Vostra grazia,

come vi avevo scritto nella mia precedente missiva, dopo aver affidato il mio messaggio per voi a un piccione mi recai dal conte per chiedere di interrogare il prigioniero.

Come temevo il conte era ancora irritato per il fatto che durante la mia permanenza ad Imen io avessi declinato i suoi favori. Certe persone mettono di fronte a tutto i loro bisogni carnali, e il conte è una di quelle, ma io confido incorreranno nella punizione del signore senza tempo.

Ovviamente il conte non era molto felice che io indagassi, gli serviva un colpevole e lo aveva trovato su un piatto d’argento, ora non desiderava che io per un eccesso di zelo rovinassi tutto. Per ora preferii evitare di informarlo che avevo un testimone che scagionava l’attuale prigioniero, parlai solo di strani sviluppi e alcune piccole incongruenze. Mi domando se l’essere stata sbattuta in una cantina al freddo e senza cibo non mi stia facendo diventare più diplomatica.

In ogni caso purché io non divulgassi la storia della zecca clandestina gestita da bruti e biro biro che lui aveva installato in una vecchia miniera, il conte mi concesse di indagare e mi promise di evitare di informare la mia famiglia sui miei spostamenti.

Mi fece inoltre nuovamente la paternale sull’oscurità che lui riteneva albergasse nel mio cuore…

Ofelia decise invece di accettare l’offerta del conte per una cena a due e di passare la serata con lui, diversamente da me lei non rifiuta certe richieste, era spesso venduta dai suoi compagni di sventure in cambio di favori e informazioni, e pare che la cosa non le sia mai dispiaccia più di tanto.

La ragazza si premurò stranamente di non incorrere nella mia disapprovazione con questi suoi atteggiamenti, e mi stampò un bacio sulla guancia. Se non fossi troppo impegnata a dare la caccia a streghe e ora anche ai criminali le farei un certo discorso, ma per ora devo aspettare.

Andai quindi and interrogare il prigioniero che era terrorizzato dall’idea che di lì a tre giorni lo avrebbero sventrato e lasciato al sole e ai corvi, si professò innocente ma non fu di grande aiuto. L’unica cosa strana che mi disse fu che la vecchia Morgana aveva profetizzato a Torax, il mezzo bruto, che avrebbe lavorato per una donna che lo avrebbe comandato a bacchetta e non avrebbe ceduto al suo ardore.

Visto che ero ancora gravemente ferita decisi di passare anche dal fattucchiere del paese, Duvik, a comprare qualche linimento per curami.

Ora sto attendendo la cena e riflettendo sugli avvenimenti della giornata, stranamente sento la mancanza di una voce amica con cui confrontarmi. Solitamente prediligo la solitudine, ma ultimamente la presenza di Ofelia è diventata una costante nelle mie giornate, tanto da farmi sembrare strano il non sentire il suo chiacchiericcio continuo, nonostante certe volte esageri tanto da meritare di essere rimessa in riga a colpi di sferza, cosa che temo non le dispiaccia completamente.

Devotamente Serva Vostra,

Camelia Farnese

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