GDR Online, alcune considerazioni

Ormai è qualche mese che gioco attivamente online utilizzando le regole di D&D, più per necessità che per passione, ma d’altronde qualsiasi gioco è meglio che non giocare affatto quindi ho deciso di scrivere un post per tirare le fila della discussione.

Di fronte al gioco online attualmente ci sono due diversi approcci.

Da un lato avrei potuto utilizzare un tavolo virtuale con chat video e mantenere tutte le caratteristiche delle vecchie partite, ma l’onere in termini di tempo per preparare i tools per utilizzare il tavolo mi ha fatto scartare l’idea quasi subito. Per me il gioco in chat voce/video supplice alla mancanza di tempo per il gioco dal vero attorno ad un tavolo e dover impiegare ulteriore tempo per la preparazione dei “supporti grafici” per la partita sarebbe da considerarsi allo stato attuale delle cose un contro.

Ho quindi optato per una seconda soluzione più fai da te con un set di tre strumenti: dice roller, lavagna condivisa e skype.

La scelta del dice roller è molto importante poiché se lo strumento non è “agile” allora rallenta tutto il gioco. Ci sarebbero dei bei dice roller che mostrano i dadi e permettono anche di disporli sullo schermo, ma dopo varie prove la mia scelta definita è caduta su http://rolz.org/ un dice roller testuale a rga di comando con molte opzioni simpatiche, possibilità di fare le somme, rilanci ecc… con un buon tempo di risposta anche quando la connessione non è ottimale. Inoltre ha una simpatica api

http://rolz.org/api/?6d6

Chiaramente la scelta di giocare senza avere un tavolo, neppure virtuale, condiziona molto lo stile di gioco. Fino a che non si fa la prova non ci si rende neppure conto di quanto la comunicazione nel gdr dipenda da elementi visivi: bigliettini passati ad un giocatore, appiunti scribacchiati, mappe disegnate al momento, miniature per vedere la disposizione negli scontri. Quindi se non c’è il tavolo bisogna abbandonare tutti i regolamenti che dipendono pesantemente da miniature, il mio adorato D&D 3.5 in primis.

La lavagna è uno strumento che è stato aggiunto in un secondo tempo dopo che le prime prove avevano fatto emergere questa problematica. Sulla lavagna è possibile passare almeno gli handout e incollare pezzi di mappa per i giocatori, inoltre si può scrivere appunti veloci che si vuole condividere.

Sull’utilizzare skype non c’è molto da dire, a mio parere rimane il migliore strumento per la chat video e la versione gratuita supporta il multi chat audio perciò è l’ideale perché il gruppo resti in contatto.

Va da se che avendo pochi elementi visivi a disposizione e dovendo ricorrere prevalentemente allo scambio di dialoghi si deve cercare di avere un regolamento semplice. La prima scelta è stata orientata all’edizione base di uno sguardo nel buio, e personalmente la ritengo un’ottima scelta, ma poi questioni legate alla familiarità con il regolamento e alle avventure disponibili hanno portato ad adottare nuovamente D&D.

Il che ci porta alla domanda, ma quale edizione è meglio utilizzare online?

Visto che Uno Sguardo nel Buio è un ottimo regolamento la prima risposta che mi verrebbe da dare è la versione di D&D di quel periodo sullo stile Labirinth Lord o Sword and Wizardry (visto che l’ho acquistata recentemente con il kickstarter della reaper). E’ un’edizione semplice che gira veloce ma per un giocatore moderno ha dei difetti: non è bilanciata, ha poche opzioni e le tabelle necessarie per gestire il combattimento sono comunque troppe se si usa la CA discendente.

AD&D 2ed è troppo incasinato per volerlo veramente utilizzare, a mio parere.

D&D 3.5 ha due difetti per l’utilizzo online: un combattimento che richiede di conoscere la posizione di ogni modello e con troppe opzioni e un sistema delle skill con troppi punteggi, il resto funzionerebbe anche bene.

D&D 4 non lo conosco bene ma mi è chiaro che è più un wardband skirmish che un gdr e per farlo online serve un tavolo virtuale, punto.

La decisione finale sulle regole è stata per un miscuglio fra le regole 3.5 per le classi (però senza tutta la parte di skill) e le regole del combattimento stile labirinth Lord, ovvero tiro il dado, se colpisco faccio danno poi tocca ad un altro e non ha importanza chi stia dove, eliminando tutta una serie di bonus legati a posizione e opportunità.

Un altro regolamento che penso funzionerebbe bene online è la seconda edizione di Warhammer Fantasy Roleplay visto che da quando ho iniziato a provarlo non c’è mai stato bisogno di piazzare una miniatura sul tavolo, se non per sfizio e richiede di tenere conto solo di una decina di punteggi.

Giocare online, gestire immagini

Uno dei principali problemi di giocare a Kata Kumbas via skype (o a qualsiasi altro GdR se è per questo) è che tutta la comunicazione avviene in sostanza a voce anche avendo la webcam accesa.
Nella prima partita della serie vi è stato il grosso problema di cercare di orientarsi nel dungeon solo a voce senza aver grandi altri modi di comunicare se non tramite l’upload di immagini

Una soluzione, forse non ottimale ma certamente pratica ce l’ha offerta CoSketch. Questo permette fra le altre cose di caricare un’immagine come sfondo e poterla scarabocchiare in un ambiente condiviso.

Non sempre è agevole o veloce l’upload dei pezzi consecutivi di mappa ma per iniziare si sta rivelando uno strumento pratico che si riesce ad utilizzare anche  per creare i personaggi.

