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Ululati nella notte – Bruno Visconti

2013-02-19_IsabelVostra grazia,

la ricerca della scorsa notte è stata un disastro. Gli uomini si erano divisi in gruppi sempre più piccoli fino a quando improvvisamente i cani hanno attaccato. Due uomini che erano con me sono riusciti a scappare mentre gli altri sono stati sbranati dai cani.

Se non fosse stato per la potenza di Torax e l’aiuto di un vecchietto armato di arco forse avremmo fatto una brutta fine anche noi. Dopo averci aiutato a mettere in fuga i cani l’uomo ci disse di chiamarsi Michele e di essere servitore di Bruno Visconti, l’ultimo erede dei Visconti, omonimo del famoso Bruno che fece cadere in disgrazia la famiglia.

Ci sconsigliò di inseguire i cani perché con il tempo tornano sempre ad essere nel numero di dieci per quanti se ne uccida.

L’uomo, un giardiniere, si offrì di condurci alla residenza di Bruno dove avremo potuto rifocillarci e avere un letto.

Il luogo era cadente, con le finestre sbarrate con assi per proteggersi dagli assalti dei cani e si trovava in prossimità della palude, ai piedi del colle del Grifone, dove ancora si stagliavano le rovine del più antico e illustre maniero della famiglia Visconti.

Bruno, un uomo freddo e cortese di una quarantina d’anni, ci invitò a fare colazione e disse di avere un’offerta per noi, ma non poteva parlarne fino a notte. In cambio del mio aiuto mi avrebbe dato una spada che era appartenuta a suo nonno, il primo Bruno.

Mentre Torax andava a dormire, accompagnato da una cameriera fin troppo ansiosa di mostrargli le sue stanze, e io cercavo un angolo per mettermi in preghiera Ofelia sgattaiolò al piano superiore della stanza per compiere una ricognizione.

Tornò trafelata dicendo che aveva visto un quadro dell’attuale Bruno Visconti che era vecchio di un secolo, nell’agitazione si lasciò sfuggire di aver anche prelevato una dozzina di gemme dal forziere del conte. Un uomo così gretto e meschino da costringere una donna a sposarla e poi lasciarla morire in una palude in effetti meriterebbe ben altro che un piccolo furto di un migliaio di monete d’argento.

Il fatto che mi abbia baciato sul collo come ringraziamento per la mia comprensione verso le sue debolezze mi ha fatto riconsiderare l’idea di non punirla, ma non è il caso di istigare ulteriormente Ofelia.

Nel pomeriggio mi sonno inavvertitamente lasciata scappare con il maggiordomo che la cameriera era a letto con Torax, il che ha mandato su tutte le furie l’uomo che aveva una tresca con la donna. La cosa finì in una rissa fra lui e il mezzobruto, dalla quale il servitore di Bruno naturalmente uscì pesto.

La cosa fece molto infuriare il nostro ospite fino a quando Ofelia non lo convinse a tornare nelle sue stanze per offrirgli un massaggio rilassante. Il sorriso malizioso con cui mi ha guardato mentre si premurava che la cosa non mi dispiacesse la diceva lunga sua quali tipi di attenzioni volesse riservare al conte per rilassarlo.

Principessa Argenta, anche se ho naturalmente detto che la cosa non mi dispiaceva  in realtà il fatto che Ofelia possa passare le prossime ore a giacere con un uomo mi rende enormemente gelosa e infuriata. Furia che ho sfogato su una cuoca ottusa e risaputa (N.d.A. mangiandosi un indizio della quest).

Vi sto scrivendo prima di cena, mentre attendo di conoscere quale sarebbe l’importate incarico che potrebbe affidarmi il conte.

Presumo avrete mie notizie presto.

Devotamente serva vostra

Camelia Farnese

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