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Darksun – Trecento elfi. – La pellegrina

Il mio nome è Rikku e sono un’halflign.  Sì, una dolce e amabile ragazza dedita alla ricerca di benessere spirituale tramite la devozione della natura, la pratica dell’arte della spada e la diversificazione alimentare. Alcuni ci reputano antropofagi, ma io credo che sia un’accusa ingiusta, tutto è cibo e c’è una grande elevazione spirituale nel nutrirsi di qualcosa che si trovi al culmine della catena alimentare.

Gli astrologi sono timorosi, la cometa dell’Errante ha mancato la sua apparizione nei cieli di Athas da ormai 45 anni. c’è chi dice che si avvicinano tempi di grande travaglio e conoscendo gli umani, essi saranno molto probabilmente la causa o il motore di tali cambiamenti.

Quindi il saggi hanno decisero di mandare me, sacerdotessa e guerriera, alla ricerca di risposte sulle voci di problemi nella la città di Urik e Tyr, ritenendo che fossi ancora troppo vivace e lontana dal pieno raggiungimento del karma. A loro dire il viaggio e i rischi avrebbero fortificato la mia pazienza e temperanza.

Fu durate il viaggio devozionale alla città di Urik per ammirare le oasi e la foresta che la circonda, una delle poche zone versi rimaste nella regione di Tyr, assieme al Triangolo d’Avorio e alla mia zona natale la Foresta delle Montagne, che divenni involontariamente testimone di alcuni eventi che mutarono per sempre l’equilibrio di potere delle Terre Piane.

Ero arrivata nella città di Urik e dopo aver prestato omaggio alle tribù di miei simili che vivevano sotto l’egida del re guerriero Hamatur, detto il Leone, mi accingevo ad una visita turistica dell’abitato umano, un’esperienza che prometteva di ampliare i miei orizzonti.

Fu qui che due guardie della città molto poco simpatiche mi legarono e buttarono in un sacco, il tutto solo perché avevo morso la gamba di uno dei due poiché non volevo pagare il balzello per entrare sotto la protezione del Leone.

Per noi halfling abituati alle foreste e ai crinali dei monti, vivere costretti in ambienti chiusi o addirittura legati è una cosa che fa male al nostro karma. Quindi mi ritrovai sul carro di mercanti di schiavi, trainato da due enormi mekillot a pestare i piedi, sbuffando come una caffettiera, contando in continuazione i pochi passi che le corde mi consentivano di fare, in compagnia di un ladro psicopatico che temeva lo volessi magiare e di un mul taciturno.

Provai al liberarmi dalle corde grazie alla magia, ma il mul rifiutò di essere liberato anche lui per darmi una mano, sostenendo qualcosa sulla futilità di una fuga per qualcuno nato in schiavitù.

In effetti una guardia mi bloccò subito, la uccisi ma poi ne arrivarono le altre assieme ad uno psionico che mi costrinse a rilegarmi da sola e poi mi pestarono violentemente.

Se non altro riuscii ad appropriarmi del coltello di selce della guarda uccisa. Scappare non sarebbe stato facile, dovevo trovare un diversivo e conquistarmi l’aiuto fra gli altri schiavi almeno del ladro e del mul.

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