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Love Behind The Age of Cthulhu – la cosa nel sarcofago

Non avrei mai dovuto osservare i movimenti degli avventurieri con la mia sfera di cristallo, standomene seduto in una stanza di una bettola a Colline de Chêne. Localizzare la civetta è stato facile, e avendo lei come punto di riferimento anche riuscire a trovare gli avventurieri nell’area circostante.

Li ho osservati scendere nella fenditura in cui è sprofondata l’antica città tramite le ripide scale di pietra, li ho osservati avanzare nella città dimenticata e invasa dall’oscurità, mentre nella sua folle ostinazione il monaco rifiutava di accendere la lanterna. Li ho visti massacrare gli umani che abitano le rovine ed erano di guardia infondo al crepaccio e rubare le loro armi da fuoco. Li ho visti uccidere gli scheletri che proteggevano l’ingresso e avanzare nelle sale dimenticate, il cui pavimento è coperto d’acciaio e nelle cui alcove si trovano ancora macchine dell’era dimenticata. Ho visto con mio sommo orrore il monaco mentre distruggeva uno di questi sacri strumenti e la donna che si adirava con lui.

Ho ascoltato Kundrak il nibelungo constatare con amarezza che in seguito alla rinascita del mondo (quella che il suo popolo chiama l’era dei grandi terremoti) qualcuno aveva rovinato quelle stanze del passato scolpendo sulle porte in pietra delle grottesche statue di draghi.

Poi sono stato testimone di un’oscenità inimmaginabile… qualcosa che non potrebbe esistere se non nella mente di qualche divinità ripugnante e sghignazzante.

Nell’ultima stanza vi era una tomba in acciaio, con un diavoletto a guardia della stessa. Una visione che ha attentato alla sanità mentale sia mia che degli avventurieri. Si trattava di una creatura ripugnante che dagli artigli stillava veleno. La creatura per per poco non mandò in panico i tre sbandati, ma venne comunque eliminata in fretta. La vera visione da incubo sarebbe giunta in seguito.

Gli avventurieri discussero del fatto che se la tomba aveva un guardiano doveva essere perché conteneva qualcosa di valore. L’avidità porta l’uomo a compiere le follie più insane così i pazzi decisero di aprire la tomba, attirati dalla possibilità di recuperare i tesori che vi erano custoditi, poiché la polvere dei secoli mostrava chiaramente che nessuno era più entrato in tale stanza segreta. Tutto ciò senza pensare alle conseguenze di aprire un sarcofago chiuso da 25 lustri.

Appena gli avventurieri spostarono il sarcofago da esso emerse una creatura ripugnante, talmente orribile che l’occhio umano rifiutava di abbracciarla completamente. Si trattava di un essere probabilmente un tempo umano, ma i cui arti erano contorti in pose grottesche, le cui dita si erano trasformate in aculei appuntiti e il cui corpo marcio e obeso era ricoperto di placche cornee. Era ricoperto di gioielli ed emetteva suoni mugugnanti intervallati da una risata ebete. Come lo vide il nibelungo si rannicchiò su se stesso e rimase tremante a guardare mentre la creatura dilaniava ferocemente Tessa, lasciandola esanime.

Il monaco e la replicante tentarono con poco risultato di indebolire la creatura, fino a quando il nano si riebbe e riuscì a decapitarla con la sua ascia avventandosi contro l’essere immondo come se fosse un ostacolo fra lui e una qualche forma di fame atavica.

Mentre il monaco si adornava dei gioielli del mostro e la donna, Tessa, recuperava le armi e una torcia elettrica, reliquia del tempo che fu, il nano corse per i corridoi alla ricerca di qualcosa e si fermò solo quando riuscì a trovare delle pietre sconnesse. Freneticamente le spostò ed iniziò a ingoiare la terra con avidità e brama, senza riuscire a trovare alcuna sazietà o pace in tale atto.

Mi staccai dalla sfera di cristallo e vomitai sul pavimento della mia stanza, troppo scosso dall’orrore di quest’ultima visione di ribrezzo.

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