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Profezie di morte – La città sepolta

29 gennaio anno 301 dalla rinascita del mondo, mattino.

Nei giorni successivi proseguimmo verso est, la strada più sicura era quella che portava verso la costa. Due giorni dopo aver terminato l’acqua trovammo le rovine di un’antica città.

Sebbene la sabbia avesse sepolto molti edifici si capiva chiaramente che si trattava di una delle rovine risalenti al periodo precedente al cataclisma e scoprimmo presto che era ancora abitata da uomini rettile visto che cademmo in una loro imboscata.

Al centro della città si trovava una piramide a gradoni con delle statue sulla sommità. Secondo Benjamin prima del cataclisma gli uomini veneravano simili artefatti come monumenti, e avevano per loro strane forme di adorazione. Poteva benissimo essere che prima che la città venisse distrutta gli antichi abitanti avessero accumulato provviste nell’edificio e siccome un tempo si riusciva a conservare il cibo molto a lungo qualcosa poteva essere rimasto.

Di sicuro il luogo appariva più solido di ciò che lo circondava ed era meglio trovare dell’ombra che bruciare al sole.

Fu a metà strada dalla piramide che venimmo attaccati da un gruppo di uomini lucertola, sanguinari rettili da sangue freddo che ci avevano teso un’imboscata. Incredibile a dirsi ma la città sepolta pareva comunque abitata, e come sempre nel deserto si trovano sempre creature ostili.

Dopo esserci liberati delle fastidiose lucertole continuammo la marcia verso il Monumento. Una imponente gradinata conduceva alla sommità della piramide dove si trovavano tre statue: un uomo barbuto con in mano tre fulmini e una bilancia, un bambino alato avvolto da due serpenti intrecciati e una donna. Vincenzo interpretò che la statua centrale potesse essere una rappresentazione edulcorata di un Grande Antico, mentre la donna con ogni probabilità era una raffigurazione di Demah Keres, una delle dee più ostili all’uomo.

Sul fianco del gradone superiore vi era una scalinata che consentiva di scendere sul gradone successivo, dove scoprimmo un’apertura verso l’interno. Una lastra di pietra era spostata e vi era rimasto incastrato un uomo ratto, colpito da un dardo di balestra. A quanto sembrava la piramide era ancora abitata.

Prima di entrare Vincenzo suggerì di scannare il cadavere e utilizzare i suoi stracci e le sue ossa per fabbricare delle torce visto che tutto il nostro equipaggiamento, salvo le armi, era rimasto nella carovana. Un’azione macabra ma necessaria.

Ociba

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