Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

* Cthulhu western

Capitolo 2 – il cimitero indiano

Dal diario del defunto Jhon Crane – 14 giugno 1865.

Assieme ai miei nuovi compagni di sventura mi recai nella riserva per parlare con gli indiani. Cercai inutilmente ancora una volta di metterli in guardia contro gli spiriti maligni che infestano questa terra, ma gli americani mi presero per pazzo, avrebbero presto imparato a loro spese cos’era la vera follia.

Nella riserva fummo accolti abbastanza pacificamente dal capo indiano, che ci spiegò come la ferrovia stesse turbando l’equilibrio della sua terra, attraversando il loro cimitero, inoltre Doyle stava operando più a nord nel tentativo di liberare quello che l’indiano chiamò il grande demone nero.

Facendoci spiegare meglio l’accaduto venne fuori che Doyle stava iniziando ad estrarre petrolio e la ferrovia gli serviva come punto di appoggio per le sue attività.

Comunque dagli indiani alla fine non ottenemmo nulla quindi decidemmo di andare in città dove Ikariu pensò bene di fare un giro per accogliere un po’ di voci sulle attività di Doyle e poi tornammo alla ferrovia per fare la guardia per la notte.

E la notte ci colse in tutto il suo orrore: uno spettro fosforescente apparve nel buio e ci attaccò dal cavallo. Uno spettro era nulla in confronto agli orrori a cui avevo assistito in Giappone così lo caricai con la mia spada sacra, schivai la sua lancia e lo ferii… non avevo mai visto uno spettro sanguinare per un taglio della mia Katana, nel frattempo Jhon Downtown e James Cooper avevano estratto le pistole così io mi ritirai e lascia che loro potessero tirare a quello che sembrava essere solo un uomo travestito, mentre Paco salmodiava una strana litania di protezione contro gli Spiriti maligni.

I proiettili ferirono la creatura alla spalla e al braccio e questa voltò il cavallo per scappare.

Seguimmo le strisce di sangue fino ad un cunicolo, e qui trovammo delle tracce fluorescenti sul bordo della roccia. Non c’erano più dubbi si trattava di un uomo che si era spalmato una strana pittura.

Senza indugiare ci inoltrammo nel cunicolo, trovandoci in una catacomba indiana.

Uscimmo dal cunicolo che era quasi l’alba e ci trovammo vicino alla riserva indiana.
Dal diario del defunto Jhon Crane – 15 giugno 1865.

Andammo a parlare con il capo indiano e questi confessò che il “fantasma” era suo figlio.

Provavamo un po’ di pietà per gli indiani e inoltre le voci raccolte su Doyle avevano dimostrato come fosse un furfante della peggiore specie, quindi decidemmo che avremmo trovato noi il modo di fermare la ferrovia.

Se Dolyle non avesse più potuto estrarre il petrolio allora non avrebbe avuto alcuna ragione per portare fin li un ramo della ferrovia.

Inoltre io nel mio inconscio continuavo a temere che le storie sugli spiriti della terra indiane non fossero fandonie, magari assieme al petrolio Doyle avrebbe estratto veramente anche un demone…

Quindi decidemmo di sfruttare le abilità di guastatore di James Cooper, ex soldato sudista, e dopo esserci procurati un po’ di dinamite andammo a far saltare il pozzo petrolifero.

Dal diario del defunto Jhon Crane – 16 giugno 1865.

Quando Doyle venne a sapere che qualche sconosciuto aveva sabotato il suo pozzo rendendo impossibile avviare l’estrazione ci licenziò perché la ferrovia non gli serviva più e quindi non aveva bisogno delle guardie.

Presumo che Dolyle non impiegherà molto a collegare noi cinque al disastro del pozzo, e non credo che sia uno che ha bisogno di prove per avviare una ritorsione contro di noi. Avremmo fatto meglio ad abbandonare la città.


