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Profezie di morte – il grande mago racconta

29 gennaio anno 301 dalla rinascita del mondo – sera.

Il grande mago del culto di Usamigaras ci accolse nella cappella dove stava venendo officiato uno strano rito esoterico. Dopo le presentazioni ci narrò per sommi capi del regno di Re Alessandro e della Regina Zenobia, della piramide costruita in loro onore e del Grande Antico che gli schiavi che la costruivano finirono per liberare.

Il mostro divorò parte della popolazione e finì per essere adorato come un dio mentre i culti degli dei originali venivano abbandonati.

La civiltà Cyndiceana divenne sempre più dissoluta e dopo le invasioni di varie popolazioni barbariche si rintanò nelle caverne al disotto della piramide.

Ora il controllo della città perduta è nelle mani dei sacerdoti di Zargon, i quali a volte commerciano schiavi con le carovane di banditi che attraversano il deserto del Messico. I culti di Gorm, Madaura e Usamigaras si oppongono ai sacerdoti ma sono anche in guerra fra di loro, in un’infinita serie di diatribe che prosegue da ben novemila anni.

Il nostro intervento aveva spostato i rapporti di forza nello scontro e se ci fossimo uniti al culto dei maghi loro avrebbero avuto un discreto vantaggio del prosieguo della lotta per il potere.

I precedenti contatti con degli esploratori umani, se si eccettuavano gli schiavisti risalivano ad un secolo prima, quando il culto dei maghi era entrato in possesso di una reliquia dell’era dell’egemonia, un medikit portatile dotato di guanto interfacciato… il sogno recondito di ogni sapiente.

Il grande mago ci parlò inoltre della profezia citata dai folletti. Era comparsa con il precedente gruppo di avventurieri e parlava di un portatore di morte che sarebbe venuto accompagnato da tre maestri. La traduzione della profezia era però ancora parzialmente oscura e il mago non era sicuro dei titoli che erano stati attribuiti. Di certo se con noi vi era il portatore di morte allora avremo trovato il modo di fare schiava al sacerdotessa delle Vergini Guerriere di Madaura.

In cambio della nostra collaborazione il mago supremo sarebbe stato disposto a fornirci viveri e indicazioni per poter tornare verso la costa civilizzata del continente occidentale.

Decidemmo quindi di aderire tutti, tranne Vincenzo che non voleva rinnegare il proprio patrono, al culto del bambino alato. Come stendemmo la mano sull’altare del Giovane Dio Serpente un tatuaggio si formò per magia sul palmo della nostra mano.

Il tatuaggio però ebbe qualche strano effetto sugli impianti cibernetici di Avitus che per tutta la sera fu perseguitato da atroci dolori.

Ociba

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