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Segnale interrotto, segnale perso

Questo reblog dimostra che nel mio caso il segale ha impegato 3 giorni ad ararrivare e fondamente si tratta di pigrizia

Plutonia Experiment

signal

A qualche settimana di distanza dal post di Davide Mana, provo ad aggiungere due parole sulla faccenda del “segnale interrotto”.
Tanto per ribadire: per “segnale” intendiamo quel processo spontaneo che porta dei prodotti indipendenti (libri, ebook, mp3 o altro) a un traino promozionale autonomo e virale. Come? Attraverso la condivisione sui social network, per esempio, o con simili forme di passaparola.
Personalmente ho sempre fatto questa distinzione: il segnale è importante per quei brand (o prodotti, appunto) che sono slegati a figure commerciali intermedie, vale a dire case editrici, discografici etc.
Il segnale permette dunque di far vivere, e magari anche di far vivere bene, dei progetti indipendenti meritevoli, seppur non sdoganati dai grandi media.
Il segnale è – o dovrebbe essere – meritato e meritorio. Si trasmette per cose di un valore più o meno oggettivo. Esiste anche un segnale-ombra, che copre tutta l’inquietante faccenda delle recensioni…

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