Forse uno degli aspetti di questa campagna è che una parte dei giocatori interpretava personaggi con la consapevolezza dell’esistenza dei miti nata a causa di viaggi nell’estremo oriente, mentre un’altra interpretava pistoleri inconsapevoli dell’orrore cosmico che li circondava, e nella prima parte della campagna erano nate parecchie diatribe tra “scettici” e “creduloni” poiché c’era tanto la possibilità che gli eventi avessero spiegazioni naturali quanto aliene.


Capitolo 1 – Wikita Falls

Dal diario del defunto Jhon Crane – 13 giugno 1865.

"Mi trovavo nella cittadina di Wikita falls a giocare a carte nel saloon, o meglio a barare assieme a Ikariu per racimolare un po’ di quattrini, ma purtroppo venni scoperto da due pistoleri: Jhon Downtown e James Cooper. Prima che potessimo sistemare la cosa, alla vecchia maniera del west, entrarono nel locale quattro energumeni alla ricerca di un messicano.

James Cooper che è un sudista non ha intenzione sporcarsi le mani per aiutare un peone, così gli unici a fronteggiare gli assalitori siamo io, Ikariu e Jhon. Bisogna dire che il pistolero non se la cava male…

Ci liberammo degli sgherri senza troppa difficoltà e naturalmente devastando il locale. Proprio mentre stavamo per tagliare la corda arrivò il ranger Norris, così fummo costretti a dare parecchie spiegazioni e a pagare i danni.

Venne fuori che paco era un mezzo santone/stregone adepto nel culto del Palo Majombe.

A quanto sembra la scazzottata nel locale ci aveva fatti notare, perché venimmo avvicinati dall’industriale Doyle. Qualcuno sabotava il cantiere della ferrovia e lui era in ritardo con il lavoro di costruzione. Lui pensava che la colpa fosse degli indiani e ci pagò per indagare fornendoci un lauto anticipo.

Così andammo a controllare tra i miei avvertimenti sulle nefaste presenze che si aggiravano in questi luoghi e sull’importanza di non contrariare gli spiriti “maligni”. Naturalmente i miei nuovi compagni di viaggio non mi credettero.

Alla ferrovia scoprimmo che ogni notte venivano compiuti furti, gli operai parlarono terrorizzati di spiriti indiani e altre cose misteriose, decidemmo quindi di recarci nella vicina riserva indiana per indagare."


Bisogna dire che in D20 Cthulhu i personaggi sono molto più scarsi che in D&D, però nella versione western riescono comunque ad essere più “eroici” che nella versione anni 20 o contemporanea, poiché in ogni caso un pistolero dell’800 è molto più agguerrito di un uomo di città degli anni venti, con maggiori capacità nell’uso delle armi.

Spero di stare riportando i fatti con sufficiente precisione, in caso contrario fatemi spere che provvederò ad aggiornare i testi.


Cthulhu Western – Riassunto

Breve riassunto della campagna precedente, a cui avevo partecipato anch’io, in attesa che Rusty metta le nuove storie.

Jhon Krane e Ikariu sono due avventurieri che vegono dal jappone e sono emigrati in america.
A Wikita Falls conoscono Jhon Jhonson, James Cooper e Paco, un santone messicano e assieme fermano il progetto dell’industriale Dolyle di

Il loro vagabondare per l’America li porta a fare la conoscenza con le spaventose creature dei miti di Cthulhu.

Krane e Ikariu muoiono, lei si sacrifica per far saltare in aria un idolo di degli uomini rettile con la dinamite e Krane sconvolto dal dolore per la perdita della sua amante di li a poco mure in uno scontro suicida con un suo giurato nemico dai tempi del Giappone e cede la sua katana benedetta a James Cooper.

I restanti avventurieri dopo aver ucciso Dolye, che voleva costruire un golem nei suoi sogni di megalomania, decidono di andare in Inghilterra.

Qui si trovano coninvolti nelle macchinazioni di una strana organizzazione di alchimisti e nello scontro per distruggere la pietra filosofale vengono catapultati ai giorni nostri.

Ora a Wikenden il male si sta risvegliando, sarà solo una conincidenza?

Ho setito voci di un’uomo in nero che gira nella notte brandedo una katana, che nelle sue mani brilla come le stelle del cielo.


