Giochi di ruolo, Kata Kumbas e molto altro ancora

Revedian – Note di Ambientazione

Terminus est. Revedian qui descendit.

"I hereby commit my life to the deep,
to eternity to the ocean

looking for the resurrection of the body,
when the sea shall give up her dead
in the life of the world to come
through Our Lord, amen."

White Pearl, Black Oceans. – Sonata artica

Questo è il mio lamento funebre alla fine della mia forse più ispirata creazione.

In fondo sapevo, da quando ho cominciato a scrivere le prime annotazioni per "Mondo Morto", quella che è partita come una storia narrata a braccio e forse fino ad ora, è stata la mia migliore campagna, che un giorno Urbros e sua moglie Abbia avrebbero vinto, l’oceano avrebbe coperto tutti i viventi e solo i giganti sarebbero rimasti a camminare nel modo senza più aria di Revedian.

Solo mi piacerebbe aver giocato quella storia. Adesso ho altri progetti e anche se Revedian avrà sempre un posticino nel mio cuore, devo dire che in effetti a parte alcune buone idee, l’ambientazione copia da vari giochi, film e cartoni animati e presentava troppe incoerenze di fondo che non sono mai stato in grado di risolvere.

Il gioco doveva ispirarsi come amministrazione alla Spagna medioevale divisa infeudi, ma alla fine è diventato troppo simile all’impero di "Warhammer 40000" e ai desolati vuoti di "Wolf’s Rain".

Voglio cogliere l’occasione anche per ingraziare Gabriel99, avrei dovuto farlo molto prima.
Mi ha aiutato nella stesura di alcune parti della storia, mi dispiace che i primi mesi di lavoro assieme si siano dovuti interrompere, a causa dei miei impegni personali e di studio.

Magari un giorno, se avrò ancora tempo dopo laurea e il lavoro, riprenderò la storia di un mondo sul baratro che fa da tappo ad una discontinuità spazio-temporale, dove non si sa se temere di più gli dei che camminano sulla terra o quelli che si nascondono tra le stelle, dove la pazzia è la porta attraverso la quale la volontà dei demoni si rende manifesta. Un mondo di nobili geneticamente modificati, stregoni, inquisitori e giganti, magari privo di tutte le altre assurdità, elfi, goblin, orchi, meccha, ecc… Un mondo che aspetta la vittoria dei signori degli oceani per essere soffocato nell’oblio per sempre.

Non oggi.

Non ora.

Questo è solo un’addio ad una cosa che mi era cara, ma ora comincio altri progetti, che spero daranno risultati anche migliori quando troverò il tempo per giocarli.


Un demone per l’inquisitore. Parte 7 – Risveglio

Damiel si svegliò dolorante, sembrava che ogni singola giuntura ed articolazione del suo corpo protestasse per essere tornata nel mondo dei vivi, mentre la testa rombava come un tamburo percosso da un mazzuolo.

In effetti forse sarebbe stato meglio morire sommersi dalla follia e abbandonare per sempre il maledetto mondo di Revedian. Ma per cosa? Perché la propria anima si ritrovasse intrappolata nel baratro per essere preda dei demoni? Per scoprire magari che nell’universo post-cataclisma non c’era nessuna aldilà e l’anima doveva vagare sola nel vuoto dell’universo per l’eternità?

La testa di Damiel si oppose ai troppi pensieri che le erano stati imposti e il martellare divenne più insistente. Con l’aumento del mal di testa tornarono anche i ricordi.

Lui e Coryl, soli e coperti di sangue… e poi… poi ricordava che si erano curati e fasciati a vicenda, sembravano gli unici due a potersi prendere cura l’uno dell’altra, ironico visto che si erano giurati morte reciproca.

C’era dell’altro, ma la mente in subbuglio non permetteva di ricordare, anche se Damiel sapeva che era importante tremendamente importante ricordare. Doveva essersi ubriacato la sera prima, doveva aver bevuto molto, ma c’era molto da dimenticare.

