Appunti dal diario di…

atramento e mandragora

 

(clicca l’immagine per ingrandire)

…una giovane studiosa di Ferrara che si è trovata suo malgrado ad avere a che fare con gli avvenimenti di Lucca…

pausa

A causa di problemi di salute dell’autore, il blog sarà in pausa fino al 1/8/2011.

 

Cose da fare

 

curarsi

rimettersi in pari con gli arretrati del lavoro

partecipare al survival blog / non abbastanza tempo

mettere mano seriamente al progetto Darksun

finire la guida al medioevo reinventato

finire i racconti di Mirn il fattucchiere

riprendere in mano i racconti sulla Malefica Obein / Amarantina Notti docet

from the Chtulhu Age

Alcune perle dalle ultime sessioni di gioco:

Avitus: Lei (Tessa) mi ha curato, ah no aspetta lei non può
Master: lei non sa nemmeno da che parte si guarda un oggetto di cura
Tessa: se vuoi ti smonto e ti rimonto al contrario… ah no aspetta tu sei umano!

Master: la stanza è coperta di acido
Benjamin: farò uno sforzo e mi berrò tutto l’acido!

Vincenzo: ma Scudo di Fede mi permette di evocare Berlusconi??

Tessa: perchè hai impilato le miniature dei ragni?
Vincenzo: perchè si stanno allenando per i campionati delle cheerleader

Tessa: 15 danni sul demone
Master: è morto
Vincenzo: beh era a 69 ferite… quante ne aveva?
Master: 70!!

Tessa: il dado della stupidità ha detto che sei stupido!

La porta del Diavolo – due streghe

Padre,

so che probabilmente queste parole ti giungeranno sgradite, ma non intendo tornare sulle mie decisioni. Ho preso i voti come cavaliere della fede ed ora sono una Domincella dell’ordine della Sacra Chiave.

Ti prego di non mandare più i tuoi attendenti a tentare di liberarmi perché il mio attendente Mascagno Uguccione ha minacciato di ucciderli la prossima volta che tenteranno. L’uomo è il più laido e disonesto dei convertiti al nuovo culto che abbia mai conosciuto, ma si è preso a cuore della mia vita e della mia virtù dimostrando in entrambe le cose molto zelo.

Ti farà piacere sapere che di recente io e Uguccione ci siamo recati in visita dal conte Basianto di Imen, un convertito da breve data, che si dimostra uomo molto probo e magnanimo. Sono convinta che se ti degnerai di fargli visita potrebbe perorare la tua causa per un seggio nel consiglio del patriarcato.

Il nobile mi ha affidato la missione di scoprire cosa fosse successo nella valle del lago Nemis dove si aggirano strani presenze demoniache. Non vi tedierò con i dettagli sugli orrori che ucciso in questo mio viaggio, sono stata inseguita da biro biro, zombi e basilischi, ma la mia spada ha sempre vinto ogni male.

Ho invece incontrato Berus Bianciforte, un uomo che cercava redenzione, uccidendo tutte le creature malefiche che incontrava, nella speranza di ottenere salvezza per aver contribuito involontariamente a liberare le due streghe, che in base al suo racconto appariva chiaro ora infestassero la valle.

Ho anche incontrato un colagogo, sebbene in miei maestri lo definiscano una creatura sordida e infida, in realtà in lui vi è meno malizia che in molti esseri umani e si è dimostrato di grande aiuto nell’indicarmi nei frammenti della grossa croce tau che si trova all’ingresso della valle l’arma che potrebbe sconfiggere il mio nemico.

Assieme abbiamo affrontato una delle due streghe nel tempio della dea della caccia, ormai in rovina. La donna per metà belva feroce nell’aspetto, visto che non riusciva ad ucciderci ci ha lanciato contro un incantesimo di torpore, ma Berus incredibilmente ha resistito e l’ha stordita. Dalla corrispondenza fra le due streghe appare chiaro che esse vogliano utilizzare un varco chiamato porta del diavolo per evocare nuovamente Diana in questo mondo. Si tratta dello stesso varco da cui un anno fa emerse il Demone Trespolo che possedette il corpo della giovane Titilla e venne ucciso da un mio confratello: il savio Luthor, un pupillo del cardinale Von Honkenlstalf.