 

Giocare a Kata Kumbas nel 2012- A volte ritornano

Chiusa la parentesi di Kata Kumbas giocata con le regole di  Uno sguardo nel Buio abbiamo, ad un mese di distanza (eh sì ci ho messo tanto a finire di scrivere la storia), deciso di riprendere ancora in mano Farnese in salsa D&D 3.5, ma con un occhio di riguardo alle vecchie versioni di D&D per quanto riguarda i bonus delle caratteristiche, il combattimento e l’approccio alle abilità.

Dopo la prima partita alcune considerazioni emerse da parte della giocatrice (No’Akei) sono stateche la terza versione di D&D sarebbe molti più complessa di come la sto rendendo in questo gioco ed è difficile riuscire a semplificarlo per chi è abituato alle regole originali e non ha mai provato le prime edizioni. In effetti inizialmente la mancanza di tutta una serie di regole legate alla posizione come l’affiancamento e gli attacchi furtivi reiterabili ha spiazzato un po’ No’Akei.

Per me invece che sono partito dalla scatola rossa per saltare direttamente alla 3.5 un mezzo ritorno alle origini non è stato un grosso problema.

Imparati i limiti di Skype e con il giusto numero di saltarelli a portata di mano per tirare dadi e scambiarsi handout, il terzo tentativo di gioco è filato abbastanza  liscio. Ho provato a giocare Ululati nelle tenebre, una vecchia avventura di Ravenolft acquisita da poco e devo dire che sono abbastanza soddisfatto dei risultati della prima avventura, in due orette scarse abbiamo già giocato circa un terzo dell’avventura.

Interludio – Ofelia

Siete così bella quando dormite Camelia che vorrei baciarvi, ma so che farlo romperebbe la pace fra noi e voi mi caccereste via dalla vostra camera e dal vostro letto dove ora sto accoccolata buona buona in cerca di consolazione e tepore.

Siete ancora più bella quando stendete la vostra mano adirata su di me, mentre mi trovo inginocchiata nuda sui ceci.

Siete ancora più bella quando carezzate la mia pelle escoriata dai segni della frusta. Oh Signore, neppure avete idea della squisita sofferenza che mi provoca il vostro tocco.

Mi dispiace che nonostante questa nostra grande intesa vi ostiniate a dire che vedete in me solo una sorella. Se vostra sorella fosse guardata come voi osservate me posso assicurarvi che arrossirebbe di vergogna.

Perciò attenderò con pazienza, mia cara Camelia, che voi accettiate di riconoscere la meraviglia di ciò che proviamo l’una per l’altra. Nel frattempo continuerò a stuzzicarvi per ammazzare la noia.

Dominicella, vorrei solo potervi dire quanto siete bella finché siete sveglia e non dover aspettare che siate persa nell’oblio del sonno.

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La foresta senza ritorno – Ofelia

Cara principessa,

vi lascio questa missiva per ringraziarvi ancora una volta della vostra ospitalità e del vostro conforto in questo momento così difficile in cui mi sento tradita e denigrata persino dai miei fratelli nella fede. Ho come il timore che molti di coloro che professano il verbo del Signore Senza Tempo agiscano con due pesi e due misure.

Il custode del nostro ordine mi ha scritto una lettera per farmi sapere che nel segreto del suo cuore sa che ho agito nel giusto, ma non può evitarmi l’esilio dalla città di Maro.

Quando leggerete questa missiva sarò già partita per la Città Eterna, dove dovrò affrontare i miei detrattori e probabilmente anche la mia famiglia, è settimane che non scrivo più a mio padre e non nutro in verità alcun desiderio di rivederlo. Ma il motivo per cui vi ho scritto è che ho bisogno da voi di un consiglio in qualità di donna più avvezza di me delle cose del mondo.

La sera scorsa Ofelia è venuta nella mia camera mentre stavo andando a dormire e mi ha baciata… non è la prima volta che capita… ed è una cosa che mi lascia molto combattuta. Da un lato provo un grande attaccamento alla giovane mezz’elfa, un affetto che io stessa a volte preferirei negare perché incrina la mia compostezza.

Ofelia è una brava ragazza, una fedele devota che trae molto conforto dalla mortificazione corporale, ma viene da una vita dissoluta e disordinata, per usare un eufemismo. Probabilmente per lei è normale manifestare la propria devozione in maniere così spontanee… o almeno così pensavo.

Ma ieri sera si è infilata nuda sotto le mie coperte e voleva abbracciarmi… le ho detto che non è cosa buona che farebbero due persone a modo il che l’ha profondamente incupita. Ha detto di amarmi, ha detto che il suo impegno nel sopportate le punizioni che giustamente le propino non è la devozione di una sorella, ma di un’amante. Ho cercato di spiegarle che non è ciò che ci si aspetta da una fedele del Signore Senza Tempo, ma lei non si rende conto della cosa, o forse non vuole farlo. Le ho detto di tornare in camera sua, ma ha insistito per restare, asserendo che potrebbe essere una delle ultime notti passate insieme.

Alla fine mi sono arresa e le ho carezzato la testa fino a quando la ragazza non si è addormentata.

Poi sono rimasta a rigirarmi fra le coperte con una domanda… ma cosa significa veramente per me Ofelia?

Per qualche motivo ho paura che potrei rispondermi con una bugia.

Devotamente

Camelia Farnese

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La foresta senza ritorno – Commiato

Principessa,

vi scrivo per dirvi che sono finalmente riuscita a recuperare la vostra pergamena dinastica.