Si sentiva inquieto e frustrato, li corpo gli sembrava una prigione contro al quale continuava a battere i pugni, in qualche modo era rabbioso, ma non sapeva neppure contro chi o contro cosa doveva rivolgere la sua ostilità, forse contro il mondo intero. Cercò di rilassarsi.

I soldati lo avevano chiamato eroe, salvatore. Avevano chiesto che li benedicesse che li toccasse. Se solo avessero saputo che lui era stato il primo ad avere paura, il primo a cedere alla follia… ma che importava, loro erano vivi e se lo erano, era solo perché, perso nel suo furore, Damiel li aveva scossi e obbligati a reagire.

Lui era il demone della guerra così come Sofia era stata l’angelo che li aveva confortati mentre erano feriti, piangenti o morenti. Angeli per i morti, demoni per i vivi!

Mentre riusciva nuovamente a mettere a fuoco il modo attorno a lui Damiel si rese conto che le coperte erano sporche di sangue una parte delle ferite si erano riaperte e qualche fasciatura aveva ceduto.

Una candela ormai totalmente consumata rischiarava debolmente la tenda in cui si trovava. Dall’ingresso filtrava la debole luce dell’alba e che si rifletteva sulle bottiglie abbandonate sul pavimento, Damiel ne contò una decina prima che il senso di vertigine lo costringesse a richiudere gli occhi

Poi si rese conto della cosa morbida al suo fianco tra le coperte. Voltarsi per osservarla gli causò una tremenda fitta lungo tutta la schiena e dolori a braccia e gambe.

Si ritrovò a fissare una donna esile e minuta, un’elfa oscura co la testa rasata salvo per una lunga coda di capelli bianchi decorata con anelli dorati, i suoi occhi viola si aprirono proprio in quel momento per osservare Damiel stupiti al pari di lui. Di fianco a lui giaceva raggomitolata Lady Coryl.

E allora Damiel ricordò: tutto l’orrore del giorno prima, la follia, il modo in cui lui era sopravvissuto, lui e lady Coryl che si baciavano e poi si rotolavano nel fango e nel sangue, le bottiglie scolate da entrambi, nel vano tentativo di dimenticare che erano sopravvissuti a qualcosa che avrebbe dovuto inghiottirli per sempre. Ciò sembrava aver cancellato la distanza fra loro, avevano parlato della loro infanzia delle loro famiglie, di come entrambi avessero desiderato essere qualcosa di diverso da ciò che la consuetudine voleva imporre loro, avevano scoperto di essere molto simili e di non avere ormai più nessun motivo di rancore.

Avevano superato al follia e la morte assieme, da soli non sarebbero sopravvissuti, da soli sarebbero ripiombati nuovamente nell’oblio.

Damiel carezzò la guancia della donna, poi si preparò ad alzarsi cercando di soffocare il dolore che ancora lo pervadeva, fuori della tenda lo avrebbe aspettato una giornata impegnativa.