Per precauzione Uguccione ha tagliato la lingua della donna perché non potesse più fare magie, ma si è trattato di uno sforzo inutile, la donna è una metamorfica e se l’è fatta ricrescere fuggendo poi dalla prigione e uccidendo 5 guardie.

So che darò un ulteriore dispiacere, ma credo che tornerò a casa per la fine dell’autunno. Con l’aiuto di messer Bianciforte intendo stanare le due venefiche e sgominare il loro piano, la mia vera aspirazione spererei che ormai tu l’abbia capito è condannare gli eretici al rogo.

Termino, o padre, rispondendo alla vostra precedente domanda. Non ho pensato agli uomini durante il mio viaggio e non ho incontrato nelle mie peregrinazioni alcun partito che mi possa essere confacente.

Devotamente figlia vostra,

Camelia Farnese.

post precedente – post successivo

la fucina maledetta 2

Master: quello che c’è scritto a matita ha sempre significato relativo… relativo alla dimensione della gomma!

Giuseppe: io vendo roba illegale ma non quel tipo di roba illegale!

Giuseppe: (a ogni affermazione del prete dice ‘ehia!’)
prete:ma ci sono i demoni…
Giuseppe: ahia!

prete: si sentono rumori strani di notte…
Giuseppe: scusa stavo pensando a un carretto di un venditore di fagioli messicani arrivare in città!

vecchia: tutte le cose cattive vengono da sud! i rumori vengono da sud, il fruttarolo di piazza degli erbari viene da sud…
Volumnia: (pensa fra se e se) anche io vengo da sud…

Marius: mi questa donna no la me xe mia piasesta…
Lanfranco: gnanca a mi, la xe me mojere!

Volumnia: siamo a cavallo!
Dimitri: noi no avere soldi per cavallo, noi avere mulo!
Volumnia: allora siamo a mulo!

Stirpe di topo – Sulla via della sabbia

Anno 929 – Nevoso, martedì 8 – mattino

Giuseppe trascorse ben sei giorni nella Fonderia dalli Cani a discutere con il proprietario di metallurgia e a tentare di migliorare la sua ascia. Quando finalmente anche la copia della corazza di Borin fu pronta ci accingemmo a partire.

Rimanemmo d’accordo che il modello originale sarebbe stato recapitato a De Chellis dalle fonderie stesse.

Il viaggio fino a Cenziva trascorse tranquillo, ma alle porte della città ci corse incontro una ragazza disperata. Il fratello era stato divorato da un incrocio fra una bestia e un uomo nel villaggio di Logardovi. Calmarla e riuscire ad entrare in città fu un’impresa. A quanto pareva il problemi di cui avevamo sentito alcune voci la settimana precedente sembravano aumentati.

Sperando in una possibile ricompensa Giuseppe e Dimitri suggerirono di andare a indagagre, così ci dirigemmo a nord lungo la Via della Sabbia.

A metà strada venimmo attaccati da un gruppo di alberi che si animarono al nostro passaggio. Sul più bello che li avevamo trasformati in innocua legna da ardere il proprietario del terreno venne da noi inferocito chiedendoci i danni.

Per fortuna riuscimmo a convincerlo che gli avevamo risparmiato la fatica di dover tagliare la legna per l’inverno sotto la neve. Abituata al clima cado dell’Enotria, in effetti tutto questo freddo cominciava a stufarmi, ormai non vedevo l’ora che arrivasse primavera. L’idea di passare tutto l’inverno rintanati davanti al fuoco di una locanda con un maialetto grasso sullo spiedo ormai sembrava sfumata nel nulla, con la morte di Varikas e Altea.

