Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

Opinioni di Amarantina Notti sulla Ruta.

ATTENZIONE: La ruta è una pianta velenosa anche per ingestione, se assunta senza criterio. In presenza di luce solare procura dermatiti da contatto se si rompono e toccano gli steli. Questo articolo è stato scritto per sole finalità ludiche applicate al gioco di ruolo di Kata Kumbas, il contenuto è stato preso senza essere verificato e in alcune parti distorto, come si riteneva più opportuno.
L’autore sconsiglia di prendere seriamente qualunque cosa qui riportata ed evitare gli usi di tale pianta.

“Stante in zenocchioni, la prendeva un poco di ruta et diceva:
Seniore Senza Tempo ve salvi madona ruta da parte de lo Primo Illuminato;
ve saludo da parte de lo Primo Illuminato e Sacro Zulian e ve prego de
quella gratia che v’ho domandato.
Et fatto altre oration, e diceva tre pater nostri alla ruta”.
dal processo per stregoneria a Benvegnuda Pincinella, Biblioteca Ecclesiastica della Bramoldia.

A nessuna pianta più della ruta sono attribuite le virtù più disparate fin dai tempi più antichi.

Alcuni Fattucchieri Laitiani ritengono che ruta serva per vincere i veleni alterano il corpo e la mente. Essi ritengono che la pianta venga mangiata dalle donnole prima di andare a caccia di serpenti.
E’ divenuta, per tale motivo, uno dei principali ingredienti dell’«antiveleno», composto da semi di ruta e vino, molto usato dagli abitanti della Zolia quando temevano un avvelenamento da parte di chi si voleva liberare di un nemico, di un concorrente, di un marito o di una moglie.
Il nome Ruta Graveolens sottolinea il “cattivo odore” dal termine di Lingua Antica graveolens (puzzolente, nel senso di “odore grave”) a comprova Risimlo racconta che quando la maga Demea al tempo delle Divinità Pristine, navigando al largo di Belso, gettò in acqua un filtro composto da ruta contro le donne dell’isola le poverette finirono per puzzare orribilmente al punto che nessun uomo ardì più di avvicinarle. La ruta selvatica (puzza effettivamente, tanto da riuscire a tenere lontani topi e vipere.
Altri fattucchieri del tempo delle Divinità Pristine, conoscevano le virtù della ruta a cui attribuivano i meriti di calmare gli attacchi epilettici e di rinforzare la vista. Seconto questi antichi la ruta sarebbe servita anche contro gli afrodisiaci. Sora Berocchia si dichiara per altro molto scettica sulla verità di tali affermazioni.
Molte streghe oggi la indicano tra le piante abortive. Smorzerebbe i desideri sessuali, favorirebbe la continenza.
Nella Calbatisia, i contadini sono soliti infiocchettare di rosso un vaso di ruta e porlo sul davanzale della finestra contro il malocchio. La sua reputazione è quella di liberare da spiriti maligni e dal diavolo. Le neo-mamme ne appendono mazzetti al collo dei neonati per preservarli dal malocchio. Le ragazze in età da marito che desiderano avere in sogno la visione del futuro marito, sono solite mettere un rametto di ruta sul guanciale. Gli sposi novelli sono invece soliti tenerne un mazzetto in tasca per preservarsi dalle invidie o dalle fatture (specie quelle fatte sul “gradino delle basiliche” o nell’acqua santa) nel giorno del matrimonio.
In altre contrade se ne faceva annusare un ramoscello con un respiro profondo per combattere i vermi, oppure allo stesso scopo se ne usano le parti verdi cotte nell’olio e ingerite.

Breve estratto dal discorso di Amarantina Notti sulla Ruta

 

Tratto da un testo originale di Tatiana Martino

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