Un demone per l’inquisitore. Parte 6 – Follia

Lacrime di sangue rigavano il viso di Damiel, la bocca aperta in una risata che ormai sembrava eterna.
La follia lo stava ghermendo.
La porta attraverso cui gli emissari degli dei giungevano nel mondo dei mortali, per portare il loro dono di dannazione e devastazione. Eppure c’ era chi li adorava, chi per sfuggire alla condanna di una vita di soprusi e di terrore chiedeva di essere follemente invasato e diventare uno strumento incosciente della morte eterna.
Vedere la divinità che combatteva contro il demone era stato troppo per la mente di Damiel, era stato troppo per la mente di ogni essere vivente presente in quel passo tra le montagne della Sierra. In preda alla follia omicida i due eserciti si erano scagliati l’uno contro l’atro mentre i due titani si fronteggiavano. Chi non aveva trovato nemici da aggredire aveva attaccato i propri amici.
Ben presto gli eserciti avevano abbandonato le armi lorde e scivolose per il troppo sangue e si erano affrontati a mani nude.
In qualche modo Damiel aveva però resistito all’impulso di rifugiarsi nel suo istinto ferale, una piccola parte di lui era rimasta cosciente e senziente. Aveva alzato la sua spada e cercato di raccogliere a se gli uomini. Damiel aveva urlato, gridato per il furore e spinto a vanti a calci e pungi i suoi compagni, quelli che non erano ritornati in se erano stati uccisi. Poi aveva cominciato a sterminare chiunque incontrasse davanti a se e si opponesse alla sua piccola falange di uomini armati.
Le bestie erano bestie e tutte meritavano egualmente la morte, questo era stato il suo grido di battaglia.
Avrebbe combattuto, sarebbe sopravvissuto e avrebbe riso in faccia agli dei, finché la sua spada mulinava sui nemici e non la gettava per azzannarli allora c’era ancora possibilità di conservare la lucidità si diceva, anche se sterminava quelli che prima erano amici e compagni e non solo gli avversari di quel giorno.
La sua volontà non sarebbe stata soffocata dall’orrore che stava vivendo, non sarebbe diventato l’ennesimo folle scartato da un mondo già morto, incapace di porre pietosamente fine alla propria agonia.
La spada continuò ad alzarsi e abbassarsi, tranciando arti, recidendo teste, sfondando armature, poi davanti a lui non ci furono più nemici.
Il campo era ingombro di cadaveri, il nemico fuggiva per ritornare nel deserto da cui era uscito, i pochi che avevano recuperato la ragione zoppicavano per il campo in cerca di qualche compagno sopravvissuto, forse trecento uomini si aggiravano vivi per il campo di battaglia.
Il dio era sparito e il drago era solo una carcassa sanguinolenta e ormai priva di fattezze.
Allora comparve la donna, pareva il ritratto di una divinità guerriera, completamente nuda e coperta di sangue, se non fosse stato per la paura dipinta nei grandi occhi viola.
-Tu ci hai salvato, ci siamo aggrappati a te e abbiamo continuato a lottare, per respingere la follia che ci invadeva, sembravi un’angelo della vendetta mentre lottavi per non affondare e sopprimevi chiunque non riusciva a mantenere un minimo di presa sul mondo,  se non fosse stato per Sofia che mi ha scosso anch’io sarei stata condannata…
-Sofia è…
-Viva, starà vangando tra i feriti per vedere cosa può fare per loro… la follia non sembra averla nemmeno sfiorata… tre volte oggi avrei potuto eliminarti mentre mi davi le spalle, ma sarebbe stato come distruggere l’unica cosa perfetta di questo mondo… avrebbe condannato definitivamente sia me che gli altri…
-Forse sarebbe meglio se tu lo avessi fatto, non credo di aver salvato me stesso… non so nemmeno se sono vivo o solo un guscio animato dalla disperazione… ho ucciso troppi che avrebbero meritato di vivere molto più di me… eppure… noi due ci odiamo e siamo vivi…-
-Damiel, non abbiamo scelto noi di odiarci , è questo mondo che vuole distruggere tutto ciò che c’è di buono, sono altri che ci hanno messo uno contro l’altra, non siamo costretti…
Prima che Coryl potesse terminare la frase Damiel le prese la testa fra le mani e la baciò, e per un breve istante la guerra, il sangue e la devastazione smisero di esistere attorno a loro.


Le Cabale

Il Magos sollevò il tribolo dell’incenso e compì tre giri in senso antiorario attorno a al marchingegno, poi altri tre in senso orario mentre gli accoliti pregavano gli spiriti delle macchine per dare il benvenuto nel mondo alla loro nuova creazione. Il Magister si avvicinò alla macchina, tracciò nell’aria i simboli arcani che i maestri si erano tramandati per secoli, che avrebbero permesso allo spirito vitale di entrare nella macchina e consentirle di funzionare, quindi premette le leve che l’avrebbero avviata. La macchina emise uno scoppiettio, un paio di sbuffi di fumo, quindi il suo borbottio sordo si unì a quello degli altri dieci modelli presenti nella stanza.

