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Teferine Karrer, la dama maledetta.

teferine2Lo scorso inverno avevo preso in mano Teferine Karrer, la dama maledetta e adesso alla luce delle mie maggiori conoscenze di Pathfinder, ho provato a ricreare la classe partedo dalle informazioni presenti nel Pathfinder reference document

Si trattava di una non integrata, ovvero un essere umano proveniente da un’altra dimensione che aveva raggiunto Rarte attraverso una porta di livello, e aveva rifiutato l’accoglienza pacifica dei custodi della porta e l’incantesimo di integrazione. Originariamente avevo sviluppato il personaggio come ladra per le regole originali di Kata Kumbas.

Questa è la progressione di Teferine dal livello 1 a 6, se si gioca E6 per i livelli successivi il personaggio

Level

Base Attack Bonus

Fort Save

Ref Save

Will Save

Special

Extracts per Day

1st

2nd

1st

+1

+2

+2

+0

Deeds, grit, gunsmith

2nd

+1

+4

+4

+0

Alchemy, bomb 1d6, brew potion, mutagen, throw anything

1

3rd

+2

+5

+5

+0

Discovery, poison resistance +2, poison use

2

4th

+3

+5

+5

+1

Bomb 2d6, swift alchemy

3

5th

+4

+6

+6

+1

Discovery

3

1

6th

+4

+6

+6

+1

Bomb 3d6, poison resistance +4

4

2

Alleaze: gioielli, seta, nobilità, alchimia, uomini tenebrosi.

teferine1

str

8

-1

dex

16

3

con

12

1

int

14

2

wis

10

cha

16

3

Teferine nel modo di Kata Kumbas, la secolo Katerine Ferrer the “wicked lady”, era una nobildonna inglese con un’eccessiva passione per il banditismo, finita molto male che nella mia realtà parallela ha poi attraverato una prota di livello in punto di morte. Non essendo perfettamente integrata si porta dietro dal suo mondo la conoscenza delle pistole e quindi partire come pistolero mi pare la cosa migliore, quando ho letto l’archetipo straniero misterioso mi sono detto che era fatto apposta per Teferine / Katerine.

Per una persona del genere in seguito la carriera migliore è forse l’alchimista, oltretutto nella versione di Pathfinder è una classe che si avvicina molto anche a quella dell’assassino viste le abilità nell’uso dei veleni.

Scoperte: cura spontanea, missile esplosivo

Cura spontanea viene di conseguenza all’idea che il personaggio sia diventato in gradi di “sopravviere” alle ferite che le sue disavventure le hanno progressivamente riportato.

La scelta di missile esplosivo premette di massimizzare l’effetto della sua pistola. Teferine può scegliere di attaccare con una pistola facendo 1d8+3d6 di danni o con due con la possibilità di aggiungere ai danni i bonus di carisma, grazie al talento del suo archetipo.

I talenti che ho scelto per lei sono Two weapon fighting, extra grit, no name, weapon focus pistol.

Teferine Karrrer si dimostra un ottimo recurring villian, ha una spiccata tendenza a sopravvivere a qualsiasi avversità ma può anche diventare una scomoda fonte di aiuto.

Ancora una volta un grazie sentito a Davide Mana, per avermi fatto conoscere la “wicked lady” (Il retroscena)

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La foresta senza ritorno – Il castello oltre la palude

Oltre la passerella che attraversa la palude dove siamo stati aggrediti dall’illusione ci siamo trovati di fronte alla squallida realtà di un nuovo castello in rovina. L’ingresso era sbarrato da una pesante grata metallica e siamo entrati da una porta laterale.

Ofelia si è dimostrata estremamente maldestra tanto nell’aprire questa porta che nel verificare che la zona fosse sicura e non ho potuto resistere al bisogno di assestarle alcune sapienti frustate.

All’interno del castello si trovavano alcune casupole, due fatte di mattoni, una più piccola in legno e una stalla. La zona era infestata da briganti e nella stalla una scolopendra si era nutrita dei cadaveri degli animali, a giudicare dalla ferocia era parecchio che la bestia non si nutriva a dovere.

