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Chasukin Janame, oracolo della trama oscura

Eri un principe, riverito e ammirato; la savana era il tuo regno e la tua casa, dove ti sentivi veramente vivo. E ora invece sei in una stiva, insieme ai tuoi fratelli, ricoperto di calce per levare la puzza degli escrementi e dei corpi morti di chi non ce la fatta.
I tuoi dei ti hanno abbandonato, a cui avevi consacrato il regno, di cui ti fidavi. Sono svaniti come nebbia all’alba, come un sogno di cui ti rammarichi. Come il tuo nome regale. Ora hai un marchio, questo è il tuo nome: R.F., il tuo nuovo padrone.
Questi barbari sembrano parlare con il ronzio delle api, come il balbettare delle bertucce, violenti e cattivi, senza dio e senza onore. Ti picchiano con bastoni, e non hanno scrupoli nel farlo. Non venite venduti, siete già proprietà.
Per un po’ stazioni in una città, servi un padrone che ti fa, vi fa, cose orribili. Assisti ad una tua lontana cugina sbranata dai cani, solo perché aveva rovesciato il vassoio, o forse per divertimento. Vedi tuo fratello squartato, fatto a pezzi, perché -Serve. Solo il suo corpo.- Il tuo spirito guerriero si rialza, e aggredisci il tuo padrone, R.F. Lo sfregi. E la ferita si rimargina subito. Egli però sembra quasi ammirare il tuo coraggio, nonostante ordini il suo tirapiedi, l’uomo con l’albero tattuato lungo la schiena, di riempirti di botte.
Finirai nella miniera, a scavare; ne uscirai, se ne uscirai, solo quando sarai morto. Vorresti salutare la luna per un ultima volta, ma non c’è in quella notte.
Ma è in quella notte strana, senza luna, che il tuo destino si compie. Mentre la tempesta infuriava, e i lampi scuotevano il cielo, facendolo apparire come uno specchio in frantumi, il rombare era continuo e distante; ma nessuna goccia di pioggia accennava a cadere.
Senti tamburi nella notte. E la voce di dei antichi, più antichi e potenti di quelli che veneravi nella tua terra, principe sacerdote. Ti offrono potere e vendetta, basta solo accettare il loro doni, di divenire il loro servitore, forse la loro voce.
Cammini tra le fauci e i neri tentacoli che tu hai evocato; si nutrono del sangue di molte vite, di cui non te ne curi. Che gli stolti credano che sia stata una vecchia pietra: tu sai la verità, e del potere che porti dentro di te.

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