Storia e tradizioni
Le Cabale sono nate nel secolo successivo al cataclisma, dopo che elfi e goblin avevano rubato all’uomo le navi spaziali e la capacità di volare. In quel periodo i pochi uomini che ancora sapevano come funzionasse la tecnologia del periodo pre-cataclisma decisero di unirsi, per sopravvivere al modo tormentato in cui si trovavano, e salvare ogni frammento di sapienza possibile, per consentire un giorno la rinascita della civiltà umana. Così costruirono delle enormi torri nelle città ancora sicure e vi si insediarono portandovi dentro tutte le fonti del loro sapere, ripromettendosi di non farlo cadere nelle mani sbagliate. Essendo nate di comune accordo, tutte le Cabale, sebbene si occupino di materie, diverse hanno la stessa struttura. Chi vi entra giura di non divulgare mai i misteri e gli arcani della propria Cabala, di troncare ogni ponte con il passato e di non abbandonare mai la propria posizione nelle Cabala e di non avere famiglia. A questo punto il nuovo membro viene introdotto con il rango di apprendista, quindi e viene sottoposto a condizionamento psionico per accertarsi che il giuramento sarà mantenuto. Qualora anche il condizionamento dovesse venir meno e il membro tradisse il giuramento, per un meccanismo riflesso il suo cuore smetterebbe immediatamente di battere. Coloro che sono ritenuti idonei possono poi diventare accoliti ed essere introdotti ai misteri superiori. I migliori accoliti diventano Magos e possono dirigere i mestieri degli accoliti e i migliori tra i Magos divengono Magisetr e sono incaricati di insegnare le loro arti ai nuovi membri della Cabala. Molte delle Cabale non comprendono neppure gli arcani misteri della tecnologia che praticano e in molti casi hanno infarcito le loro pratiche di riti esoterici che nulla hanno a che fare con la tecnica. Inizialmente questi rituali erano stati inseriti per impedire agli estranei di carpire i segreti delle corporazioni, ma dopo quasi otto secoli essi sono diventati patrimonio integrante delle conoscenze della Cabala, totalmente inseparabili dalla coscienza scientifica che fa realmente funzionare gli arcani congegni che esse producono. Le Cabale non danno alcun contributo alla generazione di nuove conoscenze si limitano solo a conservare l’esistente ad andare continuamente in cerca di frammenti di sapere sopravvissuti all’orrore che ha investito Revedian nel secolo successivo al cataclisma. Secondo le Cabale prima del cataclisma si è vissuta l’età dell’oro dove è stato scoperto tutto ciò che serviva all’uomo. Il cataclisma si è originato dalla superbia degli uomini di voler andare oltre l’età dell’oro. Le Cabale devono riportare l’umanità all’età dell’oro impedendo che le coscienze cadano nelle mani di chi non ne è degno creando così il rischio di scatenare un nuovo cataclisma nell’arroganza di voler scoprire qualcosa di nuovo.
La cerca.
Ogni singolo apprendista che voglia ottenere il rango di accolito deve intraprendere una cerca, una santa ricerca per trovare frammenti di sapere perduto o manufatti venerabili, o alla caccia di chi possieda uno di questi frammenti e abbia rifiutato di cederlo alla Cabala o sia ritenuto indegno del suo possesso. Ogni Cabala ha un piccolo esercito privato destinato alla protezione dei propri accoliti impegnati in una cerca con un livello di addestramento pari a quello dell’armada.
Le Cabale in Revedian
Per l’abitante comune di Revedian le Cabale sono delle corporazioni misteriosa piene di arcano potere le cui possibilità sarebbero illimitate. Nessuno sano di mente si metterebbe contro le Cabale o tenterebbe di trafugare il loro sapere, troppa è la paura di essere annientati da queste terribili potenze. Per i nobili le Cabale sono solo delle utili pedine nella loro guerra per il potere, da cui comprare attrezzature, uomini e armi. Per i tetrarchi le Cabale sono degli strumenti indispensabili per sopravvivenza del regno e per condurre la guerra contro le forze demoniache e i loro alleati in carne ed ossa. A seconda dei casi le Cabale vengono viste come una forza da controllare, da lusingare o da minacciare.

