Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

* Aderenza storica e gioco di ruolo fantasy

Una riflessione sull’economia medioevale

Giovedì ho giocato a Kata Kumbas (versione con le regole di Heroquest) ed è venuto fuori il seguente discorso.

Ursha: “Sulla lettera c’è scritto che chi vi farà fuori riceverà 50 monete d’argento, è firmata da Syria”
Volumnia: “sono un mucchio do soldi”
Ursha: “Si sono 5000 c.e.i. di bronzo, ricordo che noi giochiamo con una moneta d’argento che equivale a cento c.e.i., non a 10”
Altea: “Se è così ricca dobbiamo trovarla e prenderle il denaro”
Ursha: “Perché ha più di 5000 c.e.i. non vuol dire che glieli possiate rubare”
Tutti: ??????
Ursha: “Syria probabilmente avrà anche 20000 c.e.i., ma, salvo poche centinaia, sono tutti sotto forma di frumento, racchini, formaggi, ovini ecc… anche se trovaste la donna non sarebbe pratico rubarle qualche centinaio di mucche.
Se ricordate nel Giappone feudale si usava il Koku, ma nessuno tranne lo Shogun e qualche Daimo aveva il loro valore in argento, la maggior parte della valuta era data dal suo equivalente in cibo e materie prime.”
Volumnia: “Si infatti Koku voleva dire sacco di riso ed era appunto il valore di un sacco.”

Riprendiamo così, dopo molto tempo, il discorso sugli elementi di verosimiglianza da introdurre nei giochi di ruolo.
Infatti dovremmo scordarci i nobili che hanno la stanza del tesoro piena di monete scintillanti e quantità industriali di gemme e brillanti. Possiamo presumente che salvo i re e l’alta corte, una dama di famiglia ricca non avesse molti più gioielli di quelli di una donna di oggi del ceto medio, soprattutto nell’alto medioevo (prima parte).
I castelli erano spesso privi di grande mobilia. Oltre agli onnipresenti focolari e bracieri, si trovavano tavoli messi su cavalletti per essere spostati più agevolmente, molte panche e sgabelli, una sedia per il signore e una per la sua dama, nella camera un letto e una cassapanca, se il signore sapeva leggere e scrivere allora anche uno scrittoio.
I nobili vivevano agiati ma erano in possesso di beni materiali e non di denaro, salvo piccole quantità, che spesso venivano chieste in prestito agli usurai, in cambio dell’assicurazione di pagamenti, che poi avvenivano con i prodotti della terra. E’ solo nelle città, dopo l’anno mille, che ricomincia a diffondersi l’uso del denaro al posto del baratto, qui nascono mercanti e banchieri che saranno fondamentali nel rinascimento.
Se si gioca un’ambientazione medioevale, quindi, ricordiamoci che il castello non è la corte di Lorenzo de Medici con i suoi sfarzi rinascimentali!


La Carestia

Una cosa che non viene resa assolutamente nei mondi fantasy, è che nel medioevo la gente spesso moriva di fame. Con l’eccezione dei nobili e dei borghesi (mercanti e artigiani delle città) la popolazione era denutrita, quando non era totalmente priva di cibo. I nobili e il clero imponevano le tasse in base alle loro esigenze, senza curarsi minimamente delle necessità di servi e contadini.

Normalmente gli avventurieri sono considerati una classe sociale che non deve preoccuparsi della denutrizione, ma durante i periodi di carestia anche coloro che di solito stanno bene soffrono per la scarsezza di cibo.

È importante ricordare che nel medioevo il rapporto tra chi lavorava al terra e chi poteva magiare di tale lavoro era circa 1 a tre. Il che voleva di norma dire che ogni famiglia di agricoltori, allargata mediamente di dodici persone, di cui quattro abili al lavoro, riusciva si e no a mantenere se stessa e in più doveva provvedere ad uno degli uomini del proprio signore.

Però poteva andare molto peggio. Quando l’inverno arrivava troppo presto le ultime coltivazioni tardive potevano venire rovinate, bisognava macellare le bestie prima, poiché i campi non davano più sostentamento agli animali, e persino quelle tenute per figliare l’anno successivo potevano non sopravvivere all’inverno.