Nuovamente la maldestria di Ofelia è stata impressionante al che ho rincarato la dose di colpi di sferza. Speravo in un qualche segnale di pentimento e contrizione da parte sua, invece mi è saltata al collo piena di gratitudine per i miei tentativi di correggerla e mi ha stampato nuovamente un bacio in bocca, seguito dagli apprezzamenti salaci di Thorax e dalle risa soffocate di Grimaldi.

Mi risulta sempre strana l’espansività di Ofelia nei miei confronti e il fatto che io vi ceda con bonarietà, ma certo un castello in rovina pieno di banditi non è il luogo adatto per abbandonarsi a smancerie o anche solo per riflettere sulle loro implicazioni. Mi domando quando mai ci sarà luogo e momento pacifico nella mia vita per fare una giusta reprimenda ad Ofelia sui suoi comportamenti licenziosi (se smettesse di sbirciare e sussurrarmi suggerimenti per la lettera in un orecchio magari scriverei più facilmente).

Dopo aver perlustrato il cortile e recuperato un paio di strane fiale siamo entrati nel mastio dove ci hanno accolti alcuni zombie. Chiaramente siamo vicini alla strega.

Questo è il mio penultimo piccione, perciò ci risentiremo quando avrò la pergamena o altrimenti non avrete più mie notizie.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese

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La foresta senza ritorno – Fra mistici e banditi

Dopo qualche mese di silenzio torno ad occuparmi di Kata Kumbas con un nuovo racconto sulle sessioni di gioco in 1 vs 1 de la Dama delle Spine. Colgo l’occasione per ringraziale No’Akei, autrice “silenziosa” del blog che si occupa della revisione di tutti i racconti e in particolare di quelli di Farnese che scriviamo a quattro mani.

Principessa,

come promesso, dopo essermi curata dalle ferite, ho ripreso la ricerca della strega che vi ha rubato la pergamena dinastica e ha ucciso Berus e Uguccione.

Assieme a Valentino, Torax e Ofelia mi sono addentrata nella foresta senza ritorno, il luogo in cui la lettera diceva la strega avrebbe atteso il giovane da me ucciso. Questa volta viste le disavventure passate abbiamo deciso di attraversare il luogo maledetto durante il giorno.

Proseguendo lungo il sentiero abbiamo trovato la cascina di un carbonaio che però ci ha accolto con una scure in mano mentre il figlio ci puntava contro un arco. L’uomo ci aveva scambiati per dei banditi e non ci fu verso di fargli intendere ragione. Certo dopo le mie ultime vicissitudini ho un aspetto non molto presentabile e la cupa figura di Torax non aiuta a rasserenare gli animi. Ofelia insinua che forse anche il mio carattere aspro abbia aiutato, ma ciò è falso perché ho solo trattato il villico con la giusta fermezza richiesta da un simile ignorante.

Lasciato il carbonaio prima che rischiassimo di venire alle mani ci siamo poi imbattuti nei veri banditi, a cui abbiamo requisito due fagiani, dopo averlo spediti a conoscere la misericordia del Signore Senza Tempo.

Verso il margine della foresta, poco prima dell’inizio della palude, abbiamo scoperto che vi è un mistico che risiede in una grotta. Sembra avere qualche sorta di potere sovrannaturale, perché ha voluto toccarmi il viso e poi mi ha profetato che la vera impresa non sarà scovare la strega ma comincerà uscita dalla foresta.

Quando Ofelia gli ha offerto i fagiani la voluto a tutti i costi toccare anche lei e le ha strattonato bruscamente un braccio. Mi ha quindi avvisato di stare attenta perché Ofelia nutre pensieri poco casti. Io ho replicato che è una cosa risaputa, visti i suoi trascorsi da ragazza di vita e avventuriera, ma lui ha ribattuto che lei nutre pensieri poco casti per me. La domanda vera è che pensieri abbia io per lei. Devo ammettere di essermi affezionata alla ragazza da quando l’ho presa sotto la mia protezione, ma non voglio pensare che possa essere qualcosa di più di una relazione fra maestro e discepolo, il mio unico desiderio è di correggerla nella via della fede. Ciò che è certo è che Ofelia deve imparare tenere maggiormente a bada i suoi pensieri, e penso che appena riusciremo ad uscire da questa foresta maledetta sarà utile rinfrescarle il ricordo dei colpi della mia sferza, per aiutarla a disciplinare il suo carattere.

