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Un demone per l'inquisitore – Parte 4 – Guerra!

L’ufficiale osservò Damiel e il suo seguito avanzare tra gli scribi e i dignitari: con il suoi due metri e mezzo, fasciati di acciaio, il soldato era una presenza impotente, anche per un nobile. Le branchie sul suo collo continuavano ad aprirsi e chiudersi nervosamente, mentre con le dita tamburellava sul visore dell’elmetto.
– La benedizione di Erda deve essere con noi in questo scontro se abbiamo l’onore di avere con noi uno dei rappresentanti della sua giustizia. Lord… –
L’araldo si schiarì la gola: -Damiel, lord Damiel, cadetto illegittimo della casa di Mondragone, omonimo del defunto primo della casa di Mondragone. –
– Ebbene lord Damiel siete qui espressamente per assistere allo scontro? –
– No ero in viaggio con la carovana che ora sta sostando sotto la protezione del vostro esercito milord, ho un’importante missione da svolgere per conto dell’alcalde di Utica. Queste signore sono Dominicella Sofia, mia confortatrice spirituale e Ecatombe, il mio sicario personale e guardia del corpo. – Damiel porse all’ufficiale le carte consegnategli da suo superiore.
– Per quanto riguarda la mia presenza qui, non sono venuto ad assistere allo scontro, ma per parteciparvi in prima linea, cosa che consiglio di fare anche a lei, invece di starsene rintanato nelle retrovie con gli scribi, se non desidera un rapporto all’attenzione del tribunale per la ricerca della verità e della fede. Un comandante dovrebbe guidare con l’esempio, non con le parole e gli ordini. –

La carica degli orchi fu come una tempesta, il suono dei tamburi per tuono, il brillare dell’acciaio come lampi, le scariche di proiettili come fulmini e l’oscura massa coperta di acciaio brunito, cuoio e pelli come nubi nere mosse da un vento demoniaco.
Poi ci fu l’impatto, l’oscura massa andò ad infrangersi contro la sottile linea dei peltasti che formavano un muro di scudi, e miracolosamente la linea resse.
L’uomo a destra e quello sinistra di Damiel vennero impalati da due bruti alti quasi tre metri, con gli occhi inettati di sangue e il cranio rasato, cose che un tempo erano state umane ma il troppo tempo a contatto con la desolazione radioattiva delle terre perdute aveva trasformato in mostri.
Damiel proiettò la sua mente contro gli avversari che si preparavano a prenderlo da due lati e, mentre questi crollavano in preda alle convulsioni, li decapitò. Damiel si guardò intorno, per quanto il visore dell’armatura che glie era stata fornita limitasse il suo campo visivo. Sofia stava prestando soccorso a uno dei due soldati che sembrava ancora vivo, Coryl aveva coperto il varco alla sua destra e stava già cominciando a seminare morte tra gli avversari che si avvicinavano troppo a lei. Completamente nuda nel mezzo della battaglia, reggendo due sciabole per mano e con il corpo tatuato coperto dagli spruzzi del sangue dei suoi nemici Coryl sembrava una divinità guerriera, danzava in mezzo alla battaglia, come se fosse una festa, e ogni movimento aggraziato delle sue spade falciava una vita.
Poi un orco si avventò contro Damiel e non ci fu tempo per pensare, Damiel perse presto il conto dei nemici che uccideva, erano semplicemente troppi.
La battaglia era una serie infinita di parate e affondi, mentre i compagni sparavano da dietro le tue spalle o ti spingevano per tenerti al tuo posto contro la pressione del nemico che incalzava, in qualsiasi momento potevi essere abbattuto dal colpo di un’arma da fuoco di chi stava dietro il muro di scudi, o spazzato via da un bruto che si gettava contro il muro brandendo una mazza più grande di lui e apriva un varco momentaneo, solo per poi essere ucciso dai guerrieri in seconda fila.
Poi improvvisamente la battaglia ebbe un momento di quiete. Damiel si trovò ad essere sulla cima di un mucchio di cadaveri, schiena contro schiena con lady Coryl. In qualche modo da soli avevano tenuto il nemico lontano da un varco che si era aperto tra le fila dei peltasti. Damiel aveva la sensazione di percepire di corpo morbido eppure tenace di Coryl nonostante il pesante strato di acciaio e Ceramite dell’armatura che lo avvolgeva. Il sangue gli aveva dato alla testa e dopo l’eccitazione della battaglia si sentiva quasi preso dal folle impulso di prendere Corly e inchiodarla contro il terreno. Poi i soldati si avvicinarono a loro e iniziarono a battere colpi di mano sulle loro spalle. L’euforia però si spense immediatamente quando iniziarono i ruggiti, la massa degli orchi si divise per lasciare passare la bestia.
Enorme e possente doveva essere il nonno di tutti i draghi, probabilmente era arrivato su Revedian quando il cataclisma era iniziato e a differenza dei suoi simili era sopravvissuto le devastazioni portate dal cataclisma. Chissà quante cose avrebbero postutto raccontare quegli occhi colmi di sapienza, se il loro profondo brillare rossastro non rivelasse il sommo orrore:
il drago millenario era posseduto da un demone!

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