Volumnia

post precedente – post successivo

La fucina maledetta – voci di nuovi problemi

Nevoso, Mercoledì 2

Restammo ad Albio della Poiana quasi settimana prima che Giuseppe tornasse sogghignando per i progressi fatti nel campo della metallurgia sotto la guida del fabbro non morto. Era ansioso di ripartire per Rione delle Piccole Taverne per provare alle Fonderie dalli Cani alcune delle cose apprese durante il suo intenso studio.

Quella sera facemmo tappa intermedia a Cenziva dove alle porte della città udimmo voci di problemi nel villaggio di Logardovi, sicuramente esagerazioni di una vecchia contadina, legati alla presenza di Licantropi. Marius avrebbe voluto che noi indagassimo sull’accaduto, ma noi proferimmo seguire l’idea di Giuseppe di recarci nel più tranquillo villaggio di Rione delle Piccole Taverne e riscuotere un’eventuale ricompensa da parte del proprietario delle Fonderie dalli Cani.

Volumnia

post precedente – post successivo

La fucina maledetta – la bestia e la sacerdotessa

Grigiomese, giovedì 26.

Marius non era certo che la creatura parzialmente metallica fosse inoffensiva, così propose di troncare le articolazioni prima di lasciarla per cercare un riparo per la notte. Il tentativo però non fu una delle idee più felici di Marius, (non che a mio parere ne abbia mai avute), perché risvegliò il mostro, che pur con due sole braccia e la forza prosciugata dalla mia magia si rivelò difficoltoso da combattere.

Era ormai notte fonda quando riuscimmo a quietare nuovamente l’abominio e la nevicata sembrava dover aumentare ancora di intensità, perciò mentre io facevo provvista del sangue dei cadaveri, gli altri andarono a bussare alla porta della baracca li vicino. Dentro vi era una vecchina obesa, che si era spaventata a causa del mostro, dei pelosi che erano entrati nella radura e del successivo clamore che avevamo creato. Era felice che noi avessimo distrutto l’abominio, prima che questo attentasse alla sua vita, e si offrì di dividere con noi il calore del focolare e la sua povera cena, onostante l’ora tarda.

Giuseppe fu stranamente restio ad accettare l’offerta, quanto a me non mangio mai molto, un pasto al giorno è più che sufficiente. Gli altri invece accettarono e svennero avvelenati. Non so cosa aveva contro di noi la vecchia signora, ma chiaramente Giuseppe se l’aspettava ed era pronto con la balestra. Il combattimento fu breve e brutale, ostacolato dallo spazio ristretto e dall’intreccio dei corpi degli avvelenati.

Marius sembrava resistere bene al veleno e presto rinvenne, ma Dimitri era gravemente debilitato e respirava stentatamente. Mentre cercavo di medicarlo al meglio, aiutato dall’intontito Marius, Giuseppe frugava la vecchia ed ebbi l’impressione che facesse sparire qualcosa.

Il resto della notte trascorse relativamente tranquilla, fino a quando alle sette del mattino non bussarono alla porta, una voce femminile chiamò la vecchia della baracca, Matildia

Giuseppe, solitamente calmo e freddo, venne preso da un attacco di isteria e aperta appena la porta sparò un dardo contro la donna ferendola alla spalla. La donna indignata gridò di essere una sacerdotessa dell’antica fede e addormentò Giuseppe con un incantesimo. La cosa che veramente mi stupì fu l’atteggiamento denigratorio di Marius nei suoi confronti. A peggiorare le cose, Marius puntò la sua spada al ventre della donna, la quale seccata addormentò anche lui.

Rimasi solo io con il povero Dimitri agonizzante, a cercare di far ragionare la donna.

Quando i due uomini addormentati si risvegliarono trascinammo il mostro metallico fino alla fucina del fabbro maledetto. Giuseppe restò li per apprendere l’arte del fabbro mentre noi tornammo ad Albio della poiana , con il Povero Dimitri, ancora malato, alla ricerca di un guaritore.

Quando nel pomeriggio arrivammo al villaggio, però trovammo il balivo del villaggio, Adelmo di Vallescura, che ci prese in custodia con l’accusa di aver assalito una sacerdotessa dell’antica fese.