Un demone per l'inquisitore – Parte 5 – Koan il faslo dio.

Damiel si voltò verso lady Coryl: -Questa battaglia è persa, dobbiamo scappare, ne i miei poteri psionici, ne tutta la forza dell’armada possono competere con il demone che possiede questo drago.-
Coryl osservò la bestia con gli occhi sbarrati, poi fissò Damiel: -Damiel so che questo non è il momento migliore per i discorsi, ma devo dirti una cosa importante. Cinque anni fa, prima che tu uccidessi Lazarus, ho consultato il mazzo dei grandi arcani. Dopo quella predizione non ho più toccato un mazzo da chiromanzia, tale è l’inquietudine che ha suscitato in me. Le carte mi mostrarono la Sconfitta mia e di Lazarus, e la predizione si avverò, ma c’erano altre carte di cui allora non capii il significato. Una di queste era il Drago. Pensavo che si riferisse allo scontro tra te e Lazarus, ma invece adesso mi è chiaro che lo scontro di oggi è nel tuo destino, non puoi scappare.-
-Non posso neppure affrontarlo.-
-Sei stato tu a dirmi che è la mano di una divinità a muovere i tuoi passi, sii il suo strumento e uccidi il drago, io rimarrò fino alla fine.-

Koan osservò i patetici mortali, che si preparavano ad affrontare il demone-drago, inginocchiato su una rupe dalla cima del passo, con un sogghigno sulla sua bocca velata. Avrebbe voluto lasciare che il drago li uccidesse, per poi bere il loro sangue ancora caldo, ma aveva promesso che li avrebbe salvati.
La Dama gli aveva promesso in cambio un avversario degno e la dama, Koan aveva imparato, manteneva sempre le promesse.
Dalla caduta del generale Ulgosh, Koan non aveva più trovato un avversario alla sua altezza. Aveva attraversato miriadi di campi di battaglia uccidendo e sterminando tutti coloro che incontrava, indipendentemente dalla fazione, culto o credo.
Se non poteva trovare gioia nel combattere, almeno poteva falciare le vite di coloro che erano indegni di affrontarlo.
Il falso dio lo chiamavano, ma come tutte le definizioni dei mortali essa era profondamente errata, non c’era nulla di faso in Koan. Koan aveva ricordi ben vividi della sua nascita, era solo un pensiero di ferocia e vendetta nei giorni dell’età dell’oro, così come la dama non era più del respiro del vento tra le foglie, ma quando miriadi di esseri viventi erano morti nel collasso tra due universi allora la sofferenza sprigionata aveva dato forma ai pensieri della terra e alla ferocia degli uomini creando lui e la Dama.
Difronte all’arrivo degli dei, la Dama era fuggita, ma Koan aveva combattuto e quando non ci furono più demoni da mietere, inizò con le altre creature. A differenza degli dei, Koan non odiava le piccole forme che si agitavano operose sugli svariati mondi ancora abitati, semplicemente la  lotta e la violenza erano una necessità, lui doveva combattere, e quindi era necessario che i deboli morissero.
Gli dei erano stati intrappolati in quell’universo imperfetto per le colpe degli uomini, invece lui e la Dama proprio da quelle colpe erano stati generati, non poteva esserci dicotomia più grande in tutto ciò.
Koan saggiò il filo delle sue armi, due spade gemelle prive di punta e montate su due aste di lancia, mosse dalle sue mani esperte risultavano strumenti di morte micidiali. Recidevano le fragili vite dei mortali in meno di un battito di ciglia.
Koan sospirò, avrebbe voluto aspettare per godersi l’esplosione di violenza del drago,ma non voleva rischiare, la Dama era stata chiara: tre di quegli esseri radunati la sotto avrebbero potuto ritardare ancora per un po’ la fine dell’universo, era imperativo salvarli. Tutto ciò che Koan chiedva era tempo, tempo per combattere, tempo per uccidere, tempo per trovare un avversario migliore. Se compiacere la dama avesse dato tempo a Koan, allora Koan avrebbe compiaciuto la Dama.
Bevve l’ultimo sorso della sua borraccia, aver deciso di continuare a camminare sulla superficie del mondo di Revedian  lo aveva costretto a assoggettarsi a molte delle leggi del mondo materiale, ma per il privilegio di uccidere e non dover contare sull’aiuto di creature più deboli, per veder realizzata la propria volontà, Koan era stato disposto a sopportare il il morso della fame, della sete e della stanchezza, che non affiggeva le altre divinità.  Spiccò un balzo e si gettò verso il drago, aveva osservato abbastanza, era ora che dopo molti anni Koan tornasse sulla scacchiera del gioco tra gli dei, quello che però pochi capivano era che Koan non era una pedina, ma un giocatore.