Poco dopo avervi inviato il piccione con la mia ultima missiva abbiamo incontrato un licantropo in una delle torri in rovina. La bestia piena di boria ha affermato di essere l’attuale amante della strega che è responsabile della sciagura capitata al vostro castello e del furto della pergamena dinastica. La stessa strega responsabile della morte di Berus e del mio fedele Uguccione. Come tutte le streghe dedite alla magia della bestia la donna denota una lascivia senza limiti come dimostra nel portarsi a letto una simile bestia immonda.

Neanche a dirlo mentre affrontavamo il licantropo è apparsa anche la strega della bestia accompagnata da una mummia. Appena comparsa ha utilizzato la sua stregoneria per avvolgere Valentino Grimaldi in una nube di scarafaggi che lo ha fatto morire di terrore. Ha poi approfittato del nostro temporaneo sbigottimento per deridere il nostro accanimento nel continuare a cercarla.

Principessa, la donna aveva rubato la pergamena contenente la vostra genealogia perché credeva che dandola al Figlio di Educ (che voleva la vostra mano) sperava di ingraziarsi un protettore. Non mi spanderò mai abbastanza a dire quanto odio le nostre tradizioni che costringono noi donne a matrimoni combinati per gli intrighi di potere di padri e fratelli. Il mio stesso padre aveva mandato i miei familiari a recuperarmi solo per costringermi ad un matrimonio di convenienza.

Sto però divagando. Tornando al mio scontro con la strega, me la sono vista brutta anch’io perché a causa della stregoneria della donna mi sono ritrovata a vomitare formiche e vermi. Per fortuna non ho subito nessun danno alle mie viscere.

La troppa sicurezza nella propria magia è stata però fatale alla strega. Fiduciosa nella capacità dei suoi seguaci di trattenere Ofelia e Torax la donna ha preparato un nuovo incantesimo invece di venire a finirmi con i suoi artigli. Fortunatamente per me le urla di giubilo di Torax che maciullava il cranio del licantropo contro una roccia e lo scempio di cervella che veniva sparso tutto intorno hanno distratto la donna che non è riuscita a terminare la stregoneria che doveva porre fine alla mia vita. Prima che potesse trovare il tempo di lanciare un nuovo incantesimo sono riuscita a trovare la forza di rialzarmi e affondare la mia spada nel suo corpo.

Uccisa la strega la mummia si è dissolta nella polvere e perquisendola è stato facile trovare la pergamena. A quel punto siamo scappati dal castello. Solo il Signore Senza Tempo sa quali e quanti altri mostri sono nascosti in quel luogo di iniquità.

Avevamo portato con noi il corpo del povero Valentino, ma purtroppo durante il ritorno siamo finiti contro un gruppo di fithome, temibili piante che si abbarbicano alle gambe delle loro vittime e le dissanguano, e nella fuga il corpo di Grimaldi è caduto nelle acque della palude.

Adesso mi trovo nel rifugio dell’eremita che avevo incontrato all’inizio del mio viaggio nelle paludi e sto recuperando le forze prima di intraprendere il viaggio per tornare da voi. Qui ho incontrato anche un cavaliere della fede che era venuto in cerca di me.

Ho così scoperto che dopo tutto il bene che ho fatto in queste settimane invece di essere ringraziata per i demoni e gli stregoni che ho ucciso vengo accusata di eccesso di zelo, strage e dell’uccisione del figlio del Supremo Signore del Potere. Trovo la cosa assolutamente inconcepibile.

 Devotamente serva Vostra,
Camelia Farnese

Giocare a Kata Kumbas nel 2012- Promesse mantenute

Durante l’ultima sessione di gdr online è uscita una delle “perle di saggezza” che solo un’ambientazione come Kata Kumbas può far proferire ad un giocatore.

Farnese spavalda dice da Ofelia (impaurita), riguardo al licantropo che stanno affrontando: “Questa bestia sarà morta prima che tu possa dire cinocefalo.”

Cinocefalo

In effetti un critico e un colpo a segno uno di seguito all’altro hanno presto ragione della bestiaccia.

Piani per il futuro

E’ da metà marzo che per tutta una serie di ragioni non gioco più un gioco di ruolo classico e almeno fino alla terza settimana di aprile non ci sarà modo di giocare ancora. Sia D&D che Martelli da guerra sono fermi.

Restano solo Necromunda e Farnese, ma nessuno dei due è un vero gdr.

In tutto questo mi serve trovare qualcosa da fare nel frattempo…

La foresta senza ritorno – Il castello oltre la palude

Oltre la passerella che attraversa la palude dove siamo stati aggrediti dall’illusione ci siamo trovati di fronte alla squallida realtà di un nuovo castello in rovina. L’ingresso era sbarrato da una pesante grata metallica e siamo entrati da una porta laterale.

Ofelia si è dimostrata estremamente maldestra tanto nell’aprire questa porta che nel verificare che la zona fosse sicura e non ho potuto resistere al bisogno di assestarle alcune sapienti frustate.

All’interno del castello si trovavano alcune casupole, due fatte di mattoni, una più piccola in legno e una stalla. La zona era infestata da briganti e nella stalla una scolopendra si era nutrita dei cadaveri degli animali, a giudicare dalla ferocia era parecchio che la bestia non si nutriva a dovere.