La sacerdotessa Hewen era amica del balivo e questi ci costrinse a pagare una multa di 150 monete di bronzo per rilasciarci, 50 per lui e 100 per la donna.

Finalmente ci recammo dal guaritore che somministrò vari decotti rivoltanti a Dimitri. Quella sera il ragazzo finalmente cominciò a stare meglio.

Volumnia.

La fucina maledetta – il fabbro demoinaco e la sua creatura.

Grigiomese, mercoledì 25

La mattina esplorammo il paese e scoprimmo che la settimana precedente due donne e un uomo erano scomparsi nei boschi verso sud e da allora ogni notte si sentiva distintamente il sordo rumore di un rimbombare metallico.

Decidemmo, nonostante la neve che iniziava a scendere, di recarci nei boschi ed esplorare la zona, dubitavo che i tre malcapitati fossero ancora vivi, ma gli altri ritenevano valesse la pena di controllare.

Dopo due ore di vagabondaggi arrivammo in una radura in cui essa stato eretto un tumulo. Le porte di bronzo che averebbero dovo sigillate giacevano a terra divelte. Giuseppe decise di legare il mulo ad un albero e lasciò il cinocefalo a guardia del carro.

Entrammo nel tumulo e dopo un breve corridoio ci ritrovammo difronte ad una scena raccapricciante.

Il centro del tumulo era costituito da un’enorme stanza 24 cubiti di lato, una doppia scalinata dava cesso ad una fossa, infonda alla quale si trovava un una creatura disseccata, con le orbite vuote che indossava un grembiule da fabbro e portava in mano un enorme martello.

Tre figure orribili si agitavano attorno alla forgia, non completamente umane, non completamente metalliche, distorte e rattrappite, con le articolazioni disarticolare.

Improvvisamente il fabbro non morto colpì la lastra di metallo posata contro l’incudine con il suo maglio e comprendemmo la causa degli strani rumori che venivano sentiti dagli abitanti di Albio.

Chiaramente seccato il morto vivente si voltò verso di noi. L’onda d’urto del colpo ci aveva paralizzati scagliando gran parte dell’aria fuori dai nostri polmoni.

Pensavamo che la creatura ci avrebbe ridotti a cumuli di carne sanguinolenta e maciullata, invece si mise a parlare.

La creatura era in effetti il fabbro che aveva forgiato la spada dell’alba e ora era stato trasformato in una creatura demoniaca. In realtà era felice dell’eternità a cui era destinato a vivere legato alla sua forgia. Tramite la ricerca della perfezione nell’arte del metallo aveva sperato di trovare la via per l’illuminazione. Ma la creatura a cui aveva dato vita non era risultata abbastanza perfetta, inoltre era scappata attraverso le porte metalliche alla ricerca di una via di fuga.

Gli esseri orrendi che lo circondavano erano in effetti i tre abitanti del villaggio che lui aveva assimilato al metallo della sua forgia per punirli della loro intrusione nella sua fucina.

Se noi però gli avessimo riportato la sua creatura per poterla rifondere e ricominciare il suo lavoro allora ci avrebbe risparmiato.

Giuseppe si dimostrò così entusiasta dell’idea che strinse un accordo con il fabbro non morto per restare da lui ad apprendere la sapienza del metallo in cambio di una settimana di lavoro presso la forgia.

Quando uscimmo scoprimmo che il mulo era scappato. Il cinocefalo protestò che Marius era preoccupato per la sorte del povero animale e prima di entrare anche lui nel tumulo lo aveva slegato non visto dagli altri. Quando l’animale aveva sentito il rombo del metallo era fuggito e il cinocefalo non era riuscito a fermarlo. Così dovemmo abbandonare anche il carro.

Trovare le tracce della belva di metallo che era uscita dal tumulo fu facile, dopo aver attraversato la radura era passato attraverso gli alberi lasciandosi una scia di arbusti e cespugli infranti e un solco nella neve che si stava accumulando sul terreno.