Mi stupisce sempre la docilità e la mansuetudine con cui Ofelia si sottomette alla mia correzione nel sincero desiderio di essere migliore, ma mia principessa, anche se so che a voi interessa confrontarvi con me nella nostra diversa visione del mondo, sto divagando, in un momento che richiede urgenza.

Ringraziandoci per i fagiani il mistico ci ha lasciato andare pregandoci di fare attenzione alle bestie che infestano la palude. Abbiamo quindi cercato di aggirarla sulla riva, questo ci ha messo al riparo dagli uccelli carnivori che vi svolazzano al centro ma ci siamo imbattuti in alcuni banchi di erbe silicee estremamente taglienti che ci hanno ferito le gambe.

L’ultima prova prima di arrivare alle porte del castello in rovina abbiamo dovuto superarla su un ponte che attraversa un’area paludosa. Mentre camminavamo sulla struttura pericolante siamo stati attaccati da un’enorme bestia mostruosa irta di artigli e zanne dalla pelle a squame, la cui forma era troppo orribile per essere pienamente accettabile alla vista. Ogni tentativo di ferirla con le nostre armi e persino quelli di scacciarla con le mie preghiere hanno fallito.

In qualche modo Thorax ha avuto l’idea di provare a bloccarla con la sua forza, visto che le martellate erano inutili. Appena toccato il mostro è svanito e le ferite da noi subite sono guarite miracolosamente. Chiaramente la strega aveva lanciato un maleficio sul ponte, devo ancora incontrare quella meretrice ma le sue stregonerie mi hanno già stancata.

Ora è metà mattina e stiamo per entrare nel castello, vi ho scritto queste righe, Argenta, perché possiate sapere cosa può essermi capitato qualora non sentiate più parlare di me. Confido comunque, mia signora, che presto potrò tornare da voi con la pergamena in mio possesso e la testa della strega in un canestro, perché possiate piantarla di fronte alle mura del vostro castello.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese.

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Nessuna dignità nella morte – riflessioni del master

Alcuni venerdì fa, dopo tre mesi di partite a USNB contro un solo giocatore, ho nuovamente giocato con un gruppo di 4 persone, occasione creatosi perché al club di warhammer c’erano letteralmente 4 gatti e solo uno aveva le miniature.

Dopo tre mesi in cui giocavo solo con No’Akei aka Camelia Farnese il tornare ad avere anche solo per una sera un vero gruppo è una cosa “epica” e permette di notare subito le grandi differenze che vi sono fra i due approcci.

Per tutta la serata l’accenno di rapporto saffico che intercorre fra Farnese e la sua seguace Ofelia si è letteralmente eclissato, diventando un aspetto marginale della vicenda, mentre di norma nella partita singola per non rendere la storia un monotono cerca l’indizio e uccidi il mostro Ofelia compare spesso a punzecchiare la sua sadica guida spirituale, lanciando delle non troppo velate allusioni che vengono palesemente ignorate da Farnese.

Anche gli obbiettivi personali di Farnese sono diventati relativamente secondari. Un gruppo deve proseguire su obbiettivi condivisi, i problemi familiari di Farnese appartengono ad una dimensione che nel gioco di gruppo trovano spazio solo in una breve conversazione fra lei e Grimaldi. Quello che porta un gruppo ad agire non sono gli scorni personali e l’infanzia difficile, sono elementi più condivisibili come l’idea di una missione divina (Thorax, Ofelia e Farnese), il denaro (Thorax, Ofelia e Grimaldi) e le donne (Thorax e Grimaldi)

Un elemento che si realizza nel gioco di gruppo e che manca in buona misura nelle partite singole è la creazione di una “storia” che nasce dal dialogo fra i personaggi/giocatori, i quali parlando fra di loro caratterizzano maggiormente l’ambiente, fornendo anche ulteriori spunti al master per arricchire il canovaccio già preparato (io sono un sostenitore della pianificazione delle avventure, non gioco mai a braccio ma mi piace integrare gli spunti che vengono dai PG quando questo è fattibile in termini di tempo e fatica).