È infatti bene tener conto che durante l’inverno la terra non produceva nulla e quindi per quasi cinque mesi, in primavera infatti si cominciava la semina ma fino ad aprile non c’era nulla di pronto, la famiglia doveva vivere delle scorte accumulate in precedenza di prodotti meno deperibili, farina, castagne, noci, mele, patate, insaccati e simili. Le gelate troppo precoci potevano compromettere la raccolta dei prodotti autunnali che dovevano fungere da provviste per l’inverno e portare la fame con la conseguente morte per la combinazione di denutrizione e freddo dei bambini e degli anziani.

Durante le guerre la forza lavoro prelevata dai campi per formare coscritti, oppure massacrata dagli invasori, faceva calare drasticamente la produzione di cibo e anche questo portava in breve alla carestia.

Un’altra causa erano anomalie nelle precipitazioni, se non pioveva troppo le inondazioni potevano rovinare i raccolti, mentre se pioveva troppo poco allora il raccolto era insufficiente, ma bisognava comunque pensare alle esigenze del proprio signore prima che alle proprie, se non si voleva incorrere in confische o pene peggiori, non ultima la morte, come esempio per chi non avesse intenzione di pagare le tasse.
I pilastri della terra descrive abbastanza bene cosa succede nell’Inghilterra medioevale quando l’inverno arriva troppo presto.


Come gestire pestilenze e mattie nel mondo fantasy?

Alcune linee guida che vale la pena di seguire quando si pensa una pestilenza sono:

1.le pestilenze sono una punizione divina per i peccati degli uomini, oppure sono scagliate dagli dei malvagi. Potrebbe anche essere stato uno stregone malvagio a compiere un rituale nefando per creare il diffondersi del morbo. Il punto fondamentale è che, poiché state giocando un gioco di ruolo fantasy, dovrebbe esserci un elemento soprannaturale dietro il giungere di una calamità simile.
2.le pestilenze sono l’annuncio dell’apocalisse e impongono la necessità di convertirsi. Durante la peste aumentavano il numero di pellegrini, flagellanti e penitenti. Si organizzavano enormi processioni per chiedere l’intercessione divina (con le quali il morbo si diffondeva ancora di più)
3.I ratti sono una maledizione che si accompagna sempre ad ogni pestilenza. Maree e sciami di ratti, che girano per le città spopolate, sono i veri signori del territorio urbano ammorbato, e spesso sono guidati da un’unica intelligenza malvagia…
4.Le pestilenze non sono arginatili, la peste del 1300 e quella del 1600 spazzarono via metà della popolazione europea. Il rapporto tra coloro che contraevano la malattia e coloro che sopravvivevano andava da 1/20 a 1/50 se si aveva la sfortuna di finire nelle grinfie di un medico. Fortunatamente certe aree erano così isolate che il morbo non le raggiungeva.
5.Lo sporco e il degrado. Mucchi di immondizia ai lati delle strade, case fatiscenti con le porte sbarrate da assi, ruderi che stanno per cadere, cadaveri lasciati in mezzo alla strada o addirittura gettati nei pozzi.
6.L’incontro con i monatti. Più che uomini, i monatti sono sciacalli che depredano i loro stessi simili. Sono sopravvissuti alla pestilenza e ora per vivere depredano i cadaveri, che raccolgono per la sepoltura in fosse comuni. Girano vestiti di abiti bianchi, con maschere a becco (dentro alle quali si trovano spesso erbe aromatiche per sentire meno il tanfo dei cadaveri), sono preceduti dal suono dei campanelli e avanzano tirando un carretto pieno di cadaveri. Nell’universo fantastico, un simile incontro è foriero di infausti presagi, sempre che in realtà i monatti non siano demoni. Rozzi e violenti, i monatti potrebbero comunque essere ostili ad un gruppo di avventurieri benestanti, anche se fossero uomini normali e il loro incontro non portasse sventura.

