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nessuna dignità nella morte – in fuga

Principessa Argenta,

Voi ritenete che io sia troppo diretta e irruenta e il guaio in cui mi sono cacciata sia l’ennesima prova che, almeno di facciata, dovrei conformarmi a ciò che la gente vuole vedere, ma la mia fede mi impone di lottare per ciò in cui credo e non potevo lasciare che un uomo innocente morisse avvelenato per una stupida superstizione sugli spiriti.

È comunque con estrema gratitudine che vi scrivo queste poche righe per comunicarvi che sono riuscita a fuggire alla gente bigotta di Balano e alle catene che la mia famiglia voleva nuovamente impormi. Voglio pertanto rassicurarvi che manterrò l’impegno che mi sono presa di restituirvi la pergamena dinastica con il vostro albero genealogico che vi ha sottratto la strega durante i tragici eventi avvenuti a Castel Foldagno.

Non ci sarei mai riuscita se voi non foste venuta nella cantina della taverna per slegare me e Ofelia, non mi aveste mostrato il passaggio segreto che porta alla zecca clandestina del conte di Imen e non ci aveste lasciato dei coltelli per difenderci.

Assieme anche a quel mascalzone di Valentino Grimaldi, che era stato richiuso anch’egli nella cantina per il furto di alcune mele, siamo fuggiti attraverso i cunicoli della miniera d’argento aprendoci la strada fra gruppetti di biro biro e bruti.

Qui abbiamo incontrato dei nani che con estremo scorno di Grimaldi, che già pregustava di entrare nella zecca, ci hanno suggerito di non avventurarci nei cunicoli, infestati da bruti e biro biro al servizio del conte, ma di dirigerci verso le caverne.

Nelle caverne il conte aveva cacciato le bestie pericolose che infestavano il bosco e terrorizzavano gli abitanti. Anche se i mostri erano pericolosi, i cunicoli non erano infestati da umanoidi e permettevano di uscire nel bosco stesso, lontano da occhi indiscreti.

Così abbiamo fatto e la cosa ci è costata quasi la vita a causa di un orso gigante e di un branco di cinghiali, però eravamo lontani da occhi indiscreti.

Ora mi trovo ad Arizza, diretta verso il domini del Conte. Siamo tutti gravemente feriti e temo soprattutto per la vita di Ofelia. Sembra strano che io, sempre fredda e distaccata, mi sia legata a qualcuno, ma forse ha ragione lei nel dire che fra noi vi è una sorta di affinità elettiva. Mi fa comunque strano di aver permesso a qualcuno di baciarmi anche solo su una guancia, restia come sono ad ogni contatto umano.

Spero che il conte non oserà vendermi alla mia famiglia, visto che posso rendere pubblica la fonte illegale della sua ricchezza, e forse potrà anche darmi qualche aiuto visti i favori che gli ho reso nella mia visita precedente. In ogni caso ho bisogno di ristoro prima di riprendere la mia caccia alla strega quindi tenterò questo azzardo.

Umilmente serva vostra,

Camelia Farnese.

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