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Percorrendo Cenziva

È tanto che non tornavo a percorrere le vie di Cenziva, la mia città natale, e non camminavo sui ciottoli di porfido del corso principale.  Sono stato a lungo distante, nove mesi, praticamente un parto. Ho percorso la maledetta riviera del Tremba, per studiare, assieme al mio docente dell’università di Dapova, le strane alchimie presenti in quella triste regione, ma ora finalmente sono a casa.

La fine pioggia di questa fredda mattina di Nevoso, ultimo mese del calendario Laitiano, è accolta con gioia, esco dall’arcata del triplice portone del castello di Cenziva, la massiccia torre che sorveglia l’ingresso dal versante collinare e dà sull’omonima piazza.

Persino questo tempo uggioso, dopo i paesaggi desolati dei frutteti dei Gonzavi, secchi e spogli, in cui ho vagato nell’ultimo mese, riempie il mio cuore di allegria pensando che tornerò nella riviera solo poche altre volte per chiudere alcuni affari in sospeso.

Torno a casa con una discreta provvista di cei, oculatamente risparmiati durante il lavoro, evitando di concedermi lussi o vizzi nei lupanari della Riviera.

Mentre discendo il corso di Pallade, dea antica, dell’ordine e del genio bizzarro, non ancora eliminata dalla memoria degli abitanti di Cenziva, non posso però fare a meno di abbandonarmi a pensieri malinconici.

Sono sopravvissuto alla peste, alla fame e alla carestia, ma ancora non ho trovato un lavoro per mantenermi, e senza una nuova fonte di guadagno. Ho molte domande, alle quali però nonostante le preghiere non ho ancora ottenuto risposte dal Signore Senza Tempo.

Tornare a Cenziva significa inoltre mettere nuova legna sul fuoco della faida che mi ha fatto allontanare dalla città. D’altronde non posso cedere i miei diritti in eterno, attendendo che la matriarca dei Tarazta ceda alla ragione nei mie diritti verso la figlia.

E così alla fine del corso decido di uscire dalla porta inferiore che da sul fiume, verso il ponte degli angeli e poi nella via della sabbia che porta prima al cimitero nuovo e poi verso il villaggio di Zacravale, dominio dei Tarazta.

Sto per andare ad affrontare la tempesta quasi disarmato, ma infondo mi sento bene per la prima volta in nove mesi.

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