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Profezie di morte – Culti in guerra

29 gennaio anno 301 dalla rinascita del mondo – pomeriggio.

Dopo aver lasciato i folletti incontrammo un altro albino, questa volta si trattava di un uomo con una maschera d’argento vestito con una tunica dei colori dell’arcobaleno. L’uomo ci parlò in un dialetto del Nacaal, chiedendoci se eravamo stati noi ad uccidere i suoi nemici della Fratellanza di Gorm visto che portavamo le loro maschere alle cinture.

Risposi in maniera affermativa e dopo un paio di tentativi riuscii a farmi comprendere dall’abino.

Questi si dimostrò felice di parlare con gli uccisori dei membri di un culto a lui avverso, provenienti dal mondo esterno e ci spiegò per sommi capi la storia del suo culto.

I Cyndiceani (gli abitatori della piramide) in passato si erano ritirati in profondità nella piramide a causa di un mostro che era stato risvegliati durante gli scavi. Ora erano divisi in 4 culti, tre che adoravano i vecchi dei: Gorm Maradua e Usamigaras e uno che adorava l’Antico Zargon.

Noi avevamo ucciso ben undici membri della confraternita di Gorm, probabilmente un quarto dei suoi effettivi, in un’unica volta. Questo ci dava diritto alla stima da parte del culto dell’uomo che avevamo incontrato, i maghi di Usamigaras.

Se noi lo avessimo aiutato a rubare il miele magico che i confratelli di Gorm tenevano in una stanza di quel piano della piramide, lui ci avrebbe portati al piano inferiore dove risiedevano i maghi e ci avrebbe presentati al mago supremo.

Tornammo quindi ai quartieri dove avevamo ucciso i confratelli di Gorm e da li proseguimmo fino alla stanza che conteneva il favo del miele. Lì incontrammo nove api giganti, ma fra il fumo prodotto da Benjamin utilizzando del vecchio olio trovato in precedenza in un magazzino e l’incantesimo di sonno lanciato dal mago, scacciarle non risultò difficile. Su consiglio del mago che ci aveva accompagnato cercammo di non uccidere le api giganti di modo che potessero in seguito tornare e ricominciare a produrre miele. Alla fine fummo costretti ad eliminare una sola ape e recuperammo il miele senza aver subito neanche un graffio.

Ora potevamo scendere e incontrare il mago supremo della confraternita, portandogli come dono di benvenuto le spoglie dei suoi nemici e il miele magico. Con un tale tributo speravamo di poter incorrere nella sua benevolenza e in un aiuto per tornare alla nostra civiltà.

Ociba.

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