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Lair of the White Ape (Aculeo & Amunet) – recensione

Questa settimana ho finalmente avuto il tempo di leggere Lair of the White Ape il nuovo volume della serie Aculeo e Amunet, dopo averci messo gli occhi sopra da ormai più un mese.

Il racconto è il sequel di Bride of the swamp god che avevo già recensito su questo blog.

Come sempre la mia incapacità con Amazon è incredibile quindi alla fine la fidanzata che non è interessata alla cosa ha dovuto comprare il volume per me e poi passarlo sul mio Kindle con un giro alquanto assurdo, ma alla fine il volumetto elettronico in qualche modo è arrivato sul mio pc.

Chiusa la parentesi di vita vissuta e passando alla storia devo dire che a mio parere lo scimmione è forse uno dei temi più iconici della Sword and Sorcery e più di una volta il nerboruto Conan si trova a dover affrontare una di queste Bestie, la migliore interpretazione di Howard secondo me si ha la volta che uno scimmione incappucciato viene creduto un sacerdote licantropo.

Spesso si vede lo scimmione delle storie di avventura come la creatura nerbuta ma con un’intelligenza ferale che insidia la protagonista femminile del racconto o fornisce i muscoli allo stregone di turno, ma questa storia porta alcune interessanti varianti al tema dello scimmione e ci mostra parecchia magia in più rispetto al racconto precedente.

Ci sono scimmie a vari gradi di evoluzione e tanto più queste sono intelligenti tanto più ampie sono le possibilità di interazione con l’uomo, fino al punto che una donna abbastanza scaltra e spregiudicata potrebbe cominciare a fare piani per crearsi un esercito e creare un po’ di selezione naturale.

Si potrebbe anche creare un re fantoccio e diventarne la sua voce.

I assure you there are many advantages, in being one of the brides of the exalted Niaraja-Bandak. Especially if you are intelligent, and resourceful. It can be demanding at first, but his power and his vitality are unequaled, and you’ll learn that to be the power behind the throne, you sometimes must be submissive beneath the covers.

E poi ci sono i rimandi ai vermi della terra, il che ci porta alle storie del ciclo celtico e di Bran Mak Morn o di James Allison. C’è molto altro in questo racconto fantasy ma non mi parrebbe giusto fare troppi spoyler, basta dire che ho molo apprezzato le citazioni ai “classici” del passato unite ad una prospettiva paleontologica e antropologica più moderna e mi sono goduto un sacco a leggere questa storia.

E’ sempre bello vedere dei canoni della narrativa di genere ripresi e rivisitati in chiave più moderna, ed è bello vedere che anche in Italia abbiamo un po’ di vitalità culturale anche nell’esplorare generi e argomenti che non sono tritemimere molto diffusi.

Se avete apprezzato il primo racconto della serie consiglio caldamente questo secondo volumetto altrimenti suggerisco di leggerli tutti e due.

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