Proseguendo nei corridoi della cittadella il gruppo venne attaccato da alcuni topi giganti che oserei definire psicopatici. Fra i loro sibili e squittii si poteva chiaramente udire l’impronunciabile esclamazione “Ftagn!”.

Neanche a dirlo il monaco fece amicizia con una di quelle bestie, che ora sta appollaiata sulla sua spalla e maneggia in modo inquietante un coltello affilato.

Poi finalmente i tre patetici avventurieri e il loro scalcinato gruppo di seguaci arrivarono nelle stanze occupate dagli umani.

Yusdrayl la rinata, regina degli uomini e dei coboldi, era una figura imponente, una donna sulla trentina con il volto tatuato e una fitta massa di treccine che le scendeva ben oltre le spalle, che strideva con l’enorme trono di roccia coperto da pelli unte e lise sul quale sedeva. A rendere la figura ancora più minacciosa era la pesante spada a catena posata sulle sue ginocchia.

Fino ad ora avevo visto simili spade solo nei sancta sactorum dei nobili, custodite gelosamente come sacre reliquie di un passato che non sarebbe più ritornato. Pensare che una di quelle armi fosse nelle mani di una simile pazza mi inquietava alquanto, ma continuai ad osservare.

L’essere scortati da una ragazza della tribù impedì che gli avventurieri venissero sgozzati senza troppi complimenti da una ventina di uomini insudiciati ed agguerriti e da almeno un numero doppio di patetici coboldi.

Yusdrayl era una donna sprezzante il cui sguardo si riempì di folle malvagità quando venne a sapere che la ragazza aveva perso il “drago” della tribù e ordinò che venisse fustigata. Il nibelungo fu fin troppo desideroso di essere lui ad eseguire l’ordine, proprio come ci si aspetterebbe dal pazzo malato che era diventato.

Per quanto io apprezzi gli sfoggi di sadismo e violenza ingiustificati, il mio sguardo fu attirato su un’altra occupante della stanza, una donna dalla bellezza conturbante con la pelle del colore dell’avorio, vestita di un abito succinto e attillato. Nonostante i suoi occhi fossero bendati, camminava nella stanza con una maestà quasi regale e se non fosse stato possibile avrei giurato osservava di sottecchi il nibelungo mostrando una chiara smorfia di disprezzo.

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2 pensieri su “Love Behind The Age of Cthulhu – La leggenda del drago

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