Descrizioni di alcune pestilenze che consiglio di leggere:
I promessi sposi di Alessandro Manzoni (peste del 1600 a Milano)
Le corpo e sangue di Eymerch, di Valerio Evangelisti (epidemia di anemia falciforme)
Magdeburg: l’Eretico di Alan D. Altieri (peste del 1600 in germania)
Berserk Maximun numero 11 (verso la fine) di Kentaro Miura (come al solito sconsigliato ad un pubblico non adulto)
Un libro di storia di terza superiore per i dati salienti sulla peste del 1300


Medicina e igiene nel mondo fantasy.

Nel medioevo reale si curava la gente in base al concetto di Galeno che gli spiriti vitali fluissero nel corpo. Le sanguisughe e i salassi erano ritenuti dei toccasana universali, lo stato di salute di un malato si poteva ottenere annusando le urine, e per far trasudare gli umori malvagi le persone con la febbre erano tenute in luoghi caldi e umidi, ecc…

Nel modo fantasy tradizionale si assume invece che i sacerdoti abbiano conoscenze di medicina pari a quelle moderne e che possano curare ogni male con la magia.

Ma se ciò non fosse più vero?

1.Le cure magiche, che vadano oltre un semplice cura ferite leggere, potrebbero essere dispendiose, ad esempio curare malattie drena l’energia vitale del guaritore, per chi le pratica e quindi essere disponibili solo per persone veramente facoltose. Inoltre i guaritori potrebbero comunque essere rare. Non è detto che tutti i sacerdoti siano chierici, e neppure che tutti i chierici con poteri magici debbano specializzarsi nelle arti di guarigione, negli ordini militanti la magia di battaglia è molto più apprezzata ad esempio.

2.Le conoscenze mediche sono erronee e antiquate, anche se esistono sistemi magici per guarire. Una cosa non implica l’altra. Non si può usare la magia di guarigione su interi villaggi, anche se qualora nella campagna si decidesse che non fosse limitata, un singolo mago o sacerdote mediamente potrebbe curare quattro o cinque persone prima di aver esaurito gli incantesimi adatti. Senza cure mediche più “mondane” la popolazione sarebbe comunque vittima di pestilenze ed epidemie.

3.L’igiene è un concetto praticamente inesistente. Le fogne sono a cielo a aperto nel mezzo delle vie, la gente scarica il contenuto dei vasi da notte dalla finestra, si ritiene che sia male lavarsi più di una volta al mese o addirittura all’anno. Quanto ai contadini dormivano spesso assieme agli animali Si pensi ad esempio che il re sole nella sua vita si è lavato solo tre volte, in tutti gli altri casi si faceva con spugnature d’aceto. (Ulisse puntata del 30/9/2007)

Ora se volete usare uno o più di questi punti tutto quello che dovete fare è scatenare una bella pestilenza nella vostra campagna e stare a vedere il risultato, questo sarà argomento del prossimo post.


La mietitura

Dedicato alla memoria di mio nonno.

Per la vita nel medioevo era fondamentale la coltivazione delle granaglie: miglio, segale e frumento, dai quali si ricavano la farina. Il grano turco arriverà solamente dopo la scoperta dell’America in Europa, ma in un mondo fantastico non c’è nessun motivo per eliminarlo dalla lista delle piante coltivate.

Se volete aggiungere un po’ di colore alle vostre descrizioni mentre i personaggi attraversano le campagne estive potreste voler descrivere loro come avveniva la mietitura.

Questo è il modo in cui mio nonno raccontava della mietitura a mio papà e lui l’ha raccontata a me, quando ancora non esistevano i le falciatrici automatiche in modo approssimativo è come doveva avvenire anche nei secoli passati dall’invenzione della falce in poi.

La mietitura cominciava appena sorgeva il sole, i contadini si organizzavano a gruppi di persone per falciare i vari campi, solitamente servivano cinque o sei persone per falciare un campo.

