Ululati nella notte – La maledizione

Continua…
2013-02-19_IsabelTornando indietro dalla palude incontrammo Bruno Visconti. Lo sorprendemmo che stava bevendo l’acqua della palude. Ci disse che berne l’acqua tossica gli era necessario per non invecchiare. Lui non poteva morire per l’età, ma se non si dissetava con l’acqua melmosa il suo corpo avvizziva come un rampicante secco.Disgustata da quel comportamento io accusai il nobile di essere il responsabile vero della tragica fine di Anna. Lui negò con veemenza le mie accuse, sostenendo che Anna dopo la morte era diventata un concentrato di furia e odio. Per quanto io fossi propensa ad essere solidale con una donna che aveva cercato di sfuggire all’obbligo di un matrimonio combinato, Ofelia mi convinse che la sua esperienza di fenomeni mistici e soprannaturali le rendeva difficile credere che i soli ricordi di Bruno Visconti potessero influenzare quella la manifestazione spettrale.A malincuore dovetti accettare le argomentazioni di Ofelia e ammettere che per quanto avrei desiderato che quell’essere spregevole di Bruno fosse l’unico colpevole di questo tragico misfatto dovevo accettare che le colpe erano egualmente distribuite fra i due promessi sposi.A questo punto probabilmente il modo più semplice per rompere la maledizione era far parlare Bruno con Anna e far comprendere anche alla donna che il visconte non era l’unico responsabile dei tragici fatti accaduti un secolo prima.

Ci recammo nuovamente alla palude per cercare Anna ma quando arrivammo trovammo anche il segugio infernale privo di un occhio. La malefica bestia disse di essere il custode della maledizione e di desiderare che le due anime maledette che lo avevano fatto emergere dall’inferno continuassero a soffrire a lungo. Noi però mettemmo fine all’esistenza di quella bestiaccia demoniaca, per quanto l’impresa si rivelò estremamente ardua. Con l’ultimo fiato che aveva in gola il cagnaccio mi disse che avrebbe portato i miei saluti ad Asaliah per farle sapere dove mi trovavo ora.

Così alla fine Bruno e Anna si riconciliarono e noi potemmo tornare alla magione dei Visconti. Avrebbe potuto essere una storia a lieto fine, ma invece Bruno si accorse del furto delle gemme e dovemmo fuggire. Se non altro avevo già ricevuto la sua spada in dono.

Sicuramente frusterò Ofelia, ma non perché abbia derubato un uomo meschino, bensì perché è stata così maldestra da farsi scoprire.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese.

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Ululati nella notte – Ofelia

Mi tengo certi brividi alla schiena ..
Perchè fermarli non ne val la pena
Mi tengo pure una ferita aperta…

Mi viene da sorridere mentre stendo la mia mano su di voi e il mio tocco sana le vostre ferite, è così adorabile il vostro volto corrucciato che mi scruta e osserva.

Mi domando cosa stiate scrivendo alla principessa, Dominicella…immagino che vi starete limitando a dire che sono sempre la solita Ofelia che vi fa disperare… mi domando se le abbiate parlato della parte che io ho avuto negli eventi… immagino che abbiate taciuto delle visioni e delle premonizioni che ho sperimentato fin da quando abbiamo lasciato la foresta senza ritorno per tornare dalla principessa e che ci hanno tenute vive anche la notte scorsa. Immagino che abbiate taciuto anche delle lesioni procuratevi dai cani maledetti e di come io abbia scoperto di potervi guarire solo toccandovi mentre vi stringevo le ferite e piangevo.

Sono sempre la solita ladruncola, come ora che sono tornata dalla stanza di Bruno con in mano delle gemme, ma ora sono anche qualcosa di più. Sento la forza della mia protettrice Sacra Purga che scorre nelle mie vene, che mi fortifica e mi consente di stendere su di voi il mio tocco guaritore e compiere altri prodigi. Sto diventando una mistica, e questo solo grazie alle punizioni che voi mi infliggete e che mi avvicinano maggiormente alla via verso l’illuminazione che io ho deciso di percorrere.

Vorrei solo potervi esprimere l’amore e la gratitudine che provo per voi Dominicella e per ciò che mi avete resa.

