Visto il successo del primo articolo continuo la discussione sul passaggio da GdR al racconto.

Quando lo scorso inverno è nata Farnese, all’inizio aveva solo il cognome e una biografia di 5 righe.

Essendo sempre stato utilizzato in 1 vs 1 la storia è immancabilmente ruota attorno all’unico protagonista esistente (oltre ad utilizzare molte molte miniature ed anche elementi scenici per restare “focalizzati” tongue ), in caso contrario le partite giocate in questa maniera finiscono per diventare dei semplici E.U.M.A.T.E.
Persino il nome inizialmente non c’era, fino a quando tutti per rispetto la chinavano “Dominicella Farnese” non era mai apparso necessario. E’ stato quando ho proposto di scrivere la cronaca delle partite invece che come un preciso racconto degli eventi giocati, come delle lettere che si soffermassero solo su alcuni dei punti salienti (come già detto l’ultima è il riassunto di ben 3 sessioni gioco e 20 stanze zeppe di mostri) raccontati dal punto di vista di Farnese che è stato necessario mettere un nome in firma.
In questa maniera inoltre la donna ha acquisito un padre, e ha dovuto decidere in che termini “porsi” con la famiglia che plausibilmente in un modo simil settimo-ottavo secolo dopo Cristo non accettava la sua scelta di vita.
Sono elementi che inizialmente  restavano in un piano secondario rispetto alle avventure, alla ricerca di eretici da distruggere e soluzioni per svelare inquietanti misteri. Un buon 50% del tempo di gioco Farnese lo impiega ancora per spiccare teste a maggior gloria della sua sacra protettrice, e la maggior parte del resto del tempo a trovare un altro bersaglio su cui sfogare la sua “foga repressa”. Però Farnese ha acquistato delle cose che le piacciono, altre che non sopporta e una maggiore definizione dei suoi imperativi morali, oltre ad essere diventata via via più sadica.
Inoltre ora ha la percezione che infondo la sua scelta di vita è stata una fuga da quello che la società aveva in serbo per lei e un giorno lei dovrà fare i conti con tutto questo.

Devo dire che quando nell’ultima avventura giocata la guerriera ha risposto al drago che la stuzzicava con voce afflitta: “Mi sembra di sentire i discorsi che fa mio padre” sono rimasto piacevolmente sorpreso.

In conclusione nella mia opinione il gdr può riceve validi contributi dal racconto e vice versa, ma essi rimangono due cose diverse che utilizzano strumenti e hanno fini anche molto diversi fra loro.

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