Biogrtafia James Cooper

Salve questa è la biografia del personaggio che sto usando adesso in The Call of  Cthulhu (spero si scriva così) spero che vi piaccia…

7 Agosto 1843: Georgetown, Shout Carolina, questo è l’ inizio della mia storia un giorno caldo e arido così mi disse mia madre, io però non ne porto il ricordo perché ero appena venuto al mondo. Sono nato in una facoltosa famiglia di coltivatori di tabacco, unico figlio maschio di Eduard Cooper e devo dire che la mia infanzia è stata felice e spensierata viziato com’ ero da mia madre e dalle mie sorelle più grandi. La mia vita era semplice allora.

7 Agosto 1856: Il giorno del mio tredicesimo compleanno venni spedito all’ accademia militare, brutto posto non lo nego, ma la mia famiglia era così fiera di me che non potei far altro se non farmelo piacere e impegnarmi al massimo per tenere alto il nome dei Cooper.

12 Dicembre 1860: La Shout Carolina proclama la seccessione della federazione degli stati uniti, seguita da altri dieci stati. Ormai si parla sempre più di guerra e mio padre dice che è ormai inevitabile.

4 Febbraio 1861: La guerra non è tardata ad arrivare e anch’ io, spinto dal patriottismo e uscito dall’ accademia con il grado di tenente di cavalleria, mi appresto a scendere in campo con la mia compagnia. Il nostro esercito è ben preparato pronto ad agire con decisione, ma piccolo rispetto alla forza degli unionisti che però non può mobilitarla contemporaneamente.

5 Maggio 1863: Un giorno difficile da dimenticare, mi è arrivato un messaggio dal comandante del contingente di mio padre dice che è morto a Gettysburg dove abbiamo perso, povera mia madre spero di poter tornare a casa il prima possibile.

13 Luglio 1864: Oggi abbiamo sorpreso una squadra nordista e li abbiamo fatti a pezzi, venti dei nostri sono caduti però, penso sia una piccola e insignificante vittoria, Dio come odio la guerra!

6 Marzo 1865: Ad Appomattox si è scatenato l’ inferno: morti, morti, troppi morti!Erano ovunque con ancora il piombo fumante nella loro carne; non so come io e pochi uomini siamo riusciti a ritirarci a scappare dalla morte, la battaglia era persa perché rimanere e perdere anche la nostra vita?

9 Aprile 1865: Richmond è caduta la guerra è probabilmente finita, ma c’è chi tra di noi parla ancora di combattere; non io. Ho preso con me chi era stanco della guerra e siamo andati ad arrenderci ai nordisti, che sbaglio terribile!

13 Aprile 1865: Bastardi, ci hanno ingannato! Ci siamo arresi ieri, i nordisti ci hanno portato in una radura non ci hanno neanche chiesto di consegnare le armi ci hanno messi in fila davanti a dei carri, poi hanno alzato le tende e una raffica improvvisa a falciato un quarto dei miei uomini sul colpo “ A  terra!” non ho fatto in tempo a dirlo che il mio braccio sinistro è stato colpito in più punti dai fucili nordisti, steso dietro al mio cavallo agonizzante ho visto la fine dei miei compagni e amici. Sono un vile sì, ma non sapevo cosa fare! Rimasi a terra come un morto i nordisti vennero a recuperare le armi, mandarono solo tre uomini però: il primo di loro mi venne vicino per spogliarmi e io gli aprii un buco nella testa, al secondo spappolai il ginocchio e al terzo esplose letteralmente la spalla destra; con il braccio infuocato dal dolore rubai il cavallo all’ uomo che uccisi e scappai diretto a casa.

16 Aprile 1865: Devo dire che della mia casa non è rimasto poi molto, solo un paio di travi bruciate, ma di chi vi abitava dentro ancora meno: sembra che i nordisti si siano divertiti parecchio, ma un giorno avrò la mia vendetta, su questo i nordisti possono contarci un Cooper mantiene sempre le sue promesse! 

