Mappe per Antico Terrore

1_big Al tempo in cui ho giocato ad antico terrore ho eliminato la struttura classica dell’avventura che prevede il passaggio senza soluzione di continuità da una zona all’altra tramite l’uso di portali.

Il principale problema dell’avventura, deriva dal fatto che si è intrappolati in un cristallo e il dominio è disteso su 12 diverse facce che comunicano ciascuna con le altre attraverso 5 porte e non si sa mai dove porti ogni apertura. Spesso quale faccia si visiterà risulta un elemento casuale poiché quando si esce non si ha modo di conoscere dove si entrerà, o peggio legato al capriccio del master che può a questo punto decidere lui quale porta sia stata attraversata visto che sono tutte uguali.  In alcuni casi si poteva anche venire spinti in giro a casaccio. Va da se che il rischio di girare in tondo è altissimo.

La mia soluzione è stata quella di distendere questo dominio di Ravenloft su di un unico piano per creare una piccola valle inglobata nel rubino, che solo nei bordi esterni e nel fulcro appare chiaramente una gemma, mentre negli altri punti potrebbe essere anche un luogo normale se non fosse per alcuni elementi assurdi ed estremamente disturbanti, tipo il cielo color cremisi.

Con questa soluzione il giocatori hanno una maggiore libertà di movimento nella mappa e di decidere loro che percorso seguire.

Dopo molto tempo mi sono finalmente deciso a disegnare una mappa decente su cui riportare modifiche che avevo fatto.

Antico terrore

Nella mappa manca la locazione 12 che contiene l’uscita, poiché l’unico modo per arrivarvi è comunque solo da dentro una delle locazioni che ne gioco originale vi davano accesso a differenza del resto dei territori.

La mappa è stata creata con i tool per mappe in PSD realizzato da Nedo, e reso disponibile da Nemo sul sito di Dark Requiem e con vari pennelli per gimp disonibili su deviantart

Antico Terrore – Il giudizio

2013-02-19_IsabelPrincipessa, riprendo da dove ho interrotto la missiva precedente,

il reggente del nostro ordine è un uomo inquietante che parla sibilando e pare spesso assente, perennemente avvolto in una nube di incenso sacro. Egli mi comunicò l’identità dei tre giudici che avrebbero vagliato nei giorni seguenti il mio caso, ciascuno appartenente come tradizione ad una delle tre stirpi di Laitia. Chardath, una maga del popolo antico da poco ascesa nelle grazie del signore del sapere; Oslvaldo Paniccia, un guerriero iperboreo sicuramente fedele ad Educ (l’uomo di cui avevo ucciso il figlio) e Gasparre de Luca, un ricco commerciante rom amico del signore dell’oro e noto lenone, proveniente dalla Basnia.

Il mio signore mi consigliò molto prosaicamente di tentare di corrompere tutti e tre i giudici in ogni modo che ritenessi confacente per mitigare la mia sentenza di esilio e poi di impegnarmi ad espiare il mio chiaro peccato di superbia, responsabile di avermi portato a questo punto a suo dire, andando a caccia di una fantomatica vampira nella città di Nevezia.

Contattare Chardath fu molto semplice, la donna sapeva già del mio arrivo e mi attendeva seduta su uno scranno elaborato, rivestita di veli trasparenti color carminio. Mi disse che se recuperavo per lei dal decaduto castello Stregazza una corona, un anello e un libro di misteri sui fantasmi avrebbe perorato la mia causa per mitigare la mia pena e convinto il conte Basianto a ritirare le sue accuse contro di me. Quando le chiesi come intendeva fare mi disse sorridendo che il suo corpo sarebbe stato una profferta irresistibile per il conte di Imen… in effetti il conte aveva una vulnerabilità per le belle donne, aveva tentato di approcciarsi persino con me.

Se per caso lo avessi trovato, le interessava anche un vecchio pugnale con una gemma incastonata. Acconsentii dubbiosa ad aiutare quella maga lasciva e me ne andai.

Gasparre del Luca si rivelò esattamente la serpe viscida e disgustosa che immaginavo. Cercava un pugnale maledetto da aggiungere alla sua enorme collezione di siffatte armi. A suo dire lo avrebbe utilizzato l’ultimo discendente degli Stregazza, Kaladrath, per uccidere la sorella Marilissa. Se gli avessi portato il pugnale era disposto a convincere Bruno Visconti a ritirare le sue accuse contro di me e intercedere perché la mia pena fosse mitigata. Acconsentii al patto con quell’uomo. Probabilmente si trattava dello stesso pugnale che poteva interessare a Chardath, ma personalmente preferivo darlo piuttosto alla donna che a un essere viscido come Gasparre.

Osvaldo Paniccia era un vecchio odioso e mi disse semplicemente di andarmi a fare benedire, per aver ucciso il figlio del suo signore avrei meritato ben più dell’esilio. Ed in effetti quella sera i suoi scagnozzi tentarono di portare a termine la minaccia, ma li spedii a rotolare in un fossato con la gola tagliata.

Non avendo più altro da fare attesi il processo in preghiera. Come sperato la sentenza fu di un semplice esilio da eseguirsi in forma dimessa alle porte della città. Lì riuscii a corrompere l’ufficiale della guardia a controllare per un eventuale mio segnale qualora avessi avuto la necessità di rientrare in città non vista, in cambio mi sarei recata in un villaggio li vicino a controllare la salute della sua fidanzata, che non vedeva da qualche mese, sul cui conto aveva ricevuto lettere preoccupanti. La donna era anche la sorella di Berus, mi sembrò il minimo recarmi in quel luogo per portarle la triste notizia della dipartita di Bianciforte.

Devotamente serva Vostra,

Camelia Farnese.

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Antico Terrore – Ritono alla città sacra

2013-02-19_IsabelVostra grazia,

avrei sperato di tornare a Maro come un’eroina e invece rientro nella Città Sacra come una criminale e una fuggiasca, disconosciuta tanto dal mio ordine quanto dalla mia famiglia. Una pedina sacrificabile nel più grande schema degli interessi politici. E’ questo che ci insegna la fede nel Signore Senza tempo? È vana la mia lotta e ogni speranza? Sono assalita da dubbi e timori, mentre il mio presente sembra oscuro e confuso.

Arrivata in città mi ha accolto una visione inquietante… un uomo stava litigando con una gitana, così mi sono avvicinata per separarli, al che l’uomo è scappato. Insidiava la donna per il possesso di una gemma e visto che lo avevo allontanato lei riconoscente voleva leggermi la mano. Blasfemia! Ho naturalmente rifiutato al che la donna comunque ha insistito nel volermi ricompensare in qualche modo e ci ha accompagnati nella sua casa.

La scena che abbiamo trovato una volta arrivati ci ha lasciato sconvolti, la nostra ospite più di tutti noi. Il suo laboratorio era stato completamente messo a soqquadro e al centro quattro corvi erano stati crocifissi ad altrettante aste in un macabro spettacolo. La donna a quel punto scappò lasciandomi in mano il rubino, dicendo che sarebbe chiaramente servito più a me che a lei.

Potrei giurare che l’uomo che prima aveva tentato di aggredire la donna stava sicuramente dietro anche a tutto questo, peccato che io in precedenza non abbia avuto modo di osservarlo bene.

A quel punto mi recai dal nostro priore. Mentre Ofelia scongiurò di essere punita nelle segrete del convento (contenta lei) io venni scortata a parlare con il reggente del nostro ordine.

Devotamente serva Vostra,

Camelia Farnese.

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