Per fare un esempio concreto Camelia Farnese possedeva l’arma con cui era stata uccisa una donna, ma non sapeva come collegarla al colpevole. La mia idea per risolvere il dilemma dell’avventura inizialmente era che la protagonista dovesse farsi venire in mente di mandare Ofelia nottetempo a controllare cosa c’era nella tenda del probabile colpevole colpevole. Lì avrebbe trovato delle lettere compromettenti che tra l’altro si riallacciavano alla quest principale di dare la caccia alla strega che le sfuggiva da ormai due mesi.

Ora con altri due giocatori aggiuntisi, la prima cosa che ha voluto fare quel furfante di Valentino Grimaldi è stata esaminare il pugnale: “perché è risaputo che un simile strumento deve avere uno stemma nobiliare del possessore.” Nulla di più falso perché nella versione originale non c’era, ma non costa mai niente consentire un test di capacità e visto che questo era riuscito in maniera molto favorevole ho deciso che si, sotto una crosta di sporco c’era effettivamente lo stemma del signore della guerra della Città di Maro.

Questo non ha grandi risvolti sulla storia perché comunque anche se l’arma è collegata al colpevole non è ancora possibile dimostrare che il colpevole l’ha utilizzata, ma è certo un passo avanti e devia dai possibili percorsi ipotizzati dall’avventura originale.

Da il in poi il gioco è andato avanti fuori dal “percorso prestabilito”, una trovata dopo l’altra, molte delle quali cassate dal sottoscritto. Se nel villaggio non c’è una chiesa in rovina perché è un luogo di pagani, non l’aggiungo solo perché un giocatore ritiene che se ci fosse sarebbe più semplice costringere il demone a rivelarsi in un luogo di culto. Il concetto fondamentale del GdR classico è di trovare il modo di risolvere il problema con quello che si ha a portata di mano, non di inventarsi gli ingredienti perché si ha lo scopo raccontare un certo tipo di storia.

Comunque ho lasciato ampio spazio di stravolgere la storia ugualmente. Il giovane assassino mentre la storia proseguiva è “diventato” un indemoniato ed è stato smascherato nella pubblica piazza grazie ad una preghiera di Farnese.

Alla fine quando il gruppo la potuto controllare la tenda dell’indemoniato, per verificare che non vi fossero altri oggetti maledetti ,è spuntata fuori anche la lettera che volevo far trovare all’inizio, ma chiaramente ora aveva solo lo scopo di collegarsi alla prossima avventura e non più di fornire indizi.

Alla fine anche se il percorso ha deviato dalle possibilità che avevo pianificato è comunque arrivato al punto desiderato. In questo caso non è comunque stato necessario per me giocare “completamente a braccio” mi sono limitato a reagire alle proposte dei giocatori spostando in genere incontri già preparati in altri luoghi o in altri momenti e narrare degli eventi che li collegassero. L’idea di maggiore libertà in parte è vera, in parte è nella testa dei giocatori che non sapevano come sarebbe stata l’avventura originale.

Per chi fosse interessato sull’argomento rimando inoltre a questi due post sul railroading:

http://gdroggi.blogspot.com/2011/07/i-problemi-di-railroad.html

http://oneshot-tales.blogspot.com/2011/07/la-trama-ce-ma-non-si-vede.html

Altri articoli di questo blog relativi al giocare 1 vs 1

Dal GdR al racconto parte prima

Dal GdR al racconto parte seconda

Dal GdR al racconto parte terza

 

 


Nessuna dignità nella morte – il vero assassino

Vostra grazia,

volevo dirvi che finalmente ho trovato una traccia della vostra pergamena dinastica, necessaria per completare l’albero genealogico e permettervi di sposarvi con il vostro amante Ellis. Lasciate però che vi narri prima come si sono concluse le vicende di Arizza.

Dopo la cena, per scuotermi i pensieri su Ofelia che mi turbavano la mente, mi sono recata al campo degli zingari per parlare con la vecchia gitana. La donna non si è dimostrata molto collaborativa, si è limitata a dire che aveva avvisato il ragazzo di non uscire la notte e ora egli è in mano al destino.

Mi ha invece detto di avere una profezia che è un po’ un consiglio e un po’ una maledizione: “Dovrai viaggiare fino al nord e dovrai portare con te un corpo che ti riscaldi dal gelo o la tua anima sarà preda delle tenebre.” Ha aggiunto anche altre cose strane che però già non ricordo. Sarei tentata di liquidare la cosa come una scemenza se non fosse che nel suo discorso invasato la vecchia ha fatto il nome di Asaliah, il demone che mi era stato già nominato dal vostro matto di corte.