L’uomo con più esperienza partiva per primo e falciava una striscia sul lato del campo. L’ampiezza della sua prima falciata dava il passo che tutti gli altri avrebbero seguito. Dopo che il primo aveva falciato una distanza di alcuni passi, il secondo partiva falciando una seconda striscia, di fianco alla prima, con la stessa ampiezza della precedente, gli altri contadini si accodavano nello stesso modo.
Quando il primo contadino finiva al sua striscia tornava all’inizio del campo e ricominciava. Si andava a vanti fino a quando il campo non era completamente mietuto.

Poi bisognava creare i covoni, fasci con le spighe ben raccolte, abbastanza larghi da stare in piedi da soli, in attesa di poter portare il grano a macinare. In questo lavoro davano una mano anche le donne e i bambini.

La mietitura del campo richiedeva mediamente una giornata di lavoro per tre o quattro famiglie.

In seguito, il grano sarebbe stato portato al mulino per essere macinato e diventare farina.

Un ultimo fatto “pittoresco”: poiché nel mulino c’erano sempre i topi, il garzone più giovane del mugnaio doveva tener d’occhio lo scivolo, da cui arrivava la granaglia da macinare, e, se vedeva un topo, doveva allargale la la fessura dello scivolo, perché cadesse anche il topo e si macinasse insieme al resto.


Parte 5 – Amministrazione della Giustizia

L’amministrazione della giustizia nel medioevo era una cosa “un po’ cruenta.

Bisogna tenere presenti alcuni punti fondamentali:

  1. la detenzione non era una pena, solo un modo per far sparire la gente scomoda o tenere qualcuno in attesa del giudizio, lo scopo delle celle era quello di spaventare il sospetto e indurlo più facilmente a confessare.
  2. i crimini minori venivano puniti con multe o, se queste non potevano essere pagate, con la fustigazione. Per i recidivi erano previste mutilazioni, tipo il taglio delle dita (siate fantasiosi, a quel tempo lo erano)
  3. per gli altri crimini era prevista una morte spesso lenta e dolorosa, chi veniva impiccato se la cavava con poco
  4. lo scherno da parte della folla faceva parte della pena, che era sempre pubblica e richiamava folle di curiosi e di monellacci
  5. il popolo era giudicato dal signore feudale, dal clero o dal magistrato della città, il processo era sommario e il peso dei testimoni dipendeva dal rango, la parola di un contadino era inutile contro quella di un nobile.
  6. la tortura non era solo un modo per ottenere confessioni, ma poteva anche far parte della pena.
  7. intimidazioni e violenza sui sospetti facevano parte del processo
  8. I nobili dovevano essere giudicati dai loro pari, il che li rendeva relativamente impunibili a meno che non pestassero i piedi a chi era più potente di loro o qualcuno volesse rimuovere uno scomodo rivale. Se si arrivava ad un’accusa formale (il che implicava il tradimento del re o l’inimicizia di almeno un’altro nobile) e all’incarcerazione potevano però aspettarsi lo stesso trattamento dei plebei.
  9. per le ragioni sopra citate la faida era il modo primario in cui i nobili risolvevano i loro dissapori.

Sugli esatti modi di eseguire la sentenza potete documentarvi su molti libri di storia o siti internet.


Parte 4 – Città e ambiente rurale nel medioevo.

Questa trattazione è volutamente sintetica e lacunosa, occorrerebbe un libro per trattare l’argomento nello specifico, e non avevo voglia di tediare il lettore con le date. Il mio interesse è, come al solito, solo fornire alcuni spunti che possano essere utili per il gioco da tavolo.

Nota: Convenzionalmente l’Alto medioevo va dalla caduta dell’impero romano a circa l’anno mille, mentre il basso medioevo arriva fino  alla fine del 1300, con il ‘400 si entra nell’umanesimo. Al fine di questo discorso è opportuno distinguere i due periodi, che culturalmente presentano differenze sostanziali

Nell’alto medioevo le città non sono molto importanti e tendono a svuotarsi. La mancanza di un solido potere centrale porta la gente a fuggire verso le campagne dove si può trovare sostentamento e la protezione dei nobili.

