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La porta del diavolo – la peste bruciante

Padre,

spero di non dispiacervi troppo nell’annunciarvi che continuerò ancora la mia caccia all’eretico, essa non si è ancora conclusa e non tornerò a voi fino a quando il mio voto di vendetta non si sarà compiuto.

Non temete per me, ormai sono una guerriera e sotto gli insegnamenti dell’iperboreo Berus sto migliorando la mia perizia marziale. Le due streghe continuano a sfuggirmi, per la verità la seconda e più pericolosa non l’ho ancora vista. Le ho inseguite sulla tenue traccia di una pestilenza fino al villaggio di Arizza, dove metà della popolazione era ammorbata.

Li ho conosciuto il fattucchiere Duvik, un uomo onesto anche se pagano, che mi ha detto di aver visto la donna da me cercata dirigersi verso la miniera in rovina.

Il luogo era infestato da biro biro e nella parte più profonda dei cunicoli semi allagati abbiano trovato uno stregone che si dilettava ad rianimare i cadaveri dei minatori morti annegati.

I cadaveri ci hanno quasi sopraffatto prima che comprendessimo che era opportuno uccidere prima di tutto lo stregone. Io e Uguccione abbiamo tentato di colpirlo con gli archi, ma alla fine a ucciderlo stato Berus scagliando un pugnale.

Per fortuna lo stregone è rimasto in fin di vita e abbiamo potuto rianimarlo e parlargli. Persuaso dalla punta del mio pugnale rigirata nella sua gamba l’uomo ha affermato che la strega che sto cercando era stata effettivamente li e gli aveva rubato un feticcio, ma lui non sapeva dove poi si fosse diretta. Era quello stregone il responsabile della pestilenza e sperava ppoi di rianimare anche i cadaveri del villaggio per costruire un esercito di morti. Ci disse che a dagli il sapere per rianimare i morti fu un cavaliere dall’aspetto gramo e il volto coperto, in sella ad un’enorme stallone nero.

Non che si possa credere a tutte le farneticazioni degli eretici.

Tornati ad Arizza abbiamo consegnato lo stregone alla guardia del villaggio perché lo consegnassero al Conte Basianto, così finalmente avrà un colpevole per il suo rogo e potro sentirmi assolta dagli obblighi nei sui confronti.

Non appena io e Berus potremo tornare alla miniera intendo recuperare un baule di cui ignoro ancora il contenuto, ma che era guardato a vista dai biro biro, e il minerale che ho abbandonato per spedirvelo, per quanto dubito che voi vi premurerete di lodare la previdenza di vostra figlia, intento come siete a tessermi le lodi dei miei fratelli.

Devotamente figlia vostra,

Camelia Farnese.

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