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Ululati nella notte – Bruno Visconti

2013-02-19_IsabelVostra grazia,

la ricerca della scorsa notte è stata un disastro. Gli uomini si erano divisi in gruppi sempre più piccoli fino a quando improvvisamente i cani hanno attaccato. Due uomini che erano con me sono riusciti a scappare mentre gli altri sono stati sbranati dai cani.

Se non fosse stato per la potenza di Torax e l’aiuto di un vecchietto armato di arco forse avremmo fatto una brutta fine anche noi. Dopo averci aiutato a mettere in fuga i cani l’uomo ci disse di chiamarsi Michele e di essere servitore di Bruno Visconti, l’ultimo erede dei Visconti, omonimo del famoso Bruno che fece cadere in disgrazia la famiglia.

Ci sconsigliò di inseguire i cani perché con il tempo tornano sempre ad essere nel numero di dieci per quanti se ne uccida.

L’uomo, un giardiniere, si offrì di condurci alla residenza di Bruno dove avremo potuto rifocillarci e avere un letto.

Il luogo era cadente, con le finestre sbarrate con assi per proteggersi dagli assalti dei cani e si trovava in prossimità della palude, ai piedi del colle del Grifone, dove ancora si stagliavano le rovine del più antico e illustre maniero della famiglia Visconti.

Bruno, un uomo freddo e cortese di una quarantina d’anni, ci invitò a fare colazione e disse di avere un’offerta per noi, ma non poteva parlarne fino a notte. In cambio del mio aiuto mi avrebbe dato una spada che era appartenuta a suo nonno, il primo Bruno.

Mentre Torax andava a dormire, accompagnato da una cameriera fin troppo ansiosa di mostrargli le sue stanze, e io cercavo un angolo per mettermi in preghiera Ofelia sgattaiolò al piano superiore della stanza per compiere una ricognizione.

Tornò trafelata dicendo che aveva visto un quadro dell’attuale Bruno Visconti che era vecchio di un secolo, nell’agitazione si lasciò sfuggire di aver anche prelevato una dozzina di gemme dal forziere del conte. Un uomo così gretto e meschino da costringere una donna a sposarla e poi lasciarla morire in una palude in effetti meriterebbe ben altro che un piccolo furto di un migliaio di monete d’argento.

Il fatto che mi abbia baciato sul collo come ringraziamento per la mia comprensione verso le sue debolezze mi ha fatto riconsiderare l’idea di non punirla, ma non è il caso di istigare ulteriormente Ofelia.

Nel pomeriggio mi sonno inavvertitamente lasciata scappare con il maggiordomo che la cameriera era a letto con Torax, il che ha mandato su tutte le furie l’uomo che aveva una tresca con la donna. La cosa finì in una rissa fra lui e il mezzobruto, dalla quale il servitore di Bruno naturalmente uscì pesto.

La cosa fece molto infuriare il nostro ospite fino a quando Ofelia non lo convinse a tornare nelle sue stanze per offrirgli un massaggio rilassante. Il sorriso malizioso con cui mi ha guardato mentre si premurava che la cosa non mi dispiacesse la diceva lunga sua quali tipi di attenzioni volesse riservare al conte per rilassarlo.

Principessa Argenta, anche se ho naturalmente detto che la cosa non mi dispiaceva  in realtà il fatto che Ofelia possa passare le prossime ore a giacere con un uomo mi rende enormemente gelosa e infuriata. Furia che ho sfogato su una cuoca ottusa e risaputa (N.d.A. mangiandosi un indizio della quest).

Vi sto scrivendo prima di cena, mentre attendo di conoscere quale sarebbe l’importate incarico che potrebbe affidarmi il conte.

Presumo avrete mie notizie presto.

Devotamente serva vostra

Camelia Farnese

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Ululati nella notte – Cani a Fattocchie

2013-02-19_IsabelVostra grazia,

vi scrivo questa missiva urgente perché potreste trovarvi in grave pericolo. Ho scoperto che il villaggio di Fattocchie è infestato da un branco di cani idrofobi. I problemi vanno avanti da almeno una generazione ma negli ultimi giorni le cose sono peggiorate e questa notte i cani hanno ucciso un uomo.