Nel basso medioevo, il periodo che più si avvicina al mondo fantasy dei giochi e dei romanzi, invece, si assiste a un ripopolamento della città che è destinata a diventare centro culturale e politico rilevante. Tra città e campagne circa vi era un gap culturale notevole. Le campagne rimanevano arretrate e legate ad un’economia di sussistenza, mentre nelle città fioriva l’artigianato e il commercio, e nascevano botteghe che avrebbero creato artisti la cui fama sarebbe diventata immortale nei secoli. Nel corso di questi due secoli, soprattutto in Italia, la nuova nobiltà cittadina avrebbe usurpato il posto dei signori feudali dei castelli.
Inoltre, negli stati dove andavano affiorando le monarchie nazionali, il re tendeva a portare i nobili il più vicino possibile alla capitale per poterli controllare.

Capire l’influenza di questo gap culturale tra la città e i borghi culturali è importante per rendersi conto di come le dinamiche medioevali possano essere rese nel gioco.

Per capirlo è necessario tener conto che nel medioevo viaggiare era difficile. I viaggi venivano intrapresi solo dai pellegrini verso i luoghi di preghiera e da carovane di mercanti tra i principali centri produttivi europei. Le principali vie di commercio erano la via del sale, da nord a sud, che portava il sale estratto dalle miniere tedesche ai pesi del mediterraneo e la via della seta, da est a ovest, a traverso la quale giungevano, dopo svariati passaggi di mano, le rarissime e preziose merci dell’oriente. Vi era poi la via che dall’Italia attraversava l’Europa centrale, la Francia e la Spagna, per portare i pellegrini a Sant’Iago de Compostela.
Questo più o meno chiudeva l’elenco delle strade trafficate e relativamente sicure (cioè meno infestate di briganti della media).
Il contadino medioevale medio si muoveva dal paesino alla città principale per la fiera della lana, del grano, della canapa o simili e per il resto dell’anno non si muoveva. Se era un servo della gleba non poteva muoversi e basta. In ogni caso il grosso del tempo si doveva coltivare per poter mangiare e pagare le tasse, quindi ammesso che si potesse non c’era molto tempo per viaggiare.
Anche l’abitante della città non aveva molte esigenze di muoversi, se non era un mercante, un letterato, un artista o un diplomatico. In fondo in città si trovava aveva tutto ciò che serviva e gli altri luoghi erano mediamente peggiori della città.
Senza scambi di persone e comunicazioni efficienti tra i vari luoghi, era difficile il diffondersi delle idee, che rimanevano ferme nel luogo in cui si generavano per molto tempo, prima di essere diffuse.

Un altro fattore da tenere in considerazione è che per studiare e produrre cultura bisogna avere tempo libero e qualcuno che vi mantenga, cosa che non era possibile nei borghi rurali dove tutti dovevano lavorare dalla mattina alla sera nei campi e arrangiarsi per produrre i vestiti e gli attrezzi.

Nell’alto medioevo il monopolio della cultura era del clero, i monasteri copiavano e tramandavano i testi del passato, il copiavano e spesso aggiungevano modifiche o toglievano parti considerate non importanti o blasfeme. Lo scopo del monastero era conservare la cultura non diffonderla.
Il primo centro di cultura laica si manifesta nelle corti provenzali, dove nascono le composizioni e le saghe che cantano l’amor cortese, l’adulterio e il tradimento, questo è il periodo dei bardi e dei menestrelli. In questo periodo la cultura era appannaggio dei nobili, spesso i menestrelli erano figli illegittimi o cadetti, ma va ricordato Guillaime, che era invece un duca con molto tempo da perdere.
I contadini erano troppo impegnati a lavorare, per riempire la pancia dei nobili, per occuparsi di cultura. Con la repressione dell’eresia catara le corti vengono spazzate via.
Dopo questo evento, la cultura laica venne prodotta prima nel sud d’Italia, dove si era trasferita la corte germanica e poi nei principali comuni di Italia e Francia.
In questo caso la cultura era appannaggio dei borghesi e degli artisti, nelle piazze delle città si sarebbe declamata per i passanti la divina commedia per oltre un secolo. Come al solito i contadini non avevano tempo per erudirsi. Pressati dalla sopravvivenza quotidiana.