Nuovamente la maldestria di Ofelia è stata impressionante al che ho rincarato la dose di colpi di sferza. Speravo in un qualche segnale di pentimento e contrizione da parte sua, invece mi è saltata al collo piena di gratitudine per i miei tentativi di correggerla e mi ha stampato nuovamente un bacio in bocca, seguito dagli apprezzamenti salaci di Thorax e dalle risa soffocate di Grimaldi.

Mi risulta sempre strana l’espansività di Ofelia nei miei confronti e il fatto che io vi ceda con bonarietà, ma certo un castello in rovina pieno di banditi non è il luogo adatto per abbandonarsi a smancerie o anche solo per riflettere sulle loro implicazioni. Mi domando quando mai ci sarà luogo e momento pacifico nella mia vita per fare una giusta reprimenda ad Ofelia sui suoi comportamenti licenziosi (se smettesse di sbirciare e sussurrarmi suggerimenti per la lettera in un orecchio magari scriverei più facilmente).

Dopo aver perlustrato il cortile e recuperato un paio di strane fiale siamo entrati nel mastio dove ci hanno accolti alcuni zombie. Chiaramente siamo vicini alla strega.

Questo è il mio penultimo piccione, perciò ci risentiremo quando avrò la pergamena o altrimenti non avrete più mie notizie.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese

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La foresta senza ritorno – Fra mistici e banditi

Dopo qualche mese di silenzio torno ad occuparmi di Kata Kumbas con un nuovo racconto sulle sessioni di gioco in 1 vs 1 de la Dama delle Spine. Colgo l’occasione per ringraziale No’Akei, autrice “silenziosa” del blog che si occupa della revisione di tutti i racconti e in particolare di quelli di Farnese che scriviamo a quattro mani.

Principessa,

come promesso, dopo essermi curata dalle ferite, ho ripreso la ricerca della strega che vi ha rubato la pergamena dinastica e ha ucciso Berus e Uguccione.

Assieme a Valentino, Torax e Ofelia mi sono addentrata nella foresta senza ritorno, il luogo in cui la lettera diceva la strega avrebbe atteso il giovane da me ucciso. Questa volta viste le disavventure passate abbiamo deciso di attraversare il luogo maledetto durante il giorno.

Proseguendo lungo il sentiero abbiamo trovato la cascina di un carbonaio che però ci ha accolto con una scure in mano mentre il figlio ci puntava contro un arco. L’uomo ci aveva scambiati per dei banditi e non ci fu verso di fargli intendere ragione. Certo dopo le mie ultime vicissitudini ho un aspetto non molto presentabile e la cupa figura di Torax non aiuta a rasserenare gli animi. Ofelia insinua che forse anche il mio carattere aspro abbia aiutato, ma ciò è falso perché ho solo trattato il villico con la giusta fermezza richiesta da un simile ignorante.

Lasciato il carbonaio prima che rischiassimo di venire alle mani ci siamo poi imbattuti nei veri banditi, a cui abbiamo requisito due fagiani, dopo averlo spediti a conoscere la misericordia del Signore Senza Tempo.

Verso il margine della foresta, poco prima dell’inizio della palude, abbiamo scoperto che vi è un mistico che risiede in una grotta. Sembra avere qualche sorta di potere sovrannaturale, perché ha voluto toccarmi il viso e poi mi ha profetato che la vera impresa non sarà scovare la strega ma comincerà uscita dalla foresta.

Quando Ofelia gli ha offerto i fagiani la voluto a tutti i costi toccare anche lei e le ha strattonato bruscamente un braccio. Mi ha quindi avvisato di stare attenta perché Ofelia nutre pensieri poco casti. Io ho replicato che è una cosa risaputa, visti i suoi trascorsi da ragazza di vita e avventuriera, ma lui ha ribattuto che lei nutre pensieri poco casti per me. La domanda vera è che pensieri abbia io per lei. Devo ammettere di essermi affezionata alla ragazza da quando l’ho presa sotto la mia protezione, ma non voglio pensare che possa essere qualcosa di più di una relazione fra maestro e discepolo, il mio unico desiderio è di correggerla nella via della fede. Ciò che è certo è che Ofelia deve imparare tenere maggiormente a bada i suoi pensieri, e penso che appena riusciremo ad uscire da questa foresta maledetta sarà utile rinfrescarle il ricordo dei colpi della mia sferza, per aiutarla a disciplinare il suo carattere.

Mi stupisce sempre la docilità e la mansuetudine con cui Ofelia si sottomette alla mia correzione nel sincero desiderio di essere migliore, ma mia principessa, anche se so che a voi interessa confrontarvi con me nella nostra diversa visione del mondo, sto divagando, in un momento che richiede urgenza.

Ringraziandoci per i fagiani il mistico ci ha lasciato andare pregandoci di fare attenzione alle bestie che infestano la palude. Abbiamo quindi cercato di aggirarla sulla riva, questo ci ha messo al riparo dagli uccelli carnivori che vi svolazzano al centro ma ci siamo imbattuti in alcuni banchi di erbe silicee estremamente taglienti che ci hanno ferito le gambe.

L’ultima prova prima di arrivare alle porte del castello in rovina abbiamo dovuto superarla su un ponte che attraversa un’area paludosa. Mentre camminavamo sulla struttura pericolante siamo stati attaccati da un’enorme bestia mostruosa irta di artigli e zanne dalla pelle a squame, la cui forma era troppo orribile per essere pienamente accettabile alla vista. Ogni tentativo di ferirla con le nostre armi e persino quelli di scacciarla con le mie preghiere hanno fallito.

