Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

* Culti e riti del mondo di Kata Kumbas

Campana stridente Skaven

Comprato sabato a Schio:

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Era 1998 quando Jes Goodwin sviluppò la prima incarnazione della campana stridente per il gioco di Warhammer, la più insana creazione degli stregoni ingegneri Skaven.

Montata su un’enorme pedana su ruote questa gigantesca campana è trainata in battaglia da un’orda di Skaven.

Di fronte alla campana stridente sta un veggente grigio inneggando folli maledizioni e sbagliando magia nera contro i nemici degli Skaven. Incatenato dietro la campana stridente si trova lo Skampanaro, un suonatore incappucciato che bandisce un pesante martello di warpietra.

Quando il suonatore percuote la campana stridente una nota assordante rimbomba attraverso il campo di battaglia come un tuono,  perforando i timpani e spezzando le rocce.

Da notare i cavi zigrinati che percorrono la campana, segno della sua origine come artefatto della scienza folle. Le incarnazioni successive della campana saranno molto più arcane e meno legate alla tecnologia degli ingegneri Skaven.  Ora mi manca solo la versione più nuova e gigantesca della campana stridente per avere in mio possesso tutti e tre i modelli usciti per warhammer.

 

Ora devo solo verificare su l’impero in fiamme se ci sono i margini per giocarla in Mordheim.


Mundus patet! La Terra si apre.

Appresi da mia Nonna della Processione delle Anime, il “Cursus”, quando ancora ero bambina e da lei imparai ad “andar per Anime” e a placarle facendogli “via col fuoco” e nutrendole di fave e fagioli. Le prime per placare la fame di vita, i secondi per favorire la rinascita.

Semirade è un momento di scambio di sapienza e di usanze fra vivi e morti, un momento di doni. È anche il momento delle viole del pensiero, infatti seminarne costituisce il dono dei vivi ai morti, è la loro materializzazione nel giardino consacrato agli Invisibili.

Ora che ci avviciniamo a Calenda e la mia terra, la Calbatisia, ancora una volta è scossa dai terremoti, trema sussulta e vibra, conscia della tensione per l’attesa della notte di Semirade in cui il velo è sollevato. Questo è il periodo in cui il suolo si apre e gli avi sono liberi di vagare per Rarte a loro piacimento.

Interpreto il segno come infausto, avverto l’irrequietezza degli spiriti dei miei antenati, mentre il freddo mi attanaglia fin nel midollo, dentro le ossa.

Si avvicina un periodo di purificazione e preparazione, mentre il Nuovo Culto e i Falsi Dei insidiano le verità su cui noi del Popolo Antico abbiamo eretto la nostra civiltà. La purificazione degli antichi dei passa sempre per il sangue e il fuoco e solo i numi sanno quanto sangue ancora dovrà scorrere e quanti incendi divampare prima che la loro furia si sia quietata.

È un periodo di domande e risposte, di Profezia con, dalle e sulle ossa, e mai come oggi temo risposte che potrei ricevere dagli oracoli.

– Amarantina Notti, celebrando Semirade

(Liberamente ispirato ad un testo di Tatiana Martino)


Schiere notturne vaganti per Laìtia

Molti sono i racconti di spiriti che circolano nelle terre di Laìtia, che riguardano gli stuoli che seguono Ecate attraverso la Calbatisia, o la Dea dagli Occhi di Cielo (Diana), nella valle del lago Nemis, vicino alle contrade della Zolia.

Alle schiere notturne vaganti guidate da una figura femminile si accenna anche in un passo di Juòlem della Lialga nel 849. Secondo il volgo, una misteriosa divinità femminile (ma si tratta in realtà, spiega Juòem, di un demonio), chiamata Abundia o Satia, gira di notte per case e cantine, seguita nelle sue peregrinazioni notturne da una schiera di morti che non trovano pace: i morti anzitempo, i bambini rapiti troppo presto alla vita, le vittime di una fine violenta.

Questa donna spettrale vaga nelle abitazioni, mangiando e bevendo ciò che trova: se s’imbatte in cibi e bevande lasciate come offerte, procura prosperità alla casa e ai suoi abitanti, altrimenti si allontana rifiutando la sua “protezione”. Il che si traduce in genere in una serie di sventure per gli sprovveduti abitanti di quella casa, vista l’indole malevola di tale spirito, come hanno ben imparato i contadini Laìtiani.