Ero arrivata al villaggio verso sera, dopo aver lasciato il vostro castello nel pomeriggio. Spero che mi scuserete se a differenza di Ofelia non sono riuscita ad apprezzare i versi di Rowena, la vostra poetessa proveniente dalla Tribannia e l’ho offesa con alcuni sbadigli, ma sono più portata per l’arte della spada che per quella del canto.

Vi pregherei inoltre principessa di non essere così esplicita nei suggerimenti su cosa sarebbe opportuno che facessi con Ofelia. Certi vostri consigli a volte mi mettono veramente in imbarazzo.

L’accoglienza al villaggio di Fattocchie è stata alquanto fredda e scortese. La maggior parte degli abitanti sembrava aver acquisito l’abitudine di evitare abitualmente gli stranieri, il che mi era parso alquanto inusuale per un luogo che si trova su una delle principali vie che conduce alla Sacra Città di Maro.

La diffidenza nutre radici antiche in fatti di sangue abbastanza scabrosi che hanno coinvolto le famiglie dei Colonna e dei Vescovi. Un secolo fa era stato combinato un matrimonio fra Anna Colonna e Bruno Vescovi per cercare di ricomporre i dissidi fra le due famiglie.

Bruno accettò la cosa di malgrado mentre Anna vi si oppose e la sera prima delle nozze tentò di fuggire. Michele, il fratello di Bruno la sorprese mentre scappava e Anna lo accoltellò.

Bruno pazzo di rabbia scatenò i cani contro Anna e la inseguì fino nelle paludi. Quando tornò disse che Anna era caduta nelle sabbie mobili e non vi era stato modo di aiutarla.

Da allora la faida riprese ancora più aspra e ad oggi un solo membro delle due famiglie, Bruno Colonna, è ancora vivo e risiede nella vecchia magione in rovina ai piedi della Collina del Grifone.

Tutti dicono che non si debba assolutamente avvicinarsi al castello in rovina che si trova sulla sommità della collina e che sarebbe maledetto.

Provo un po’ di compassione per la sorte di Anna, ennesima pedina nei complotti familiari a cui io stessa rischio di essere soggetta.

Al di la di questi episodi tragici, come vi dicevo il villaggio ha problemi sempre più frequenti con i cani selvaggi che infestano le colline e le paludi della zona. I cani naturalmente vengono di norma avvistati nella zona della Collina del Grifone.

Questa notte per la prima volta hanno aggredito un uomo e gli abitanti del villaggio stanno preparando una ronda.

Per quanto la cosa non mi piaccia ora sto per recarmi anch’io con i villani per cercare i cani. Ho una brutta impressione su come potrebbe finire un gruppo di contadini armato di forconi e disperso nella notte, ma ogni tentativo di mettere un po’ di senno nella crapa del balivo non sembra avere effetto.

Torax mi accompagnerà anche se ha sbuffato imprecando sul fatto che lo interrompo ogni volta che lui riesce a rimorchiare una cameriera da portarsi a letto.

Devotamente serva vostra,

vi porgo le mie umili scuse se nella giornata di oggi

vi ho in qualsivoglia modo offeso o

messo in imbarazzo con i vostri servitori.

Camelia Farnese.

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Interludio – Ofelia

Siete così bella quando dormite Camelia che vorrei baciarvi, ma so che farlo romperebbe la pace fra noi e voi mi caccereste via dalla vostra camera e dal vostro letto dove ora sto accoccolata buona buona in cerca di consolazione e tepore.

Siete ancora più bella quando stendete la vostra mano adirata su di me, mentre mi trovo inginocchiata nuda sui ceci.

Siete ancora più bella quando carezzate la mia pelle escoriata dai segni della frusta. Oh Signore, neppure avete idea della squisita sofferenza che mi provoca il vostro tocco.

Mi dispiace che nonostante questa nostra grande intesa vi ostiniate a dire che vedete in me solo una sorella. Se vostra sorella fosse guardata come voi osservate me posso assicurarvi che arrossirebbe di vergogna.

Perciò attenderò con pazienza, mia cara Camelia, che voi accettiate di riconoscere la meraviglia di ciò che proviamo l’una per l’altra. Nel frattempo continuerò a stuzzicarvi per ammazzare la noia.

Dominicella, vorrei solo potervi dire quanto siete bella finché siete sveglia e non dover aspettare che siate persa nell’oblio del sonno.

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