In qualche modo Thorax ha avuto l’idea di provare a bloccarla con la sua forza, visto che le martellate erano inutili. Appena toccato il mostro è svanito e le ferite da noi subite sono guarite miracolosamente. Chiaramente la strega aveva lanciato un maleficio sul ponte, devo ancora incontrare quella meretrice ma le sue stregonerie mi hanno già stancata.

Ora è metà mattina e stiamo per entrare nel castello, vi ho scritto queste righe, Argenta, perché possiate sapere cosa può essermi capitato qualora non sentiate più parlare di me. Confido comunque, mia signora, che presto potrò tornare da voi con la pergamena in mio possesso e la testa della strega in un canestro, perché possiate piantarla di fronte alle mura del vostro castello.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese.

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Nessuna dignità nella morte – riflessioni del master

Alcuni venerdì fa, dopo tre mesi di partite a USNB contro un solo giocatore, ho nuovamente giocato con un gruppo di 4 persone, occasione creatosi perché al club di warhammer c’erano letteralmente 4 gatti e solo uno aveva le miniature.

Dopo tre mesi in cui giocavo solo con No’Akei aka Camelia Farnese il tornare ad avere anche solo per una sera un vero gruppo è una cosa “epica” e permette di notare subito le grandi differenze che vi sono fra i due approcci.

Per tutta la serata l’accenno di rapporto saffico che intercorre fra Farnese e la sua seguace Ofelia si è letteralmente eclissato, diventando un aspetto marginale della vicenda, mentre di norma nella partita singola per non rendere la storia un monotono cerca l’indizio e uccidi il mostro Ofelia compare spesso a punzecchiare la sua sadica guida spirituale, lanciando delle non troppo velate allusioni che vengono palesemente ignorate da Farnese.

Anche gli obbiettivi personali di Farnese sono diventati relativamente secondari. Un gruppo deve proseguire su obbiettivi condivisi, i problemi familiari di Farnese appartengono ad una dimensione che nel gioco di gruppo trovano spazio solo in una breve conversazione fra lei e Grimaldi. Quello che porta un gruppo ad agire non sono gli scorni personali e l’infanzia difficile, sono elementi più condivisibili come l’idea di una missione divina (Thorax, Ofelia e Farnese), il denaro (Thorax, Ofelia e Grimaldi) e le donne (Thorax e Grimaldi)

Un elemento che si realizza nel gioco di gruppo e che manca in buona misura nelle partite singole è la creazione di una “storia” che nasce dal dialogo fra i personaggi/giocatori, i quali parlando fra di loro caratterizzano maggiormente l’ambiente, fornendo anche ulteriori spunti al master per arricchire il canovaccio già preparato (io sono un sostenitore della pianificazione delle avventure, non gioco mai a braccio ma mi piace integrare gli spunti che vengono dai PG quando questo è fattibile in termini di tempo e fatica).

Per fare un esempio concreto Camelia Farnese possedeva l’arma con cui era stata uccisa una donna, ma non sapeva come collegarla al colpevole. La mia idea per risolvere il dilemma dell’avventura inizialmente era che la protagonista dovesse farsi venire in mente di mandare Ofelia nottetempo a controllare cosa c’era nella tenda del probabile colpevole colpevole. Lì avrebbe trovato delle lettere compromettenti che tra l’altro si riallacciavano alla quest principale di dare la caccia alla strega che le sfuggiva da ormai due mesi.

Ora con altri due giocatori aggiuntisi, la prima cosa che ha voluto fare quel furfante di Valentino Grimaldi è stata esaminare il pugnale: “perché è risaputo che un simile strumento deve avere uno stemma nobiliare del possessore.” Nulla di più falso perché nella versione originale non c’era, ma non costa mai niente consentire un test di capacità e visto che questo era riuscito in maniera molto favorevole ho deciso che si, sotto una crosta di sporco c’era effettivamente lo stemma del signore della guerra della Città di Maro.

Questo non ha grandi risvolti sulla storia perché comunque anche se l’arma è collegata al colpevole non è ancora possibile dimostrare che il colpevole l’ha utilizzata, ma è certo un passo avanti e devia dai possibili percorsi ipotizzati dall’avventura originale.

Da il in poi il gioco è andato avanti fuori dal “percorso prestabilito”, una trovata dopo l’altra, molte delle quali cassate dal sottoscritto. Se nel villaggio non c’è una chiesa in rovina perché è un luogo di pagani, non l’aggiungo solo perché un giocatore ritiene che se ci fosse sarebbe più semplice costringere il demone a rivelarsi in un luogo di culto. Il concetto fondamentale del GdR classico è di trovare il modo di risolvere il problema con quello che si ha a portata di mano, non di inventarsi gli ingredienti perché si ha lo scopo raccontare un certo tipo di storia.

Comunque ho lasciato ampio spazio di stravolgere la storia ugualmente. Il giovane assassino mentre la storia proseguiva è “diventato” un indemoniato ed è stato smascherato nella pubblica piazza grazie ad una preghiera di Farnese.

Alla fine quando il gruppo la potuto controllare la tenda dell’indemoniato, per verificare che non vi fossero altri oggetti maledetti ,è spuntata fuori anche la lettera che volevo far trovare all’inizio, ma chiaramente ora aveva solo lo scopo di collegarsi alla prossima avventura e non più di fornire indizi.