Il drago aprì le proprie fauci e da esse proruppe un getto di fuco. Damiel ebbe appena il tempo di gettarsi a terra e coprire Coryl, mentre un turbine fiamme lo lambiva.
Poi Sofia si pose davanti a Damiel e Coryl, e spalancò le braccia, l’alito infuocato del drago la investì in pieno, ma non passò oltre, bloccato dalle preghiere di Sofia. Quando la fiamma si spense Sofia era ancora illesa.
Poi arrivò lo straniero, una figura avvolta in vesti lacere, che scagliò contro gli occhi del drago una borraccia vuota e poi gli fu addosso in un turbine di lame, reggendo in mano due armi improbabili, lunghe lame di spada fissate su delle aste di lancia.
Prima che la bestia si riprendesse dalla sorpresa due linee gocciolanti sangue scuro erano apparse sul suo dorso.
Poi li drago, con un ruggito irato, aggredì la figura armata. I suoi artigli affondarono nel braccio sinistro, costringendo l’uomo a mollare l’arma, mentre con il braccio destro, sfruttando l’allungo offerto dalla sua arma, lanciava un fendente contro l’occhio del drago, provocando un ruggito di dolore.
Koan rise e la sua risata fu come un rombo di tuono, fece tremare le pietre del passo e franate una miriade di piccoli sassi. Questo era ciò per cui lui era nato, non il semplice massacro di migliaia di incapaci nel giro di pochi secondi, ma il duello contro un’incarnazione stessa della distruzione!
Dopo più di mille anni Koan stava nuovamente provando gioia e il modo tremava.


Un demone per l'inquisitore – Parte 4 – Guerra!

L’ufficiale osservò Damiel e il suo seguito avanzare tra gli scribi e i dignitari: con il suoi due metri e mezzo, fasciati di acciaio, il soldato era una presenza impotente, anche per un nobile. Le branchie sul suo collo continuavano ad aprirsi e chiudersi nervosamente, mentre con le dita tamburellava sul visore dell’elmetto.
– La benedizione di Erda deve essere con noi in questo scontro se abbiamo l’onore di avere con noi uno dei rappresentanti della sua giustizia. Lord… –
L’araldo si schiarì la gola: -Damiel, lord Damiel, cadetto illegittimo della casa di Mondragone, omonimo del defunto primo della casa di Mondragone. –
– Ebbene lord Damiel siete qui espressamente per assistere allo scontro? –
– No ero in viaggio con la carovana che ora sta sostando sotto la protezione del vostro esercito milord, ho un’importante missione da svolgere per conto dell’alcalde di Utica. Queste signore sono Dominicella Sofia, mia confortatrice spirituale e Ecatombe, il mio sicario personale e guardia del corpo. – Damiel porse all’ufficiale le carte consegnategli da suo superiore.
– Per quanto riguarda la mia presenza qui, non sono venuto ad assistere allo scontro, ma per parteciparvi in prima linea, cosa che consiglio di fare anche a lei, invece di starsene rintanato nelle retrovie con gli scribi, se non desidera un rapporto all’attenzione del tribunale per la ricerca della verità e della fede. Un comandante dovrebbe guidare con l’esempio, non con le parole e gli ordini. –

