inizio l’orrore…
Lacrima – L’inizio del viaggio
Come ho già detto molto devo aver peccato poiché molto egli mi ha punito in passato e molto devo punirmi io ora per riacquistare la sua grazia. Devo frustarmi per le colpe dei mie genitori che mi hanno ceduta alle eretiche, per le colpe delle mie consorelle che mi hanno educato erroneamente, per la mia colpa poiché ancora non riesco a vedere l’eresia che certo deve esserci negli insegnamenti di quelle donne e per le colpe che commetterò, poiché non avrò pace fino a quando il sangue del priore Von Honkelnhstalff non macchierà le mie mani, così come un tempo il mio sangue ha macchiato le sue.
Molti dicono che sono molto fortunata, ma in realtà ho solo imparato la lasciarmi guidare dalla voce del mio Dio e accettare i suoi suggerimenti.
Poi ho conosciuto Hildebrad Van Ebberrok, il cenobita, l’unico uomo fino ad ora che abbia dimostrato un totale disinteresse per le mie grazie e che abbia cercato di insegnarmi qualcosa sulla sua fede, che fosse diverso dal semplice complimentarsi per come io sappia accogliere nella mia bocca un uccello.
Hildebrad ha acconsentito a prendermi come accolita per seguirlo in una sua peregrinazione. Un santone di Morr gli ha comunicato una visione su una ragazza insistendo con forza e veemenza perché lui andasse a cercarla. Mi ha detto che è una predestinata, anche se neppure lui sa a cosa. L’uomo che ha ricevuto il sogno gli ha detto di andare in un certo luogo e che li avrebbe capito cosa cercava. Una volta arrivato non ci sarebbe stato equivoco.
Questo mi ha portata per settimane a vagare nelle foreste infestate da tafani e zanzare, al punto che quasi preferisco la lussuria e l’avarizia dell’alto clero, se questo è il prezzo della libertà. Poi Hildebrad ha trovato quello che cercava, una donna impaurita, eppure un guerriera, e anche la sua morte per mano di contadinotti rozzi e ignoranti.
Ora senza più una guida la strada sarà lunga, non ho ancora una direzione e non sono così sicura di volerla percorrere con questa ragazza.
Lacrima.
Lacrima – Giocattolo di un abate
Potete chiamarmi Lacrima, per ora sono solo una penitente, una povera ragazza sperduta nelle terre del Middenland, ma mi sono ripromessa che arriverà il giorno in cui si parlerà di me con un sussurro chiamandomi “la mano sinistra di Dio”. Un tempo avevo un nome bellissimo, ma ho deciso di scordarlo per recidere quanti più legami possibili con il mio passato, dopo che il teogono Von Honkelnhstalff ha preso la mia verginità.
Nacqui nella regione di Middenland, la mia famiglia mi donò ad un monastero in tenera età, un voto verso Sigmar l’Heldenhammer, il nostro custode, il primo imperatore a riunirci tutti e darci una legge giusta. Ero una bocca di troppo da sfamare, che gente troppo povera ha deciso di cedere per un pezzo di terra e un po’ di cibo in dono alle Sorelle Sigmarite.
Solo che le sorelle Sigmarite sono eretiche, colpevoli di essere sopravvissute alla prima distruzione di Mordheim, causata dalla caduta di Bel’Akor l’Oscuro Padrone, e alla seconda ordinata da Magnus il Pio. Colpevoli di conoscere la verità sul demone e sulla cometa, che non era in realtà un monito di Sigmar, colpevoli di aver intralciato i piani dell’inquisizione per la città dei dannati, colpevoli di aver denunciato la verità sulla malapietra, colpevoli di essere trovate nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Troppe colpe per un ordine solo.
Sopravvissute, ma poche, sparute e ancora sotto lo scrutinio dell’inquisizione, le sorelle sostengono che in realtà il clero e l’inquisizione mentano su certi avvenimenti del passato. Poiché vi è della verità in questa menzogna, il clero è ancora oggi combattuto tra l’epurare il ricordo del proprio errore e lasciare che le frasi delle sorelle rischino di vagare libere per il mondo.