Trovammo la creatura, una massa pulsante di muscoli d’acciaio, placche e bulloni in una radura dove stava massacrando dei pelosi. Mentre era occupato nel massacro di quelle bestiacce la mia magia lo prosciugò di tutta la forza vitale lasciandolo a terra immobile.

Ora dovevamo trovare un sistema per trasportarlo e un luogo dove riposare, poiché la nevicata sembrava volersi trasformare in una tempesta.

Volumnia.

La fucina maledetta – la storia della spada dell’alba

Grigiomese, Lunedì 23

Prima di inscenare la mia finta morte e intascare la taglia promessa dall’Ancella del Rospo, ci recammo alla Fonderia dalli cani, i mercanti erano ansiosi di scoprire i segreti della corazza di Borin, appena seppero la storia.

Il proprietario della fucina si dichiarò disposto a concludere il patto anche se Varikas era morto e ci raccontò di una latro luogo di mistero e potere, la fucina maledetta.

Secondo Giuseppe, la storia racconta di un fabbro noto per la sua abilità. Un paladino della Lialga, noto in seguito come la Spada dell’Alba, chiese a questo fabbro della landa delle furenti Viole di forgiare la sua arma. Il fabbro provò 16 volte, ma ogni volta che temprava la spada questa era così dura da spezzarsi. La diciassettesima volta, per non fallire, il fabbro temprò la spada invece che nell’acqua nel sangue della moglie.

Il fabbro fu maledetto per aver compiuto un’azione così empia e blasfema e si dice che gli abitanti del villaggio dove abitava saputa la cosa lo imprigionarono nella sua fucina e poi ricoprirono tutto di terra per seppellirlo vivo, poi abbandonarono il villaggio che fu invaso dalla foresta.

Secondo il fabbro di Rione delle Piccole Taverne ad Albio della Poiana erano successi strani fatti, che potevano indicare la presenza della fucina da qualche parte in un tumulo nei boschi.

Promettemmo che durante il nostro viaggio a Cenziva avremmo indagato e lui ci diede un Cinocefalo come accompagnatore. Non che veda alcuna utilità in quelle patetiche creature dalla testa di cane note anche come Maut.

Arrivammo a Cenziva nel pomeriggio e iniziammo a fare domande alla ricerca di un contatto per riscuotere la taglia. Dopo varie ricerche nelle più sorde e infime taverne scoprimmo che dovevamo contattare toni detto il frigido, Alle Ca’Nove Vecchie dopo il secondo cambio della guardia.

Marius nel frattempo riuscì immediatamente a farsi ben volere dai fruttivendoli per poco una signora offesa dalle sue maniere non gli tirò la sua merce dietro.

La sera l’incontro sembrò andare bene e ottenemmo una lettera di credito dei Leoni Montanari come anticipo, ma la mattina dopo scoprimmo con nostro grande rammarico che era carta straccia, Syria l’Ancella del Rospo ci aveva gabbati.

La fucina maledetta 1

E con le sessioni di gioco torna anche l’angolo di Arlan! Buon divertimento!

Volumnia: quante volte sono morta?
Master: 1 e mezza!

Volumnia: hai presente quando la gente prende una persona strana e che vive da sola e la addita come strega? ecco, solo che io sono davvero una strega!

Giuseppe: cosa sono i pelosi?
Master: sono… pelosi! ecco l’immagine…
Giuseppe: sembra un nano ubriaco che ha perso tutti i suoi averi a poker…
Master: e questo è un biro biro
Giuseppe: sembra un barbapapà…

Master: perchè sarete obbligati a combattere!
Giuseppe: cameriera una birra!

Dimitri: (dopo aver tirato 1) eh sono ubriaco dal giorno prima… potrei tentare un attacco di vomito!

Giuseppe: (parla dello zombie) è morto?
Master: no!
Marius: beh tecnicamente si…

Master: ti sei appena messo il mantello delle nebbie, sarai perseguitato dall’umidità, spero tu non soffra di reumatismi…

Master: (racconta la storia al posto di Giuseppe)
Giuseppe: (interrompe)
Master: non interromperti finchè racconti!