Alla fine anche se il percorso ha deviato dalle possibilità che avevo pianificato è comunque arrivato al punto desiderato. In questo caso non è comunque stato necessario per me giocare “completamente a braccio” mi sono limitato a reagire alle proposte dei giocatori spostando in genere incontri già preparati in altri luoghi o in altri momenti e narrare degli eventi che li collegassero. L’idea di maggiore libertà in parte è vera, in parte è nella testa dei giocatori che non sapevano come sarebbe stata l’avventura originale.

Per chi fosse interessato sull’argomento rimando inoltre a questi due post sul railroading:

http://gdroggi.blogspot.com/2011/07/i-problemi-di-railroad.html

http://oneshot-tales.blogspot.com/2011/07/la-trama-ce-ma-non-si-vede.html

Altri articoli di questo blog relativi al giocare 1 vs 1

Dal GdR al racconto parte prima

Dal GdR al racconto parte seconda

Dal GdR al racconto parte terza

 

 

Nessuna dignità nella morte – il vero assassino

Vostra grazia,

volevo dirvi che finalmente ho trovato una traccia della vostra pergamena dinastica, necessaria per completare l’albero genealogico e permettervi di sposarvi con il vostro amante Ellis. Lasciate però che vi narri prima come si sono concluse le vicende di Arizza.

Dopo la cena, per scuotermi i pensieri su Ofelia che mi turbavano la mente, mi sono recata al campo degli zingari per parlare con la vecchia gitana. La donna non si è dimostrata molto collaborativa, si è limitata a dire che aveva avvisato il ragazzo di non uscire la notte e ora egli è in mano al destino.

Mi ha invece detto di avere una profezia che è un po’ un consiglio e un po’ una maledizione: “Dovrai viaggiare fino al nord e dovrai portare con te un corpo che ti riscaldi dal gelo o la tua anima sarà preda delle tenebre.” Ha aggiunto anche altre cose strane che però già non ricordo. Sarei tentata di liquidare la cosa come una scemenza se non fosse che nel suo discorso invasato la vecchia ha fatto il nome di Asaliah, il demone che mi era stato già nominato dal vostro matto di corte.

Ad incupirmi maggiormente è stato poi l’assalto che ho subito nella notte ad opera di alcuni mercenari e dal quale mi sono salvata solo per il pronto intervento di Thorax. I mercenari avevano fra le poche cose in loro possesso anche uno straccio con le insegne del conte di Imen. Mi sono interrogata sul fatto di chiederne ragione al conte Basianto, ma Valentino Grimaldi mi ha convinta che il conte, per quanta acrimonia possa avere nei miei confronti, se avesse mandato gli uomini non avrebbe lasciato loro un suo simbolo.

Se non altro un lato positivo del tentativo di assassinio di cui sono stata vittima è che dopo di esso ho trovato finalmente la veemenza per convertire Thorax e convincerlo ad abbandonare i suoi demoni pagani.

Parlando con l’oste della locanda ho saputo che in paese c’è un solo uomo da cui si possono assoldare mercenari: Abelardo, detto il Barbio Malefico. La sua compagnia di ventura era una delle peggiori in circolazione, una congrega di sciancati e pendagli da forca in cui l’aspettativa di vita media non supera la settimana di lavoro.

Speravo che parlare con quell’uomo mi avvicinasse alla soluzione del mistero, ma nonostante la minacciosa presenza di Thorax negò di avere fornito dei sicari, lui aveva semplicemente fornito tre scorte armate, il che non era un crimine. Comunque in cambio delle attenzioni di Ofelia per la successiva mezz’ora ci fornì una dettagliata descrizione del giovane che lo aveva pagato.

Mi recai allora all’accampamento del conte Basianto, dove trovai facilmente un ragazzo che corrispondeva alla descrizione, di nome Flavius. Costui era niente meno che uno dei figli di Educ, il signore dalle guerra di Maro, uno dei tre alti signori che reggono le sorti della città, un uomo amato dalla plebe ma in odore di essere in cospirazione con le forze dell’Entità Oscura.

Il giovane senza una prova solida era intoccabile, era la sua parola contro la mia e nessuno l’avrebbe mai messa in discussione. Fece inoltre molti commenti lascivi su Ofelia riguardo a cosa le avrebbe fatta se l’avessi ceduta a lui come avevo fatto con il Barbio.

Comunque non mi perdetti d’animo e continuai a cercare indizi. In un fossato al limitare dell’accampamento trovai un pugnale sacrificale insanguinato, probabilmente quello era il coltello che aveva ucciso la giovane. Valentino Grimaldi mi fece notare che sotto una pesante crosta di sporco lo stemma dello sparviero, il simbolo nobiliare della casata di Educ, adornava l’elsa del pugnale. Se ??? aveva utilizzato un simile oggetto era come minimo un pagano e quasi sicuramente anche un indemoniato, avendo compiuto un’azione tanto efferata, mi suggerì Valentino.

Elaborammo quindi un piano per cercare di stanarlo: Thorax finse di rapire Ofelia e corse per il villaggio, cosa che riuscì molto credibile visto il sincero terrore di Ofelia al solo tocco del bruto. Un po’ mi è dispiaciuto per la povera Ofelia, ma forse questo le insegnerà ad assumere degli atteggiamenti più casti in futuro. Logicamente il figlio di Educ fu l’unico a comparire per sbarrare il passo del mezzo bruto, asserendo candidamente che avrebbe stuprato lui Ofelia dopo averla salvata. Io però lo attendevo pronta ad esorcizzarlo e riuscii fortunatamente a fare apparire la sua vera natura di bestia. Vistosi circondato l’indemoniato scappò ma dopo un feroce inseguimento nei boschi riuscimmo a braccarlo e ucciderlo presso l’altare di pietra dove un tempo avevo combattuto lo stregone che si spacciava per uno dei cavalieri dell’apocalisse.

