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Antefatto – Il villaggio nella steppa

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Questa è la storia di come due folli vennero a incrociare il mio destino e causarono la mia rovina.

L’uomo e la donna avevano viaggiato a lungo attraverso le steppe del Sacro Romano Impero Rinato, dopo essere stati scacciati dalla quarta città imperiale per i crimini li commessi.  Si chiamavano John Stone, lui, e Ku’Shiel, lei.
Ognuno di loro aveva lasciato il proprio passato alle spalle, che fosse furto, omicidio o semplicemente aver mancato il capriccio di un nobile, probabilmente non verrò mai a saperlo.
Nel lungo viaggio attraverso le lande desolare avevano finito per stringere legami fra loro, anche se fra i senza dimora l’amicizia è un lusso nel quale non è il caso di indugiare.
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Erano finalmente giunti ad un piccolo villaggio, nato come molti sopra ad un cumulo di immondizia, di una qualche era precedente:  una fila di bicocche sgangherate costruite con  teli di plastica, assi di legno e lamiere. Due cartelli sgangherati pendevano dalle stamberghe più cadenti: “Stazione di Scambio da Flin” e “Bar Electro”

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Fu proprio al bar che quei due rimasero coinvolti in un combattimento con dei mutanti, gente orripilante che pareva più morta che viva, e forse lo era davvero. Fu in tale occasione che incontrarono lo sceriffo Jhonatan degli Orsi, uno degli sgherri della peggiore specie mai finito sul mio libro paga,  eppure dotato di uno strano senso dell’onore.

Lo sceriffo, era alla ricerca di una ragazza, Molly la giovane, più per l’insistenza della madre Molly la grassa, che per un vero desiderio di trovarla. Subita aveva sospettato che i due stranieri arrivati in città fossero responsabili della sparizione, ma poi aveva dovuto ricredersi.
Su insistenza della donna i due diseredati si imbarcarono dell’impresa di seguire le tracce della figlia nella steppa e lo sceriffo malvolentieri li seguì. Le tracce portarono fin ad un oscuro anfratto, un orribile fenditura marcescente, quasi fosse una ferita nel terreno, dove le leggende sostenevano che ancora ai tempi dell’egemonia fossero stati compiuti atti innominabili. Ora il luogo veniva chiamato l’abisso di Ug Bulag.

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