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La foresta senza ritorno – Il castello oltre la palude

Oltre la passerella che attraversa la palude dove siamo stati aggrediti dall’illusione ci siamo trovati di fronte alla squallida realtà di un nuovo castello in rovina. L’ingresso era sbarrato da una pesante grata metallica e siamo entrati da una porta laterale.

Ofelia si è dimostrata estremamente maldestra tanto nell’aprire questa porta che nel verificare che la zona fosse sicura e non ho potuto resistere al bisogno di assestarle alcune sapienti frustate.

All’interno del castello si trovavano alcune casupole, due fatte di mattoni, una più piccola in legno e una stalla. La zona era infestata da briganti e nella stalla una scolopendra si era nutrita dei cadaveri degli animali, a giudicare dalla ferocia era parecchio che la bestia non si nutriva a dovere.

Nuovamente la maldestria di Ofelia è stata impressionante al che ho rincarato la dose di colpi di sferza. Speravo in un qualche segnale di pentimento e contrizione da parte sua, invece mi è saltata al collo piena di gratitudine per i miei tentativi di correggerla e mi ha stampato nuovamente un bacio in bocca, seguito dagli apprezzamenti salaci di Thorax e dalle risa soffocate di Grimaldi.

Mi risulta sempre strana l’espansività di Ofelia nei miei confronti e il fatto che io vi ceda con bonarietà, ma certo un castello in rovina pieno di banditi non è il luogo adatto per abbandonarsi a smancerie o anche solo per riflettere sulle loro implicazioni. Mi domando quando mai ci sarà luogo e momento pacifico nella mia vita per fare una giusta reprimenda ad Ofelia sui suoi comportamenti licenziosi (se smettesse di sbirciare e sussurrarmi suggerimenti per la lettera in un orecchio magari scriverei più facilmente).

Dopo aver perlustrato il cortile e recuperato un paio di strane fiale siamo entrati nel mastio dove ci hanno accolti alcuni zombie. Chiaramente siamo vicini alla strega.

Questo è il mio penultimo piccione, perciò ci risentiremo quando avrò la pergamena o altrimenti non avrete più mie notizie.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese

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