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Terrore nella Città Sacra – Devozione

2013-02-19_IsabelPrincipessa,

come atto di devozione per essere stata riammessa nelle grazie del mio ordine e della nobiltà di Maro, donai la coppa che avevo trovato nelle cripte vicino a Cuore di Luna alla chiesa di Maro. I suoi poteri di guarigione mi avevano ampiamente aiutato nel viaggio trascorso e speravo che ora avrebbe potuto lenire le piaghe della povera gente di Maro.

Visto che avevo salvato la città da un demone dovetti anche sorbire una festa ufficiale con tanto di gran gala e presentazioni ufficiali ad un sacco di damerini spocchiosi.

Fra gli invitati alla festa c’era anche mio padre. Tentò di ricucire i rapporti con me facendo notare che aveva tentato di supportarmi in tutti i modi durante l’esilio e di far valere il peso della nostra famiglia nel mitigare la pena e nel favorire la mia riammissione in città. Scocciata gli risposi che ormai era tardi per ricucire i rapporti fra noi. Quando ero una figlia ribelle che voleva imparare l’arte della spada aveva cercato di ostacolarmi in tutti i modi e ora che ero l’eroina di Maro voleva la mia benevolenza. Forse aveva ragione a dire che gli ostacoli che mi aveva posto avevano solo aiutato a far crescere la mia determinazione e che lo aveva fatto per il mio bene, per aiutarmi a fortificarmi visto che volevo intraprendere un cammino che inevitabilmente mi avrebbe portato a scontrarmi con molti.

Gli risposi che probabilmente aveva ragione ma era comunque troppo tardi.

Anche Teferine, in qualità di nobile di Maro e alchimista era presente ai festeggiamenti. La ragazza sperava che io non provassi rancore per i fatti della notte precedente che per lei erano solo “affari” e mi pregò di contattarla il mattino successivo per parlare di come avrebbe potuto scusarsi dell’accaduto ed essermi eventualmente di aiuto.

Ora intendo partire per Nevezia, per occuparmi della mia missione iniziale, capire se sono vere le storie che circolano sui vampiri, e visti i precedenti nella Zolia temo che la risposta sia sì. Gli oggetti magici che Ofelia ha gentilmente recuperato dal cadavere di lady Neira dovrebbero aiutarmi nel completare la missione.

Marilissa Stregazza, visti i nostri ultimi trascorsi e la sua attuale condizione di volpe, preferisce restare con la “nonna” piuttosto che seguirmi verso Nevezia. Anche se gli incontri nella cappella di Aggarath l’hanno convertita al nuovo culto il suo talento risiede ancora nelle pratiche di magia antica e su quello ha ancora molto da imparare da Chardath.

Devotamente serva vostra,
Camelia Farnese.

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Terrore nella Città Sacra – Gasparre de Luca

2013-02-19_IsabelContinua…

Una volta che riuscii a far tornare in se Gasparre de Luca, il disgraziato sostenne di essere stato stregato dalla magia di lady Neira e di essere una povera vittima delle circostanze, anche se trovavo difficile crederlo. Come prima di lui Chardath, anche Gasparre promise che se ignoravo la sua parte negli eventi avvenuti di recente avrebbe dato una mano a far cadere tutte le accuse contro di me.

Per la seconda volta inghiottii la bile che mi saliva e accettai di risparmiare Gasparre sulla base della convenienza che il suo aiuto poteva portarmi. Mi sembra di star diventando incredibilmente cinica e manipolatore un po’ come il clero che tanto no imparato a detestare.

In segno di buona fede prima di andarsene Gasparre mi lasciò un pugnale magico, secondo lui di grande valore.

Ora devo solo attendere che il mio buon nome venga ristabilito nella città di Maro, ma dopo aver sconfitto Azalia e aver riportato la testa di un vampiro dai boschi della Zolia credo e sarò proclamata la salvatrice della città ora di sera.

Devotamente serva vostra,
Camelia Farnese.

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Terrore nella Città Sacra – Fra templi e bordelli