17 Aprile 1865: Ho seppellito mia madre e le mie sorelle questa mattina; o almeno ciò che è rimasto di loro, sono riuscito a riconoscere mia madre solo per il medaglione di famiglia che portava al collo ora lei non lo porterà più penso che dovrei tenerlo con me è l’ unica cosa che mi è rimasta dei miei cari. 

Senza una meta precisa mi sto dirigendo a ovest  dicono che ci sono buone possibilità di ricominciare una vita nel Texas, spero solo che il mio futuro sia migliore del mio passato.


Preludio – Il Mytos

Alcuni non credono nella magia, altri la considerano una forza meravigliosa che può espandere i loro orizzonti e rendere speciale anche la banale vita di ogni giorno.
In realtà, la magia è solo la porta attraverso cui i demoni e gli dei oscuri pervadono con la loro follia il mondo: una forza corruttrice, che prosciuga la volontà e l’intelletto, lasciando l’animo vuoto e aperto alle seduzioni del Mytos.
Ho dannato la mia vita nel Giappone feudale del diciannovesimo secolo, inseguendo uno shugenja, stregone sacerdote locale, per conto di un daimo per cui lavoravo, e di fronte a me si è aperto un inferno di demoni e divinità pronte a impossessarsi dei fragili corpi degli umani per evadere dalle loro prigioni tra le stelle.
Ah si, non mi sono ancora presentato, sono Jhon Crane, ex addestratore dell’esercito di sua maestà, temporaneamente in servizio in Giappone, congedato con disonore per infermità mentale, avrei dovuto spararmi una pallottola in testa per salvare il mio onore, ma so cosa mi aspetta dall’altra parte e sono troppo attaccato alla vita per farlo.

Quello che ho visto nelle montagne del Giappone, mi ha rivelato in tutto il suo orrore una realtà, dove solo il male tiene presa sul mondo e non esiste il minimo spazio per la speranza.
Noi uomini siamo soli contro un intero panteon di divinità folli, non esiste nessun principio o essenza del bene, da nessuna parte.
Possiamo combattere per evitare di sprofondare, ma è solo una vittoria effimera, un ritardare l’inevitabile solo per poco, non c’è possibilità di rialzarsi, solo di non cadere più in basso.

Ora con una spada benedetta, recuperata da un’antica tomba, e accompagnato da Kia, il suo vero nome è troppo ungo e alieno per la mia lingua, una geisha che voleva derubarmi, mi accingo a partire per l’america, alla ricerca di un po’ di pace e di conforto. Se la pace esiste dovrebbe essere nel nuovo mondo, un nuovo continente ancora troppo poco toccato dagli uomini, per poter essere permeato dalla follia e dalle divinità che ci portiamo dietro come parassiti, gigantesche lamprede attaccate alla nostra psiche.

Mentre la nave avanza nell’oceano sono perseguitato da oscuri presagi, non posso fare a meno di continuare a voltarmi, convinto di esse spiato dai passeggeri, odiosi borghesi striscianti e invidiosi.
Mi dicono che sono paranoico, ma dovreste provare voi a restare seduti a sorseggiare un buon brandy, dopo aver visto un demone divorare il cuore del vostro migliore amico.
Sogno di visitare il Texas o il Kansas, immagino che Wichita Falls sia un luogo buono come un altro.
Un profondo desiderio di morte mi spinge a continuare, per cercare la lotta contro demoni più forti di me, nel disperato tentativo di annientarmi e nella vana speranza di tenere per un poco ancora a bada il male.

La prima notte dopo essere sceso a terra, prima di addormentarmi ho sentito il sordo pulsare di un enorme cuore provenire dal terreno, neppure questa terra conquistata dall’uomo bianco solo nell’ultimo secolo, è libera dalla contaminazione, non c’è possibilità di pace per me.

Qualcosa mi aspetta a Wikita Falls e, conoscendo il karma, anche altri sfortunati saranno stati chiamati, a loro insaputa, a partecipare a questa tragedia. È sempre così.
Se da qualche parte una qualche divinità misericordiosa esiste, contrariamente alle mie convinzioni, la prego di avere pietà di noi.