Ad incupirmi maggiormente è stato poi l’assalto che ho subito nella notte ad opera di alcuni mercenari e dal quale mi sono salvata solo per il pronto intervento di Thorax. I mercenari avevano fra le poche cose in loro possesso anche uno straccio con le insegne del conte di Imen. Mi sono interrogata sul fatto di chiederne ragione al conte Basianto, ma Valentino Grimaldi mi ha convinta che il conte, per quanta acrimonia possa avere nei miei confronti, se avesse mandato gli uomini non avrebbe lasciato loro un suo simbolo.

Se non altro un lato positivo del tentativo di assassinio di cui sono stata vittima è che dopo di esso ho trovato finalmente la veemenza per convertire Thorax e convincerlo ad abbandonare i suoi demoni pagani.

Parlando con l’oste della locanda ho saputo che in paese c’è un solo uomo da cui si possono assoldare mercenari: Abelardo, detto il Barbio Malefico. La sua compagnia di ventura era una delle peggiori in circolazione, una congrega di sciancati e pendagli da forca in cui l’aspettativa di vita media non supera la settimana di lavoro.

Speravo che parlare con quell’uomo mi avvicinasse alla soluzione del mistero, ma nonostante la minacciosa presenza di Thorax negò di avere fornito dei sicari, lui aveva semplicemente fornito tre scorte armate, il che non era un crimine. Comunque in cambio delle attenzioni di Ofelia per la successiva mezz’ora ci fornì una dettagliata descrizione del giovane che lo aveva pagato.

Mi recai allora all’accampamento del conte Basianto, dove trovai facilmente un ragazzo che corrispondeva alla descrizione, di nome Flavius. Costui era niente meno che uno dei figli di Educ, il signore dalle guerra di Maro, uno dei tre alti signori che reggono le sorti della città, un uomo amato dalla plebe ma in odore di essere in cospirazione con le forze dell’Entità Oscura.

Il giovane senza una prova solida era intoccabile, era la sua parola contro la mia e nessuno l’avrebbe mai messa in discussione. Fece inoltre molti commenti lascivi su Ofelia riguardo a cosa le avrebbe fatta se l’avessi ceduta a lui come avevo fatto con il Barbio.

Comunque non mi perdetti d’animo e continuai a cercare indizi. In un fossato al limitare dell’accampamento trovai un pugnale sacrificale insanguinato, probabilmente quello era il coltello che aveva ucciso la giovane. Valentino Grimaldi mi fece notare che sotto una pesante crosta di sporco lo stemma dello sparviero, il simbolo nobiliare della casata di Educ, adornava l’elsa del pugnale. Se ??? aveva utilizzato un simile oggetto era come minimo un pagano e quasi sicuramente anche un indemoniato, avendo compiuto un’azione tanto efferata, mi suggerì Valentino.

Elaborammo quindi un piano per cercare di stanarlo: Thorax finse di rapire Ofelia e corse per il villaggio, cosa che riuscì molto credibile visto il sincero terrore di Ofelia al solo tocco del bruto. Un po’ mi è dispiaciuto per la povera Ofelia, ma forse questo le insegnerà ad assumere degli atteggiamenti più casti in futuro. Logicamente il figlio di Educ fu l’unico a comparire per sbarrare il passo del mezzo bruto, asserendo candidamente che avrebbe stuprato lui Ofelia dopo averla salvata. Io però lo attendevo pronta ad esorcizzarlo e riuscii fortunatamente a fare apparire la sua vera natura di bestia. Vistosi circondato l’indemoniato scappò ma dopo un feroce inseguimento nei boschi riuscimmo a braccarlo e ucciderlo presso l’altare di pietra dove un tempo avevo combattuto lo stregone che si spacciava per uno dei cavalieri dell’apocalisse.

Riportammo il cadavere al villaggio dove mi fu dato dal conte il permesso di bruciarlo e poi requisii tutti i suoi averi in quanto sconsacrati.