teferine1Continua… In un bordello venni a sapere che De Luca era al tempio degli dei pagani, ma prima di arrivarvi venni assalita dalla famigerata Teferine Karrer, la dama nera della Zolia. Dopo aver affermato che non aveva nulla di personale contro di me, ma lo faceva solo per i soldi che le dava Gasparre, la donna tentò di uccidermi a colpi di pistola. Su Rarte le armi da fuoco sono rare, gingilli estremamente pericolosi, di norma create dai nani e dagli alchimisti, se usate bene posso uccidere una persona sul colpo anche da grande distanza, ma per nostra fortuna Teferine mi ferì solo di striscio prima di essere costretta a scappare perché la sua arma si era inceppata. Per fortuna non venimmo attaccati da nessun altro sgherro di Gasparre e riuscimmo ad arrivare al tempio pagano dove si trovavano sia Gasparre che lady Neira, intenti a sacrificare una vergine per liberare un demone, o meglio un angelo caduto. Si trattava di una nostra vecchia conoscenza, Azalia, la creatura infernale che aveva maledetto il vostro castello. Come ringraziamento per essere stata liberata Azalia strappò gli arti a lady Neira e la lasciò morire dissanguata. La vista di tale scempio fece impazzire Gasparre che si mise ad urlare frasi incoerenti. Azalia mi riconobbe e rise di me, ma io riuscii a scacciarla grazie alle mie preghiere. Almeno per un po’ non avrebbe arrecato danni, ma sarebbe stata solo questione di tempo prima che ritornasse. A quel punto mi occupai di Gasparre e cercai di farlo rinsavire.

Continua…

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Finalmente fa la sua apparizione la versione di Kata Kumbas di Katerine Ferrer, la wicked lady. Devo dire che questo primo incontro con la donna non è stato molto performante. Per fortuna il futuro riserva ancora un sacco di sorprese.


Terrore nella Città Sacra – Notti movimentate

2013-02-19_IsabelPrincipessa Argenta,

ci eravamo fermati  per alcuni giorni a una taverna nella città di Maro, quando, alla terza sera di permanenza, arrivarono dei sicari mandati da Gasparre de Luca per ucciderci. Thorax però spaccò agilmente la testa di quegli uomini e prima che ne arrivassero degli altri. Gasparre dovrebbe imparare a pagare meglio i suoi sicari perché facciano il lavoro senza sbandierare il suo nome urlando come forsennati.

Per evitare ulteriori problemi decidemmo di allontanarci da posto dove risiedevamo e cercare il luogo da dove provenivano  i scari.

Mentre eravamo in strada incontrammo un servitore di una nobile, una certa lady Neira che stava cercando avventurieri disposti a scortare la sua signora al tempio delle divinità pagane, ma io rifiutai indignata. Un lercio servo dovrebbe saper riconoscere meglio un esponente della nuova fede e non importunarlo con le sue sciocchezze pagane.

Nonostante l’inopportuna interruzione dello zotico cercammo continuare a di seguire le tracce dei sicari, ma quando nel cielo spuntò la luna piena Marilissa si trasformò sotto i miei occhi in una volpe bianca. Tutto quello che potei fare fu prenderla in braccio e tentare di calmarla. Evidente il morso dei licantropi contratto nelle cripte l’aveva infettata.

Visto che individuare i sicari si stava rivelando un’impresa priva di speranza, con Marilissa in braccio, mi recai a casa di Gasparre de Luca per saldare i conti con lui. Il portone del suo palazzo era sprangato nessun servitore si degnò di aprire, allora riportai Marilissa a casa di Chardath e con estremo ribrezzo mi accinsi ad andare a frugare i bordelli della città, dove speravo avrei trovato De Luca e lo avrei ucciso.

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Sotto molti aspetti Maro può essere considerata la “Living City” dell’ambientazione mediterranea di Kata Kumbas, una speicie di Greyhawk o Cadwallon nostrana.


Terrore nella Città Sacra – Scendere a patti

2013-02-19_IsabelPrincipessa Argenta,

Una volta rientrata a Maro e sicura che almeno per un po’ le autorità non avrebbero tentato di decapitarmi, mi recai da Chardath con l’idea di liquidare quella donna, ma la maga, sempre vestita in maniera discinta e sconveniente, rise allegramente del mio proposito di ucciderla.  Era morta da più di un secolo ed era stata riportata in uno stato di non vita dal sangue di sua nipote. Non nutriva grandi timori sulle nostre possibilità di farle del male.

In ogni caso era contenta di rivedere sua nipote Marilissa. Visto che la ragazza era ritornata in vita ci sarebbe stato un posto disponibile per lei come erede degli Stregazza, dopo tutto Chardath non poteva avere figli e le sarebbe stata utile un’erede dei suoi beni terreni e un’apprendista a cui insegnare la magia.

Chardath disse che era stupido tentare di vendicare suo nipote Kaladrath. L’uomo era meschino quanto lei se non di più. Invece se avessimo chiuso un occhio su tutta la faccenda  promise che si sarebbe adoperata perché il consiglio delle stirpi votasse per far terminare il mio esilio.

In fondo io ero stata imbrogliata, ma lei non aveva potuto avere gli oggetti che cercava visto che erano andati distrutti nel crollo del castello Stregazza.

A malincuore ingoiai la bile che avevo verso quella donna e mi decisi ad accettare di arrivare a patti con lei pur di poter essere riammessa in città.