La carica degli orchi fu come una tempesta, il suono dei tamburi per tuono, il brillare dell’acciaio come lampi, le scariche di proiettili come fulmini e l’oscura massa coperta di acciaio brunito, cuoio e pelli come nubi nere mosse da un vento demoniaco.
Poi ci fu l’impatto, l’oscura massa andò ad infrangersi contro la sottile linea dei peltasti che formavano un muro di scudi, e miracolosamente la linea resse.
L’uomo a destra e quello sinistra di Damiel vennero impalati da due bruti alti quasi tre metri, con gli occhi inettati di sangue e il cranio rasato, cose che un tempo erano state umane ma il troppo tempo a contatto con la desolazione radioattiva delle terre perdute aveva trasformato in mostri.
Damiel proiettò la sua mente contro gli avversari che si preparavano a prenderlo da due lati e, mentre questi crollavano in preda alle convulsioni, li decapitò. Damiel si guardò intorno, per quanto il visore dell’armatura che glie era stata fornita limitasse il suo campo visivo. Sofia stava prestando soccorso a uno dei due soldati che sembrava ancora vivo, Coryl aveva coperto il varco alla sua destra e stava già cominciando a seminare morte tra gli avversari che si avvicinavano troppo a lei. Completamente nuda nel mezzo della battaglia, reggendo due sciabole per mano e con il corpo tatuato coperto dagli spruzzi del sangue dei suoi nemici Coryl sembrava una divinità guerriera, danzava in mezzo alla battaglia, come se fosse una festa, e ogni movimento aggraziato delle sue spade falciava una vita.
Poi un orco si avventò contro Damiel e non ci fu tempo per pensare, Damiel perse presto il conto dei nemici che uccideva, erano semplicemente troppi.
La battaglia era una serie infinita di parate e affondi, mentre i compagni sparavano da dietro le tue spalle o ti spingevano per tenerti al tuo posto contro la pressione del nemico che incalzava, in qualsiasi momento potevi essere abbattuto dal colpo di un’arma da fuoco di chi stava dietro il muro di scudi, o spazzato via da un bruto che si gettava contro il muro brandendo una mazza più grande di lui e apriva un varco momentaneo, solo per poi essere ucciso dai guerrieri in seconda fila.
Poi improvvisamente la battaglia ebbe un momento di quiete. Damiel si trovò ad essere sulla cima di un mucchio di cadaveri, schiena contro schiena con lady Coryl. In qualche modo da soli avevano tenuto il nemico lontano da un varco che si era aperto tra le fila dei peltasti. Damiel aveva la sensazione di percepire di corpo morbido eppure tenace di Coryl nonostante il pesante strato di acciaio e Ceramite dell’armatura che lo avvolgeva. Il sangue gli aveva dato alla testa e dopo l’eccitazione della battaglia si sentiva quasi preso dal folle impulso di prendere Corly e inchiodarla contro il terreno. Poi i soldati si avvicinarono a loro e iniziarono a battere colpi di mano sulle loro spalle. L’euforia però si spense immediatamente quando iniziarono i ruggiti, la massa degli orchi si divise per lasciare passare la bestia.
Enorme e possente doveva essere il nonno di tutti i draghi, probabilmente era arrivato su Revedian quando il cataclisma era iniziato e a differenza dei suoi simili era sopravvissuto le devastazioni portate dal cataclisma. Chissà quante cose avrebbero postutto raccontare quegli occhi colmi di sapienza, se il loro profondo brillare rossastro non rivelasse il sommo orrore:
il drago millenario era posseduto da un demone!


