Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

Decameron dei Morti – Un libro di Mauro Longo

Per le quali cose, sia in questa torre che fuori di essa, per le vie di Firenze o negli altri fortilizi, mi sembra di star male; e tanto più ancora quanto mi pare che a niuno di noi sia rimasto alcuno se non noi stessi. E ho sentito e veduto ormai troppe volte questi Trapassati Redivivi inseguire solo la propria insaziabile fame, senza fare distinzione alcuna tra donne, infanti, amici e vecchi, senza pace, giorno e notte, all’infinito ovunque attorno a noi.

Firenze 1300, la peste dilaga facendo strage di uomini e donne… i quali si rialzano solo per poi divorare le carni degli altri.

In un’epoca in cui è a volte difficile riconoscere un morto vivente da un contadino sporco e denutrito la pestilenza viaggia a velocità impressionati. In tale epoca di terrore un fratello del più noto Boccaccio ha tenuto un registro delle vicende dei suoi compagni di sventura.

Il Decameron dei Morti ci racconta, nella lingua dell’epoca e sotto forma di novelle, la storia di 10 sopravvissuti che per vari scherzi del destino si sono ritrovati a far parte di una compagnia di ventura ed essere assegnati alla guardia ad una torre circondata da morti famelici. In uno scenario così idilliaco in effetti rimane poco altro da fare se non raccontarsi degli orrori visti nei mesi precedenti.

La cosa che più mi è piaciuta del libro è il tentativo di inquadrare il fenomeno zombie in una diversa realtà storica. Fare il cacciatore di cadaveri nel medioevo ha effettivamente tutto un altro sapore e secondo me migliora l’alone di mistero e l’elemento soprannaturale della vicenda. Trovo siano lodevoli tutti i tentativi di reinvenzione della storia passata in chiave horror / fantastica e una cosa che sicuramente mi piacerebbe fare è organizzare una partita di gioco di ruolo nel modo descritto da Mauro Longo

Personalmente è solo la mia seconda volta nella letteratura zombie – horror, la prima è stata con il survival blog, quindi non mi permetto di dare un giudizio di stile rispetto al genere o alla qualità del contenuto horror, posso solo dire che dal mio punto punto di vista è stato all’altezza delle aspettative.

La cosa che ho trovato più ostica nel libro è stato il dover riprendere familiarità con la lingua dell’epoca di Dante, la mia cultura è per il 90% tecnico matematica e saranno 16 anni che non affronto un pezzo di letteratura, e molte volte mi sono travato a dover rileggere un testo due volte per essere sicuro di averne compreso bene il senso. Per altro certi passaggi in italiano anticato possono risultare anche stranamente divertenti e l’aver scelto di scrivere in un italiano simil trecentesco aiuta a creare un effetto di “sospensione del dubbio” che nel complesso migliora la resa dei racconti e quindi rende anche sopportabile una maggior fatica nella lettura.

Nel complesso il risultato è quello di un libro gustoso che vale la pena di leggere per seguire una storia un po’ diversa dal solito.

Potete spulciare alcune novelle dell’autore su Capponata Meccanica e comprare i suo libro digitale presso vari ebook store segnalati qui.

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2 Risposte

  1. Ciao Ursha, grazie per aver letto il libro e per aver trovato il tempo di recensirlo. E grazie ovviamente anche per i commenti positivi!

    Mi piace

    4 maggio 2013 alle 1:58 pm

  2. Pingback: Decameron dei Morti – la recensione di Alessandro Girola | Caponata Meccanica

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