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Il Cripto Portico.

Come nel caso di molte altre città durate le invasioni prima dei Giasolli e poi degli Aqutani e dei Teutoni, nel corso dei vari secoli la città di Cenziva è stata razziata varie volete dai predoni barbari e ogni volta ricostruita sopra le macerie della città precedente.
I muri delle vecchie case diventavano le fondamenta delle nuove e le cantine dimenticate venivano coperte da un nuovo strato di terra.
Il più imponete di questi ruderi sepolti un tempo era stata una villa di un nobile e quando durante degli scavi per l’edificazione di un tempio fu ritrovata si decise di usare il luogo come necropoli. Si eseguirono ulteriori scavi per ampliare la struttura ritrovata in modo da ottenere cunicoli e loculi per i defunti.
Con la distruzione da parte dei devoti del nuovo culto delle effigi delle divinità pristine, la vecchia necropoli venne abbandonata e sigillata, non prima di avervi gettato tutti i sacerdoti pagani, sospettati di appartenere all’entità contraria, e le vestali a morire di fame.
Da allora le salme dei cadaveri vennero sepolte nel nuovo camposanto creato fuori della città e sopra la vecchia necropoli fu eretto il palazzo dell’episcopo.
Poco tempo il completamento del palazzo, nelle sere di luna piena si iniziarono ad udire dei lamenti provenire dai tombini delle fogne e il sonno dell’episcopo fu disturbato da incubi fino a quando fu trovato morto impiccato con una corda intessuta con capelli di donne morte.
I monaci procedettero immediatamente alla benedizione di tutto il terreno attorno e a sprangare ogni pertugio che potesse portare alla necropoli e che fosse sfuggito ad esplorazioni precedenti.
Gli scolastici per molto tempo specularono sulla possibilità che alcuni dei sepolti vivi fossero sopravvissuti cibandosi dei cadaveri dei morti oppure ricorrendo a poteri negromantici abbiano mandato qualche potenza infernale a compiere l’omicidio per loro. La verità non sarà mai ben chiara, ma si spera che qualunque cosa fosse stata sepolta la sotto ora sia morta.

Note storiche: in realtà Vicenza non è mai stata rasa al suolo, ai tempi delle invasioni dei galli era solo un castrum romano, una città fortezza a panta quadrata, creata più per necessità logistiche dei militari che altro, infondo il terreno intorno era paludoso.
Era comunque abitudine costruire i nuovi edifici sopra i vecchi non più utilizzati, molti negozi del centro sorgono sopra le fondamenta del teatro romano ad esempio, lo stesso teatro olimpico e il conservatorio furono creati sopra ai resti del castello che dominava l’attuale piazza Matteotti.
La sede del vescovo sorse sopra quella che un tempo era una villa romana che nel frattempo, per qualche ragione, era sprofondata e poi era stata ricoperta di terra.
Ora il cortile porticato di una villa romana non è un luogo abbastanza ampio per ospitare un’intera avventura, quindi ho deciso di prendermi la licenza di piazzare in quel luogo una necropoli e poi più sotto chissà cosa si trova…

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