Marilisa per ora preferiva evitare di restare con la “nonna” e preferì venire a cercare alloggio con me, Ofelia e Thorax.

Devotamente serva vostra

Camelia Farnese

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Poi dicono che imbalsamare la testa dei nemici non paga…


Nei boschi della Zolia – Ritorno alla città sacra

2013-02-19_IsabelPrincipessa Argenta,

sono rimasta due giorni accampata fuori dalle porte di Maro in attesa che i soldati con cui avevo stretto un patto prima di uscire dalla città rispondessero al mio segnale e mi facessero entrare da una piccola pusterla laterale sulle mura della città eterna.

Mi fa un po’ strano tornare, ma ho promesso che mi sarei occupata di Chardath Stregazza e voglio dare a quella megera ciò che merita.

Quando incontrai il fidanzato di Sharill che per primo mi aveva chiesto di indagare sui misteri del villaggio di Cuore di Luna, non ebbi il coraggio di raccontargli la verità sulla donna che amava. Gli dissi che Sharill ora stava bene, ma il servizio della dea Selene l’aveva molto cambiata e mi aveva detto di non avere più posto nel suo cuore per l’amore terreno.

Anche se avevo cercato di entrare in città con segretezza venni comunque intercettata da alcune guardie troppo zelanti presso la Piazza dell’Arcilegione. Mostrare la testa imbalsamata del vampiro che avevo ucciso mi permise comunque di guadagnare un po’ di tempo e far si che il consiglio delle stirpi fosse disposto a rivedere la mia posizione di esiliata.

Riuscire ad essere riammessa nell’Urbe avrebbe comunque richiesto parecchia corruzione e ora come ora ero scarsa di denaro.

Devotamente serva vostra

Camelia Farnese

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Poi dicono che imbalsamare la testa dei nemici non paga…


Nei boschi della Zolia – Volpi Mannare

2013-02-19_IsabelPrincipessa Argenta,

ferita più nell’animo che nel corpo, tornai alle cripte, dopo aver dovuto sottostare alle “amorevoli” cure di Sharill. La sacerdotessa vampiro sorrise della nostra avventatezza nel recarci nelle cripte ma ci curò senza fare storie anche se immagino che abbia utilizzato volutamente i rimedi più dolorosi per alleviare il mio malore.

Ritornando alla cripte venimmo sorpresi da alcuni uomini guidati da un’orrenda creatura dalla testa di rospo. Dissero di essere servitori di Tsathoggua e non trovarono alcuna pietà presso le nostre lame.

Dopo la nostra precedente visita alle cripte ormai non vi erano più morti viventi  nel cimitero fra i boschi, ma approfittando del fatto che ora molte celle erano libere una banda di volpi mannare argentee si era impossessata del luogo e avemmo un duro scontro con loro, prima che le infide creature decidessero di battere in ritirata.

Marilissa venne purtroppo morsa da una delle creature e la ferita risultò infetta. Dopo averla bendata alla meno peggio decidemmo comunque di proseguire.

La nostra sorpresa fu quella di incontrare nelle cripte uno stregone vampiro. La creatura della notte risultò essere il maestro di Sharill, l’essere che l’aveva tramutata in un vampiro.

Grazie alle fervide preghiere a Selene, Sharill era riuscita a liberarsi dalla malia del suo padrone, ma non poteva comunque rischiare di avvicinarglisi per non ricadere sotto il suo sortilegio, pertanto aveva preferito mandare me nelle cripte senza dirmi l’esatta natura del male che dovevo sconfiggere.

Uno stregone può essere molto pericoloso dalla distanza, ma confinato in una cripta angusta è estremamente vulnerabile ai colpi di un’arma magica. In fondo sono stata contenta di aver trasgredito ai voti del mio credo e aver tenuto l’arma magica che mi aveva donato il defunto Bruno Visconti.

Lo stregone aveva inoltre rubato una coppa sacra al Nuovo Culto e io la usai per curarmi prima di riporla in una sacca. Recuperare una reliquia poteva essere un buon modo per riuscire a farsi accettare nuovamente a Maro.

Questa mattina Marilissa si è svegliata urlando perché i suoi capelli hanno cambiato colore, diventando bianchi. Temo che sia stata contaminata dal morso delle volpi e che presto diventerà anche lei un licantropo. Appena riuscirò a calmarla tornerò a Maro per occuparmi dei suoi parenti, intanto ho la testa di un vampiro da imbalsamare.

Devotamente Serva vostra,

Camelia Farnese

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– nota del Dungeon Master: le creature sarebbero state dei ratti mannari, ma ne avevo abbastanza di topastri e così ho messo le volpi.