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La porta del diavolo – Parte 3 – Il Demone

Dai Diari di Aran il maledetto:

 

Senza perdere tempo ci avviammo verso il tempio, ormai c’erano pochi dubbi, un demone aveva infestato quel luogo, ucciso Sarmas, Attilius, i servi e probabilmente anche Titilla.

Ci accorgemmo inoltre di un altro fenomeno strano avvicinandosi al tempio erano comparse nel cielo le due lune di Rarte, parzialmente sovrapposte, nonostante non fosse neppure metà pomeriggio, mentre non si vedeva più il sole, qualcosa di estremamente malvagio stava per succedere e noi eravamo sull’epicentro!

Il tempio era una visione di sangue e orrore, servi e accoliti erano stati uccisi, presentavano come al solito un’infinità di piccolissimi tagli e giacevano in maniera scomposta su delle pozze di sangue.

In una delle stanze trovavamo un quadro che rappresentava la donna che avevamo visto nel bosco, sulla cornice c’era un cartiglio con un nome: Titilla. La ragazza era posseduta e quindi probabilmente perduta per sempre.

Fu proprio in quel momento che il demone che possedeva la ragazza arrivò, ora indossava la maschera d’oro del sacerdote della dea, molto appropriato visto che aveva ucciso Attilius. Rise sprezzante di noi e ci disse di chiamarsi Trespolo, era emerso dalla porta del diavolo con l’ultima congiunzione delle due lune, e che entro la notte altri sarebbero arrivati dalla porta, era solo questione di mesi prima che ci fossero demoni sufficienti per distruggere tutta la Zolia. Sarmas e Attiluis avevano scoperto i suoi progetti, ma non erano riusciti a scoprire che lui si era nascosto nel copro della figlia di Attilius se non quando era stato troppo tardi.

Avevamo due possibilità: scappare e goderci gli ultimi mesi di vita o venire distrutti.

Ci preparammo ad attaccare, ed Altarius tentò inutilmente di esorcizzare il demone, ma dopo pochi scambi di colpi, l’essere di tenebra scappò via, gridandoci che se avevamo abbastanza coraggio ci avrebbe affrontati alla porta del diavolo. Probabilmente il demone era arrivato alla conclusione che eravamo troppo potenti per lui e voleva affrontarci vicino alla fonte del suo potere.

Corremmo fuori dal tempio e ci dirigemmo ad est da dove una colonna di luce si era accesa tra gli alberi arrivando fino al cielo. Tra gli alberi si trovava una voragine più nera della notte dalla cui centro si sprigionava la colonna di luce, la porta del diavolo! E a quanto sembrava si stava aprendo.

Il demone era di fronte a noi e sghignazzava. Questa vola ci attaccò con una spada fatta di luce lunare, la causa di tutti quei sottili tagli sulle vittime del demone. Vicino alla porta del diavolo era effettivamente più potente e le nostre armi non gli facevano più nulla, inoltre la sua lama era così affilata da tagliare il metallo come il burro.

Fu a quel punto che la malefica volontà della mia spada si risvegliò e prese il controllo su di me. Accecato da una rabbia incontrollabile mi avventai contro i miei stessi compagni!

Così mentre Altarius cercava di combattere il demone Persefone evocò degli spiriti dei boschi per distrarmi, mentre Lysander e Geroc tentavano di stordirmi.

Intanto Altarius, che ora combatteva da solo contro trespolo si era ricordato delle lunghe schegge di croce tau e provò scagliarne alcune contro il demone, che a quanto sembra era estremamente vulneravi le al legno benedetto. Con una freccia riuscì a colpire il demone alla gola che cadde a terra rantolante, mentre la maschera gli cadeva dal capo, con il demone in fin di vita io riacquistai lucidità e dissi di essere stato controllato mentalmente dal demone, perché non credermi?

Visto che il demone era ancora parzialmente vivo, e la porta del diavolo non era chiusa Persefone spinse il demone sulla voragine e lo lasciò cadere, sigillando la porta, e poi si prese la maschera d’oro. Avendo ucciso il precedente sacerdote era a tutti diritto il nuovo Rex Nemeronesis,

Il cielo tornò al suo aspetto originale e no prendemmo e ci incamminando per allontanarci da quella valle maledetta e tornare la castello del conte Basianto.

Eppure, quando tornammo, il conte, invece di congratularsi per le nostre gesta, ebbe il coraggio di protestare perché non avevamo pescato la trota purpurea!

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