A «dame Abonde» e ai suoi seguaci allude anche un passo dell’oscuro tomo meglio noto come il “Roman de la Rose”: in cui si chiarisce di come sia accaduto nella Bramoldia che in un villaggio i terzogeniti di alcuni fattori siano stati costretti ad andare, tre volte alla settimana, in compagnia di dame Abonde nelle case dei vicini. Nulla li poteva fermare, né muri né porte sbarrate, giacché era soltanto la loro anima che viaggiava, mentre il corpo rimaneva immobile. Se qualcuno però volta il corpo di chi viaggia in compagnia della dama allora l’anima non può più ritornarvi, e la donna avrà lo sventurato incatenato alla sua macabra corte per sempre.

Vi sono altri tomi ermetici e sapienziali che parlano di tale donna, come le opere dello sventurato Von Juz o del conte D’Erlette e si dice persino che sia una delle figure femminili ritratte nel Voynic, apparsa in visione allo sciagurato illustratore di tale tomo indecifrabile.

Da uno scritto originale di Tain, da me liberamente adattato alle terre di Laìtia.


Caterina de’ Demici, la dama nera del Sacanto

Post di halloween in puro stile orrorifico. Buona notte delle streghe e dei fantasmi.

Caterina de’ Demici nacque a Fiorenzuola da Relonzo de’ Demici, Duca di Irbuno “a cui il Chiamavelli dedicò il suo trattato “De Actis viri dictatori”. Sposò Onrice della Sabina che successe al padre. Alla morte del marito ha prese in mano il potere come reggente e da allora si è dimostrata sempre molto abile nelle questioni di confine e nelle intricata diplomazia delle regioni Laìtiane persino nella difficile situazione successiva alle invasioni di Giscardo lo Smazzolatore. Di recente dopo una delle tante contese di confine che avvengono fra i ducati del Sacanto, ha assunto in nome del il figlio anche la reggenza di Fiorenzuola. L’intero consiglio della città è stato impalato e poi decapitato alle porte della città e le teste trasportate ad Irbuno, come monito per eventuali dissidenti in patria.

In nome della ragione di stato ha fatto sterminare senza nessun indugio centinaia di nemici al solo minimo sospetto; tuttavia questa eccessiva freddezza cela una figura piena di ambiguità e spietatezza con un temperamento inquieto e angosciato, che l’ha portata a circondarsi di astrologi alchimisti, negromanti, fattucchieri e a ricorrere a talismani magici. Si dimostrò.

Le operazioni di Caterina sono spesso descritte dai predicatori del nuovo culto come opere della peggior strega… ed è un fatto risaputo che essa pratichi la bassa magia.

In uno dei racconti più macabri che circola nel Sacanto si afferma che:

 

“In una notte di luna piena allo scoccare delle tre, teschi di neonati uccisi per strangolamento venivano posti sulle foglie di un albero di fico, cresciuto nel lato settentrionale di un convento abbandonato; attorno ai teschi venivano sparsi acini d’uva da una mistica cacciata dall’ordine. Caterina, indossando una lunga cappa nera, conficcava nei crani dei lunghi aghi d’argento, invocando la morte dei nemici di cui proferiva il nome durante la cerimonia.”

In questo modo avrebbe procurato la morte del contestabile di Fiorenzula, che le contestava la reggenza della città.

 

Molto spesso Caterina durante le sue operazioni di magia nera usava anche delle particolari statuine di cera e di creta create dai fa6ttucchieri, alte poco più di due palmi con sopra incisi i nomi delle persone da colpire; essa procedeva conficcando degli spilloni d’argento, sue armi magiche preferite, conficcandoli profondamente e con immenso odio nelle statuine. A volte questi riti venivano assistiti dal suo astrologo confidente e amante, Ruggeri. A volte accendeva delle candele nere che circondavano la statuina dal libro dei rituali leggeva le particolari preghiere, poi colpiva con forza le statuine con un pugnale dalla sottilissima lama d’argento, che portava sempre con sè, oppure con spilloni a seconda se voleva uccidere subito oppure far soffrire a lungo la sua vittima. Mentre Caterina colpiva la statuina recitava una delle tante preghiere a seconda del rituale…


Prefiche Laìtiane

La prefica (in lingua antica praefica) era una donna pagata per piangere ai funerali nell’era delle divinità pristine. Le prefiche venivano nel corteo funebre precedevano il feretro dietro i portatori di fiaccola, con i capelli sciolti in segno di lutto e cantavano lamenti funebri e le lodi del morto, accompagnate da strumenti musicali, a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli.