Marius: ma c’è qualcosa di vero in voi?
Dimitri e Giuseppe: no! (alzano le bende) l’occhio c’è!

La fucina maledetta – Mercanti e farabutti.

Grigiomese, lunedì 23

È sempre incredibile quanto sottile sia il filo della vita e quanto in fretta possa essere reciso. Per la seconda volta mi sono trovata sospesa fra la vita e la morte. La prima bruciata solo per essere rianimata da un mago del sangue e la seconda in stato comatoso per molti forse troppi minuti. La mia esistenza ora mi sembra una sfida alle leggi dell’esistenza. Avevo il dubbio se fossi davvero ancora viva o piuttosto non fossi finalmente trascesa. La mia carne avvizzirà diventando come pergamena?

Beh bastò un pizzicotto a farmi rendere conto che i miei nervi erano ancora al loro posto, eppure avevo l’impressione di essere diventata più simile ai morti viventi di quanto non fossi prima. Un po’ alla volta con ogni trapasso qualcosa della mia vita si perdeva. Era solo questione di tempo, un giorno sarei ascesa.

Ora mi ritrovavo a rione delle piccole taverne al centro del caos. Faticavo a rendermi conto delle cose. C’era confusione, persone che gridavano, i miei salvatori, due sedicenti mercanti del nuovo culto (un vecchio nano, Giuseppe birra a nastro, e un giovane, Dimitri) che avevano perso nell’incendio delle stalle il carro e perquisivano i cadaveri, forse li derubavano, non ricordo. Marius, l’uomo che mi medicava, era un seguace dell’antica fede, sembrava troppo bravo per essere un semplice guaritore che ricorreva ad erbe e filtri, che fosse una antico sacerdote? Che avesse poteri magici?

Non mi fidavo, non potevo fidarmi. Non con una taglia sulla mia testa, non in compagnia di tre uomini che erano stati in grado di sconfiggere i tetri mietitori, non con dei morti viventi che attaccavano anche sul fare del mattino. A quell’ora solo una potente magia poteva trascinate i cadaveri fuori dal sepolcro. Mi tornarono alla mente gli orrori della notte di Semirade e compresi che ero rimasta l’ultima a sapere: Ofelia impazzita e ora Varikas e Altea assassinati.

Inoltre la perdita di sangue doveva avermi indebolito, i miei poteri magici erano diminuiti, non avevo più la forza per evocare a nuova vita i cadaveri, sarebbe occorso tempo per recuperare tutta la mia magia.

I mercanti del nuovo culto tentarono di vendermi all’autorità ecclesiastica. Desistettero solo dopo aver visto il poco interesse dei monaci e quando il guerriero insinuò che i sigilli delle loro lettere di presentazione fossero falsi. Poi scoprimmo che non avevano perquisito i cadaveri li avevano letteralmente saccheggiati.

Per quanto provassi un’antipatia istintiva per quelle persone, che ora vagavano per il villaggio inebetite quanto me, alla fine decisi di andare da loro e raccontare il minimo indispensabile sul mio passato e su Syria l’ancella del rospo. Pare che tutti in qualche modo avessero a che fare con il rospo, i mercanti, anche se io e Marius non credevamo loro, dicevano di dover recuperare qualche reliquia dalla cattedrale maledetta di Cenziva,

I due mercanti resisi conto che erano rimasti coinvolti in qualcosa di più grande di loro, o forse sarebbe meglio dire i due falsai falsari, decisero che il modo migliore per sistemare la questione della taglia era consegnare le teste di Varikas e Altea unita ad una falsa testa che mi rappresentasse a chi aveva braccato me e i miei ex compagni di sventure. Non visti decapitarono un cadavere femminile e vi incisero un marchio simile a quello che io portavo sulla nuca, poi cercarono di dissimulare la meglio il mio aspetto, un nuovo abito, un nuovo tagli di capelli e molto trucco per diminuire il pallore crearono una nuova Volumnia. Per la seconda volta ero morta e rinata.  Sperai che bastasse.