Mentre i miei non così devoti seguaci si spartivano l’argento del ragazzo io trovai fra la sua corrispondenza una lettera della strega che aveva maledetto il vostro castello in cui informava il figlio di Educ di dove si era nascosta assieme alla vostra pergamena, in attesa che il giovane la pagasse per averla per se.

Finalmente principessa ho una traccia certa e ora dopo una settimana di riposo per guarire dalle mie notevoli ferite sono pronta a seguire questa megera fino alla foresta dove si è rifugiata.

Devotamente Serva Vostra,

Camelia Farnese

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Terrori del Nord – Lupreci

Con l’aggiunta di alcun contributi dal forum di Librogame’s Land ecco una versione editata e migliorata del precedente post sui Wulfencon con dei nomi più Laìtiani e un po’ di fonti storiche reinventate. Ringrazio per gli spunti Mornon e Coniglio Mannaro.

“Primo Catito riporta in un passo della Geste Teutogene che vi fosse più di una tribù che aveva corpo da umani e teste lupine.

Lo stesso Polao di Doconia racconta che i Dalvani durate le invasioni di Giscardo avevano bestie simili ai Cinocefali dalla loro parte, ma molto più aggressive, la cui perizia bellica era senza pari”

Baxio Trobolis, De Historia Iperborea

Nelle antiche terre del nord, oltre le montagne della Gelatodia, dove si estendono le secolari foreste abitate dalle tribù degli Iperborei si trovano alcuni degli esseri più feroci e sanguinari che conoscano le terre di Rarte. Si tratta del terribile incrocio fra uomo e lupo, noto nell’aspro dialetto dei Regni Iperborei come Ulfia o Ulfur, ma chiamato Luprecio, nell’antica lingua di Laìtia.

I Lupreci sono una razza di guerrieri formidabili e spietati. Per gli standard umani sono sostanzialmente delle bestie sanguinari e crudeli, ma i Lupreci hanno un loro codice d’onore basto sulla caccia e la sopravvivenza. La caccia di un nemico e la sua uccisione è per un Lupreci il compimento della propria esistenza, un incarico affidato secondo la tradizione dalla dea Luna in persona. E’ nel massacro dei propri nemici e nella caccia delle prede che lo spirito di questo umanoide trova appagamento da un’atavica sete di sangue. Per un Wolfen essere risparmiare un avversario che abbia perso uno scontro sarebbe considerata un’azione disonorevole, un’offesa imperdonabile con cui l’avversario dovrebbe vivere il resto della propria esistenza. Non di meno i Lupreci, per quanto irosi e impulsivi, non attaccano nemici indifesi e disarmati considerando ciò troppo facile e quindi indegno di un vero guerriero

Con le invasioni di Giscardo lo Smazzolatore anche i Lupreci sono stati scacciati dai loro terreni di origine, alcuni sono addirittura scesi al seguito dello Smazzolatore, attirati dall’idea di facili uccisioni e dalla possibilità di conquista e saccheggio.

Ora i Lupreci sono diventati una realtà presente anche nelle regioni a nord di Laìtia e nelle loro migrazioni si stanno diffondendo sempre più rapidamente.

Potenza 16-19
Agilità 15-16
Intelligenza 6-10
Costituzione 37-45
Attacco 15% (2 attacchi)
Danni morso 1d6+2 / ascia o altra arma media 2d6+2
Corazza 1
Resistenza alla Magia 13-16
Valore Incontro 2
Valore Soppressione 3

Il valore di corazza è per un Lupreci nudo, il Lupreci potrebbe utilizzare un’armatura leggera portando il valore di corazza a 2

Sacerdoti della luna: i Lupreci sacerdoti possono utilizzare le evocazioni come un evocatore di primo livello.

Statistiche per uno sguardo nel buio

Coraggio 16, Energia Vitale 35, Protezione 1, Attacco 10, Parata 6, Impatto 1d6+5, Classe 18

Il valore di protezione è per un Lupreci senza vestiti, il Lupreci potrebbe comunque indossare vesti, un corpetto imbottito o un’armatura di cuoio incrementando ulteriormente la sua protezione fino ad un totale di 4


I terrori del nord – Wulfen

Questo post è stato rivisto ed editato con il contributo di Coniglio Mannaro e Mornon

La nuova versione si trova qui