Nell’impero la conoscenza, ho scoperto, è il peccato più grande che si possa commettere, e per i miei peccati Sigmar molto mi ha punita e so per certo che molto ancora dovrò pagare.
Dalle sorelle ho appreso per la prima volta la storia dell’anello di sant’Horst. Il santo è stato l’uomo che per primo portò nel Middenland la parola di Sigmar, ma la gente non lo accolse in pace, bensì lo uccise e da un suo dente fu ricavato un anello. Ora l’anello è perso, ma nel segreto del mio cuore io spero sempre che un giorno potrò ritrovarlo a dimostrazione che l’eresia fra le sorelle Sigmarite non è così dilagante come ritiene l’inquisizione.
L’inquisizione periodicamente viene a supervisionare l’operato delle poche sorelle rimaste dopo 200 anni, cercando di eradicare con le pinze e con i flagelli le insulse eresie che le matriarche si ostinano a tramandare alle figlie.
Tragedia fu che dopo il supplizio mi trovarono meritevole invece che contaminata. Almeno così sostenne il priore Von Honkelnhstalff. Mi prese con se e il monastero dove mi condusse mi tenne casta e pura fino a quando non avevo l’età giusta perché il teogono potesse prendermi e cogliermi come un fiore in bocciolo, non importava se le sue attenzioni sgradite mi avrebbero fatto appassire. Il corpo di una terzogenita era un prezzo misero da pagare nella spietata logica della politica imperiale e con la morte nel cuore la madre superiora mi aveva preservato per quegli uomini e poi ceduta a loro affinché l’inquisizione distogliesse lo sguardo. L’abate mi voleva per la mia purezza, ma non per preservarla contro le minacce dell’eresia, bensì per godere nel coglierla e privarmene più e più volte.
Alcuni servono nel clero per la loro fede e pietà, altri per l’ingegno e l’ambizione, altri per i soldi dei genitori che li spingono avanti. Scoprii che una conversa serve per necessità e diventa vittima di tutti i desideri di coloro che sono più bravi e meritevoli di lei.
Una donna non può essere umile e mite, come comanderebbero le gerarchie, se vuole fare carriera nel clero: dietro l’apparenza dimessa deve essere forte e intelligente più di una lince, dura e spietata più dell’aspide.
Per allontanarmi dall’ombra dell’abate ho cercato rifugio nella biblioteca nelle ore di studio più affollate e accettato i lavori più umili e indegni, ho fatto la conversa nelle lavanderie, aiutato i monaci nei campi. ‘Ora et labora’ è un saggio suggerimento, dedicarsi allo studio, alla contemplazione e alla meditazione tanto quanto al lavoro manuale rende la volontà pronta, lo spirito saldo e dona una grande resistenza sia morale che fisica. Ma al ritorno dal lavoro e dallo studio se non l’abate qualche altro prelato era sempre al varco ad attendermi e io dovevo cedere alle sue voglie lascive.
Poi ho scoperto la punizione corporale, nella quale ho ritrovato la saldezza nello spirito per imparare ad ascoltare la voce di Sigmar in mezzo alle distrazioni del mondo.
Continua…
Mordherim 200 anni dopo
-Che io ricordi – disse il vecchio sfogliano un tomo polveroso che era adagiato pericolosamente sopra una pila pericolante di altri libri e rotoli – e sono abbastanza sicuro, le sorelle Sigmarite avevano un solo monastero, situato dentro il gioiello dell’Ostermark: Mordheim! A differenza di tutto il resto della città tale fortezza non fu minimamente intaccata dalla caduta della stella a 2 code…
Un presagio di Simgar dicono in molti, il carro che fece solcare i cieli a be’lakor in rotta di collisione con la terra secondo pochi eretici, troppo eruditi per essere ancora sani di mente…
Ma chiunque fosse l’oscuro padrone della città questi sono eventi ormai legati al passato…si parla di… minimo 200 anni or sono…
Mi pare così strano ragazza che tu sia interessata a tali avvenimenti.