In base a quanto visto adesso, dovrebbe ora apparire chiaro il motivo del divario tra villaggi e città. Come già detto in precedenza nella parte 2, se si ritiene che un fattore di realismo intralcerebbe il gioco, ma si desidererebbe comunque presentarlo, è possibile introdurlo solo nelle aree rurali e far provenire i personaggi da aree cittadine, o vice versa. Vedere il contrasto tra due diverse visioni del mondo può essere molto divertente, se non lo si porta agli eccessi.

È bene ricordare che poiché si viaggiava poco, non solo vi erano abissi tra città e campagna, ma anche tra due diverse città come tra due diversi borghi.

Dopo la teoria, vediamo dunque cosa potremmo trovare in una città o un paesino tipo della nostra campagna realistica. L’elenco è solo approssimativo e indicativo, non ha la pretesa di essere completo

Città
Chierici, monaci e alti prelati
Mercanti facoltosi
Nobili
Artisti
Artigiani
Un mercato del bestiame con annesso macello direttamente sul posto
Un mercato agricolo (venivano solo i contadino dei prossimi dintorni)
Una fiera annuale della lana dopo la tosatura
Varie attività economiche, le più importanti:
il ciclo di lavorazione della lana dalla frollatura alla tintura dei tessuti
lavorazione di altri tessuti
lavorazione dei metalli
sartorie
barbieri (fungevano anche da medici e chirurghi)
uno massimo due armaioli (a meno che non foste a Milano o Tolosa o nel mezzo di una guerra civile)
una zecca per coniare monete, se è un capoluogo del governo
negozi che vendevano un po’ di tutto
il cordaio
taverne e osterie

Monastero (ricco stile benedettino) con annessi campi coltivati
Monaci (la gerarchia esula dalla dissertazione attuale)
Fittavoli (laici che lavorano la terra in affito)
Garzoni (laici che eseguono le mansioni vili per conto dei monaci)
Studiosi in visita
Qualche bardo occasionalmente di passaggio
Qualche bottega che vende ciò che non si è in grado di produrre da soli
Nel recinto del monastero (solitamente discretamente fortificato):
foresteria (grande sala comune per gli ospiti poco importanti)
casa del priore (contiene anche gli alloggi per gli ospiti importanti)
dormitorio dei monaci
chiesa naturalmente
biblioteca con annesso scriptorium.
Opificio dove venivano svolte le attività per cui il luogo era famoso: produzione di carta, intaglio del legno, miele ec
c…
Solitamente un monastero femminile era privo dello scriptorium (leggere troppo poteva mettere strane idee in testa alle donne e la copiatura era un privilegio dei loro colleghi maschi) e della foresteria (gli ospiti potevano attentare alla virtù delle monache). Le monache dedicavano il tempo libero dovuto alla mancanza di studio al ricamo e alla cucina.

Nel paesino annesso
Case povere però solitamente intonacate.
Alloggi per gli artigiani che lavorano alla fabbrica del priorato(solitamente opere di ampliamento e abbellimento della chiesa)
Locanda (la discrezione del locale è spesso vegliata dai monaci)
Bottega che vende il poco che non si produce in proprio

Castello e villaggio annesso
Nel castello
Nobili
Cavalieri
Bardi giocolieri e saltimbanchi
Servi ed eventuali schiavi
Cappella
Mastio (primo piano magazzino, secondo sala comune, terzo alloggi del signore e della famiglia)
Scuderie
Torri mura ecc…
Poco distante c’è Mulino e il frantoio del signore a chi tutti devono recarsi a pagamento.

Nel villaggio
Contadini e servi della gleba
Qualche artigiano povero, che solitamente dovrà anche coltivarsi i campi.
Fattucchiere / strega / vecchia comare o simile
Anziane comari sedute a chiacchierare fuori della porta
Una quindicina di luride Baracche e delle stalle
Non troverete locande a meno che non sia un noto punto per il cambio del cavalli.
Non ci sono negozi
Osteria e bordello per il divertimento dei soldati del signore.
La vigna è proprietà del nobile.