L’uso delle prefiche è citato dal poeta antico Oremo e venne proibito, nei suoi eccessi, a Maro dalla legge delle XII tavole. Il viaggiatore che fosse passato nell’Urbe avrebbe comunque visto anche dopo le proibizioni cortei di donne velate di nero, avvolte dal fumo delle torce, dell’incenso e probabilmente anche di droghe allucinogene, che incidevano con passo tremante battendosi il petto, strappandosi i capelli ed emettendo gemiti inumani.

Si mantenne tuttavia anche in epoca successiva alla dittatura dei capi delle tre stirpi, sebbene combattuto dalle gerarchie del Nuovo Culto (l’uso viene ancora condannato nelle omelie dei predicatori della nuova fede).

La preoccupazione delle autorità e dei sacerdoti nasce dalla possibilità, concreta per quanto remota, che gli spiriti di tali donne, che in vita simulavano esageratamente un dolore fasullo, possano tornare dagli inferi per “vegliare”, secondo i loro distorti valori, i familiari dei defunti che hanno pianto da vive.

Liberamente ispirato a http://it.wikipedia.org/wiki/Prefiche


Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Quarta parte, erbe che cominciano per C bis

Torna dopo una lunga assenza la saggezza della mamma Lanza che chi guida nel modo delle erbe di Kata Kumbas.

Importante! Questo testo ha esclusivamente finalità ludiche, le informazioni presentate non intendono in alcun modo essere veritiere e non sono state assolutamente verificate, si sconsiglia pertanto di farne alcun utilizzo al di fuori del gioco di ruolo.

Cicoria

La cicoria è una delle piante più diffuse di Laìtia , cresce dappertutto e si riconosce per i fiori celesti sugli esili rami quasi privi di foglie. Si usano soprattutto le radici, che quasi sempre compongono le tisane stimolatrici della funzione epatica.

Le radici torrefatte servono a fare una bevanda gradevole dall’inconfondibile gusto amaro, abbastanza gradevole.

Coda cavallina

La coda cavallina è una pianta facilmente riconoscibile perché costituita da un fusto con tanti piccoli aghi verdi. Cresce all’ombra, nei luoghi umidi.

Le sue proprietà sono conosciute dai primi secoli successivi alla dipartita delle divinità pristine ed è molto usata per le sue proprietà rimineralizzanti. Infatti è ricchissima di silicio organico che si trasforma rapidamente in calcio, quindi è utile in tutti i casi di fratture.

La tintura di coda cavallina (più nota col suo nome botanico di equiseto) si somministra quindi in casi di fratture, ma anche rachitismo e carenze nutritive in genere e dà ottimi risultati per gli stessi problemi anche negli animali.

Colchico

Il colchico fiorisce nei boschi in autunno (è molto simile allo zafferano) ed è usato poiché la colchicina che contiene agisce contro la gotta.

È comunque una pianta tossica, ma va citato un fatto molto curioso: la colchicina viene studiata da molti alchimisti per certe sue proprietà che in misteriose circostanze ambientali chreano mutazioni negli individui non ancora ben chiare.

Coriandolo

Il coriandolo è una fra le spezie più antiche, nota fin da prima della fondazione di Maro. Si usa moltissimo in Oriente, è oggetto di fitti scambi lungo il mare Missogeo ed è alla base di moltissime salse. I semi tondi, simili a granelli di pepe, sono alla base del curry e si usano per aromatizzare piatti di carni e dolci.

Crescione

Il crescion cresce nei luoghi umidi ed è facile coltivare nei davanzali o in vasce all’interno dell’abitazione. Si usa fresco per curare il diabete ed è molto ricco di elementi minerali

Il succo di crescione si usa per massaggiare il cuoio capelluto contro la caduta dei capelli, spesso mescolato a ortica e bardana che hanno proprietà simili.

Cumino

Il cumino è una spezia, nota anche come carvi, ed è molto utilizzato nella cucina della Tribannia. Si utilizza da un secolo anche nei Regni Iperborei per fare pane e dolci.

