Alcuni non credono nella magia, altri la considerano una forza meravigliosa che può espandere i loro orizzonti e rendere speciale anche la banale vita di ogni giorno.
In realtà, la magia è solo la porta attraverso cui i demoni e gli dei oscuri pervadono con la loro follia il mondo: una forza corruttrice, che prosciuga la volontà e l’intelletto, lasciando l’animo vuoto e aperto alle seduzioni del Mytos.
Ho dannato la mia vita nel Giappone feudale del diciannovesimo secolo, inseguendo uno shugenja, stregone sacerdote locale, per conto di un daimo per cui lavoravo, e di fronte a me si è aperto un inferno di demoni e divinità pronte a impossessarsi dei fragili corpi degli umani per evadere dalle loro prigioni tra le stelle.
Ah si, non mi sono ancora presentato, sono Jhon Crane, ex addestratore dell’esercito di sua maestà, temporaneamente in servizio in Giappone, congedato con disonore per infermità mentale, avrei dovuto spararmi una pallottola in testa per salvare il mio onore, ma so cosa mi aspetta dall’altra parte e sono troppo attaccato alla vita per farlo.

Quello che ho visto nelle montagne del Giappone, mi ha rivelato in tutto il suo orrore una realtà, dove solo il male tiene presa sul mondo e non esiste il minimo spazio per la speranza.
Noi uomini siamo soli contro un intero panteon di divinità folli, non esiste nessun principio o essenza del bene, da nessuna parte.
Possiamo combattere per evitare di sprofondare, ma è solo una vittoria effimera, un ritardare l’inevitabile solo per poco, non c’è possibilità di rialzarsi, solo di non cadere più in basso.

Ora con una spada benedetta, recuperata da un’antica tomba, e accompagnato da Kia, il suo vero nome è troppo ungo e alieno per la mia lingua, una geisha che voleva derubarmi, mi accingo a partire per l’america, alla ricerca di un po’ di pace e di conforto. Se la pace esiste dovrebbe essere nel nuovo mondo, un nuovo continente ancora troppo poco toccato dagli uomini, per poter essere permeato dalla follia e dalle divinità che ci portiamo dietro come parassiti, gigantesche lamprede attaccate alla nostra psiche.

Mentre la nave avanza nell’oceano sono perseguitato da oscuri presagi, non posso fare a meno di continuare a voltarmi, convinto di esse spiato dai passeggeri, odiosi borghesi striscianti e invidiosi.
Mi dicono che sono paranoico, ma dovreste provare voi a restare seduti a sorseggiare un buon brandy, dopo aver visto un demone divorare il cuore del vostro migliore amico.
Sogno di visitare il Texas o il Kansas, immagino che Wichita Falls sia un luogo buono come un altro.
Un profondo desiderio di morte mi spinge a continuare, per cercare la lotta contro demoni più forti di me, nel disperato tentativo di annientarmi e nella vana speranza di tenere per un poco ancora a bada il male.

La prima notte dopo essere sceso a terra, prima di addormentarmi ho sentito il sordo pulsare di un enorme cuore provenire dal terreno, neppure questa terra conquistata dall’uomo bianco solo nell’ultimo secolo, è libera dalla contaminazione, non c’è possibilità di pace per me.

Qualcosa mi aspetta a Wikita Falls e, conoscendo il karma, anche altri sfortunati saranno stati chiamati, a loro insaputa, a partecipare a questa tragedia. È sempre così.
Se da qualche parte una qualche divinità misericordiosa esiste, contrariamente alle mie convinzioni, la prego di avere pietà di noi.

3 pensieri su “Preludio – Il Mytos

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