Cronologia dell Modo di Revedian

-2200? Con la colonizzazione dei pianeti del sistema esterno inizia l’età dell’oro
? guerra dei nove pianeti?
? scoperta della bomba a fissione temporale
0 collaudo della bomba e generazione del cataclisma, il modo do’rmbra si sovrappone a quello reale appaiono creature fino ad allora mai viste: drow, gobelin, orchi, elfi ecc…
? l’uomo cerca di sopravvivere in un mondo diventato ormai inospitale. La maggior parte della popolazione muore, solo le fasce sociali più povere erano già abituate alla sopravvivenza: coltivando la terra ancora con sistemi dell’età della pietra o vivendo nelle discariche riescono a trovare il modo di andare avanti. In un modo senza più elettricità, banche, telefono o altro nelle aree devastate la gente comune muore di fame, malattie e stenti, mente le aree non toccate dal cataclisma vengono prese d’assalto da chi non ha più nulla per vivere; saccheggiate e distrutte nella disperazione più assoluta.
Veleni, inquinamento e radiazioni cambiano per sempre parte della popolazione creando i mutanti.
? gli elfi e i goblin fuggono nello spazio rubando le navi spaziali
50(?) fondazione delle gilde da parte dei pochi che ancora conoscono la tecnologia
100 fortificazione delle città
120 fondazione degli storici, inizio della ricostruzione del calendario
? gli antenati dei principi dei mercanti tornano su Revedian.
? varie guerre tra le città fortezza
260 inizia la predicazione della chiesa di Erda …
1111 Sancho Arriba ferma l’invasione degli orchi, nasce la libera città di Hail Afax
1185 elfi e goblin sbarcano su revedian, inizia la guerra dei dodici anni
1197 spostamento di 0.01° dell’asse terreste di revedian a causa del bombardamento orbitale
1197 cataclisma minore ed invasione demonica
1198 fine della guerra dei docici anni, inizio della guerra demonica: guerra degli dei
1199 una commissione di esperti formata da umani elfi e goblin dichiara Revedian “mondo tappo”
1202 nell’oceano di Revedian viene avvistato Erebos per la prima volta
1213 Larala Dumain uccide in battaglia la dea madre dei drow. Da questo momento i drow sono affrancati dalla schiavitù ai demoni e si votano agli dei ragno minori (neutrali). Il nome della dea viene cancellato da tutti gli annali.
1222 fine della guerra demonica.
1222 pace tra umani e drow, i drow si trasferiscono nelle città.
1223 le città fortificate sopravvissute si alleano e nasce l’impero del crepuscolo.
1224 l’imperatore ha 4 figli gemelli.
1264 l’impero viene diviso tra i quattro figli che si dichiarano tetrarchi.
1280 la pratica dei poteri magici diventa fuorilegge
1280 l’inquisizione ha il potere di punire gli eretici e sterminare le cabale di stregoni e adoratori demoniaci.
1285 grande espulsione da cui poi nascerà l’impero di Erebos
1377 lo stregone Iho scatena la seconda guerra demonica: guerra del mago.
1377 rivelazione dei tre volti di erda: pietà, giustizia e forza.
1378 nascono le sorelle del silenzio per incarnare il volto della forza, i preti di erda incarnao il volto della pietà e gli inquisitori quello della giustizia.
1380 battaglia di Nueva Crodoba. Al comando di Celestina de Castilla le sorelle del silenzio difendono la città fortezza di Nueva Crodoba dai demoni evocati da una cabala di maghi traditori. Alla battaglia sopravvivono solo dieci sorelle.
1390 finisce la seconda guerra demonica, Iho scappa nelle terre infestate dai demoni
1475 attentato a Damiel di Mondragone, ufficialmente gli autori sono ignoti
1480 Damiel diventa inquisitore
1510 Damiel di Mondragone diventa sommo inquisitore, e giura di eliminare Iho lo stregone.
1515 data della campagna di Revedian