Curry

Il curry è un miscuglio di spezie tipico della cucina Nidiana. Esistono moltissimi tipi di curry con le composizioni e i dosaggi più diversi, quindi il vero cerusico non dovrebbe scegliere a caso il curry per le sue preparazioni e impacchi.

Il curry tipico è una mescolanza ben dosata di pepe nero, peperoncino, chiodi di garofano, cannella, semi di coriandolo, cumino, zenzero, noce moscata, semi di senape.


Guida alle erbe di Agelmina Lanza – Terza parte, erbe che cominciano per C

Importante! Questo testo ha esclusivamente finalità ludiche, le informazioni presentate non intendono in alcun modo essere veritiere e non sono state assolutamente verificate, si sconsiglia pertanto di farne alcun utilizzo al difuori del gioco di ruolo.

Calcatreppa

E’ una pianta piuttosto comune su Laìtia, facilmente riconoscibile per le sue foglie spinose.

Le sue proprietà non sono molto conosciute, tranne che dalle più sapienti fattucchiere, ma si tratta in realtà di una pianta preziosa, presente in tutte le tisane coadiuvanti per le diete dimagranti.

Per le sue eccezionali proprietà diuretiche è utilizzata nella cura dei calcoli e nelle pozioni e fatture per far perdere il vigore ai guerrieri.

Calendula

E’ una pianta comunissima, riconoscibile per i suoi fiori gialli a forma di margherita.

Nelle tisane viene impiegata nelle disfunzioni dell’apparato genitale femminile (aumenta le mestruazioni scarse e diminuisce le abbondanti) ma è utilissima soprattutto per fare impacchi nella cura una grande quantità di malattie della pelle, dall’acne ai geloni.

È inoltre utilizzata dalle donne Laitiane nella cosmesi, per ammorbidire la consistenza di maschere per il viso e ombretti per gli occhi.

Camomilla

Somministrata come tisana la camomilla ha blande proprietà tranquillanti che ne fanno un blando sedativo per problemi di nervosismo.

Essicata e concentrata da mai sapienti, queste proprietà si accentuano, e la camomilla può diventare un ingrediente essenziale per pozioni del sonno o che calmino i dolori.

Cannella

La cannella originale è piuttosto rara e viene prodotta nei reami oltre le terre ignote, in particolare a Nocely.

Esistono comunque piante che producono una corteccia molto simile alla cannella, solitamente commerciate dai mercanti che viaggiano fino alla Nidia. In genere la vera cannella si riconosce dal fatto che le sfoglie sono molto sottili e avvolte insieme.

Molto simile alla cannella è la cassia, che ha un aroma più pungente e viene usata per le preparazioni di carni piccanti, mentre in genere la cannella si usa per aromatizzare dolci o liquori. Va conservata in vasi di vetro ben chiusi e protetta dall’umidità.

E’ preziosa anche per il suo olio essenziale medicamentoso: ha un potere disinfettante superiore a quello di molte altre spezie. Il motivo per cui è stata così preziosa nei secoli dipende infatti non tanto dal valore gastronomico, ma dalla proprietà di conservare gli alimenti evitandone la putrefazione.

Capelvenere

Si trova facilmente sui muri umidi e ombrosi e viene usata per curare il catarro e la raucedine.

L’infuso di capelvenere mescolato in parti uguali con miele è molto efficace per gli abbassamenti di voce.

Si racconta che il grande Nefarilli e molti altri grandi attori e castrati facevano gargarismi di capelvenere prima di entrare in scena. Il decotto si usa, abbinato in genere all’ortica e alla bardana, per frizionare il cuoio capelluto allo scopo di fermare la caduta dei capelli.

Celidonia

E’ una pianta molto conosciuta fin dai tempi delle divinità pristine. La celidonia ha effetti affini a quelli dell’oppio, che la rendono utile contro gli spasmi.

Chiodi di garofano.

È una delle spezie più note, costituita dai germogli ancora chiusi di una pianta alta fra gli otto e i dieci metri, quindi nulla a che fare con i garofani che si producono nelle regioni Laitiane.

I chiodi di garofano, raccolti prima che si schiudano e seccati al sole per pochi giorni, sono ricchissimi di un olio essenziale molto profumato e vengono usati in mille modi: dalla frutta cotta al vin brulé, dal coq au vin alla lepre in salmì.