Volumnia.

Le antiche sale dei nani – epilogo

Dopo essere stati nelle sale dei anni portammo la corazza di Borin, al proprietario delle Fonderie come da accordi. Temevo che il culto del rospo fosse ancora attivo e probabilmente era alle spalle degli strani avvenimenti Passammo tutta la giornata ad indagare sull’ancella del rospo, ma il paesino era troppo piccolo perché si venisse a sapere qualcosa, come a Cenziva, su quella donna aleggiava il mistero. In compenso scoprimmo voci su una strana fucina demoniaca La sera provammo a girare nei boschi in cerca di tracce, ma senza alcun risultato. Il giorno successivo i miei timori che il culto fosse sulle nostre tracce si concretizzarono. Due figure lacere vennero in cerca di noi seguite da uno stuolo di morti viventi, la cosa inquietante fu che ciò accadde dopo che aveva albeggiato. Venimmo presto sopraffatti e l’ultima cosa che ricordo prima di venire colpita alla testa fu altea che evocava una palla di fuoco. Quando ripresi conoscenza ero in un lago di sangue, un uomo in male arnese, che appariva segnato dalle cicatrici di precedenti battaglie, stava cercando di rappezzarmi, mentre due strani figuri che portavano croci del nuovo culto stavano perquisendo i cadaveri. I miei precedenti compagni di sventura erano morti.

Ora io ero l’unica a custodire i segreti dell’orrore apparso nel mondo la notte di Semirade ed ero circondata a estranei, forse animati da cattive intenzioni. Intanto la stalla della locanda era in fiamme, probabilmente a causa dell’incantesimo di Altea.

Volumnia.

Le antiche sale dei nani – l’orrore del pozzo maledetto.

Dopo aver eliminato il sacerdote a guardia delle catacombe, ci apprestammo a scendere ai livelli inferiori, infestati da ragni, morti viventi e bestie ancora peggiori.

15 5 01 15 5 02

Fu proprio una di queste oscenità sbucata da uno dei pozzi delle antiche sale, un verme con un’orrenda massa di tentacoli rigurgitanti liquido velenoso, che fece prendere un infarto ad Ofelia per l’orrore suscitato da tale visione. Dovemmo così proseguire fra le insidie e i trabocchetti dei corridoi senza più la fida ladra ad aprirci la strada. In una delle tombe che visitammo trovammo uno strano diario abbandonato sul pavimento. Rigurgitava nomi che negli ultimi tempi mi erano divenuti orrendamente familiari: Yog Sothoth, Sub Nigguearth, Tsathoggua… lo prendemmo, poiché avrebbe sempre potuto tornarci utile nel seguito.

Alla fine riuscimmo ad arrivare nella sala funeraria principale, dove si trovavano le tombe della guardia d’onore. I guardiani, con le loro alabarde arrugginite, si ergevano ancora a strenua difesa delle tombe, la carne non ancora completamente decomposta nonostante i  secoli di sepoltura che emanava un insopportabile puzzo acre.

15 5 03 15 5 04

I guardiani erano però il problema minore, una delle tombe si rivelò nascondere un cratere rigurgitante una luce verdastra da cui provenivano le oscenità che infestavano le catacombe dei Nani. Mentre tentavamo di chiuderla, dopo avervi rispedito dentro l’ennesima oscenità fuoriuscita da quel pozzo, che probabilmente pescava nelle viscere degli inferi, fummo attaccati da uno stregone e il suo servitore che evidentemente infestavano da tempo il luogo. Lo stregone dichiarò di essere il proprietario del diario che avevo recuperato e mi intimò di restituirlo, pena la morte, come se avendo il diario non ci avrebbe uccisi lo stesso!

15 5 05 15 5 08

Ucciso lo stregone e le creature oscene che continuò ad evocarci contro, finalmente sigillammo il foro, grazie a delle istruzioni decifrate dal diario. A quel punto prendemmo ogni tesoro che potevamo ed abbandonammo le sale.