Riportammo il cadavere al villaggio dove mi fu dato dal conte il permesso di bruciarlo e poi requisii tutti i suoi averi in quanto sconsacrati.

Mentre i miei non così devoti seguaci si spartivano l’argento del ragazzo io trovai fra la sua corrispondenza una lettera della strega che aveva maledetto il vostro castello in cui informava il figlio di Educ di dove si era nascosta assieme alla vostra pergamena, in attesa che il giovane la pagasse per averla per se.

Finalmente principessa ho una traccia certa e ora dopo una settimana di riposo per guarire dalle mie notevoli ferite sono pronta a seguire questa megera fino alla foresta dove si è rifugiata.

Devotamente Serva Vostra,

Camelia Farnese

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Nessuna dignità nella morte – il conte di Imen

Vostra grazia,

come vi avevo scritto nella mia precedente missiva, dopo aver affidato il mio messaggio per voi a un piccione mi recai dal conte per chiedere di interrogare il prigioniero.

Come temevo il conte era ancora irritato per il fatto che durante la mia permanenza ad Imen io avessi declinato i suoi favori. Certe persone mettono di fronte a tutto i loro bisogni carnali, e il conte è una di quelle, ma io confido incorreranno nella punizione del signore senza tempo.

Ovviamente il conte non era molto felice che io indagassi, gli serviva un colpevole e lo aveva trovato su un piatto d’argento, ora non desiderava che io per un eccesso di zelo rovinassi tutto. Per ora preferii evitare di informarlo che avevo un testimone che scagionava l’attuale prigioniero, parlai solo di strani sviluppi e alcune piccole incongruenze. Mi domando se l’essere stata sbattuta in una cantina al freddo e senza cibo non mi stia facendo diventare più diplomatica.

In ogni caso purché io non divulgassi la storia della zecca clandestina gestita da bruti e biro biro che lui aveva installato in una vecchia miniera, il conte mi concesse di indagare e mi promise di evitare di informare la mia famiglia sui miei spostamenti.

Mi fece inoltre nuovamente la paternale sull’oscurità che lui riteneva albergasse nel mio cuore…

Ofelia decise invece di accettare l’offerta del conte per una cena a due e di passare la serata con lui, diversamente da me lei non rifiuta certe richieste, era spesso venduta dai suoi compagni di sventure in cambio di favori e informazioni, e pare che la cosa non le sia mai dispiaccia più di tanto.

La ragazza si premurò stranamente di non incorrere nella mia disapprovazione con questi suoi atteggiamenti, e mi stampò un bacio sulla guancia. Se non fossi troppo impegnata a dare la caccia a streghe e ora anche ai criminali le farei un certo discorso, ma per ora devo aspettare.

Andai quindi and interrogare il prigioniero che era terrorizzato dall’idea che di lì a tre giorni lo avrebbero sventrato e lasciato al sole e ai corvi, si professò innocente ma non fu di grande aiuto. L’unica cosa strana che mi disse fu che la vecchia Morgana aveva profetizzato a Torax, il mezzo bruto, che avrebbe lavorato per una donna che lo avrebbe comandato a bacchetta e non avrebbe ceduto al suo ardore.

Visto che ero ancora gravemente ferita decisi di passare anche dal fattucchiere del paese, Duvik, a comprare qualche linimento per curami.

Ora sto attendendo la cena e riflettendo sugli avvenimenti della giornata, stranamente sento la mancanza di una voce amica con cui confrontarmi. Solitamente prediligo la solitudine, ma ultimamente la presenza di Ofelia è diventata una costante nelle mie giornate, tanto da farmi sembrare strano il non sentire il suo chiacchiericcio continuo, nonostante certe volte esageri tanto da meritare di essere rimessa in riga a colpi di sferza, cosa che temo non le dispiaccia completamente.

Devotamente Serva Vostra,

Camelia Farnese

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Personaggi dell’avventura – Thorax il Mezzo Bruto

“Una montagna di uomo, una calamità della natura, un ubriacone impenitente”

 

Thorax è un mercenario rozzo e prezzolato pronto ad ogni incarico per il giusto compenso, che poi spreca in donne di malaffare. Tendenzialmente non riesce e prendere nulla sul serio ed è dotato di un temperamento instabile proprio come i suoi parenti bruti.

Originariamente era devoto a dei non meglio specificati demoni delle rocce, ma ora Camelia Farnese lo ha convertito al nuovo culto. Certo i demoni prima o poi vorranno vendicarsi per il tradimento.

La sua opinione di Farnese non è estremamente elevata e comprende generalmente svariati e innumerevoli insulti per averlo truffato a lavorare per lei.

 

Mezzo bruto – avventuriero

EV 35+10 (perché è un seguace)

Forza 13

Abilità 10

Coraggio 11

Fascino 8

Intelligenza 8

Fato 10 – Ora Provvidenza 9

 

Devozione “Sacro Starnazza combatte sempre con la mazza” – alla fine di ogni scontro in cui utilizza mazze e martelli +1 EV, se non utilizza tali armi -1 EV.

Essere in parte bruto gli conferisce +1 pimp bonus e -3 alla resistenza alla magia.

 

Arma: ascia a due mani di dimensioni spaventose. martello a due mani

Equipaggiamento: corpetto di cuoio, oltre di vino, sacco

 

L’idea mi è venuta pensando alla miniatura dell’ogre di Mordheim.