Le sorelle Sigmarite furono l’unico ordine a comprendere veramente il male legato ai frammenti di malapietra e a cercare di fermare gli incauti cacciatori di “bonapietra”
Il problema fu che a quel tempo tali pietruzze valevano una montagna corone d’oro e la stessa inquisizione le cercava, perché inizialmente si pensava che fosse la “pietra filosofale”.
Vedersi intralciare il passo da delle consacrate armate di martello per i cacciatori di streghe fu fastidioso, soprattutto visto che rinfacciavano che quella roba era corrotta et nefanda… fatto stà che il gran teogono del tempo le scomunicò dichiarandole eretiche. Non che significhi molto visto che l’uomo non passò per un modello di santità e rettitudine.
Il tempo passò e le cose cambiarono: dopo la grande invasione del caos Magnus il Pio viene incoronato imperatore ed essendo egli uomo illustre e illuminato si rese immediatamente conto che Mordheim era una piaga intollerabile nel cuore dell’impero . Il fiume Stir alla sorgente è uno dei più puri ma dopo aver attraversato Mordheim le sue acque si corrompevano al pari dei liquami delle fogne di Altdorf. Magnus riunì i più grandi maghi del tempo e ordinò loro di radere al suolo quell’orrore.
Non vi sono cronache scritte nelle biblioteche degli ordini di magia su cosa venne esattamente impiegato per radere al suolo la città, cosa alquanto strana da parte dei collegi arcani. Da da pensare su cosa possano mai aver fatto. Tutti i miei tentativi di erudito di permeare questa coltre di mistero sono stati vani, fino a quando difronte alla violenza di emeriti sconosciuti in un vicolo ho desistito.
Ciò che è certo fu che la città sprofondò in una voragine e l’imperatore Magnus, non ancora soddisfatto, ordinò ai più brillanti ingegneri imperiali di far esondare il fiume Stir in modo da cancellare per sempre la città perduta..
Quella volta la fortezza-monastero non fu risparmiata e sparì assieme all’ordine che lo abitava inghiottito dalle acque.
Di Mordheim è rimasto ben poco, solo qualche rovina diroccata che spunta dalla palude nella stagione di secca dello Stir, della sorellanza invece si ha solo qualche citazione nei più vecchi libri di storia.
Appare comunque strano che un uomo santo e pio come magnus non abbia riconosciuto la veridicità degli avvertimenti delle sorelle riguardo alla malapietra e che esse non siano state avvertite per tempo per scappare alla distruzione.
Inoltre le figlie di molti nobili avevano studiato presso il convento e in alcuni casi persino preso i voti. Di certo uccidendo quelle ragazze Magnus si sarebbe invaso le ire di ben più di un conte.
D’altronde i cacciatori di streghe non apprezzano mai che qualcuno dimostri che sono nel torto, peggio ancora se si tratta di una donna.
Dopo aver soppesato tutto io penso che alle sorelle quasi sicuramente sia stata data la possibilità di continuare la loro vita in altri luoghi, ma in maniera silenziosa e dimessa e sotto lo sguardo vigile di chi voleva che la verità non venisse divulgata, ma temeva in cuor suo i rischi di ottenebrarla completamente.
Probabilmente, conoscendo i sigmariti ora le discendenti delle sorelle si stanno flagellando per le colpe delle loro antenate, quelle reali e ancor più quelle presunte, perché le capostipiti non sono state in grado di dimostrare la veridicità delle proprie intenzioni e ora l’onta ricade su di loro.
Vi soddisfa madamigella la mia riflessione?-
La ragazza sospirò divertita: – Non sei molto distante dal vero, forse per questo dovresti morire, pare che gli avvertimenti ricevuti in quel vicolo non ti siano bastati. -








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