Nessuna dignità nella morte – storie di gitani e bruti

Vostra Grazia,

nella mia precedente missiva vi avevo scritto che mi ero recata ad Arizza assieme a Valentino Grimaldi e a Ofelia. La mattina svegliandomi sono stata accolta dal finimondo, la giornata è stata così intensa che ho deciso di scrivervi anche se ancora non ho tirato le fila del caos che si sta muovendo attorno a me, spero che per quando voi leggerete questa missiva ogni questione si sia risolta positivamente.

La sera precedente era arrivata una carovana di giocolieri rom ingaggiata da uno dei maggiorenti per matrimonio della figlia. Anche il conte Basianto era arrivato per lo sposalizio ad Arizza, sperando in un obolo da parte dello sposo, per evitare la “lex iuris primae noctis”.

Invece non vi sarà nessun matrimonio perché la sposa, Isabella di Roncalle, è stata uccisa.

Ammetto che il mio primo pensiero è stato che con i gitani in circolazione c’era da aspettarsi qualunque misfatto, fra ladri, pagani e stregoni sono una genia infausta e maledetta.

Vi erano parecchi indizi a loro carico: uno dei giovani era stato visto parlare con la ragazza la sera prima e la mattina era tornato all’accampamento dei girovaghi sporco di sangue, inoltre il coltello utilizzato per uccidere la vittima era stato trovato ancora macchiato di sangue nel carrozzone dove il giovane rom dormiva.

Per quanto la soluzione del delitto in principio sembrasse semplice, dovetti ricredermi dopo aver fatto la conoscenza con Thorax il mezzo bruto. Un essere sporco, puzzolente e malvagio che avrebbe potuto aver commesso il delitto egli stesso se non fosse che era rimasto tutta la notte in compagnia di una meretrice. Scoprii da lui che la mia famiglia aveva già cominciato ad assoldare mercenari per scortarmi a casa. Non appena avessero scoperto che ero fuggita, avrebbero utilizzato quegli stessi mercenari per darmi la caccia. Perciò contro il parere di Grimaldi e Ofelia decisi di assumerlo dalla mia parte fino a che era inebetito dalla sbornia della sera prima e ancora non poteva tramutarsi in un avversario. La montagna d’uomo mi costò ben due monili che avevo recuperato nella miniera del conte Basianto, dove egli nascondeva la sua zecca clandestina.

Devo dire che Ofelia fu molto sconvolta dai modi rozzi e incivili di Thorax, dopo tutto la sua vita è stata segnata da numerose violenze subite nel passato e capisco che un essere così rozzo la inquieti e faccia riaffiorare lugubri memorie dal suo passato. Parlandole a lungo, con l’aiuto anche di Valentino Grimaldi, riuscii a farla calmare e a convincerla che ero perfettamente in grado di gestire la furia del bruto e la rassicurai che l’avrei protetta.

Piena di gratitudine Ofelia mi si avvicinò e mi stampò un bacio sulle labbra prima di dirigersi felice al mercato in cerca di qualche monile.

Principessa, la cosa mi ha lasciato alquanto turbata, in tutta la mia vita ho cercato di tenermi lontana da contatti troppo ravvicinati con gli altri esseri umani, timorosa che gli affetti possano mostrare un mio lato debole, turbare la mia risolutezza e convinzione. Mai mi sarei aspettata che una persona potesse arrivare a tanto, men che meno una donna, con sangue elfico nelle vene, e per quanto condivida la mia stessa fede anche se vista da lati contrapposti non posso fare a meno di pensare che sia stata mandata per farmi vacillare. Ora per la prima volta le regole che mi ero autoimposta sono crollate e trovo difficile pensare cosa io debba fare con lei. Aspetterò di vedere se si sia resa conto dell’errore che ha commesso, in caso contrario sarà mio dovere farle capire che non è questo ciò a cui siamo state chiamate. Siamo qui per scacciare streghe e assassini, non per civettare come le ragazze di paese.

Eppure per molto meno ho fatto cavare la pelle a frustate a chi mi oltraggiava, possibile che io non abbia risposto a questo affronto neppure con uno schiaffo?

Comunque lasciata Ofelia ripresi a parlare con il Bruto, il quale mano a mano che smaltiva la sbornia mi rivelava interessanti dettagli sulla sera precedente, conditi da continue imprecazioni e ingiurie nei miei riguardi. L’omaccione era stato una guardia della carovana di gitani, ma si era stufato di loro e li aveva lasciati a metà del periodo pattuito. La sera si era appartato con una prostituta e mentre era preso dall’ardore del momento era stato accoltellato a tradimento da uno dei gitani, infuriato perché aveva rotto il contratto con loro. Thorax aveva pestato sonoramente il rom ed era questi che poi era tornato all’accampamento ed era stato arrestato dalle guardie del conte.

Il minimo da fare visto l’atteggiamento poco collaborativo fu tentare di togliere dalla testa del bruto le insulsaggini riguardanti la venerazione dei demoni. Il mio tentativo di convertire quella creatura però ha avuto un esito assolutamente negativo per il momento.

Ora dovrò per forza affrontare il conte Basianto e riuscire a parlare con il gitano prigioniero.

Come sempre, Argenta, devo ringraziarvi per la cortesia che mettete nell’accogliere le mie missive, presumo che già questa sera spedirò un nuovo piccione per ragguagliarvi sui dettagli che potrebbero emergere nel pomeriggio.

Devotamente serva vostra,

Camelia Farnese.

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